(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Vita in campagna Supplemento - I Lavori di settembre ottobre"

SUPPLEMENTO N. 1 AL N. 9 DI VITA IN CAMPAGNA - CASELLA POSTALE 467 - 37100 VERONA - SETTEMBRE 2002 - ANNO XX • ISSN 1120-3005 - MENSILE - UNA COPIA € 2,58 



(SfommaMo del faveti 



IwJi la m/deìm aestiom ddlafiieeek (menda, Mglakdiw, dell okfo 



4 Calendari di settembre e ottobre 




5 Tappeto erboso 

6 Piante annuali, biennali e perenni 

7 Piante acidofile 

9 Bulbose e tuberose - Rosai 

10 Siepi, arbusti, alberi 

1 1 Piante in vaso 

13 Piante d'appartamento 

otta 

16 Progetto grafico di un orto dì 27 metri quadrati 
18 Progetto grafico di un orto di 100 metri quadrati 
15 Ortaggi 
23 Piante aromatiche e officinali 




25 Progetto grafico di un frutteto familiare 
24 Lavori comuni a tutte le specie 

26 Pomacee: melo - pero - nashi - cotogno 

28 Drupacee: pesco - nettarina - albicocco - susino - ciliegio 
32 Agrumi 
34 Castagno 

36 Olivo 

37 Specie da frutto minori: actinidia - azzeruolo - 
carrubo - fico - giuggiolo - kaki - mandorlo - nespolo 
comune - nespolo del Giappone - nocciòlo - noce 

4 1 Piccoli frutti: lampone - mirtillo - mora giapponese - 
ribes - rovo - uva spina. 

Li aria si fa più fresca, 
le piante perdono le prime 
foglie e la Natura si veste 
dei colori autunnali. 
Nel vigneto è in corso la 
vendemmia, mentre nel campo 
si effettua l'aratura. Nell'orto 
il terreno è già stato in parte 
vangato e sono state allestite 
le protezioni per difendere 
gli ortaggi dai primi freddi. 

Disegno di copertina di Albano Moscardo 





44 Progetti grafici di rotazione delle colture 

43 Cereali vernini (farro, frumento tenero, grano duro, orzo) 

45 Mais - soia 

46 Leguminose foraggere 

47 Prati stabili e pascoli 




49 Progetti grafici di due vigneti familiari 
48 II vigneto per la produzione di uva da vino 

51 La viticoltura in ambiente caldo-arido 

52 II vigneto per la produzione di uva da tavola 

53 L'uva fragola 

,aeantim 

54 Lavori 

58 Bosco naturale 
60 Arboreto da legno 
60 Siepe campestre 




li allewmwti 



62 Progetto grafico di un piccolo allevamento familiare 
61 Pollaio 

65 Colombaia - Conigliera 

66 Porcilaia - Stalla 

67 Cani, gatti e canarini 




ajiKÉm 



69 Progetto grafico dì un apiario familiare 
69 Lavori in apiario 
7 1 Lavori in laboratorio 




72 Lavori al tavolo 



VITA IN CAMPAGNA - Mensile di agricoltura pratica e di educazione ambientale 

• Direttore Responsabile: Alberto Rizzotti - Vice Direttore: Giorgio Vincenzi - Redattori: Giuseppe Cipriani, Silvio Caltran - Indirizzo: Via Bencivenga/Biondani, 
16 - 37133 Verona - Tel. 0458057511 - Telefax 0458009240 - E-mail: vitaincampagna@vitaincampagna.it - Internet: www.vitaincampagna.it 

• Editore: Edizioni L'Informatore Agrario spa - Via Bencivenga/Biondani, 16 - 37133 Verona - Presidente: Alberto Rizzotti - Vice Presidente: Elena Rizzotti - 
Amministratori delegati: Elena Rizzotti - Pier Giorgio Ruggiero. 

• Abbonamenti: Direttore: Rossana Rizzotti - Vice Direttore: Marco Tomelleri - C. P. 467 - 37100 Verona - Tel. 0458057511 - 0458009477 - Telefax 0458012980 
- E-mail: abbonamenti.vic@informatoreagrario.it - Abbonamento annuale 2002: Italia euro 32,02; Estero euro 49,58 - Sono pre- 
viste speciali quote di abbonamento per studenti di ogni ordine e grado - Una copia euro 3,87, arretrata il doppio, per gli abbo- 
nati euro 5,16 più spese postali - Conto corrente postale n. 11024379. 

• Pubblicità: Via Bencivenga/Biondani, 16 - 37133 Verona - Tel. 0458004578 - Telefax 0458009378. 

Fotocomposizione: pre. grafie sne - Verona - Stampa: Mediagraf spa - Noventa Padovana - Registrazione Tribunale Verona n. 
552 del 3-11-1982 - Sped. in A.P. - 45% - Art. 2 Comma 20/B Legge 662/96 - Filiale di Verona - Copyright © 2002 Vita in 
Campagna di Edizioni L'Informatore Agrario srl - Vietata la riproduzione parziale o totale di testi e illustrazioni - ISSN 1120-3005. 

Vita in Campagna viene inviata solo in abbonamento 



,#!LA^ 

iVB^/' 



Accertamento 
Diffusione Stampa 
Certificato n. 4407 
del 28/1 1/2001 



EB9 



FEDERAZIONE ITALIANA 
EDITORI GIORNALI 



®dtmblo 2002 



Q$ttobl& 2002 



1 DOM. 


00.07-15.46 


o 


06.35-19.44 


2lun. 


00.53-16.46 


■ó 


06.36-19.42 


3 MART. 


01.48-17.40 


1 


06.37-19.40 


4 MERC. 


02.54-18.28 


o 


06.38-19.39 


5 GIOV. 


04.07-19.08 


• 


06.39-19.37 


6 VEN. 


05.24-19.43 


• 


06.40-19.35 


7SAB. 


06.43-20.13 


o 


06.41-19.33 


8 DOM. 


08.01-20.42 


■o 


06.42-19.32 


9lun. 


09.19-21.10 


o 


06.43-19.30 


10 MART. 


10.36-21.39 


■o- 


06.44-19.28 


11 MERC. 


11.53-22,11 


« 


06.45-19.27 


12 GIOV. 


13.07-22.48 


' 


06.46-19.25 


13 VEN. 


14.18-23.32 


: 


06.47-19.23 


14 SAB. 


15.23-00.00 


ò- 


06.48-19.21 


15 DOM. 


16.20-00.22 


• 


06.49-19.20 


16 LUN. 


17.08-01.19 




06.50-19.18 


17 MART. 


■ 17.47-02.20 


> 


06.51-19.16 


18 MERC. 


18.19-03.23 


o 


06.52-19.14 


19 GIOV. 


18.47-04.27 


e 


06.53-19.13 


20 VEN. 


19.11-05.29 


o 


06.54-19.11 


21 SAB. 


19.33-06.30 


è 


06.56-19.09 


22 DOM. 


19.54-07.30 


■o 


06.57-19.07 



23 LUN. 

24 MART. 



2 MERC. 


I 01.42-17.02 


c 


07.07-18.50 


3 GIOV. 


02.56-17.38 




07.08-18.48 


4 VEN. 


04.13-18.09 


( 


07.09-18.47 



5 SAB. 

6 DOM. 



05.31-18.38 m 
06.50-19.07 :•■ 



07.10-18.45 
07.11-18.43 



Le ore di levata e di tramonto della luna e del sole • 

Le temperature 1 MART. 00.34-1 6.1 9 # 07 

min. e max 2001 

medie dall'I al 10 
settembre 2001 

Verona 
+12,2+23,6=e.t.11,4 

Roma 
+16,9+25,9=e.t. 9,0 

Messina 

+21 ,2+29,6=e.t. 8,4 

medie dall' 11 al 20 
settembre 2001 

Verona 

+ 9,0+21 ,5=e.t.1 2,5 

Roma 
+13,2+23,1=e.t. 9,9 

Messina 
+20,3+27,4=e.t. 7,1 

medie dal 21 al 30 
settembre 2001 

Verona 
+11,9+20,5=e.t. 8,6 

Roma 
+15,8+25,0=e.t. 9,2 

Messina 
+21,5+27,7=e.t. 6,2 



20.15-08.29 -f - 
20.37-09.29 • 



06.58-19.06 
06.59-19.04 



Le precipitazioni 
di settembre 2001 

Verona 68,3 mm 

Roma 48,2 mm 

Messina 18,0 mm 



Le date importanti 
da ricordare 



25 MERO 


21.02-10.29 


O 


07.00-19.02 


26 Giov. 


21.30-11.31 


Q 


07.01-19.00 


27 VEN. 


22.04-12.33 




07.02-18.59 


28 SAB. 


22.45-13.36 




07.03-18.57 


29 DOM. 


23.35-14.35 




07.04-18.55 


30 LUN. 


00.00-15.31 


• 


07.05-18.54 





7 LUN. 


08.09-19.36 


O 


07.13-18.42 


8 MART. 


09.29-20.07 


O- 


07.14-18.40 


9 MERC. 


10.47-20.43 


O 


07.15-18.38 


10 GIOV. 


12.03-21.25 


É 


07.16-18.37 



11 VEN. 

12 SAB. 



13.14-22.14 '# 
14.15-23.10 Jf' 



07.17-18.35 
07.18-18.33 



13 DOM. 


15.07-00.00 


O 


07.19-18.32 


14 LUN. 


15.49-00.12 


■■" 


07.20-18.30 


15 MART. 


16.23-01.15 


% 


07.22-18.29 



16 MERO 

17 GIOV. 



16.52-02.19 * 
17.17-03.21 • 



07.23-18.27 
07.24-18.26 



18 VEN. 


17.39-04.23 


/: 


07.25-18.24 


19 SAB. 


18.00-05.23 


i 


07.26-18.22 


20 DOM. 


18.20-06.22 


■<§>■ 


07.27-18.21 


21 LUN. 


18.42-07.22 




07.28-18.19 



22 MART. 

23 MERC. 



19.05-08.22 gj 
19.32-09.24 ■'• 



07.30-18.18 
07.31-18.16 



24 giov. 


20.04-10.27 


e- 


07.32-18.15 


25 VEN. 


20.42-11.29 


ó- 


07.33-18.14 


26 SAB. 


21.28-12.30 


« 


07.34-18.12 


27 DOM. 


22.24-13.26 





07.36-18.11 


28 LUN. 


23.27-14.16 


• 


07.37-18.09 


29 MART. 


00.00-14.59 


c, 


07.38-18.08 


30 MERC. 


00.36-15.36 





07.39-18.07 



Le temperature 
min. e max 2001 

medie dall'I al 10 
ottobre 2001 

Verona 
+13,3+22,5=e.t. 9,2 

Roma 
+17,6+26,3=e.t. 8,7 

Messina 
+20,5+28,2=e.t. 7,5 

medie dall'I 1 al 20 
ottobre 2001 

Verona 

+ 10,9+22, 5=e.t.1 1,6 

Roma 

+ 14,9+25, 3=e.t.10,4 

Messina 
+19,6+26,9=e.t. 7,3 

medie dal 21 al 31 
ottobre 2001 

Verona 

+ 9,9+1 7,2=e.t. 7,3 

Roma 

+13,4+22,7=e.t. 9,3 

Messina 
+18,3+25,1=e.t. 6,8 



Le precipitazioni 
di ottobre 2001 

Verona 37,2 mm 

Roma 13,4 mm 

Messina 0,4 mm 



Le date importanti 
da ricordare 

/ 27 ottobre torna 
l'ora solare 




prima dopo 



31 GIOV. 



01.49-16.07 



07.40-18.05 



Luna. I dati della levata e del tramonto della luna, giorno per giorno, si riferiscono a Roma. 
♦ Sole. I dati della levata e del tramonto del sole, giorno per giorno, si riferiscono a Roma (ora legale). 

Temperature. Le temperature minime e massime riportate sono quelle rilevate negli stessi mesi dello scorso anno 2001. Sono espresse in 
gradi centigradi e sono medie decadiche riferite a tutti i giorni dei periodi 1-10, 1 1-20 e 21-ultimo del mese. L'escursione termica (diffe- 
renza tra la temperatura massima e minima) è indicata con la sigla e.t. 

Precipitazioni. Le precipitazioni riportate sono quelle rilevate negli stessi mesi dello scorso anno 2001. Esse sono epresse in millimetri (il numero 
di millimetri di pioggia caduta equivale al numero di litri per metro quadrato) e riguardano le precipitazioni verificatesi nel corso di tutto il mese. 
Temperature e precipitazioni sono state rilevate dal Servizio meteorologico dell'aeronautica militare. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



TAPPETO ERBOSO 



Lavori 



A settembre, grazie ai benefici \^_ 
apportati dai temporali della tarda 
estate che sta inesorabilmente vol- 
gendo al termine, il tappeto erboso 
riprende alla grande la sua crescita (seb- 
bene non al ritmo dei mesi primaverili 
quando abbondanti piogge, temperature 
ideali e corrette concimazioni stimolano 
un'esuberante attività vegetativa). 

I fili d'erba si colorano di nuovo di 
un bel verde intenso e donano al tappe- 
to erboso un bellissimo aspetto invo- 
gliando ancora di più, soprattutto in 
questo periodo in cui le temperature si 
abbassano portandosi a valori accettabi- 
li, alla vita all'aria aperta. 

I tappeti erbosi particolarmente 
sfruttati vanno però soggetti anche ad 
un'elevata costipazione che riduce la 
circolazione dell'acqua e gli scambi 
gassosi nel terreno esplorato dalle radi- 
ci. La costipazione del terreno riduce 
perciò la velocità di infiltrazione del- 
l'acqua causando ristagni o ruscella- 
menti, stimola la formazione del feltro e 
riduce la profondità di penetrazione del- 
l'acqua nel terreno e di conseguenza lo 
sviluppo delle radici dell'erba. 

È proprio in questo periodo che il 
tappeto erboso ha bisogno, soprattutto 
se è stato o è molto sfruttato, di partico- 
lari lavori di manutenzione come l'a- 
rieggiatura, la carotatura e la concima- 
zione. 

Uarieggiatura ha lo scopo di elimi- 
nare lo strato superficiale «infeltrito» 
del tappeto erboso. Erba secca, così 
come muschio e foglie morte, creano 




col tempo uno strato di materiale che, se 
non rimosso, può superare anche il cen- 
timetro di spessore. Questo strato 
«morto» assorbe umidità come una spu- 
gna, impedisce un corretto scambio del- 
l'aria tra l'erba e l'atmosfera nonché il 
giusto apporto di acqua e sostanze nu- 
tritive al terreno, il tutto a scapito della 
salute e bellezza del tappeto erboso. 

L'arieggiatura si effettua con apposi- 
te macchine chiamate, appunto, arieg- 
giatori (o scarificatori). In commercio 
ve ne sono diverse tipologie: a scoppio, 
elettriche e manuali. Se non avete un 
grande giardino e non siete disposti a 
sborsare una cifra piuttosto consistente, 
potete noleggiarne uno (a scoppio o 
elettrico) presso i centri di giardinaggio 
o i brico center, oppure se avete super- 
fici assai ridotte potete acquistarne uno 
manuale. Indicativamente il prezzo di 
mercato di un arieggiatore a scoppio si 
aggira sui 735 €; se elettrico varia dai 
275 ai 400 €, mentre per uno manuale i 
prezzi variano dai 24 € (senza ruote) ai 
64 € (con ruote). 

Un buon arieggiatore deve dispone 
di lame di precisione fisse in grado di 
«accarezzare» il terreno, eliminando lo 
strato infeltrito. Per arieggiare in modo 
corretto regolate quindi le lame esatta- 
mente all'altezza del terreno; un'arieg- 
giatura troppo profonda danneggia 
infatti le radici dell'erba, oltre a causare 
un eccessivo ed inutile logorìo dell' a- 



rieggiatore stesso. È bene eseguire 
un solo passaggio oppure passaggi 
incrociati in funzione dello spesso- 
re di feltro da eliminare. Ideale è 
/ eseguire questa operazione su ter- 
reno moderatamente umido ma 
con lo strato più superficiale legger- 
mente secco. 

Tutto il materiale di risulta che si 
ottiene con l'arieggiatura va prontamen- 
te rimosso dal tappeto erboso. 

Un'altra operazione che favorisce la 
circolazione dell'acqua e gli scambi 
gassosi è la carotatura con la quale si 
estraggono dal terreno dei cilindretti di 
terra assai compatta. Questa operazione 
è eseguita dalle cardatrici che vengono 
realizzate esclusivamente per un utiliz- 
zo professionale o semiprofessionale su 




Questo è il feltro ottenuto da una per- 
fetta arieggiatura del tappeto erboso 




Come si può assetare dalla foto un Se non avete un giardino di grandi 

arieggiatore (o scarificatore) è dotato di dimensioni e non siete disposti a sbor- 

lame di precisione che «accarezzano» il sare una cifra piuttosto consistente 

terreno eliminando il dannoso strato di potete ricorrere all'acquisto di un 

feltro arieggiatore manuale 



La carotatrice è provvista di fustelle, o 
cucchiai, che asportano delle carote di 
terra della lunghezza di 8-10 centimetri 
e con un diametro variabile tra 1 e 3 
centimetri circa 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



"V (yH aiaàdm j 




Come eliminare manualmente la cotica erbosa da un terreno sabbioso per far posto a un nuovo prato. Quello di 
settembre -ottobre è uno dei periodi consigliati per realizzare un nuovo tappeto erboso. 

Quando però si deve preparare il letto di semina su un preesistente prato ci si trova di fronte al problema dell' elimi- 
nazione della vecchia cotica erbosa. Se il vostro terreno è sabbioso (e soprattutto di limitata superficie) non avrete 
assolutamente bisogno di utilizzare ì diserbanti chimici del commercio; muniti di badile a punta quadrata, di carriola 
e dì buona volontà, potete operare «ecologicamente» seguendo le indicazioni che di seguito vi suggeriamo. 
1-Incidete con la punta del badile e con un taglio netto la cotica erbosa. 2-Infilate sotto la cotica il badile. 3-Eseguite 
il capovolgimento della cotica; quello che otterrete sarà una sorta di «panino imbottito» aperto su tre lati. 4-Per favo- 
rire il perfetto distacco del panino dalla circostante cotica erbosa incidete con il badile la parte superiore e 5-quella 
a destra del panino. 6-Infìlate il badile sotto il panino, 1 -sollevatelo e S-riponetelo nella carriola. Ricordiamo che 
quanto detto si può effettuare tanto con terreno bagnato quanto con terreno asciutto: ovviamente lo sforzo da spende- 
re nel primo caso sarà nettamente superiore! (Alberto Locatelli) 



grandi superfici, come ad esempio par- 
chi, grandi giardini e vaste aree verdi; 
dato il loro elevato prezzo (che parte dai 
5-6.000 €) se ne consiglia il noleggio 
presso i brico center o i centri di giardi- 
naggio più forniti. Le carotatrici sono 
provviste di fustelle, o cucchiai, che 
asportano delle carote di terra della lun- 
ghezza di 8-10 centimetri e del diametro 
variabile da 1 a 3 centimetri circa. Lo 
spazio lasciato libero da questi cilin- 
dretti deve essere poi riempito a fine 
intervento con una miscela costituita 
dall' 80% di sabbia silicea e dal 20% di 
buona terra da giardino, anche questa 
possibilmente sabbiosa; ricordate che 
per 100 metri quadrati di prato occorro- 
no circa 300-500 litri di tale miscela. 

Effettuate l'ultima concimazione 
della stagione utilizzando un concime a 
cessione programmata, in modo che 
assicuri all'erba, in questo delicato 
periodo di passaggio tra la bella stagio- 
ne e l'autunno, un ottimale apporto di 
elementi nutritivi. Un ottimo prodotto è 
il Bayfolan Multi tappeti erbosi della 
Bayer; indicativamente sono necessari 
3-4 chilogrammi di prodotto per cento 
metri quadrati di prato. 

Infine regolate lo sfalcio dell'erba 
riportando le altezze di taglio a quelle a 
suo tempo consigliate ne «i Lavori» di 
maggio-giugno 2002 a pag. 5. 



PIANTE ANNUALI, 
BIENNALI E PERENNI 

Lavori 

I fiori annuali e biennali dopo aver 
dato ricche fioriture appaiono stanchi 
alla fine del grande caldo, ma le prime 
piogge di settembre e le giornate più 
fresche possono rappresentare una se- 
conda primavera; è per questo che do- 
vete incoraggiare le piante e i fiori a un 



nuovo slancio. Sarchiate le aiole o le 
bordure per eliminare le erbe infestanti 
e per rompere la superficie del terreno 
che si fosse indurita, spargete del con- 
cime (30-40 grammi ogni metro qua- 
drato di concime complesso 8-24-24), 
togliete i fiori appassiti e le piantine 
riprenderanno a fiorire ancora sino ai 
primi freddi. 

Se il tempo si mantiene asciutto con- 
tinuate ad innaffiare regolarmente, 
soprattutto le aiole dei fiori annuali, 




Molte sono le varietà di rudbeckia; alcune hanno fiori molto grandi, altre hanno 
fiorellini assai piccoli, ma molto numerosi (a sinistra). Una novità è rappresenta- 
ta dalla rudbeckia «Spotlight» che è alta solo 20 cm e può quindi essere perfetta- 
mente utilizzata per creare delle fitte bordure (a destra). 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



\ Qflaakdm j 



diminuendo la quantità d'acqua poiché 
già le notti più lunghe e più fresche re- 
stituiscono alle piante una parte dell'u- 
midità che è loro necessaria. 

Dai primi di settembre mettete in 
vasetti di 14-16 cm di diametro le pian- 
tine di cavolo ornamentale, se già non 
lo avete fatto nella seconda metà di 
agosto, utilizzando terra da giardino; 
concimate ogni 8-10 giorni con un con- 
cime liquido per piante verdi (seguendo 
le indicazioni d'uso riportate sulle con- 
fezioni), in attesa di sistemarle nelle 
aiole alla fine di ottobre. Dalla metà di 
settembre piantate a dimora le diverse 
varietà seminate in semenzaio a luglio e 
già trapiantate in vasetti individuali: 
malvone, pratolina, digitale, non-ti- 
scordar-di-me , garofano dei poeti, vio- 
lacciocca, speronelle, ecc. 

Dall'inizio di ottobre, prima che le 
notti già fredde abbiano a rovinarle, 
recuperate alcune piantine di begonia 
(Begonia semperflorens) e di fiori di 
vetro (Impatiens sultanii), trapiantan- 
dole in vasi o ciotole da ritirare in casa 
(si vedano «i Lavori» di settembre-otto- 
bre 2000, pag. 8). 

Se nei mesi passati avete eliminato i 
fiori appassiti e le avete concimate, 
molte erbacee perenni come campanu- 
le, gerani, speronelle, ecc. accennano a 
riformare dei boccioli, meno abbondan- 
ti rispetto alla fioritura principale, ma 
molto preziosi in questa stagione di 
transito. Ancora in piena fioritura sono 
invece le diverse varietà di rudbeckia, 
le zinnie, gli astri e i settembrini. Non 
dimenticate di posizionare dei tutori 
per le varietà più alte così da mantene- 
re ben eretti i fusti che tendono ad in- 
curvarsi sotto il peso dei fiori. 

Se state coltivando dei crisantemi 
predisponete un riparo nelle zone molto 
piovose e più fresche, per salvaguarda- 
re dalle intemperie le piante che 
dovranno fiorire dalla fine di ottobre- 
inizio novembre; potete ricoverarle 
sotto dei tunnel di plastica come quelli 
che si utilizzano normalmente per certe 
colture orticole. 

Dalla fine di settembre iniziate la 
divisione dei cespi di tutte le piante pe- 
renni che hanno terminato la fioritura 
{lupini, margherite, alisso, coreosside, 
erigerò, gerani, hosta, ecc.); estraetele 
dal terreno con una forca, separate le 
porzioni di radici che presentano uno o 
più gemme, eliminando la parte cen- 
trale del cespo che è solitamente la più 
vecchia e ripiantatele in terra fertile. 

Interventi fitosanitari 

L'inizio dell'autunno è caratterizza- 
to da giornate ancora calde, almeno 




La rudbeckia «Marmalade», con i suoi fiorì di un bel giallo oro, raggiunge anche 
i 60 cm d'altezza; per questo può essere considerata una varietà da taglio (a sini- 
stra). L'involucro a palloncino dell' alchechengi (Physalis alkekengi) a completa 
maturazione diventa arancione donando alle zone verdi del giardino un 'interes- 
sante nota di colore (a destra). 



durante le ore centrali, accompagnate 
però da elevati tassi di umidità relativa 
dell'aria e, nelle pianure settentrionali, 
dalle prime nebbie. Queste condizioni 
favoriscono lo sviluppo di alcune ma- 
lattie fungine come il mal bianco e le 
ruggini. Le infezioni di mal bianco 
sono comuni su svariate piante, le cui 
foglie vengono coperte da una muffa 
farinosa di colore bianco che emana 
odore di fungo fresco. La vegetazione 
colpita ingiallisce e finisce talora per 
disseccare. Le foglie dei crisantemi 
possono essere colpite dalla ruggine 
bianca e dalla ruggine bruna. La 
prima (Puccinia boriano) si manifesta 
sulla pagina inferiore con pustole di 
colore biancastro, mentre la seconda 
(Puccinia chrysanthemi) è caratterizza- 
ta da pustole di colore bruno-rossastro 
disposte in anelli concentrici. 

Stelo e foglie del garofano dei poeti 
sono attaccati dall'omonima ruggine 
(Puccinia arenariae). I gerani, esclusi i 
Pelargonium capitatum, i Pelargonìum 
grandiflorum e Pelargonium peltatum, 
sono invece colpiti dalla ruggine 
Puccinia pelargonii-zonalis, le cui 
pustole sono disposte in anelli concen- 
trici sulla pagina inferiore delle foglie. 

Per contenere lo sviluppo delle infe- 
zioni di ruggine sulle diverse piante è 
opportuno ricorrere a trattamenti pre- 
ventivi o, al più tardi, alla comparsa 
delle prime pustole, con bitertanolo-25 
(non classificato) alla dose di grammi 
15 per 10 litri d'acqua. 

I crisantemi possono essere soggetti 
ad infestazioni degli afidi Aphis gos- 
sypii e Macrosiphoniella sanborni nei 
confronti delle quali potete intervenire 
con imidacloprid-17,5 (non classifica- 
to), alla dose di millilitri 5 per 10 litri 
d'acqua. 



PIANTE ACIDOFILE 



Lavori 

Non giudicateci ripetitivi se qualche 
volta riparliamo di taluni interventi. È 
buona cosa infatti richiamare la vostra 
attenzione sulla grande importanza che 
gli stessi hanno per il buon comporta- 
mento delle vostre acidofile. 

Di esse diverse specie hanno, come 
ben sapete, un apparato radicale il 
quale, anche con il passare degli anni, 
non forma e non sviluppa elementi 
ancoranti e assimilatori che scendono 
in profondità e nemmeno si espande 
(azalee in particolare); tali specie per- 
ciò sono particolarmente soggette ad 
avvertire e a manifestare gli inconve- 
nienti dovuti ad una insufficiente dispo- 
nibilità di umidità, facili a verificarsi 
anche perché lo strato di suolo in cui le 
radici si installano tende a inaridire a 
causa dell'evaporazione alla quale è 
sottoposto. 

Ciò detto, anche in questo bimestre 
dovete, per quanto riguarda le innaffia- 
ture, tener presente ciò che è stato scrit- 
to ne «i Lavori» di luglio-agosto 2002 a 
pag. 7. 

Mantenete umido il suolo delle aci- 
dofile per consentire ad esse di affron- 
tare nel migliore dei modi il prossimo 
inverno, e contemporaneamente rifinire 
i boccioli nelle specie a fioritura preco- 
ce (ad esempio Camelia sasanqua) o 
ultimare le bottonature nelle specie a 
fioritura primaverile (Camelia japoni- 
ca, Camelia reticulata, Camelia mali- 
flora). 

Chi ha modo di visitare durante i 
periodi delle fioriture i vivai specializ- 
zati e/o le mostre specifiche allestite in 
varie zone del nostro Paese, inevitabil- 



SIPPLKMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



\ 



(^flgkkdum 



j 



mente è invogliato ad arricchire il pro- 
prio giardino con qualche nuova specie 
o varietà di acidofile. Al momento del- 
l'acquisto, che si effettua anche in que- 
sto periodo, si raccomanda però di con- 
siderare bene la rusticità o la sensibilità 
che il nuovo soggetto possiede, al fine 
di giudicarlo adatto o meno al microcli- 
ma del luogo. 

A È decisamente sconsigliabile in- 
trodurre specie o varietà che diffi- 
cilmente sanno acclimatarsi e pertanto 
non riusciranno mai a soddisfare le 
aspettative. 

Comunque a chi è intenzionato ad 
arricchire il proprio giardino con nuove 
specie di camelie a fioritura invernale e 
di rododendri a fioritura precoce consi- 
gliamo la messa a dimora verso la fine 
di ottobre. 

Preparate la buca per tempo. La pro- 
fondità deve essere di circa 70 cm, e 
l'ampiezza e la larghezza non inferiori a 
80 cm. Tale capienza consentirà all'ap- 
parato radicale di assestarsi comoda- 
mente e di disporre dello spazio neces- 
sario per un regolare sviluppo. 

Dette piante devono avere una 
buona zolla formata da un terriccio di 
media compattezza e quindi non com- 
posto principalmente (o solamente) di 
torba. Prima di interrare la zolla immer- 
getela in un mastello con dell'acqua in 
modo che si imbeva, senza inzupparsi; 
indi, dopo averla adagiata nella buca, 
riempite la buca stessa con del terriccio 
in modo da favorire la crescita delle 
giovani radici. 

Si è detto che il terriccio che com- 
pone la zolla, come pure quello con cui 
si riempie la buca, deve avere una 
media compattezza e possedere nel 
contempo una discreta proprietà di 
imbibizione per mantenersi fresco e 
cedere alle radici l'acqua che richiedo- 
no in relazione al più o meno intenso 
assorbimento. 

Se tra i componenti del terriccio pre- 
vale la torba, occorre prestare molta 
attenzione a che le radici abbiano sem- 
pre a disposizione la giusta umidità, per 
evitare gli inconvenienti (assorbe velo- 
cemente acqua ma si secca altrettanto 
velocemente) che detto componente 
può originare. I seccumi delle parti 
aeree di varie specie di acidofile che si 
sono verificati nell'inverno scorso, nella 
gran parte dei casi sono da attribuire a 
terricci non adatti che non sono stati in 
grado di conservare l'umidità e di pro- 
teggere le radici. Le basse temperature e 
la siccità della stagione non sono state 
infatti di intensità tale da procurare i 
danni riscontrati. La controprova l'han- 
no offerta le piante a dimora da vari anni 
in adatto terreno con le loro profusioni 




Se siete intenzionati a mettere a dimo- 
ra nuove specie di rododendri a fiori- 
tura precoce è buona cosa attendere la 
fine dì ottobre 

di fiori (camelie, rododendri, azalee) 
oltremodo persistenti e splendenti! 

Sulla natura del terreno e del terric- 
cio adatto per le piante da mettere a 
dimora in piena terra ed anche in conte- 
nitore va chiaramente detto che essa è 
ben diversa da quella di coltivazione 
che utilizzano i floricoltori e pertanto 
possono rendersi necessari interventi 
correttivi e/o ammendanti. 

Tra i lavori da farsi entro la metà di 
ottobre non va dimenticata la prepara- 




le riscontrate sulle ortensie sintomi di 
clorosi (ingiallimenti fogliari) ripetete 
anche in questo periodo gli interventi 
a base di che lato di ferro 



zione del necessario quantitativo di ter- 
riccio con il quale in novembre dovrete 
provvedere a pacciamare il sottochioma 
delle varie piante la cui età e le cui con- 
dizioni lo richiedono. 

Se riscontrate casi di clorosi (ingial- 
limento delle foglie), che possono per- 
sistere sulle ortensie, sulle azalee e 
sulle gardenie, anche se nel bimestre 
scorso avete trattato il terreno con che- 
lato di ferro, ripetete tali interventi in 
ottobre in modo da ottenere risultati 
prima che giungano i freddi del tardo 
autunno. 

Provvedete a recidere i fiori afflo- 
sciati ed esauriti delle gardenie e delle 
ortensie non tanto per motivi estetici 
ma per prolungare la formazione di 
nuovi fiori. 

Interventi fìtosanitari 

In quasi tutti gli ambienti di coltiva- 
zione delle acidofile sono frequenti gli 
attacchi di diverse specie di oziorrinco 
(Otiorrhynchus rugosustriatus, Otior- 
rhynchus armadilìo, Otiorrhynchus 
sulcatus, Otiorrhynchus ovatus, Otior- 
rhynchus salicicola, ecc.). Gli adulti 
compiono erosioni sul margine delle 
foglie; le larve si sviluppano invece 
compiendo erosioni a carico delle radi- 
ci, causando deperimenti vegetativi e 
perfino la morte delle piante. Le infe- 
stazioni di questi insetti non vanno sot- 
tovalutate in quanto da modesti attacchi 
iniziali si passa poi nel corso degli anni 
ad infestazioni sempre più gravi. La 
lotta contro gli adulti presenta non 
poche difficoltà in quanto sono poco 
sensibili ai più comuni insetticidi. La 
lotta contro le larve può essere eseguita 
con successo distribuendo nel terreno 
sospensioni di nematodi antagonisti, 
quali Heterorhabditis megidis, Hete- 
rorhabditìs bacteriophora e Steinerne- 
ma carpocapsae. I preparati commer- 
ciali di questi microrganismi vanno 
sciolti in acqua a temperatura ambiente 
e la sospensione così ottenuta va poi 
distribuita uniformemente sul terreno 
con un innaffiatoio o con una pompa a 
bassa pressione munita di ugelli a ven- 
taglio con fori superiori a 0,5 mm. In 
commercio esistono confezioni da 50 
grammi, contenenti 50.000.000 di 
nematodi da sospendere inizialmente in 
10 litri d'acqua e da diluire poi ulterior- 
mente fino ad ottenere 400 litri di 
sospensione da distribuire su 100 metri 
quadrati di terreno. Dopo il trattamento 
è opportuno mantenere umido il terreno 
per 1-2 giorni con una leggera irriga- 
zione, al fine di favorire l'azione dei 
nematodi nei confronti delle larve degli 
oziorrinchi. 



8 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



y^ Qflgiakduw j 



BULBOSE E TUBEROSE 
Lavori 

Anche se questa operazione si può 
rimandare fino alla prima settimana di 
novembre, provvedete, preferibilmente 
entro il mese di ottobre, dopo aver pre- 
parato con la dovuta cura il terreno, a 
interrare i bulbi delle specie a fioritura 
precoce e primaverile (crochi, narcisi, 
tulipani, ecc.), in modo da consentire 
ad essi di emettere le radichette con cui 
consolidarsi nel terreno prima che 
giungano i primi freddi i quali rallenta- 
no, o addirittura impediscono, l'attività 
citata. Le stentate fioriture spesso sono 
da attribuire al fatto che si è ritardata la 
messa a dimora di bulbi e tuberi. 

Regolate la profondità di interra- 
mento, come si è detto altre volte, in 
relazione all'altezza del bulbo (deve 
essere il doppio dello stesso) e stabilite 
le distanze tenendo conto dello spazio 
di cui la parte aerea necessita per un 
regolare sviluppo. 

Piantagioni non sufficientemente 
distanziate provocano uno sviluppo in 
altezza degli scapi fiorali e della vege- 
tazione superiore al normale, il che 
comporta la formazione di fiori esili e 
di brevissima durata. 

Se possedete un giardino spazioso 
tenete presente, nello scegliere i punti 
di collocazione delle bulbose, che 
molte di esse preferiscono, a ciclo 
vegetativo ultimato, essere lasciate nel 
terreno. Tra queste sono da elencare 
quelle a fioritura precoce maggiormen- 
te note e diffuse: bucaneve, croco, pie 
di gallo, narcisi di varie specie, tulipa- 
ni ibridi, muscari, anemone, vari tipi 
di allium, ecc. Di ognuna di dette spe- 
cie dovete tenere presente quale tipo di 
esposizione gradiscono, o pretendono, 
in modo da avere da esse perfette e gra- 
devoli fioriture. 

Tutte quante sopportano senza diffi- 
coltà periodi con temperature notturne 
sotto lo zero, tuttavia prudenzialmente 
vi conviene proteggerle durante i mesi 
invernali con una pacciamatura di 
foglie secche o terriccio molto sciolto. 

Gli esperti raccomandano di aspor- 
tare i fiori esauriti ma di non recidere le 
foglie che è preferibile lasciare essicca- 
re e cadere naturalmente. Dette specie 
si adattano a qualunque tipo di terreno, 
tranne che a quelli troppo umidi. 

Effettuate l'interramento dopo aver 
zappettato il terreno e resa uniforme la 
sua struttura. In caso di suolo pesante 
e/o piuttosto argilloso, modificatelo 
con apporto di sabbia. 

Dopo la messa a dimora è consiglia- 
bile una buona innaffiatura. 




Entro ottobre, dopo aver preparato con 
cura il terreno, interrate i bulbi delle 
specie a fioritura precoce e primaveri- 
le come ad esempio i tulipani 




Al momento della messa a dimora 
tenete presente che molte bulbose, tra 
cui i narcisi, preferiscono essere 
lasciate nel terreno a ciclo vegetativo 
ultimato 

Interventi fitosanitari 

Per prolungare la vitalità della vege- 
tazione delle begonie è opportuno pro- 
teggerle dalle infezioni di mal bianco 
(Oidium begoniae) intervenendo con 
zolfo bagnabile-80 (bio, non classifica- 
to), alla dose di grammi 20 per 10 litri 
d'acqua, ripetendo il trattamento dopo 
7-10 giorni. 



ROSAI 

Lavori 

Dopo le prime piogge del mese di 
settembre le rose riacquistano vigore e 
riprendono a fiorire. Ripulite le piante 
dai rami secchi o rotti e dai succhioni, 
eliminandoli alla base, rompete la cro- 



sta del terreno che si fosse formata per 
le ripetute innaffiature dell'estate, eli- 
minate le erbe infestanti, concimate se 
non lo avete già fatto alla fine di ago- 
sto (una o due manciate per arbusto 
secondo la grandezza, con un concime 
chimico come ad esempio il Nitro- 
foska) e irrigate. 

Le rose rifiorenti regalano in questi 
due mesi una nuova e ricca fioritura e, 
se i cespugli sono stati costantemente 
curati durante la stagione estiva (elimi- 
nazione delle rose sfiorite e dei selvati- 
ci, pacciamatura del terreno, irrigazio- 
ne nei periodi di maggior siccità, ecc.), 
le piante si presenteranno ordinate e 
contenute in altezza. Se invece sono 
state abbandonate a se stesse l'aspetto 
generale sarà disordinato e lo sviluppo 
eccessivo. 

A Nelle zone più fresche sospende- 
te le concimazioni con il mese di 
ottobre perché le piante troppo vigoro- 
se, al sopraggiungere di temperature 
rigide, potrebbero subire dei danni. 

Se invece le piogge tardano ad arri- 
vare e la temperatura si mantiene eleva- 
ta, dovete fare attenzione a non lasciar 
asciugare troppo il terreno attorno ai 
rosai vecchi e nuovi. 

Controllate sempre i tralci delle rose 
sarmentose e rampicanti per prepararli 
a sopportare i venti autunnali e gli ulti- 
mi temporali che potrebbero spezzarli; 
fissateli con nuove legature, accorciate 
i getti recanti infiorescenze appassite e 
i nuovi rami troppo lunghi dei grandi 
arbusti, per evitare che si feriscano reci- 
procamente con le spine. 

A Non iniziate le potature soprattut- 
to nelle regioni del nord Italia, ma 
rimandatele al finire dell'inverno. 

Il mese di settembre è un ottimo 
periodo per ottenere nuovi rosai da 
talea. Un fattore essenziale per una 
buona riuscita sarà la scelta del rosaio 
«madre» che andrà fatta con attenzione. 
Dovrà essere robusto, ben ramificato e 
indenne da malattie e da parassiti. Il 
ramo da prelevare, della grossezza di 
una matita, dovrà essere semilegnoso e 
non aver mai portato fiori. 

Con il mese di ottobre iniziate a pre- 
parare il terreno per l'impianto di nuovi 
rosai a radice nuda che potrete effettua- 
re dalla fine del mese. Se l'aiolà già 
ospitava dei rosai, dovete procedere ad 
un lavoro di pulitura molto preciso e 
attento, per eliminare ogni rametto o 
radice dei vecchi cespugli; allontanate 
anche la pacciamatura che era stesa ai 
loro piedi, perché potrebbe contenere le 
spore di varie malattie, e bruciate tutti i 
residui. Per la preparazione del terreno 
si rimanda a «i Lavori» di settembre- 
ottobre 2000, pag. 13. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



( aiakdm 



y^ K^ìfdkmm j 







Febbraio-marzo: rosai dopo la potatura Maggio-giugno: i medesimi rosai alla 
primaverile prima fioritura 

sta ultima malattia potete ricorrere ad 
interventi ogni 7-10 giorni con ossiclo- 
ruro di rame-50 (bio, Irritante), alla 
dose di grammi 30 per 10 litri d'acqua. 



SIEPI, ARBUSTI E ALBERI 




Ottobre: gli stessi rosai esageratamen- 
te cresciuti in altezza perché non si è 
intervenuti nei mesi estivi con l'oppor- 
tuna eliminazione dei fiori appassiti e 
il taglio di una porzione di ramo 

Non dimenticate di coprire le parcel- 
le lavorate con un telo di plastica, se il 
tempo si prevede molto piovoso, affin- 
ché il terreno non si inzuppi troppo e 
prevedete sul fondo della buca d'im- 
pianto uno strato drenante. 

Interventi fìtosanitari 

All'inizio dell'autunno potete anco- 
ra ammirare splendide fioriture delle 
rose rifiorenti. Le piante sono però 
esposte ad attacchi di mal bianco 
(Sphaerotheca pannosa var. rosae) e di 
ruggine (Phragmidium mucronatum) 
che ne penalizzano Fattività vegetativa 
e le fioriture. Nei confronti delle due 
malattie fungine potete effettuare tratta- 
menti ogni 12-14 giorni con bitertano- 
lo-25 (non classificato) alla dose di 
grammi 15 per 10 litri d'acqua. 

Le piante possono andare incontro 
anche a precoci defogliazioni causate 
da attacchi di ticchiolatura o macchie 
nere (Marssonina rosae). Contro que- 



Lavori 

La luce di settembre ha una sugge- 
stione tutta particolare: finita la calura 
del solleone il giardino è ora godibile 
più che mai. Anche i lavori da fare, ve- 
ramente tanti, sono facilitati dal fatto 
che il caldo non è più così intenso come 
in luglio ed agosto. 

Ora che la temperatura si sta abbas- 
sando giorno dopo giorno, riducete le 
innaffiature di siepi, arbusti ed alberi, 
fino a sospenderle nel caso di tempo 
umido e poco soleggiato per evitare la 
comparsa di malattie fungine. 

Verso la fine del mese provvedete ad 
un'accurata potatura delle siepi sem- 
preverdi, avendo cura di eliminare 
anche tutti i rami secchi. Ormai la vege- 
tazione tende ad arrestarsi ed è bene 
potare subito, prima che il freddo 
diventi troppo intenso: le siepi formali 
di conifere (di tasso, tuia, Cupressocy- 
paris leilandiì) e di latifoglie a foglia 
piccola, come il ligustro, sopportano 
bene anche diversi tagli all'anno. Per 
questo lavoro potete usare i forbicioni 
che effettuano un taglio preciso e rapi- 
do; tuttavia, potando siepi sempreverdi 
con foglie grandi come il lauroceraso e 
l'agrifoglio, è meglio utilizzare le nor- 
mali cesoie da potatura almeno per il 
lavoro di finitura, dato che i forbicioni 
taglierebbero a metà molte foglie rovi- 
nando l'aspetto della siepe. 

Ricordate che per potare una siepe 
formale si inizia dal basso per stabilire 
la larghezza della base e poi si sale 
verso l'alto, tenendo i forbicioni incli- 



nati verso l'interno della siepe in modo 
da darle, se vista in sezione, una forma 
trapezoidale. Le siepi formali dovreb- 
bero sempre avere il tipo di sezione 
sopra citato, con la base più larga della 
cima per permettere una buona illumi- 
nazione di tutta la superficie; inoltre, 
nel caso di abbondanti nevicate, la neve 
scivolerà via senza sovraccaricare le 
piante, che correrebbero il rischio di 
«aprirsi». 

Se invece la siepe è informale ed è 
costituita da arbusti spoglianti, raduna- 
te attorno al piede le foglie cadute a 
terra ed accorciate i rami che sporgono 
troppo e che danno a tutto l'insieme un 
aspetto disordinato. 

Settembre è un buon periodo del- 
l'anno per la messa a dimora delle siepi 
sempreverdi. Ad essere messo a dimora 
in questo mese ci guadagna il lauroce- 
raso perché la terra ancora calda stimo- 
la l'emissione di nuove radici, ed alla 
ripresa primaverile le piante saranno 
già pronte a produrre getti nuovi e 
robusti. L'unico rischio è un ritorno di 
caldo eccessivo: ricordate di innaffiare 
ogni volta che il terreno si asciuga. 

Settembre ed ottobre sono i mesi 
migliori non solo per piantare, ma an- 
che per cambiare la collocazione di 
arbusti ed alberi, siano essi sempre- 
verdi come l'alloro o l'oleandro, o 
conifere come l'abete, il tasso, lo juni- 
perus, o piante a foglia caduca. 

Dopo ogni trapianto fissate dei robu- 
sti tutori, in particolare per le piante ad 
alto fusto. Potete anche già preparare il 
terreno per le future piantagioni di 
arbusti ed alberi da effettuare in novem- 
bre-dicembre, lasciando le buche aper- 
te per permettere una buona aerazione 
del terreno. Non dimenticate poi di rin- 
novare le legature degli arbusti rampi- 
canti per prevenire possibili danni pro- 
vocati dai venti autunnali. 

In ottobre distribuite la pacciamatu- 
ra alla base degli arbusti e sul terreno 
scoperto attorno agli alberi. Questa pra- 
tica porta molti benefici: protegge il 
suolo dal gelo (durante la brutta stagio- 
ne) e dall'eccessiva insolazione (so- 
prattutto durante l'estate), limita l'inva- 
sione delle erbe infestanti ed impedisce 
l'evaporazione dell'acqua dagli strati 
superficiali del terreno (in primavera ed 
estate) ed inoltre favorisce la formazio- 
ne dell'humus. Distribuite sul terreno 
un consistente strato di materiale orga- 
nico quali foglie, corteccia di conifere, 
torba, paglia, segatura, letame ben 
maturo, che si trasformeranno in humus 
in un periodo più o meno lungo secon- 
do lo spessore. Se, poi, prima di pac- 
ciamare lavorerete il terreno superfi- 
cialmente zappettandolo per 4-5 cm, 



10 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 



Oflaiaidùm 



j 



'È: iì& 




fife 




Le siepi di pittosporo devono essere potate prima che arrivi il freddo troppo inten- 
so (a sinistra). Fra le tante specie sempreverdi che si possono moltiplicare in set- 
tembre vi è l'eleagno (Elaeagnus pungens), molto adatto per formare siepi. 
Occorre prelevare delle talee semilegnose di almeno 10 cm dì lunghezza da col- 
locare, in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali, in cassone freddo ed 
aspettare la primavera successiva per il rinvaso di quelle radicate. Le nuove pian- 
tine si metteranno poi a dimora nel mese di ottobre (a destra) 



otterrete un migliore risultato paccia- 
mante. Durante questa operazione è 
consigliabile anche concimare sommi- 
nistrando un prodotto specifico come il 
Compo Super (concime concentrato 
universale, da utilizzarsi rispettando 
scrupolosamente le dosi riportate in eti- 
chetta). 

Una buona pacciamatura di foglie 
secche alla base di arbusti ed alberi 
evita o riduce quindi al minimo gli 
inconvenienti delle gelate. Per la parte 
aerea è necessario, soprattutto al nord e 
per piante leggermente a rischio come 
l'oleandro, predisporre una buona pro- 
tezione ricoprendo la pianta con delle 
stuoie di paglia o di altro materiale, 
fogli di cellofan trasparente, ecc. Il cel- 
lofan non deve aderire alla pianta per 
A non provocare dannose bruciature 
alle foglie; per questo motivo è 
preferibile interporre tra pianta e plasti- 
ca dei fogli di giornale. 

Settembre è un mese ideale per 
molti tipi di propagazione. 

La propaggine è particolarmente 
indicata per tutti quegli arbusti rampi- 
canti e/o che hanno rami flessibili e 
lunghi, come ad esempio la clematide, 
il caprifoglio, la weigelia, ecc. La tec- 
nica è semplice: prendete un ramo 
abbastanza lungo, piegatelo verso il ter- 
reno ed interrate a 3-4 centimetri di 
profondità la parte centrale, assicuran- 
dovi che sia provvista di almeno una 
gemma, dalla quale si svilupperanno le 
nuove radichette; mantenete ferma la 
parte interrata con una forcina di ferro. 
Lasciate indisturbato il ramo fino alla 
primavera successiva quando, avendo 
formato un discreto numero di giovani 
radichette, potrà essere tagliato dalla 



pianta madre e messo a dimora in un 
altro luogo del giardino dove avrà 
modo di originare un altro arbusto. 

Altro facile metodo di propagazione 
di arbusti ed alberi è quello per talea 
legnosa: scegliete dei rami dell'anno, 
ben lignificati, avendo cura di tagliarli 
in porzioni che abbiano almeno 2-3 
gemme; effettuate il taglio in modo 
netto, obliquo e sotto un nodo. Potete 
così moltiplicare spirea, forsizia, ribes, 
ecc. Se desiderate realizzare in giardino 
una bella siepe di forsizie immergete la 
base di alcune talee (di circa 20 cm di 
lunghezza) in polvere radicante e poi 
interratele in fila a dieci centimetri di 
distanza l'una dall'altra in un solco del- 
l'orto; attendete il prossimo mese di 
maggio per verificare quante ne sono 
attecchite. Prima di metterle a dimora 
definitiva coltivatele singolarmente in 
vaso per tutta la primavera-estate in 
modo che formino i primi rami e un 
buon numero di radici: l'autunno suc- 
cessivo saranno pronte per il trapianto. 
Proteggetele, almeno per il primo anno, 
dal freddo della cattiva stagione utiliz- 
zando un tunnel come quelli per gli 
ortaggi. 

Interventi fitosanitari 

All'inizio della stagione autunnale le 
condizioni ambientali sono molto favo- 
revoli allo sviluppo delle infezioni di 
mal bianco (Sphaerotheca pannosa) sul 
lauroceraso. Le foglie invase dal fungo 
si accartocciano e in seguito alla necro- 
si dei tessuti compaiono perforazioni e 
smerlettature del lembo fogliare. 

Per ostacolare lo sviluppo delle infe- 
zioni è necessario ricorrere ad alcuni 



trattamenti, da eseguire con cadenza 
settimanale, con zolfo bagnabile-80 
(bio, non classificato) alla dose di 
grammi 30 per 10 litri d'acqua. Negli 
ambienti e sulle piante ove le infezioni 
possono raggiungere elevati livelli di 
gravità (piante esposte a nord ed ubica- 
te in posizioni ombreggiate e poco ven- 
tilate) è consigliabile ricorrere ad antioi- 
dici con maggior grado di attività come 
bitertanolo-25 (non classificato), da 
impiegare alla dose di grammi 15 per 10 
litri d'acqua. 

Questo preparato può essere utilizza- 
to anche sulle piante di maonia per 
combattere la ruggine Cumminsiella 
mirabilissima, che si manifesta con 
numerose piccole pustole rugginose che 
causano l'arrossamento e la caduta delle 
foglie maggiormente colpite. 

Durante questo periodo, sulle piante 
di pino nero sono già attive le larve della 




All'inizio dell'autunno le condizioni 
ambientali favoriscono la comparsa 
delle infezioni di mal bianco (Spha- 
erotheca pannosa) sul lauroceraso 

processionarie (Thaumetopoea pytio- 
campa). Se notate scheletrizzazioni de- 
gli aghi posti alla sommità dei germogli 
e le trame sericee dei nidi iniziali tratta- 
te la vegetazione con formulazioni com- 
merciali di Bacillus thuringiensis var. 
kurstaki (bio, non classificato), da uti- 
lizzare alla dose di grammi 10 per 10 
litri d'acqua. 



PIANTE IN VASO 

Lavori 

Con l'avvicinarsi dell'autunno oc- 
corre ricordare che, mentre in piena 
terra le piante possono superare anche 
inverni decisamente freddi, quando 
hanno le radici costrette nel poco spa- 
zio dei vasi possono venire seriamente 
danneggiate. È il caso dell'oleandro, 
del pieris, del cisto, della lentaggine, 
dell'edera variegata e di piante anche 
robustissime come la buddleia, l'ibisco 
siriaco ed il ligustro. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



11 



V 



(^lakàdiim 



j 




Nelle zone fredde già all'inizio di ottobre è buona cosa riparare le piatite più deli- 
cate coltivate in vaso, come ad esempio l'abelia (a sinistra). La verbena è una pian- 
ta molto rustica che fiorisce fino ad ottobre e che può superare l'inverno all'aper- 
to, se posta in posizioni riparate (come ad esempio appesa ad un muro esposto a 
sud) oppure se protetta con sabbia, torba o foglie secche (a destra) 



Entro gli ultimi giorni di ottobre 
prevedete alcune protezioni, coprendo 
la superficie del terreno con una spessa 
pacciamatura di torba asciutta. Se sono 
piante poste su di un terrazzo, potete 
avvicinare tra loro i vasi, sistemando 
all'esterno quelli di spirea, clematide, 
ortensie, rododendri e lauroceraso, 
che resistono anche a sporadiche disce- 
se del termometro sotto i -15° C. 

Così, se avete composizioni di pian- 
te fiorite in cesti sospesi che possono 
soffrire un po' il raffreddamento nottur- 
no ed il vento della seconda metà di set- 
tembre, è buona cosa porle ora in 
mezzo alle altre piante del terrazzo o 
sotto un pergolato. 

Nelle zone fredde già all'inizio di 
ottobre è meglio ricoverare all'interno 
le piante delicate coltivate in vaso, 
agrumi, buganvillee, abelia, così come 
Yabutilon, gelsomini ed altre ancora, 
da riparare in locali poco riscaldati e 
luminosi. 

Se avete coltivato con soddisfazione 
una passiflora durante la buona stagio- 
ne, adesso è tempo di portarla al riparo. 
Se non disponete di un garage o di una 
cantina illuminati, aspettate che il ter- 
riccio sia quasi completamente asciut- 
to, ponete il vaso contro il muro del bal- 
cone, rivestite il contenitore con dei 
fogli abbastanza spessi di polistirolo e 
proteggete la vegetazione con un foglio 
di plastica trasparente che dovete man- 
tenere staccato dai rami con qualche 
canna di bambù per evitare di ustionare 
la vegetazione. 

Per quanto riguarda le fucsie le 
potete lasciare ancora all'esterno per 
tutto il mese di settembre. Ai primi di 
ottobre eseguite un'ultima concimazio- 
ne liquida con un prodotto specifico 
per piante fiorite (un ottimo prodotto è 



il Concime per piante fiorite della 
Compo, facilmente reperibile in tutti i 
più forniti garden center come nei cen- 
tri di bricolage). Trasferite poi i conte- 
nitori contro il muro della casa e, ad un 
abbassamento sospetto della tempera- 
tura, riparate i vasi in un locale fresco, 
un vano scale o una veranda non riscal- 
data. Diradate le innaffiature per indur- 
re il riposo vegetativo invernale senza 
però lasciare asciugare mai completa- 
mente il terriccio; quando la fioritura 
andrà via via esaurendosi potate tutti i 
rami a 2/3 della loro lunghezza e ridu- 
cete ulteriormente le innaffiature. 

Dopo la pausa di agosto dovuta al 
caldo, i gerani ricadenti ad inizio set- 
tembre sono molto rigogliosi e hanno 
un'abbondante fioritura. Asportate le 
foglie ingiallite o danneggiate e i fiori 
appena appassiscono e, servendovi di 
un punteruolo, smuovete la superficie 
del terriccio prima di concimare ed 
innaffiare. Solo a fine mese, se il balco- 
ne rimane in ombra per la maggior 
parte della giornata, trasferite i vasi in 
un locale molto luminoso: avrete fiori a 
profusione sino ai primi di novembre. Il 
termine ultimo per ritirare i gerani è 
indicativamente la seconda settimana di 
ottobre: solo con un andamento clima- 
tico decisamente favorevole potete az- 
zardarvi a lasciare i vasi all'aperto an- 
cora per una o due settimane. Anche se 
le piante sono ancora fiorite, sospende- 
te le innaffiature e tagliate la vegetazio- 
ne a 10-15 cm dal colletto prima di 
ricoverarle al riparo (stessa sorte toc- 
cherà alle margherite dei fioristi e ai 
crisantemi coreani precoci che hanno 
già terminato la fioritura). 

Anche i pelargoni a foglia profuma- 
ta, abbastanza resistenti al freddo, verso 
la fine di ottobre vanno trasferiti dalle 



fioriere esterne in un luogo riparato, 
meglio ancora in una serra: in casa sof- 
frirebbero troppo il caldo e l'ambiente 
asciutto. Ideale è una stanza molto fre- 
sca e luminosa, possibilmente non 
riscaldata, dove le piante possano tra- 
scorrere il delicato periodo del riposo 
vegetativo invernale che comunque non 
è mai assoluto. Per questo motivo non 
dimenticate di innaffiare moderatamen- 
te ogni 10-15 giorni, di concimare 
(metà dose rispetto a quella estiva) una 
volta al mese od ogni 40 giorni circa e 
di togliere i fiori appassiti: qualche boc- 
ciolo continuerà ancora ad aprirsi per 
quasi tutto l'inverno. 

Nel preparare al rientro definitivo i 
vasi di limoni e di tutti gli altri agrumi 
in genere, smuovete il terriccio in 
superficie e controllate che sulla pianta 
non vi siano attacchi di parassiti in atto. 
Se gli alberelli sono carichi di frutti, 
somministrate un po' di nutrimento 
specifico, come il Concime per limoni 
e agrumi ornamentali della Compo, 
seguendo come sempre le dosi consi- 
gliate in etichetta, poi innaffiate. 

Se avete modo di riparare le vostre 
piante in vaso in una serra sistemate 
sugli scaffali più alti (che ricevono 
generalmente più luce) quelle più deli- 




Se le vostre piante succulente sono 
ancora ali 'aperto prima che giungano 
i primi freddi provvedete a sistemarle 
sugli scaffali più alti di una serra 

cate, come le succulente; i gerani e le 
fucsie, potati e ripuliti, possono passare 
l'inverno anche sugli scaffali più bassi. 
Dato che in ottobre non si hanno delle 
particolari fioriture, il terrazzo può 
sembrare un po' spoglio e privo di colo- 
re. Acquistate un bell'esemplare di 
Skimmia japonica, un arbusto sempre- 
verde dalla forma compatta e dal bel 
fogliame lucente. Potete coltivarlo in 
vaso senza problemi collocando la 
pianta in una posizione luminosa, 
meglio se con un po' di sole, in modo 
che la fioritura e poi le belle bacche 
permangano sulla pianta a lungo. 



12 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/20(12 



"^ QflgMdùw r 



Acquistatela adesso e ponetela in un bel 
vaso di terracotta oppure in una capien- 
te fioriera rettangolare in legno, con ter- 
riccio fresco e fertile. Irrigate con 
moderazione e soprattutto non lasciate 
che l'acqua stagni; se vivete in una 
zona con inverni molto freddi, tenetela 
in un angolo riparato. 

Poi, nella classica cassetta da gerani 
piantate della Gaillarda aristata o della 
Gypsophyla repens «Alba»: quest'ulti- 
ma, dalla lunga fioritura, ha un porta- 
mento ricadente, particolarmente indi- 
cato per i balconi. Richiedono entram- 
be pochissime cure, due o tre concima- 
zioni in tutto (da ottobre ad aprile), 
limitate innaffiature e, per stimolare 
l'emissione di nuovi boccioli, l'elimi- 
nazione dei fiori appassiti. 

Interventi fitosanitari 

Prima di portare le piante al riparo 
per l'inverno è opportuno eliminare le 
eventuali infestazioni di ragnetto rosso 
{Tetranychus urticae), aleurodidi (Tri- 
aleurodes vaporarìorum), cocciniglie 
(Planococcus cifri e Pseudococcus lon- 
gispinus) onde evitare la comparsa di 
successivi forti attacchi durante il 
periodo invernale, soprattutto se le 
piante verranno poste in luoghi con 
temperatura mite e costante. Per il con- 
temporaneo controllo delle infestazioni 
di aleurodidi e cocciniglie farinose 
potete impiegare imidacloprid-17,8 
(non classificato), alla dose di 7,5 mi 
per 10 litri d'acqua. Contro le infesta- 
zioni di ragnetto impiegate invece exi- 
tiazox-24 (non classificato) alla dose di 
2 millilitri per 10 litri d'acqua. 

Le piante di geranio sono talora 
oggetto di attacchi larvali da parte della 
nottua Chrysodeixìs chalcites. Le 
larve, di colore verde, compiono ero- 
sioni fogliari rotondeggianti, lasciando 
il lembo bucherellato. Nei loro con- 
fronti potete intervenire con Bacillus 
thuringiensis var. kurstaki (bio, non 
classificato), alla dose di 10 grammi 
per 10 litri di acqua, o utilizzare delta- 
metrina- 1,63 (irritante) alla dose di 
millilitri 8 per 10 litri d'acqua. 



PIANTE D'APPARTAMENTO 
Lavori 

Reduci da un periodo climatico favo- 
revole, a settembre le piante d'apparta- 
mento si apprestano ad affrontare la 
lunga stagione invernale rallentando il 
loro sviluppo. 

Da questo mese la temperatura ester- 
na gradualmente comincia ad abbassar- 




la superba chenzia, una volta in casa, 
si accontenta anche di poca luce 

si, specialmente di notte. Per questo 
motivo occorre fare molta attenzione 
all'andamento stagionale riparando in 
casa le piante prima che possano soffri- 
re per un repentino raffreddamento del- 
l'aria. Nell'Italia settentrionale è oppor- 
tuno eseguire questa operazione fin 
dalla seconda metà di settembre; per 
qualche settimana possono stare ancora 
all'aperto solo se si dispone di un porti- 
co coperto e rivolto a sud. 

Se il ricovero in casa viene fatto gra- 
dualmente le piante hanno modo di 
adattarsi meglio alla nuova situazione. 
Si può, ad esempio, portare le piante 
all'interno quando non fa del tutto fred- 
do e tenere per i primi giorni le finestre 
aperte. Quando la temperatura si abbas- 
serà ulteriormente e le finestre verranno 
chiuse, ricordate che le correnti d'aria e 
gli sbalzi di temperatura sono dannosi 
per la maggior parte delle piante da 
interni, per cui non prevedete nessun 
ricambio d'aria nelle ore serali. 

Anche le cactacee, che hanno godu- 
to del sole dell'estate e sono in gran 
forma, vanno messe al riparo, come le 
mammillaria che necessitano di un 
riposo di qualche mese a basse tempera- 
ture (mai comunque sotto i 5° C) e di 
ottima luce per regalare una coloratissi- 
ma fioritura la prossima primavera-esta- 
te. 

In ottobre il trasferimento delle pian- 
te d'appartamento dal balcone alla casa 
deve essere completato (le notti sono 
già fresche e sotto i 10° C molte specie 
tropicali possono essere danneggiate); 
nel fare questo, è meglio riunire quelle 
che hanno identiche esigenze di luce, 
temperatura ed umidità atmosferica. In 
una stanza fresca e luminosa si possono 
così preparare delle belle fioriere con il 
ficus beniamino e il cocco; dieffenba- 
chìa, potos e chenzia si accontentano 
anche di poca luce, mentre negli angoli 



meno luminosi potrete porre la sanse- 
vieria e Yaspidistra. La giusta posizio- 
ne in casa delle piante d'appartamento 
ha grande importanza per prevenire l'e- 
ziolamento, cioè la formazione di rami 
eccessivamente allungati e di un colore 
verde molto chiaro; questo fenomeno si 
ha in particolar modo quando la luce è 
poca o insufficiente. 

L'acqua e le sostanze nutritive vanno 
somministrate durante l'autunno secon- 
do ritmi molto precisi. In linea di massi- 
ma fino alla metà di settembre innaffia- 
te e concimate come in piena estate. 
Rallentate il ritmo bagnando di prefe- 
renza al mattino dopo la metà mese. 
Diradate ulteriormente gli interventi in 
ottobre. Se ad esempio, le innaffiature 
sono avvenute sino a fine settembre a 
giorni alterni, per tutto ottobre sarà 
opportuno bagnare il terriccio due volte 
la settimana. L'irrigazione deve essere 
comunque effettuata con regolarità poi- 
ché la pianta consuma acqua per cresce- 
re ed altra ne perde per traspirazione 
dalle foglie. 

Tutte le piante da interno che hanno 
trascorso l'estate in giardino o comun- 
que in una zona molto luminosa posso- 
no però manifestare sofferenza nel 
momento in cui vengono portate in casa 
con ingiallimenti anche assai diffusi sul 
fogliame. Occorre prevenire questa fase 
di stress sia effettuando (come racco- 
mandato in precedenza) questa opera- 
zione con gradualità, sia fornendo dei 
concimi liquidi ogni 8-10 giorni (come 
ad esempio il Concime per piante verdi 
della Compo) in modo che si preparino 
ad affrontare l'inverno nel migliore dei 
modi. 

Per quanto riguarda le concimazioni, 
da ottobre in poi queste vanno diradate 
sia nel tempo che nella quantità. Le 
piante tropicali in autunno-inverno, pur 
entrando in una leggera fase di riposo, 
non possono fare a meno delle conci- 
mazioni (un altro ottimo prodotto è ad 
esempio il Concime piante verdi della 
Gesal). In linea di massima, da ottobre 
in poi dovete effettuare una concimazio- 
ne settimanale su anturio e croton, 
quindicinale su begonia da foglia, 
moralità, dieffe nbachia, dracena, 
ficus, aralia, felci, palme, filodendro, 
potos; mensile su asparago, bromelia- 
cee (tutte), cactacee, sansevieria, sin- 
gonio, yucca, ecc. Per le varietà con 
foglie variegate di edera si consiglia di 
concimare ogni 40 giorni altrimenti per- 
dono la colorazione chiara. Prima di 
concimare, inumidite sempre il terriccio 
in modo che i sali minerali siano assor- 
biti immediatamente dalle radici. Se 
però si tratta di piante che fioriscono nei 
mesi centrali dell'inverno, si consiglia il 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



13 



V 




J 




Una bella fioriera provvista di una 
grìglia che sorregga un rampicante, 
come ad esempio un cissus, si può 
utilizzare per separare i diversi 
ambienti della casa, come la cucina 
dal soggiorno 



così detto trattamento «all'asciutto»: 
solo un goccio d'acqua allo spatìfillo e 
decisamente niente acqua alla violetta 
africana e solo nel mese di dicembre si 
inizierà la concimazione liquida con un 
prodotto specifico come il Concime 
piante da fiore della Gesal che stimole- 
rà una prolungata formazione di boccio- 
li ed una più intensa colorazione dei 
fiori. Nonostante questi accorgimenti, il 
caldo unito al ristagno dell'aria in 
ambienti chiusi può portare ad un depe- 
rimento della pianta per cui può essere 
necessario (oltre ad una buona nebuliz- 
zazione del fogliame) effettuare la 
potatura di qualche ramo su tutte le spe- 
cie che la sopportano. Ad esempio una 
leggera potatura può essere utile per il 
ficus beniamino: tagliate la cima di 
qualche ramo, facendo attenzione a non 
intervenire su quelli troppo grossi o che 
vanno a costituire la struttura portante 
della pianta. Con una potatura costante 
del ficus si ottengono infatti piante dalla 
vegetazione fitta nonché con la forma 
che più piace: ad alberello, «cilindrica», 
ecc. Con l'avvicinarsi dell'autunno 
potete anche creare delle belle composi- 
zioni, come ad esempio uno schermo 
verde da utilizzare per separare i diversi 
ambienti della casa (la zona pranzo dal 
soggiorno, un ingresso dal resto della 
casa, ecc.). Occorrono una fioriera (in 
legno laccato o naturale, in plastica od 
anche in vimini), una griglia (o «treilla- 
ge», come dicono i cultori di giardinag- 
gio) e delle piante rampicanti. Tra que- 
ste ricordiamo il Cissus antarctica e il 
Cissus rombi/olia (assai facili da colti- 
vare), la Hoya bella (o fiore di cera) e 
V edera, di cui esistono varietà che cre- 
scono bene anche in casa come la 
«Aureovariegata» e la «Glacier». 



Interventi fitosanitari 

Prima di ricoverare in casa tutte le 
piante d'appartamento è opportuno sot- 
toporle ad una sorta di «maquillage», 
ad iniziare dal lavaggio e dalla spaz- 
zolatura con acqua e sapone di 
Marsiglia delle pareti esterne dei vasi, 
che sono stati interrati o di quelli che, a 
causa delle innaffiature, mostrano segni 
di efflorescenze calcaree. Pulite bene 
anche i vasi di plastica lavandoli sem- 
pre con sapone di Marsiglia sia interna- 
mente che esternamente e risciacquan- 
doli molto bene. 

Controllate che sulle piante non vi 
siano sintomi dì malattie che, una volta 
portate in casa, sarà più difficile debel- 
lare. Le affezioni più comuni sono 
quelle provocate da cocciniglie ed 
afidi. Se vi sono attacchi da parte di 
questi insetti intervenite con un buon 




La prevenzione di afidi ed acari può 
essere effettuata mediante apposite 
«frecce insetticide» (tipo quelle 
della Gesal) da inserire nel terric- 
cio; la loro azione si protrae per un 
mese e mezzo 



insetticida; molto efficace è ad esempio 
il piretro naturale-4 (bio, irritante o non 
classificato), alla dose di 1 mi per litro 
di acqua, che si degrada dopo poco 
tempo e non lascia tracce tossiche sulle 
piante. Aspettate una decina di giorni 
per vedere il risultato e, se necessario, 
ripetete l'intervento. Una pulizia scru- 
polosa delle piante non ha solo ragioni 
estetiche: una monstera o una chenzia 
sono più belle se il fogliame è brillante 
e privo di polvere; ma l'operazione di 
«toilette» migliora anche gli scambi 
gassosi tra le foglie e l'aria ed inoltre 
tiene sotto controllo i parassiti (soprat- 
tutto le cocciniglie) annidati nei luoghi 
più nascosti della vegetazione. 

In commercio si possono trovare 
molti lucidanti fogliari (come ad esem- 
pio l' Anticocciniglie lucidante fogliare 
della Gesal) che vanno vaporizzati a 
30-40 cm di distanza dalla pianta, evi- 



tando di raggiungere i germogli più 
teneri. Una volta la settimana è utile 
spolverare con un panno o un batuffo- 
lo di cotone idrofilo le foglie per elimi- 
nare la polvere (quelle della sansevie- 
ria possono spezzarsi facilmente per 
cui occorre sorreggerle con una mano). 
Nell'occasione, recidete le foglie 
ingiallite e smuovete la superficie del 
terriccio per mantenerlo soffice ed 
arieggiato. 

Le cactacee, le felci e le specie orna- 
mentali con fogliame peloso vanno 
pulite soltanto con un pennello a setole 
morbide. 

Per prevenire gli attacchi di afidi e 
ragnetto rosso a volte basta un sempli- 
ce gesto: quello di introdurre nel terric- 
cio, in ottobre, delle «frecce insettici- 
de» (come ad esempio quelle della 
Gesal); queste rilasciano per un mese e 
mezzo un principio attivo che si scio- 
glie a contatto con la terra umida e 
viene poi assorbito dalle radici, entran- 
do così nel circolo linfatico della pianta 
e facendo morire i parassiti che se ne 
cibano. 

Nel caso vi siano attacchi di botrite, 
ricorrete a fungicidi tipo Romilan della 
ICI Soplant, Serinal della Sipcam o 
Iprodial della Ciba-Geygy, attenendovi 
scrupolosamente come al solito alle 
dosi indicate in etichetta. 

A cura di: Alberto Locatelli (Lavori: 
Tappeto erboso); Anna Furlani Pedoja 

(Lavori: Piante annuali, biennali e pe- 
renni - Rosai); Bruno Caraffini (Lavo- 
ri: Piante acidofile - Bulbose e tubero- 
se); Maria Grazia Bellardi (Lavori: 
Siepi, arbusti e alberi - Piante in vaso - 
Lavori e interventi fitosanitari: Piante 
d'appartamento); Aldo Pollini (Inter- 
venti fitosanitari: Piante annuali, bien- 
nali e perenni - Piante acidofile - Bul- 
bose e tuberose - Rosai - Siepi, arbusti 
e alberi - Piante in vaso). 

Ricordiamo le classi di tossicità attribuite 
agli antiparassitari, nell'ordine dal massimo 
al minimo: molto tossico - tossico - nocivo 
- irritante - non classificato. L'aggiunta di 
bio, significa che l'antiparassitario è am- 
messo nell'agricoltura biologica. Ricordia- 
mo inoltre che gli antiparassitari contrasse- 
gnati come irritante e non classificato sono 
acquistabili da chiunque, anche senza il 
«patentino», che è invece richiesto per l'ac- 
quisto degli antiparassitari contrassegnati 
come molto tossico, tossico e nocivo, data 
la loro pericolosità. 

Sul numero 3/2001 di Vita in Campagna è 
pubblicato l'elenco dei prodotti fitosanitari 
consigliati (pagina 43) con la relativa tabella 
di miscibilità (pagina 47) e con i nomi com- 
merciali dei principi attivi (pagina 46). 



14 



SUPPLEMENTO A VTTA IN CAMPAGNA 9/2002 



ORTAGGI 



Lavori 



Ortaggi in piena aria. In settem- V^ 
bre i lavori nell'orto sono ancora 
assai numerosi ed impegnativi, 
quasi come in primavera avanzata e nel- 
la prima parte dell'estate. 

Nel mese di ottobre invece il minor 
numero di ore di luce giornaliere ed il 
progressivo e spesso rapido calo della 
temperatura riducono di parecchio tutte 
le attività. Durante questi mesi può pio- 
vere anche con frequenza, ma se le pre- 
cipitazioni fossero insufficienti o man- 
cassero, è necessario che irrighiate pur 
se con quantità di acqua mediamente 
inferiori - specialmente in ottobre - ri- 
spetto ai periodi più caldi. 

Se non impiegate la pacciamatura o 
nelle aiole dove non la avete adottata, 
bisogna poi che teniate costantemente 
pulite le colture dalle piante infestanti, 
in particolare dove vi sono ortaggi in 
piena vegetazione (cavoli, porri, scarola, 
ecc.). Intervenite quindi, se necessario, 
impiegando specialmente zappe ed erpi- 
catori-estirpatori manuali di vari tipi e 
dimensioni in rapporto alle colture in 
cui dovete operare e soprattutto alle di- 
stanze d'impianto degli ortaggi. Anche 
in questo caso la necessità di eseguire ì 
lavori di diserbo diminuisce man mano 
che avanza la stagione fredda. 

Controllate che i sostegni delle varie 
colture (pomodori, melanzane, fagioli e 
fagiolini rampicanti, ecc.) siano ancora 
solidi e che compiano la loro funzione 
fino al termine delle raccolte. 

In settembre continuate le semine in 
pieno campo di lattughe e di radicchi da 
taglio e da cogliere, ravanelli, rucola, 
spinaci, valerianella; semine che solo 
nelle località con clima più mite potrete 
continuare in pieno campo anche in ot- 
tobre. Verso metà ottobre potete comin- 
ciare inoltre l'impianto dei piccoli bulbi 
di aglio. 

Iniziate o proseguite a porre in bian- 
co alcune piante orticole come indivia 
riccia, scarola, finocchio, porro e radic- 






chio trevigiano precoce che hanno biso- 
gno di essere sottoposte a questa tecni- 
ca per poter migliorare le loro qualità 
gustative - ed anche l'aspetto - prima 
di venire consumate. Procedete poi alla 
raccolta e continuate la conservazione 
di diversi ortaggi che in questi due mesi 
offrono la loro produzione abbondante 
e variata, poiché alle colture caratteri- 
stiche dell'estate (pomodori, peperoni, 
melanzane, zucchine, fagioli, ecc.) si 
aggiungono quelle dell' autunno-inver- 
no (come ad esempio cavoli e radicchi 
di vario tipo). 



Via via che le colture terminano il loro 
ciclo produttivo iniziate a sgomberare 
le aiole dalla vegetazione rimasta e 
date l'avvio ai lavori di fondo del 
terreno, in particolare se disponete di 
suoli pesanti che è impossibile vangare 
quando sono umidi 

Nella raccolta di radicchi, porri, fi- 
nocchi ed anche indivia riccia e scarola 
potete adoperare una vanga per scalzare 
le piante dal terreno; mentre per elimi- 
nare le radici (od una loro porzione), e 



Se non impiegale 
la pacciamatura 
bisogna che teniate 
costantemente 
pulite le colture 
\ dalle piante 
infestanti. 
| Intervenite quindi, 
se necessario, 



impiegando zappe 
ed erpicatori- 
estirpatori 



le parti inutilizzabili o guaste, ado- 
perate invece un coltello a lama 
lunga. Via via che le colture termi- 
nano il loro ciclo produttivo inizia- 
te a sgomberare le aiole dalla ve- 
getazione rimasta e date l'avvio ai 
lavori di fondo del terreno, in parti- 
colare se disponete di suoli pesanti che 
è impossibile vangare quando sono 
umidi. Per distribuire il letame sulle 
aiole prima delle lavorazioni di fondo 
del terreno impiegate una forca a tre 
punte, mentre il compost vagliato non 
comporta particolari difficoltà di distri- 
buzione che, di regola, si esegue con un 
badile. 

Per la vangatura scegliete una vanga 
che si adatti al vostro tipo di suolo (a 
forma di cuore per quelli più pesanti, a 
lama rettangolare per quelli sciolti). 

Se disponete di terreni particolar- 
mente compatti o di difficile lavorazio- 
ne (come ad esempio quelli sassosi) 
può risultare molto utile l'uso, invece 
che della vanga, dell'apposito robusto 
forcone. 



Ortaggi in coltura protetta. Prima di 
installare le protezioni fi lavoro più im- 
portante è il controllo della tenuta delle 
strutture e dei teli di copertura. 

Sebbene le colture protette siano at- 
tuate da molti anni, sì vedono ancora 
nei piccoli orti - ma non solo - tunnel 
ricoperti da teli opachi che fanno passa- 
re poca luce o che hanno perso le loro 
caratteristiche di resistenza alle intem- 
perie e che perciò si strappano facil- 
mente al primo colpo di vento o dopo 
una leggera nevicata. Se i teli non for- 
nissero più garanzia di tenuta, sostitui- 
teli senza indugio per evitare che si 
rompano appena installati, per consen- 
tire che la luce penetri nella maggiore 
quantità possibile e ottenere, nello stes- 
so tempo, il più elevato riscaldamento 
(effetto serra) della superficie coperta. 

Se dovete acquistare nuovi teli di co- 
pertura è opportuno che li scegliate di 
E. VA. (copolimeri di etilen-vinil aceta- 
to) oppure di polietilene termico anti- 
goccia a lunga durata. Questi materiali 
si possono trovare abbastanza facilmen- 
te presso gli empori più forniti che ven- 
dono prodotti per l'agricoltura ed in 
molti negozi di articoli per il giardinag- 
gio. In ogni caso è opportuno che acqui- 
stiate teli dello spessore minimo di 0, 1 5 
millimetri. I teli di E. VA. o di polietile- 
ne a lunga durata costruiti con i mate- 
riali di migliore qualità possono essere 
utilizzati per 3 o 4 anni, a seconda dei 
tipi, senza che perdano le loro caratteri- 
stiche di tenuta e di luminosità. Oggi 
sono poi disponibili film termici a tre 
strati con bollicine d'aria (estremamen- 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



15 



V 



(hk 



j 



Progetto di coltivazione di un piccolo orto di circa 27 metri quadrati 

a cura di Alberto Locatelli 

Esempio di orto formato da 3 aiole, con aggiornamento mensile della situazione in riferimento all'Italia 
centro-settentrionale; per le altre zone d'Italia si veda la cartina geografica riportata a pag. 19 

Per le possibili alternative consultate le tabelle delle semine e dei trapianti nonché i testi delle singole colture. 



o 



o " 



Come si presenta l'orto a fine settembre 


Lattuga e ^ 
cicoria da 9 
taglio-valer. 


Prez 
Sed. 


<S*l' c ■ r TT° Jl 
11 H» nano 


Prez. -Sedano 
e basilico 




Porro K 


Bietola di 
coste 


m 


Pomodoro ^ 




Radicchio da cespo 





Verza égk 


Ui 


m 8.00 - -- >- 



Come si presenta 


l'orto a fine ottobre 


Lattuga e j» 
cicoria da ™ 
taglio-valer. 


r * 




Porro *' 


Bietola 

da coste e^ 


Pomodoro hJL 


Aglio <$f r 




Radicchio A ^ 
da cespo 


Verza f^ 


*< - m8.00 - »J 



Stadio prevalente della coltura. 

I | = ortaggio in coltura protetta; 



semina; W f = trapianto; SIP = infuse eli 'coltivazione; WaSB = in fase di raccolta; 
I = aiolà libera in attesa di coltivazione; ll°=secondo raccolto. 



Per l 'impostazione generale dell 'orto e la scelta delle colture si veda il numero 1/2002 a pag. 25-26. 
Invece per l'illustrazione dei criteri fondamentali da seguire nelle rotazioni degli ortaggi si veda il n. 1/97 a pag. 23 

I lavori del bimestre 




Settembre. Bietola da coste-I: irri- 
gate, se necessario, e raccogliete. 

Fagiolino nano 11°: Irrigate mode- 
ratamente e raccogliete. Lattuga e 

cicoria da taglio-2, valerianella: 

seguite le aiole da poco seminate 

con irrigazioni molto contenute. 

Pomodoro: continuate le raccolte e 

irrigate senza eccedere. Porro-3: 

concimate in copertura, irrigate solo con tempo asciutto e 
tenete sgombre le aiole da erbe 
infestanti. Prezzemolo e sedano 
11°: tenete l'aiolà pulita da piante 
infestanti. Seguite le colture con 
ripetute e limitate irrigazioni e 
raccogliete. Prezzemolo, sedano 
e basilico-^: in quest'aiolà proce- 
dete alle ultime raccolte. Radìc- 
chio da cespo: date acqua solo se 
necessario e con moderazione. 

Tenete le aiole libere da erbe infestanti. Verza-5: pulite le 

aiole da piante infestanti e irrigate. 

Concimate ancora limitatamente in 

copertura. Aiolà libera: preparate il 

terreno per l'impianto dell'aglio. 

Ottobre. Aglio: ultimate gli im- 
pianti dei piccoli bulbi che iniziano 
attorno a metà ottobre (pianura pa- 
dana). Bietola da coste: ultimate le 






raccolte. Lattuga da taglio (e coltu- 
re che verranno protette): installate 
sull'aiolà un piccolo tunnel che vi 
permetterà di effettuare qualche rac- 
colta anche nella stagione fredda. 
Irrigate con quantità d'acqua molto 
limitate. Pomodoro: raccogliete gli 
ultimi frutti utilizzabili e sgombera- 
te le aiole dai residui delle colture e 
dai sostegni. Porro: tenete il terreno delle aiole sgombro da 
erbe infestanti ed iniziate l'imbianchimento delle piante as- 
solcandole (cioè dando terra). Prezzemolo e sedano II°= 
proteggete pure quest'aiolà con un tunnel di piccole dimen- 
sioni per raccogliere il più a lungo possibile e utilizzare 
nuovamente, soprattutto il prezzemolo, già dalla fine del- 
l'inverno. Anche in questo caso limitate all'indispensabile 
le irrigazioni. Radicchio da cespo: Tenete le aiole libere da 
piante infestanti e procedete alle prime raccolte. Verza: pu- 
lite le aiole da piante infestanti. Irrigate molto moderata- 
mente e solo in caso di andamento stagionale asciutto. 
Aiolà libera: soprattutto se avete un terreno pesante o ten- 
dente al compatto eseguite i lavori 
di vangatura ed interrate letame o 
compost entrambi maturi. Se non 
disponete di queste sostanze organi- 
che potete impiegare il letame con- 
centrato-essiccato (si trova nei ne- 
gozi di articoli per il giardinaggio, 
negli empori di prodotti agricoli, 
ecc.). 




16 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 



otta 



j 



te minute) e barriera contro l'azione dei 
raggi ultravioletti. Questi materiali of- 
frono diversi vantaggi tra cui la creazio- 
ne di un ambiente a luce diffusa con 
maggiore luminosità nel periodo inver- 
nale e minori problemi dovuti ad ecces- 
sivo calore durante l'estate. Più conte- 
nuta risulta pure la differenza fra le 
temperature del giorno e quelle della 
notte. La durata di questi teli (ad esem- 
pio il Celloclim 4S e prodotti simili, at- 
tualmente disponibili solo per coltivato- 
ri di professione), a seconda della lumi- 
nosità delle zone, va da 33 a 44 mesi. 

Quando montate i tunnel ancorate le 
intelaiature al suolo nel modo più soli- 
do possibile utilizzando anche picchetti 
all'esterno delle protezioni. Se volete 
rendere ancora più solide le strutture 
che sorreggono i teli collocate dei palet- 
ti di tenuta pure all'interno delle prote- 
zioni. Fissate in seguito i teli alle strat- 
ture in maniera che il vento non li possa 
sollevare o strappare. A tale scopo im- 
piegate gli appositi fermagli ed i cavetti 
plastici - o materiali simili come, ad 
esempio, elastici ricavati da camere 
d'aria - che vanno posti a cavallo dei 
tunnel. Questi, oltre a bloccare i teli, 
evitano il loro continuo movimento 
(sbattimento) specialmente nelle locali- 
tà ventose e permettono di aprire e chiu- 
dere con facilità le protezioni. 

Per conferire una più elevata solidità 
alle strutture potrete poi, in particolare 
nel periodo più freddo dell'anno e nelle 
località ventose, interrare il telo dalla 
parte dove spira più forte il vento e pre- 
disporre l'apertura dal lato opposto. 
Ricordate che i tunnel devono resistere 
alle nevicate, ma è necessario sgombe- 
rare i teli dalla neve il più presto possi- 
bile per evitare eventuali danni sia alle 
strutture sia alle coltivazioni. 

Impiegando i tunnel potrete racco- 
gliere alcuni ortaggi freschi (lattuga da 
taglio, prezzemolo, ravanello, valeria- 
nella, radicchio da taglio e da cogliere, 
ecc.) pure nella stagione invernale e 
prolungare il periodo di utilizzazione di 
altri (radicchi da cespo, scarola, sedano, 
ecc.). 

In diversi casi (indivia riccia, scaro- 
la, radicchi da cespo e da taglio, lattuga 
da cespo e da taglio, finocchi, ecc.) per 
proteggere le piante soprattutto dai pri- 
mi freddi, potete adoperare dei veli di 
tessuto non tessuto che vanno posti di- 
rettamente sugli ortaggi senza bisogno 
di strutture di sostegno. Se lasciate sem- 
pre coperte con tessuto non tessuto le 
aiole di lattuge da taglio, cicorie da ta- 
glio e da cogliere, valerianella, rucola, 
prezzemolo potrete ottenere, al termine 
dell'inverno, produzioni precoci (anche 
in pianura padana; solo se si verificano 




Per proteggere le colture ortive dai pri- 
mi freddi potete adoperare dei veli di 
tessuto non tessuto disponendoli diret- 
tamente sulle piante senza bisogno di 
strutture di sostegno 

inverni particolarmente freddi la preco- 
cità sarà minore). È necessario comun- 
que ancorare al suolo i veli collocando 
ai loro bordi un po' di terreno. Per l'an- 
coraggio sono però più indicati dei sac- 
chetti riempiti di terra o sabbia oppure 
dei sassi specialmente se è necessario 
sollevare e ridistendere con frequenza il 
tessuto non tessuto per procedere alla 
raccolta. 

Concimazione. Per le colture che pren- 
dono l'avvio in questo periodo attenete- 
vi a quanto suggerito nella spiegazione 
della tecnica di coltivazione dei singoli 
ortaggi. 

Per l'aglio e anche per le cipolle, di 
regola è opportuno che non impieghiate 
letame o compost. Nelle colture in piena 
vegetazione eseguite le concimazioni in 
copertura per consentire alle piante di 
vegetare a pieno prima dei grandi freddi. 

A In ogni caso non esagerate mai 
con i concimi a base di azoto (sia 
di origine organica che prodotti dall'in- 
dustria chimica) specialmente sugli or- 
taggi da foglia perché potrebbero provo- 
care un eccessivo accumulo di nitrati ed 
anche peggiorare le produzioni (radic- 
chi da cespo) od ancora allungare il ci- 
clo colturale delle piante, rendendole 
meno resistenti al freddo e più facilmen- 
te attaccabili da malattie causate da fun- 
ghi microscopici. 

Utilizzo del compost. In ottobre, spe- 



cialmente se disponete di terreni com- 
patti, dopo che le colture hanno ultimato 
il loro ciclo vegetativo ed avete sgombe- 
rato le aiole, potete interrare, durante i 
lavori di vangatura, compost maturo (in 
media 2-3 chilogrammi per metro qua- 
drato; si può arrivare anche a 4-5 chili in 
suoli poveri o da poco messi a coltura, 
ma solo prima di colture esigenti quali 
pomodori, peperoni, melanzane, zucchi- 
ne, ecc.). 

In terreni più leggeri vi sono espe- 
rienze di distribuzione di compost in 
superfìcie e di un suo immediato inter- 
ramento superficiale compiuto per mez- 
zo di una zappa o di un erpicatore. In 
seguito si rende soffice e si arieggia il 
suolo non vangando, ma smuovendo il 
terreno con il forcone (viene in pratica 
eseguita solo la prima fase della vanga- 
tura in cui si interra il forcone e si 
smuove la fetta di terreno senza però ri- 
voltarla). In questo modo si ottiene il ri- 
sultato di lasciare il terreno sul posto, e 
quindi di non «disturbare» l'attività dei 
numerosissimi organismi che in esso 
vivono e contribuiscono a mantenere la 
sua fertilità. 

A Questa tecnica di lavorazione del 
suolo non viene consigliata in ca- 
so di terreni pesanti e nelle aiole molto 
infestate da malerbe. 



Aglio, cipolla bianca e colorata, ci- 
polline, porro. Da ottobre iniziate la 
messa a dimora dei piccoli bulbi di 
aglio. E consigliabile che prima di ese- 
guire l'impianto non impieghiate leta- 
me, ma che piantiate questo ortaggio 
dopo una coltura letamata con abbon- 
danza (come ad esempio pomodoro, 
melanzana, zucchino, ecc.). Fino a me- 
tà settembre seminate in semenzaio la 
cipolla bianca ed in ottobre mettete a 




A ottobre mettete a dimora le piantine 
di cipolla ottenute con le semine della 
seconda metà del mese di agosto 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



17 



V 



-i cAb 



j 



dimora le piantine ottenute con le semi- 
ne della seconda metà del mese di ago- 
sto. In genere ai primi di settembre ulti- 
mate le raccolte tanto di cipolle colora- 
te che di cipolline. 

In settembre trapiantate i porri so- 
prattutto per ottenere raccolte primave- 
rili. Pulite le colture, concimate con 



moderazione in copertura, irrigate ed 
iniziate l'imbianchimento delle colture 
più sviluppate a mezzo di successive as- 
solcature adoperando un badile od una 
assolcatrice manuale. E possibile che 
iniziate la raccolta di porri nelle aiole 
trapiantate in maggio-giugno. Le rac- 
colte si intensificano poi in ottobre. 



Anguria (cocomero), cetriolo e ce- 
triolino, melone. All'inizio del mese di 
settembre procedete ancora alle ultime 
raccolte di cocomero e melone (que- 
st'ultimo di solito non oltre il 10-15 set- 
tembre nelle colture più tardive). In set- 
tembre irrigate con moderazione ed 
eseguite le ultime raccolte di cetriolo. 



Progetto di coltivazione di un orto familiare di circa 100 metri quadrati 

a cura di Alberto Locatelli 

Esempio di orto formato da 10 aiole, con aggiornamento mensile della situazione in riferimento all'Italia 
centro-settentrionale; per le altre zone d'Italia si veda la cartina geografica riportata a pag. 19 

Per le possibili alternative consultate le tabelle delle semine e dei trapianti nonché i testi delle singole colture. 

E 

A 



Come si presenta l'orto a fine settembre 



t 
o 



Come si presenta l'orto a fine ottobre 



1 Pomodoro 



2 Pomodoro 



Peperone 
Peperoncino 



3 Melanzana 



Cavolo verza 



a Fagiolo e fagiolino 
nano 



Radicchio 
da cespo 



Spinacio 



Cicoria da 

taglio-Catalogna ì 



Carota 



7 Zucchino 



Bietola da coste 
e da orto 



, Cavolo 
1 cappuccio 



Indivia riccia 
e scarola 



Sedano 



Prezzemolo 



Aromatiche 



10 Cavolfiore 

e cavolo broccolo 



Porro 






m8.00 



1 Pomodoro 



Peperone ^ 

Peperoncino 



3 Melanzana \W> 



Cavolo verza 



sÉÉy 



4 Aglio 



Cipolla bianca ffiy 



Radicchio 
da cespo 



Spinacio 



Cicoria da 
taglio-Catalogna 



Carota 



Cicoria da jjfk >àfe 
7 taglio-Rucola- -^ 
Valeri aneli a 



Bietola da coste 
e da orto 



Cavolo 
cappuccio 



Indivia riccia 
e scarola 



9 Lattuga da \9 

taglio-Ravanello M 



Sedano 



Prezzemolo 



Aromatiche 



III 



Cavolfiore 

e cavolo broccolo 



Porro 



K 



m 8,00 



Vi proponiamo il progetto di coltivazione di un orto familiare di circa 100 metri quadrati, adatto alle esigenze di una fa- 
miglia di quattro persone. Ogni bimestre aggiorneremo il nostro progetto indicando in quale fase si trovano le colture che 
proponiamo. 



Stadio prevalente della coltura. jg, = sem ina; s? f = trapianto; v^~~= in fase di coltivazione; WSèW- in fase di raccolta; 
| | = ortaggio in coltura protetta; \ \ = aiolà libera in attesa di coltivazione. 

Per l'illustrazione dei criteri fondamentali da seguire nelle rotazioni degli ortaggi si veda il n. 1/97 a pag. 23 



18 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 



ì oU& 



j 



mentre quelle di cetriolino dovrebbero 
essere già terminate. 

Asparago. Continuate la pulizia del- 
le aiole dalle piante infestanti adoperan- 
do zappe e/o estirpatori. Se necessario, 
in settembre, irrigate. Proseguite, spe- 
cialmente in questo mese, la lotta con- 
tro la ruggine e la stemfiliosi. 

Basilico. Irrigate e raccogliete. 
Anche nel mese di ottobre potete effet- 
tuare qualche raccolta. 

Bietola da coste e da orto. Pulite le 
aiole dalle erbe infestanti usando un 
estirpatore ed irrigate, in ottobre con 
moderazione. Raccogliete le bietole da 
coste ed anche quelle da orto nelle aiole 
seminate a fine giugno-metà luglio. 

Carciofo. Le carciofaie regolarmente 
irrigate, concimate e sarchiate nei mesi 
precedenti, in questo periodo sono in 
piena vegetazione. Nel centro-sud del 
nostro Paese nel mese di settembre e in 
molti casi anche in ottobre le temperatu- 
re continuano ad essere elevate, pertanto 
non sospendete la pratica irrigua in mo- 
do da garantire un costante livello d'u- 
midità nel terreno. Le irrigazioni, in 
ogni caso, devono essere valutate in re- 
lazione all'ambiente in cui si opera e al- 
l'andamento stagionale. 

A Nella conduzione della pratica ir- 
rigua, evitate sempre gli eccessi 
d'acqua, vista l'elevata sensibilità delle 
piante all'asfissia e al marciume radica- 
le, e gli stress idrici che potrebbero ac- 
centuare notevolmente le perdite di pro- 
dotto per «atrofia del capolino». I capo- 
lini atrofici sono quelli che rimangono 
molto piccoli con le punte delle brattee 
che spesso imbruniscono e poi dissecca- 
no. Le brattee più esterne a volte conti- 
nuano ad accrescersi normalmente, per 
questo la metà superiore del capolino è 
vuota, tanto che volgarmente sono detti 
anche «carciofi monaci». 

Alla metà di settembre, nelle piante 
delle varietà più precoci come la 
«Catanese», potete effettuare la scar- 
ducciatura, pratica colturale che si ese- 
gue nelle carciofaie che hanno durata 
superiore ad un anno e che consiste nel- 
l'eliminare i polloni (carducci) in so- 
prannumero emersi dalla ceppaia dopo 
la ripresa vegetativa. Generalmente, alla 
base d'ogni pianta, di tutti i carducci che 
si sono formati, ne vengono lasciati solo 
2-3, i più vigorosi, in relazione alla fer- 
tilità del terreno e al sesto d'impianto: 
distanze superiori al metro sulla fila 
consentono di allevare un maggior nu- 
mero di carducci. Si ricorda che i car- 
ducci, come gli ovoli (vedi «i Lavori» di 
luglio-agosto 2002, pag. 19), possono 
essere utilizzati per impiantare una nuo- 
va carciofaia; in questo caso selezionate 
i carducci migliori (sani, ben sviluppati, 



Ne «i Lavori» e nei calendari in ge- 
nere che vengono pubblicati su Vita 
in Campagna ci si riferisce al clima 
della pianura padana (0). Orien- 
tativamente in settembre-ottobre i 
lettori delle altre zone dovranno po- 
sticipare le pratiche colturali fino a 
25-30 giorni (Sicilia +25/30) o anti- 
cipare di 10-20 giorni (zone preal- 
pine e alpine -10/20). Ad esempio 
nel mese di ottobre la lattuga da ta- 
glio può venire seminata a pieno 
campo in molte località dell'Italia 
centro-meridionale, mentre in varie 
zone del settentrione è opportuno 
eseguire la semina, dalla metà del 
mese in poi, solo sotto protezioni 



4-10/20 ■ 

-05/10 I I 
-10/20 [ i 
-20/25 ^M 
-20/30 I I 
-25/30 ■ 




con una lunghezza di 30-40 cm e prov- 
visti di 4-5 foglie la cui estremità viene 
tagliata al momento dell'impianto), pre- 
ferendo quelli a foglia lanceolata ed a 
lamina intera, che rappresentano un in- 
dice di precocità, e scartando quelli a fo- 
glie settate certamente più tardivi. 
Inoltre, i carducci destinati a divenire 
materiale di propagazione, si devono 
staccare dalla pianta madre pochi giorni 
prima del loro piantamento e per ottene- 
re risultati soddisfacenti è preferibile 
prelevarli da piante sane di 2-3 anni di- 
mostratesi precoci e produttive. 

Terminato il lavoro di scarducciatu- 
ra, concimate il terreno distribuendo la 
seconda dose di concime azotato (5-6 
grammi per pianta di nitrato di sodio o 
di calcio); fate seguire alla concimazio- 
ne un'erpicatura superficiale tra le file 
che, oltre ad essere finalizzata allo smi- 
nuzzamento del terreno, serve per inter- 
rare il concime ed eliminare le erbe infe- 



stanti. Tra la fine di settembre e l'inizio 
del mese d'ottobre, continuate a sommi- 
nistrare acqua, ma con intervalli sempre 
più lunghi visto che le temperature si 
abbassano e cominciano ad aversi le pri- 
me piogge autunnali. 

Generalmente, nella prima quindici- 
na d'ottobre, le piante delle varietà più 
precoci come la «Catanese» entrano in 
produzione; in questa varietà la produ- 
zione media di capolini per pianta è di 
circa 6-9 capolini per il consumo fresco 
e 5-8 per utilizzazione conserviera. 
Raccolgliete i carciofi per il consumo 
fresco a completo sviluppo, quando pre- 
sentano le brattee ben chiuse e raggiun- 
gono le dimensioni ed il peso tipici del- 
la varietà (circa 150 grammi) recidendo 
il gambo con un taglio a becco di flauto 
a circa 1 5 cm dalla base del capolino. 

Cardo. Pulite le aiole impiegando so- 
prattutto zappe. Concimate moderata- 
mente in copertura, specialmente le col- 




/ carducci ottenuti con la pratica della scarducciatura si possono utilizzare per im- 
piantare una nuova carciofaia; preferite quelli a foglia lanceolata ed a lamina in- 
tera, caratteristiche che sono indice di precocità (a sinistra). Raccogliete i carcio- 
fi per il consumo fresco a completo sviluppo, quando presentano le brattee ben 
chiuse (a destra) 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



19 



V 



cita 



J 



ture meno sviluppate, ed irrigate. In otto- 
bre potete iniziare a porre in bianco le 
piante che hanno raggiunto le maggiori 
dimensioni. 

Carota. Mantenete pulite le aiole aiu- 
tandovi con un piccolo estirpatore. Nelle 
colture tardive potete ancora concimare 
leggermente in copertura (a settembre). 
Irrigate e raccogliete. 

Catalogna. Vedi radicchio. 

Cavolfiore, cavolo broccolo, cavolo 
cappuccio, cavolo vena, cavolino di 
Bruxelles. Pulite le aiole zappando leg- 
germente in superficie oppure impie- 
gando un piccolo estirpatore, concimate 
con prudenza in copertura (le varietà 
tardive e sempre lontano dalla raccolta) 
ed irrigate. Già da settembre procedete 
alla raccolta dei vari tipi di cavolo (in 
genere varietà precoci e medio-precoci 
estivo-autunnaìi) via via che l'infiore- 
scenza (cavolfiore, broccolo) o la palla 
(cavolo cappuccio, verza) raggiungono 
la consistenza e le dimensioni caratteri- 
stiche delle varietà di appartenenza. 

Per raccogliere i cavoli - tranne 
quello di Bruxelles di cui però nei pic- 
coli orti non vengono, di regola, colti- 
vate varietà precoci - impiegate un col- 
tello a lama lunga. 

Cetriolo. Vedi anguria (cocomero). 

Cicoria. Vedi radicchio. 

Cipolla. Vedi aglio. 

Fagiolo e fagiolino. Pulite le aiole, 
se necessario irrigate, e raccogliete fino 
ad ottobre inoltrato. 

Finocchio. In settembre diradate le 
piantine nelle colture seminate a fine 
luglio-primi di agosto. Ai primi del me- 
se effettuate gli ultimi trapianti se avete 
seminato in semenzaio. In seguito puli- 
te le aiole. concimate con molta cautela 
in copertura ed irrigate. 

Ponete in bianco le coltivazioni di fi- 
nocchio iniziando da quelle più svilup- 
pate (semine di fine giugno-primi di lu- 




Le semine di settembre in piena aria (pianura padana) 

(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina pubblicata a pagina 19) 


Periodo 


Ortaggio 


Quantità 
di seme 

g/m 2 


Semi per 
grammo 

n. 


Durata 
della coltura 

giorni (') 


Entro metà set- 
tembre 


Cipolla bianca (semenzaio) ( 2 ) 

Prezzemolo 

Ravanello 


3,5-5 
2,5-3,5 
0,5-2,5 


250-300 

500 
80-120 


120-210(240) 

70-110(210) 

25-40 (70) 


Per tutto il mese 


Lattuga da taglio 
Cicoria da taglio 
e da cogliere 
Rucola 
Spinacio 
Valerianella 


6-10 

4-8 

0,5-1.0 
2-4 
1-1,5 


800 
600-750 

500 

80-100 

600-1000 


50-80 
60-80(150) 

40-70 (90) 

70-90(180-210) 

70-90(150) 


(') Numero approssimativo dei giorni che intercorrono tra la semina e la raccolta. I dati tra parentesi ri- 
guardano le colture che si attuano in condizioni non ottimali o che devono trascorrere nel terreno la sta- 
gione autunno-invernale. ( 2 ) Per la cipolla, pur essendo ancora valida la produzione di piantine in se- 
menzaio, per semplicità è consigliabile seminare in contenitore (meglio due semi per alveolo tenendo poi 
la piantina migliore). 



I trapianti di settembre in piena aria (pianura padana) 

(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina pubblicata a pagina 19) 


Periodo 


Ortaggio 


Distanze d'impianto 


tra le file 

cm 


sulla fila 

cm 


Ai primi di settembre 


Finocchio 


(50) 60-70 


20 


Entro metà settembre 


Cicoria catalogna 
Cicoria pan di zucchero 
Radicchio chioggiotto tardivo 
Radicchio di Castelfranco 
Radicchio di Treviso tardivo 
Radicchio di Verona 


30-50 
30-40 
30-40 
30-40 
30-40 
30-40 


25-50 
30-40 
25-40 
30-40 
25-30 
20-30 


Entro fine settembre 


Radicchio di Verona (produzioni 
tardive) 


30-40 


20-30 


Per tutto il mese 


Porro (produzioni primaverili) 


40-80 


10-15 



Verso la fine di settembre è possibile 
iniziare le raccolte nelle aiole in cui 
avete messo a dimora le varietà preco- 
ci di finocchio 



glio) a mezzo di assolcature. Per ese- 
guire questo lavoro potete impiegare 
una zappa a lama quadrata o rettangola- 
re o un badile in caso soprattutto di ter- 
reni sciolti oppure ancora un'assolcatri- 
ce manuale. Verso la fine di settembre è 
possibile iniziare le raccolte nelle aiole 
in cui avete messo a dimora le varietà 
precoci di finocchio (semine di fine giu- 
gno). In ottobre la raccolta nelle regioni 
settentrionali raggiunge il massimo. 

Fragola. Entro i primi di settembre 
ultimate gli impianti in aiole ben drena- 
te e coperte da pacciamatura, utilizzan- 
do piante in vegetazione possibilmente 
prodotte con il pane di terra. Seguite 
con leggere e ripetute irrigazioni le 
piantine appena messe a dimora. In 
mancanza di piogge irrigate con mode- 
razione ed eventualmente sostenete con 
leggere concimazioni (vedere quanto 
indicato ne «i Lavori» di maggio-giu- 
gno 2002 a pag. 21) le colture di varietà 



rifiorenti ancora in produzione. Togliete 
le piante infestanti che non di rado si 
sviluppano nei fori della pacciamatura. 
Raccogliete, sempre se coltivate varietà 
rifiorenti, fino a quando le condizioni 
climatiche consentono la maturazione 
dei frutti. 

Indivia riccia e scarola. Pulite le aio- 
le ed irrigate (con moderazione in otto- 
bre). Ponete in bianco le piante legando 
i cespi (soprattutto indivia riccia) con un 
elastico o con un legaccio simile, quan- 
do sono asciutti. Via via che la parte in- 
terna delle indivie diventa bianca - in 
rapporto alle caratteristiche delle diverse 
varietà - raccogliete le piante eliminan- 
do le foglie esterne avariate e non utiliz- 
zabili. Quando raccogliete potete impie- 
gare una vanga per togliere le piante dal 
terreno, mentre per asportare le radici e 
foglie guaste ed avariate potete utilizza- 
re un coltello a lama lunga. 

Lattuga a cappuccio e da taglio. 



20 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



"V 



GÌiO 



I 



Pulite le aiole di lattughe a cappuccio 
impiegando un piccolo estirpatore ed ir- 
rigate, in ottobre con molta prudenza. 
Raccogliete - in settembre - le ultime 
piante delle varietà estive e quindi ini- 
ziate ad utilizzare quelle autunnali tanto 
del tipo «Trocadero» (cappuccina) che 
Iceberg (Brasiliana). Seminate la lattu- 
ga da taglio, di preferenza a file, in pie- 
na aria per tutto settembre ed anche in 
ottobre se in seguito collocherete sulle 
aiole delle protezioni. Irrigate con mol- 
ta prudenza. Dalla fine di settembre po- 
tete iniziare le raccolte pure delle lattu- 
ghe da taglio (semine effettuate nella 
seconda quindicina di agosto). 

Melanzana, peperone e peperonci- 
no, pomodoro. Pulite le aiole, effettua- 
te le ultime concimazioni in copertura 
(settembre) e irrigate preferibilmente 
per infiltrazione laterale dentro solchi 
oppure a mezzo di manichette. 

Continuate a legare ai tutori ed a te- 
nere sempre ben sorrette le piante, spe- 
cialmente quelle di pomodoro. Potete 
raccogliere pure per tutto il mese di ot- 
tobre (o quasi per il pomodoro) anche 
se in quantità minori rispetto ai mesi 
precedenti. 

Melone. Vedi anguria (cocomero). 

Patata. Sorvegliate i tuberi conserva- 
ti in magazzino per entrambi i mesi per- 
ché la presenza di qualche patata guasta 
potrebbe provocare ulteriori marciumi. 
Se lo ritenete opportuno, in rapporto an- 
che alle vostre necessità ed agli usi che 
ne fate, suddividete le patate a seconda 
delle loro dimensioni (piccole, medie, 
grosse). 

Peperone. Vedi melanzana. 

Pomodoro. Vedi melanzana. 

Porro. Vedi aglio. 

Prezzemolo e sedano. Pulite le aiole 
aiutandovi con un piccolo estirpatore, 
concimate eventualmente in copertura. 




Le semine di ottobre in piena aria (pianura padana) 


(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina pubblicata a pagina 19) 






Quantità 


Semi per 


Durata 


Periodo 


Ortaggio 


di seme 


grammo 


della coltura 






g/m 2 


n. 


giorni 


Per tutto 


Lattuga da taglio 


6-10 


800 


50-80 


il mese (') 


Cicoria da taglio e da co- 
gliere 


4-8 


600-750 


60-80(150) 




Ravanello 


1,5-2,5 


80-120 


25-40 (70) 




Rucola 


0,5-1,0 


500 


40-70 (90) 




Spinacio 


2 ' 


80-100 


70-90(180-210) 




Valerianella 


1-1,5 


600-1000 


70-90(150) 


(') Nelle località in cui il freddo giunge precocemente, comprese diverse zone della pianura padana, è op- 


portuno seminare sotto protezioni lattuga da taglio, radicchi da taglio e da cogliere, ravanelli e valeria- 
1 nella, già a partire da metà ottobre. 



I trapianti di ottobre in piena aria (pianura padana) 

(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina pubblicata a pagina 19) 


Periodo 


Ortaggio 


Distanze d'impianto 


tra le file 

ero 


sulla fila 

cm 


Per tutto il mese 


Aglio (') 
Cipolla bianca 


25-40 
25-40 


10-15 

15-25 


(') H ciclo di coltivazione dell'aglio dura, iniziando la coltura in autunno, 240-270 giorni, mentre par- 
tendo da fine febbraio si riduce a 140-160 giorni. 



Procedete in questo periodo alla rac- 
colta del sedano 



ma con quantità molto limitate di conci- 
me (settembre), irrigate, soprattutto il 
sedano, per infiltrazione laterale attuata 
mediante piccoli solchi (con prudenza 
in ottobre). 

Seminate il prezzemolo fino a metà 
settembre per raccogliere nella prossi- 
ma primavera, o prima se proteggerete 
le colture. Ponete in bianco le varietà di 
sedano che lo richiedono. Procedete 
quando le piante sono asciutte legando- 
le e avvolgendole con paglia e/o carto- 
ni. Evitate, in linea di massima, per 
questo tipo di imbianchimento l'uso di 
teli plastici neri impiegati per la paccia- 
matura. Eseguite la raccolta tanto di 
prezzemolo che di sedano. 

Radicchio e cicoria. Seminate, pre- 
feribilmente a file, varietà da taglio e da 
cogliere e trapiantate - anche la catalo- 
gna - come indicato nelle tabelle. Pulite 
le aiole e concimate in copertura le va- 
rietà da cespo, ma unicamente in terreni 
poco fertili e con piccole quantità di 
concimi azotati (ad esempio con nitrato 
ammonico 26, 6-7 grammi ogni metro 
quadrato da distribuire 2 al massimo 3 
volte, oppure con fertilizzanti ammessi 
nelle colture biologiche come quelli 
contenenti guano). Dopo la distribuzio- 
ne in copertura interrate i concimi a 
mezzo di una leggera zappatura o di una 
estirpatura superficiale. 

Se coltivate il radicchio trevigiano 



precoce potete iniziare la legatura delle 
piante più sviluppate solo quando le fo- 
glie sono asciutte. Verso la fine di set- 
tembre è possibile iniziare la raccolta 
dei tipi da taglio, della catalogna semi- 
nata per prima ed anche di qualche ce- 
spo di radicchio chioggiotto precoce e 
«pan di zucchero». Le raccolte di radic- 
chi si intensificano notevolmente in ot- 
tobre. Verso la metà di questo mese, se 
lo ritenete opportuno, proteggete sia i 
radicchi da taglio che da cogliere. 

Ravanello. Seminate a pieno campo, 
anche in questo caso possibilmente a fi- 
le, fino a metà settembre; in ottobre po- 
tete ancora seminare, ma in coltura pro- 
tetta, soprattutto nella seconda quindi- 
cina del mese tranne che nelle località 
dove il freddo arriva precocemente. 
Irrigate con moderazione ed iniziate la 
raccolta a partire dalle colture seminate 
nella seconda quindicina di agosto. 

Rucola. Vedi valerianella. 

Scarola. Vedi indivia riccia. 

Sedano. Vedi prezzemolo. 

Spinacio. Seminate sia in settembre 
sia in ottobre. Le semine più tardive da- 
ranno le loro produzioni nella primave- 
ra successiva. 

Non eccedete nelle concimazioni 
specialmente con sostanza organica e/o 
concimi a base di azoto per evitare l'ac- 
cumulo di nitrati nelle foglie. Preferite, 
anche in questo caso, la semina dopo 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



21 



V 



olio 



j 




Come effettuare l'imbianchimento 
degli ortaggi a mezzo della legatura 

Vi sono alcuni ortaggi che per esprimere tut- 
te le loro qualità gustative e visive abbiso- 
gnano di venire posti in bianco: sì impedisce 
cioè alla luce eli arrivare alle piante e quindi 
si rallenta moltissimo, o si blocca, la funzio- 
ne della fotosintesi. A mezzo della fotosintesi 
viene prodotta la clorofilla che fa assumere 
alle piante il colore verde. Talora la clorofilla 
«maschera» la presenza di altre sostanze co- 
loranti (pigmenti), ma se questa non viene più 
prodotta, o prodotta in minore quantità, per- 
ché si applica qualche tecnica di imbianchi- 
mento o le temperature rallentano molto questa funzione, si manifestano i co- 
lori caratteristici della specie e/o della varietà, E questo il caso dei radicchi 
veneti che sono spesso vivacemente colorati. In ogni caso le parti imbianchi- 
te sono più tenere, sovente più croccanti e/o meno amare, molto più gradevo- 
li dal punto di vista gustativo. Il sistema più semplice per attuare l 'imbianchi- 
mento è quello della legatura dei cespi. 

Nell'indivia riccia, nella scarola, nel radicchio precoce di Treviso e talora an- 
che nel sedano da consumare in insedata, V imbianchimento, pur essendo sta- 
te selezionate varietà che, almeno in parte, imbianchiscono da sole, viene at- 
tuato di frequente tramite la legatura dei cespi. Questo sistema consiste nel 
chiudere il cespo, raggruppando le foglie con le mani e poi legandolole a mez- 
zo di un cavetto di materiale plastico, di uno spago (meglio se di materiale 
plastico) oppure di un elastico di adeguate misure. 

I cespi devono venire legati quando sono asciutti (in genere nel pomeriggio, 
meglio in una giornata soleggiata e ventilata) perché la condensa che si for- 
ma al loro interno può causare marciumi che portano alla perdita parziale o 
totale del prodotto. 

La durata del periodo di legatura varia da 10-12 a 20-25 giorni a seconda 
delle temperature del periodo (meno giorni con alte temperature, più giorni 
con basse temperature). Le operazioni di legatura si possono eseguire, anche 
per poche piante, in modo scalare per avere raccolte e utilizzazioni meno con- 
centrate. 

Per l'imbianchimento è invece da evitare la copertura dei cespi con vasi di 
materiale plastico, di terracotta, contenitori di cartone e simili perché l'am- 
biente chiuso all'interno di questi recipienti porta in breve tempo alla com- 
pleta invasione dei cespi da parte di marciumi che distruggono le piante. 
Durante l'imbianchimento sarebbe consigliabile non eseguire irrigazioni, ma 
in estate con alte temperature e/o con tempo asciutto è necessario dare acqua 
con molta moderazione senza bagnare la foglie. 



coltivazioni ben concimate - senza 
quindi eseguire altre concimazioni - 
per sfruttare la «fertilità residua» che 
queste colture lasciano nel terreno. 
Pulite le colture ed irrigate senza ecce- 
dere. In ottobre inoltrato è possibile ini- 
ziare la raccolta nelle colture seminate a 
circa metà agosto. 

Valerianella e rucola. Seminate 
possibilmente a file. Le ultime semine 
in piena aria di valerianella, cioè quelle 
di ottobre, forniranno la loro produzio- 
ne a fine inverno-inizio primavera, o 
prima se proteggerete le aiole. Per la 
concimazione regolatevi come per lo 
spinacio. Al fine di facilitare la germi- 
nazione coprite le aiole con un velo di 
tessuto non tessuto. In ottobre, in molte 




Se le piante di pomodoro sono interes- 
sate da attacchi di peronospora inter- 
venite immediatamente con prodotti 
specifici alla comparsa dei primi sinto- 
mi (vedi testo) 



località, è però consigliabile la semina 
in coltura protetta tanto di valerianella 
che di rucola. Pulite le colture in atto e 
irrigate con modeste quantità d'acqua. 
In ottobre (anche prima la rucola) pote- 
te iniziare la raccolta nelle colture semi- 
nate nella seconda metà di agosto. 

Zucca e zucchino. Eseguite la rac- 
colta delle zucche - di solito quando la 
vegetazione si esaurisce e le piante si 
seccano - e fatele asciugare con cura 
possibilmente sotto una tettoia ben 
arieggiata, prima di porle in magazzino. 

All'inizio di settembre concimate an- 
cora con moderazione lo zucchino in co- 
pertura. Pulite le aiole, irrigate e racco- 
gliete anche fino ad ottobre inoltrato. 

Interventi fitosanitari 

Asparago. In questo periodo stagionale 
le piante sono fortemente esposte agli at- 
tacchi della ruggine (Puccinia asparagi) 
che determina la comparsa di pustole 
rugginose. Le piante colpite deperiscono 
e la vegetazione dissecca anticipatamen- 
te con conseguenti ripercussioni negati- 
ve sull'accumulo di sostanze di riserva e 
sulla produzione della prossima annata. 
Per ostacolare lo sviluppo della malattia 
effettuate 2-3 trattamenti, ad intervalli di 
7-8 giorni, impiegando ossicloruro di ra- 
me-50 (bio, irritante) alla dose di gram- 
mi 30 per 10 litri d'acqua. 
Cavoli. Su queste piante sono comuni le 
infestazioni larvali della cavolaia (Pieris 
brassicae) e della mamestra (Maine stra 
brassicae) che compiono erosioni fo- 
gliari più o meno ampie e nelle situazio- 
ni più gravi finiscono per scheletrizzare 
l'intera vegetazione. Alla comparsa del- 
le larve ricorrete ad un trattamento con 
Bacillus thuringiensis vai", kurstaki (bio, 
non classificato), alla dose di 10 grammi 
per 10 litri di acqua o impiegate delta- 
metrina-1.63 (irritante) alla dose di 
millilitri 8 per 10 litri d'acqua. 
Quest'ultimo prodotto è efficace anche 
nei confronti delle attiche (Phyllotreta 
nigripes e specie affini). 
Pomodoro. Le piante sono fortemente 
esposte ai rischi di infezioni di perono- 
spora (Phytophthora ìnfestans), respon- 
sabili del rapido decadimento vegetativo 
e produttivo delle piante. Considerate le 
raccolte ravvicinate, la difesa può essere 
realizzata esclusivamente con preparati 
che hanno un brevissimo periodo di si- 
curezza. A tal fine potete impiegare azo- 
xistrobin-23,2 (Ortiva-Syngenta, non 
classificato, alla dose di millilitri 10 per 
10 litri d'acqua), ripetendo il trattamen- 
to dopo 7-10 giorni. 

Nei confronti delle infestazioni della 
cimice verde (Nezara viridula) interve- 
nite con deltametrina-1,63 (irritante), al- 



22 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 



Atti 



j 



la dose di millilitri 8 per 10 litri d'acqua. 
Zucchino. La vegetazione fogliare è fre- 
quentemente soggetta alle infezioni di 
mal bianco, nei confronti delle quali po- 
tete ricorrere a trattamenti settimanali 
con zolfo bagnabile-80 (bio, non classi- 
ficato) alla dose di grammi 30 per 10 li- 
tri d'acqua. In alternativa potete utilizza- 
re azoxistrobin-23,2 (non classificato, 
alla dose di millilitri 8 per 10 litri d'ac- 
qua), oppure trifloxistrobin (Flint- 
Bayer, irritante) alla dose di grammi 1,5 
per 10 litri d'acqua, ripetendo il tratta- 
mento dopo 8-10 giorni. Per entrambi i 
prodotti il periodo di carenza è di soli 3 
giorni. 



PIANTE AROMATICHE 
E OFFICINALI 

(vedi illustrazioni ne «i Lavori» 

di gennaio-febbraio, suppl. 

al n. 1/2002, pag. 24) 

Lavori 

Settembre, tra tutti i mesi dell'anno, 
è forse quello in cui è più piacevole la- 
vorare nell'orto; passato il gran caldo 
estivo, i pomeriggi ancora lunghi e le se- 
rate luminose ci permettono di godere il 
dolce calore del sole, che in alcune zone 
dell'Italia settentrionale può essere dav- 
vero l'ultimo fino alla successiva prima- 
vera. I diserbi si fanno via via più radi, le 
innaffiature meno necessarie e si posso- 
no così godere i colori e i profumi delle 
ultime raccolte. 

Subito dopo le raccolte è tempo di 
provvedere alla cosiddetta lavorazione 
principale del terreno: provvedete ad 
una vangatura, la cui profondità ideale è 
di circa 30 centimetri e. nel caso in cui 
decidiate di provvedere ad una concima- 
zione, stendete preventivamente sulla 
superficie del terreno uno strato di leta- 
me ben maturo o, in alternativa, di stal- 
latico, facilmente reperibile negli empo- 
ri agrari e garden center; l'operazione di 
vangatura permetterà così l'interramen- 
to del concime. 

Le infestanti raccolte ancora allo sta- 
dio vegetativo, senza semi, possono ser- 
vire per continuare la preparazione del 
compost, insieme con le prime foglie 
cadute e gli scarti delle raccolte: evitate 
in ogni caso di utilizzare parti di piante 
attaccate da virus o con evidenti malat- 
tie fungine in modo da limitare, per 
quanto possibile, la diffusione delle ma- 
lattie stesse. 

Ad ottobre l'autunno che, secondo le 
zone, si era più o meno annunciato già 
in settembre, diventa ora padrone della 
situazione con le sue piogge, le prime 
nebbie, le giornate via via più corte e le 



prime basse temperature. 

Le colture più delicate devono essere 
protette ed il modo più efficace per farlo 
è realizzare tunnel costituiti da archi 
metallici ricoperti da un film plastico 
trasparente. Fissate il film agli archi con 
delle clips e provvedete ad interrarlo 
lungo i lati maggiori: è comunque im- 
portante ricordare che, fino all'arrivo 
dei grandi freddi, un'arieggiatura gior- 
naliera è necessaria ed occorre perciò 
poter agevolmente aprire e chiudere le 
due testate del tunnel. 

Se le piogge non sono molto fre- 
quenti continuate ad innaffiare modera- 
tamente solo le piante più bisognose. 

Continuate a raccogliere i semi dalle 
piante con le caratteristiche migliori, co- 
gliendoli nel momento del viraggio del 
colore dal verde al bruno, e provvedete 
poi ad una ulteriore essiccazione dispo- 
nenedoli su fogli di giornale o cartoni. 

I semi così preparati vanno poi con- 
servati in sacchetti di carta o di tela e ri- 
posti in locali asciutti in modo che pos- 
sano mantenere intatta la loro germina- 
bilità. 

Nelle zone ad andamento climatico 
più favorevole sono possibili le prime 
semine all'aperto, in tutti gli altri casi è 
comunque buona cosa effettuare le se- 
mine in semenzaio e ripone in luoghi ri- 
parati le piantine successivamente ripic- 
chettate in piccoli vasi. 



Calendula. In questo periodo potete 
raccogliere il seme delle piante a fine ci- 
clo ed iniziare le semine; considerate 
che la semina autunnale, rispetto a quel- 
la primaverile, produce piante con capo- 
lini più grossi e quindi rese più elevate. 

Camomilla romana. Continuate la 
raccolta degli ultimi capolini. Abbiate 
cura di controllare la sistemazione del 
terreno su cui si sviluppa la coltura, ri- 




//) questo perìodo potete effettuare la 
raccolta del seme dalle piante di calen- 
dula a fine ciclo 



cordate che la camomilla romana non 
sopporta il terreno asfittico ed i ristagni 
d'acqua; provvedete a riordinare i cana- 
li di sgrondo. 

Ruta. Le raccolte delle cunette sono 
ormai finite, è ora il tempo di raccoglie- 
re il seme e provvedere ad una potatura 
delle infiorescenze essiccate. 

Issopo. Se le vostre piante sono già al 
secondo anno di impianto è possibile ef- 
fettuare un secondo raccolto nel mese di 
ottobre; ricordate che il taglio, se volete 
salvaguardare la vita della pianta, deve 
essere effettuato ad un'altezza di circa 
15 centimetri dal suolo. 

Maggiorana. E possibile una secon- 
da raccolta a fine estate; anche per la 
maggiorana è necessario operare ad una 
distanza dal suolo di 8-10 centimetri 
per non compromettere il suo rapido ri- 
caccio. 

Timo. In zone con clima caratteriz- 
zato da una certa piovosità è possibile 
un secondo raccolto in agosto-settem- 
bre; poiché le porzioni della pianta più 
ricche di olio essenziale sono quelle ba- 
sali, le operazioni di raccolta devono da 
un lato permettere l'asportazione delle 
parti più ricche in olio e dall'altro ri- 
spettare le porzioni legnose della pianta 
dalle quali prenderanno origine i futuri 
ricacci. 



Interventi fitosanitari 

Normalmente non necessari; in ogni 
caso eliminate tutte le parti malate delle 
piante. 

A cura di: Silvio Caltran (Lavori: Or- 
taggi); Sandra lacovone (Lavori: Car- 
ciofo); Aldo Pollini (Interventi fitosani- 
tari: Ortaggi); Lorenzo Roccabruna 
(Lavori e interventi fitosanitari: Piante 
aromatiche e officinali). 

Ricordiamo le classi di tossicità attribuite 
agli antiparassitari, nell'ordine dal massimo 
al minimo: mollo tossico - tossico - nocivo - 
irritante - non classificato. L'aggiunta di 
bio, significa che l'antiparassitario è am- 
messo nell'agricoltura biologica. 
Ricordiamo inoltre che gli antiparassitari 
contrassegnati come irritante e non classifi- 
cato sono acquistabili da chiunque, anche 
senza il «patentino», che è invece richiesto 
per l'acquisto degli antiparassitari con- 
trassegnati come molto tossico, tossico e no- 
civo, data la loro pericolosità. 
Sul numero 3/2001 di Vita in Campagna è 
pubblicato l'elenco dei prodotti fitosanitari 
consigliati (pagina 43) con la relativa tabella 
di miscibilità (pagina 47) e con i nomi com- 
merciali dei principi attivi (pagina 46). 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA l )/2002 



23 



LAVORI COMUNI 
A TUTTE LE SPECIE 



Preparazione dei nuovi impian- \^ 

ti. Nel terreno destinato a nuovi 
impianti nel prossimo inverno pro- 
cedete alla lavorazione del terreno pri- 
ma delle piogge autunnali per evitare il 
compattamento causato dal passaggio 
dei mezzi meccanici pesanti su suolo 
bagnato. 

In genere è consigliabile eseguire 
una impuntatura e un'aratura superficia- 
le. Lo scopo di queste lavorazioni è 
quello di smuovere il suolo in profondi- 
tà senza portare in superficie strati pro- 
fondi di terreno inerte. 

La impuntatura va effettuata alla pro- 
fondità di circa 70-80 cm. La profondità 
dell'aratura non deve invece superare lo 
spessore dello strato attivo, che è la parte 
più superficiale del terreno dove si svol- 
gono tutte le principali attività microbio- 
logiche e nella quale si sviluppa la mag- 
gior parte dell'apparato radicale degli al- 
beri da frutto. In genere lo strato attivo 
non va oltre i 30-40 cm di profondità. 

Una volta eseguite queste lavorazioni 
di base il terreno va lasciato a riposo fi- 
no alla lavorazione pre-impianto con er- 
pici o frangizolle che si eseguirà poco 
prima della messa a dimora degli astoni. 

Se avete in programma di reimpian- 
tare un nuovo frutteto in un terreno dal 
quale avete estirpato recentemente altre 
piante da frutto ricordate di approfittare 
di questo intervallo colturale per prepa- 
rare bene il terreno al nuovo impianto. 
In particolare dovete asportare nel mi- 
glior modo possibile tutti i residui radi- 
cali delle vecchie piante estirpate, resi- 
dui che possono ospitare parassiti tra- 
smissibili al nuovo impianto, quali fun- 
ghi, batteri o nematodi responsabili di 
marciumi e tumori radicali. 

Per fare questo, prima di eseguire le 





Preparazione del terreno per ì nuovi 
impianti dì alberi da frutto. Con la ri- 
punta,tura si smuovono gli strati più 
profondi del suolo, senza portarli in 
superficie, per favorire l'arieggia- 
mento e la circolazione dell'acqua. 
Alla ripuntatura seguirà un 'aratura 
superficiale 




operazioni prima descritte, lavorate il 
terreno con un coltivatore, a passaggi 
incrociati, in modo che le punte dell'at- 
trezzo imbriglino le radici portandole in 
superficie dove saranno raccolte ed al- 
lontanate dal terreno. È un'operazione 
da compiere almeno due-tre volte, spe- 
cie se avete estirpato piante con grande 
apparato radicale. Tali ripetuti passaggi 
inoltre, se eseguiti in settembre con 
temperature ancora alte, sono molto uti- 
li anche per liberare il suolo dalle erbe 
infestanti perennanti, come ad esempio 
la sorghetta. che sono sempre un pro- 



In caso di reimpianto su terreno già occupato da precedente frutteto lavorate il ter- 
reno con un coltivatore a passaggi incrociati (a sinistra), in modo che le punte del- 
l'attrezzo imbriglino le radici delle vecchie piante portandole in superficie. In se- 
guito raccoglietele ed allontanatele dal terreno (a destra) 



blema nei nuovi impianti. Al so- 
praggiungere dall'autunno ese- 
guite poi le lavorazioni di base pri- 
ma descritte. 

Se prevedete di mettere a dimo- 
ra piante singole, magari all'inter- 
no di un frutteto già in essere, la la- 
vorazione del terreno sarà forzatamente 
localizzata ed in tal caso sarà difficile 
poterla fare con attrezzature meccani- 
che. Potete allora eseguire il cosiddetto 
scasso a buche scavando manualmente 
buche profonde 50-70 cm e larghe quan- 
to basta per raggiungere tale profondità 
con gli attrezzi manuali. Le buche devo- 
no essere riempite con terra buona alme- 
no 20-30 giorni prima della messa a di- 
mora degli astoni per consentire l'asse- 
stamento del terreno. 

Potete distribuire la concimazione 
di fondo prima delle lavorazioni per po- 
terla amalgamare bene al suolo. In ge- 
nere ricordate che in pre-impianto sono 
utili le somministrazioni di concimi or- 
ganici, nonché di concimi fosfatici. I 
fertilizzanti chimici azotati in particola- 
re ma anche i potassici, invece, in virtù 
della loro rapida solubilità e mobilità 
nel terreno, possono tranquillamente 
essere distribuiti dopo il germoglia- 
mento degli astoni. 

Il fertilizzante organico ideale è il le- 
tame bovino maturo da usare nella quan- 
tità di 30-50 quintali per 1.000 metri 
quadrati. Esso serve, oltre che per arric- 
chire il terreno in elementi nutritivi e so- 
stanza organica, anche per migliorarne 
la struttura. 

Se disponete di altri concimi organici 
di origine animale (letame equino, ca- 
prino o pollina) potete comunque usarli 
purché siano ricchi di substrato organico 
(paglia, truciolo di legno o altro) e sta- 
gionati in concimaia già da alcuni mesi. 
Sono invece sconsigliabili i liquami poi- 
ché non hanno massa organica e gene- 
ralmente sono troppo ricchi in azoto. 

Se non disponete di fertilizzanti or- 
ganici potete ricorrere al sovescio con 
essenze leguminose come descritto ne- 
gli articoli pubblicati sui numeri 1 1 e 
12/2001 di Vita in Campagna; tale pra- 
tica è particolarmente indicata nei suoli 
sabbiosi per aumentare il contenuto in 
sostanza organica. 

Per la concimazione fosfatica potete 
impiegare perfosfato minerale- 19 nella 
quantità di 50-60 kg per 1.000 metri 
quadrati, oppure scorie Thomas- 16 alla 
dose di 65-70 kg per 1.000 metri qua- 
drati. La concimazione fosfatica è pre- 
feribilmente da incorporare al terreno 
con l'aratura, poiché il fosforo è un ele- 
mento nutritivo poco mobile nel suolo e 
gli apporti somministrati in superficie 
raggiungono lentamente le radici. 



24 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 



(3flfiuM(} J 



Il vostro frutteto familiare inerbito di 1.500 metri quadrati 

a cura di Silvio Caltran 

// frutteto, diviso da una stradina di passaggio, è costituito da due appezzamenti di circa 700 metri quadrati ciascuno. 
La parte in colore rosa richiede regolari trattamenti antiparassitari e concimazioni ( con qualche riduzione per talu- 
ne varietà) che vengono sistematicamente indicati ne «i Lavori». Essa può ospitare le seguenti specie: melo, pero e coto- 
gno fra le pomacee; pesco, nettarina, ciliegio, albicocco, susino fra le drupacee. 

La parte in colore verde (studiata per il più semplice frutteto familiare costituito da una o poche piante presenti delle 
specie elencate) non richiede di norma concimazioni chimiche e trattamenti antiparassitari o ne richiede pochissi- 
mi perciò i simboli dei trattamenti antiparassitari e delle concimazioni qui non compaiono mai; eventuali interventi - 
possibilmente con prodotti ammessi per l 'agricoltura biologica - vengono suggeriti nelle note riguardanti le singole spe- 
cie. Essa può ospitare le seguenti altre specie: actinidia, azzeruolo, carrubo, fico, giuggiolo, kaki, mandorlo, nespolo co- 
mune, nespolo del Giappone, nocciolo. 

Le indicazioni fornite nel progetto si riferiscono all'Italia centro-settentrionale; per le altre zone d'Italia si veda la cartina 
riportata a pagina 19. 



I lavori da eseguire in settembre 



I lavori da eseguire in ottobre 



Pero - Melo 




Pesco - Nettarina •&£>-:•£, 



varietà 0a a gemma 
tardive '{' f| dormiente 



Ciliegio 



a gemma 
dormiente 



Albicocco *§§|lg varietà 
Susino 1?t@ tardive 

di susino 



i a gemma 
dormiente 



Pero - 
Melo 




Pesco - Nettarina 



Ciliegio 



Albicocco - 
Susino 



Suada poderale 
Altre specie di piante da frutto 

actinidia (inizio settembre) 



nashi, cotogno, fico, mandorlo, 
nocciòlo 




jl a gemma dormiente: 
actinidia /SS 1 mandorlo 



m 30 



Strada poderale 
Altre specie di piante da frutto 



actinidia (inizio raccolta), fico 
kaki (inizio raccolta a fine ottobre) 



m 30 



= impianto 







falciatura dell'erba 



^ (•$$■ - irrigazione 



Principali operazioni colturali 



= potatura invernale 



concimazione con azoto (N), fosforo 
e potassio (PK) o con tutti e tre gli 
elementi (NPK) 



=potatura verde 



= raccolta 




trattamenti 
antiparassitari 



- innesto 





diradamento dei frutti 



vendita e trasporto 
dei prodotti 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



25 



V 




wtteto 



j 





/VA, 








Wf -M*' 








".". 




! LI Ir '-'"■' i ' ,; ' 

; 
















■ 










































-.: _-*j&ri --,*_.':.... 










A sinistra. Distribuite la concimazione di fondo prima delle lavorazioni per poterla 
amalgamare bene al suolo. Il fertilizzante organico ideale è il letame bovino matu- 
ro integrato con concimi fosfatici. A destra. Reimpianto a file. Se intendete reim- 
piantare filari interi all'interno di un frutteto senza rimuovere pedi e fili di sostegno, 
dovete eseguire la lavorazione su una fascia di terreno larga almeno 2 metri a ca- 
vallo del filare. Il lavoro degli attrezzi meccanici sarà forzatamente incompleto per 
la presenza dei pali e dei fili che fanno da ostacolo; per tale motivo questa tecnica 
è consigliabile solo quando si estirpano frutteti relativamente giovani (indicativa- 
mente di 10-12 anni) con apparato radicale non molto espanso 



Ricordate inoltre che se effettuate una 
buona concimazione fosfatica di fondo 
all'impianto potete evitare ulteriori ap- 
porti di questo elemento per più anni in 
considerazione della sua scarsa dilava- 
bilità e delle limitate asportazioni ope- 
rate dalle colture frutticole. 

Reimpianto del frutteto. Il reimpianto 
di una stessa specie da frutto sul mede- 
simo terreno è comunemente sconsi- 
gliato ma in realtà non comporta incon- 
venienti di rilievo se non quello di una 
contenuta riduzione di vigoria del nuo- 
vo impianto nei primi anni, riduzione 
che spesso si traduce in un vantaggio 
poiché induce una più rapida entrata in 
produzione. 

Nella frutticoltura da reddito è una 
pratica ampiamente diffusa nelle aree 
vocate, dove viene coltivata prevalente- 



mente una sola specie da frutto: è il ca- 
so, per citare qualche esempio, delle zo- 
ne melicole del Trentino- Alto Adige o 
di quelle peschicole del veronese dove 
si reimpianta melo su melo o pesco su 
pesco per più volte senza andare incon- 
tro ad inconvenienti particolari. 

Nei reimpianti invece bisogna stare 
molto più attenti alla presenza dei mar- 
ciumi radicali che si trasmettono facil- 
mente dalle vecchie alle nuove piante, 
pur se si cambia specie. Per questo 

A evitate sempre di reìmpiantare 
laddove avete estirpato, anche da 
qualche anno, piante con marciumi ra- 
dicali. 

Anche la presenza di nematodi radi- 
cali può trasmettersi dal vecchio al nuo- 
vo impianto, ma tali parassiti sono peri- 
colosi solo su actinidia, unica pianta da 
frutto che per questo motivo si sconsi- 









Al sinistra. Le varietà di melo del gruppo Stark si raccolgono normalmente du- 
rante la seconda metà di settembre. A destra. Varietà Golden Delicious; i frutti di 
questa varietà vanno raccolti a partire dalla terza decade di settembre 



glia di rempiantare, specie nei terreni 
sabbiosi dove i nematodi sono partico- 
larmente aggressivi. 



POMACEE 

Lavori 

In questo periodo si completa la matu- 
razione di tutte le varietà di pomacee, 
mentre l'attività vegetativa delle piante 
in post-raccolta è rivolta a lignificare i 
rami dell'anno e maturare le gemme a 
fiore per affrontare l'inverno nelle mi- 
gliori condizioni. 

Per quanto riguarda la raccolta val- 
gono le indicazioni generali fornite ne 
«i Lavori» di luglio-agosto a pag. 27. 

Da settembre in poi, con l'abbassarsi 
della temperatura, è facile avere lunghe 
bagnature mattutine della vegetazione 
per rugiada o nebbia. In tal caso ricorda- 
te di iniziare a raccogliere quanto le 
piante si sono asciugate; i frutti che ven- 
gono raccolti bagnati sono più sensibili 
alle ammaccature, specialmente quelli 
di alcune varietà di melo a buccia sotti- 
le, tipo Golden Delicious e Cripps Pink. 

Melo. In settembre ed ottobre maturano 
tutte le principali varietà di mele secon- 
do il calendario indicativo di inizio rac- 
colta riportato qui di seguito in cui, ol- 
tre alla varietà principale, tra parentesi 
sono indicati le selezioni più diffuse: 

- Stark Delicious (Starking. Hi Early, 
Red Chief, Oregon Spur, Stark Spur 
Red): 10-15 settembre; 

- Golden Delicious (Smoothee, Rein- 
ders, Golden Delicious rugginosa): 15- 
20 settembre; 

- Braebum (Hillwell, Redburn): 25-30 
settembre; 

- Morgenduft-Rome Beauty (Imperato- 
re Dallago, Nero Red Rome, Law Red 
Rome): 1-10 ottobre; 

- Stayman (Staymared, Winesap): 5-10 
ottobre; 

- Fuji (Nagafu, Kiku): 10-15 ottobre; 

- Granny Smith: 10-15 ottobre; 

- Cripps Pink (Pink Lady): 20-25 otto- 
bre. 

Anche le principali varietà resistenti 
alla ticchiolatura si raccolgono in que- 
sto bimestre, secondo il seguente calen- 
dario: 

- Golden Lasa: 15-20 settembre; 

- Florina: 20-25 settembre; 

- Golden orange: 23-28 settembre: 

- Primiera: 23-28 settembre; 

- Gold Rush: 10-15 ottobre. 

Anche se molte varietà abitualmente 
vengono raccolte in una sola volta, ri- 
mane sempre consigliabile effettuare 
due passaggi a distanza di 8-10 giorni 



26 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



uno dall'altro. Potrete così avere tutta la 
vostra produzione al giusto grado di 
maturazione. 

Ciò è importante, oltre che per avere 
mele con le migliori caratteristiche gu- 
stative, anche per diminuire il rischio di 
«riscaldo» durante la conservazione. Il 
riscaldo è un'alterazione, comunemen- 
te conosciuta con il nome di «primave- 
ra», che si manifesta durante la conser- 
vazione e provoca l'imbrunimento di 
vaste aree della buccia in seguito all'os- 
sidazione di alcuni suoi costituenti. 

All'inizio l'imbrunimento interessa 
solo la buccia e non la polpa sottostan- 
te, per cui i frutti colpiti una volta sbuc- 
ciati possono essere normalmente con- 
sumati poiché mantengono inalterate le 
caratteristiche gustative; col proseguire 
della conservazione l'alterazione lenta- 
mente si estende anche agli strati super- 
ficiali della polpa che imbruniscono a 
loro volta diventando immangiabili. 

Le varietà più soggette sono le Stark 
Delicious, il Gruppo Morgenduft-Rome 
Beauty e la Granny Smith, le altre ne 
sono colpite in minor misura. L'unica 
avvertenza che il piccolo produttore 
può adottare per limitare la comparsa 
del riscaldo è raccogliere al giusto gra- 
do di maturazione poiché uno dei fatto- 
ri predisponenti è proprio la raccolta 
troppo anticipata. 

Tutte le varietà di mele raccolte in 
settembre e ottobre si prestano ad esse- 
re conservate per lunghi periodi. In am- 
biente normale possono mantenere buo- 
ne caratteristiche da 1 a 4-5 mesi. La 
conservazione più breve si ha con le 
Stark Delicious che tendono a diventare 
presto farinose, mentre Granny Smith, 
Braebum, Fuji e Crips Pink rimangono 
sufficientemente croccanti e sode per 4- 
5 mesi e talvolta anche di più. 

In frigorifero i tempi di conservazio- 
ne si allungano alquanto ed alcune va- 
rietà possono mantenersi buone da 
mangiare per oltre 8-10 mesi dalla rac- 
colta se tenute in condizioni ideali di 
frigorefrigerazione. 

La conservabilità delle vostre mele 
dipende molto dalle condizioni agrono- 
miche del frutteto: se le piante sono di 
vigoria normale e non avete abusato 
con le concimazioni avrete sicuramente 
una produzione ben conservabile. 

Se per una stessa varietà avete pian- 
te con vigore o carica produttiva molto 
disforme vi conviene consumare per 
primi i frutti staccati degli alberi molto 
vigorosi e poco produttivi poiché la lo- 
ro conservabilità è più breve rispetto a 
quella dei frutti delle piante equilibrate. 
Essi infatti sono più soggetti ai marciu- 
mi ed alla butteratura amara ed inoltre 
la polpa diventa rapidamente farinosa. 




A sinistra nella foto una mela Morgen- 
duft Dallago con «riscaldo», a destra 
un frutto sano. Il riscaldo è un 'altera- 
zione che compare durante la conser- 
vazione e si manifesta con l'imbruni- 
mento della buccia. Nel frutto a sinistra 
la polpa non è stata ancora intaccata 
ed esso può essere consumato normal- 
mente. L'alterazione si manifesta più 
frequentemente nei frutti raccolti trop- 
po presto rispetto al periodo ideale, per 
cui si raccomanda sempre di raccoglie- 
re ogni varietà nella giusta epoca 




Abate Fétel, una varietà di pero a ma- 
turazione autunnale che produce frutti 
particolarmente pregiati 




Frutti di cotogno pronti per la raccolta. 
La completa maturazione è evidenziata 
dalla colorazione gialla 



Pero. Le ultime varietà di pere della 
stagione maturano secondo questo ca- 
lendario indicativo di inizio raccolta: 
-Abate Fétel: 1-5 settembre; 

- Decana del Comizio: 3-8 settembre; 
-Kaiser: 10-15 settembre; 

- Packham's Triumph: 10-15 settembre; 

- Passacrassana: 1-10 ottobre. 

Potete raccogliere ogni varietà in un 
unico passaggio visto che la maturazio- 
ne è sufficientemente omogenea. 

Come le varietà che maturano in 
agosto anche le pere tardive hanno una 
conservabilità più breve rispetto alle 
mele e normalmente possono essere 
consumate nell'arco di due-tre mesi 
dalla raccolta se tenute in frigorifero. 

Durante la conservazione dovete te- 
nere costantemente controllata la quali- 
tà della Passacrassana poiché è una va- 
rietà soggetta ad imbrunimento interno; 
si tratta di un'alterazione che provoca 
appunto l'imbrunimento di buona parte 
della polpa senza che esternamente sia- 
no visibili sintomi premonitori: i frutti 
colpiti perdono rapidamente le loro 
qualità organolettiche fino a diventare 
immangiabili. L'insorgenza di tale alte- 
razione è attribuita prevalentemente ad 
una raccolta troppo anticipata per cui si 
consiglia di rispettare sempre le date di 
raccolta indicative. 

Nashi. Le principali varietà sono state 
raccolte nel bimestre precedente. In 
questo periodo non sono previsti parti- 
colari interventi colturali. 

Cotogno. Le principali varietà di coto- 
gne si raccolgono tra fine settembre ed 
ottobre quando la buccia ha raggiunto il 
classico colore giallo tipico dei fratti di 
questa specie. 



In settembre ed ottobre le temperatu- 
re sono ancora abbastanza alte per cui è 
facile che si sviluppino dei marciumi 
nella frutta in conservazione, special- 
mente quella tenuta fuori frigorifero. E 
utile quindi effettuare delle cernite pe- 
riodiche per eliminare tempestivamente 
i frutti con marciumi prima che questi 
ultimi si diffondano ulteriormente. Tali 
cernite si possono eseguire ogni 2-3 set- 
timane per la produzione tenuta in am- 
biente normale mentre per quella posta 
in frigorifero si possono fare ogni 4-5 
settimane. Approfittate delle cernite an- 
che per separare i frutti in base al loro 
stadio di maturazione: quelli più maturi 
ovviamente saranno i primi da destina- 
re al consumo ed andranno separati da- 
gli altri poiché sono più facilmente ag- 
gredibili dai marciumi. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



27 



V 




ìdteto 



j 



Da settembre in poi, con il progressi- 
vo abbassarsi delle temperature, dimi- 
nuiscono le esigenze idriche delle pian- 
te poiché le perdite di acqua per evapo- 
razione sono inferiori; Yirrigazione 
quindi non è così importante come nei 
mesi più caldi e solo in caso di anda- 
mento stagionale particolarmente 
asciutto conviene irrigare ancora le va- 
rietà sulle quali non è ancora stata effet- 
tuata la raccolta. 

Per quanto riguarda gli alberi in cui 
è già terminata la raccolta è invece con- 
sigliabile sospendere completamente 
gli apporti irrigui per rallentare l'attivi- 
tà vegetativa di fine stagione ed evitare 
riscoppi tardivi di vegetazione che si 
possono verificare nelle piante vigorose 
allorquando vengono scaricate della 
produzione. Tali riscoppi sono negativi 
poiché portano ad un inutile spreco di 
sostanze di riserva già immagazzinate 
per la stagione successiva. 

Per le piante in allevamento al primo 
e secondo anno d'impianto proseguono 
anche in questo bimestre le operazioni 
di potatura di allevamento che consi- 
stono principalmente nel completare le 
piegature dei rami di rivestimento del- 
l'asse centrale e delle branche (secondo 
le modalità descritte a pag. 31 e 33 de «i 
Lavori» di marzo-aprile 2002). Vanno 
piegati i rami a portamento assurgente 
che si sono sviluppati in estate ed hanno 
raggiunto una lunghezza di almeno 40- 
50 cm. 

Su piante vigorose sono da piegare 
nuovamente anche quei rami già sotto- 
posti ad una prima inclinazione prima- 
verile, che successivamente abbiano ve- 
getato molto in punta producendo un 
prolungamento assurgente. 

Interventi fitosanitari 

Se si dovessero verificare condizioni 
di elevata piovosità in questo periodo i 
frutti potrebbero essere danneggiati 
dalle infezioni causate dalla monilia. 
Questo fungo provoca dei marciumi ca- 
ratteristici, i frutti colpiti infatti imbru- 
niscono rapidamente e si ricoprono di 
cuscinetti giallastri disposti a «circoli». 
I trattamenti sono giustificati solamente 
sulle varietà tardive di melo se nel cor- 
so degli anni precedenti sono stati ri- 
scontrati danni sui frutti e, come già ri- 
cordato, esclusivamente in seguito a 
piogge frequenti: in questo caso si può 
impiegare proteinato di zolfo-45 (bio, 
non classificalo) alla dose di 500 gram- 
mi per 100 litri di acqua. Questo pro- 
dotto è attivo anche nei confronti del- 
l'oidio. Occorre rispettare il tempo di 
sicurezza che è di 5 giorni. 

Qualora si riscontrassero ancora apici 




Caratteristici cuscinetti di monilia 
(Monilia fructigena) su una mela in 
conservazione 

vegetativi colpiti dall'oidio è buona nor- 
ma tagliarli e bruciarli in quanto diffon- 
dono gli organi riproduttivi del fungo. 

Nelle zone del centro e del sud Italia 
soprattutto sulla Golden Delicious e 
sulle varietà tardive di pero è opportuno 
prestare attenzione alla mosca della 
frutta. La presenza dell'insetto può es- 
sere verificata attraverso l'impiego di 
trappole cromotropiche gialle. Se si os- 
servano catture si può intervenire con 
soluzioni contenenti esche proteiche a 
base di proteine idrolizzate (ad esempio 
Buminal, Esca proteica Siapa, ecc.) alla 
dose di grammi 1.000 per 100 litri di 
acqua, avvelenate con piretro naturale- 
4 (bio, irritante o non classificalo) alla 




Mele attaccate dcdla mosca della frutta 
(Ceratitis capitata). Nel riquadro in al- 
to a destra adulto dell'insetto (min 4- 
6). La mosca depone all'interno del 
frutto le uova da cui si sviluppano le 
larve, le quali si nutrono della polpa fi- 
no a ridurla in poltiglia. I frutti pre- 
sentano esternamente in corrisponden- 
za delle zone colpite delle aree marce- 
scenti. Per ulteriori informazioni si ve- 
da anche l'articolo pubblicato su Vita 
in Campagna n. 5/2002, a pag. 37 



dose di grammi 100 per 100 litri di ac- 
qua. Il piretro naturale ha un tempo di 
sicurezza di 2 giorni. 

In alternativa si possono utilizzare 
miscele già pronte di prodotti a base di 
rotenone-2 e piretro-0,5 (bio, irritarne) 
alla dose di mi 600-700 per 100 litri di 
acqua. Il tempo di sicurezza di questa 
miscela è di 10 giorni. Questi tratta- 
menti vanno effettuati preferibilmente 
la sera o nelle prime ore della mattina. 

Sul pero si potrebbero verificare an- 
cora attacchi tardivi di psilla. In caso di 
necessità si può limitare la pericolosità 
dell'insetto con un trattamento eseguito 
con un bagnante tipo AGN oppure con 
saponi o detergenti (grammi 500 di sa- 
pone di Marsiglia o di AGN per 100 li- 
tri di acqua). 

• Tutti i trattamenti proposti in que- 
sta fase per le pomacee sono com- 
patibili con le tecniche previste per l'a- 
gricoltura biologica. 



DRUPACEE 

Lavori 

Pesco e nettarina. Le operazioni di po- 
tatura da effettuare in questo periodo 
riguardano sia le piante in allevamento, 
per l'impostazione della forma, che le 
piante in produzione per favorire la pe- 
netrazione della luce nelle parti interne. 

Piante in allevamento 
- 1° anno. Per le piantine di pesco e net- 
tarina piantate nell'autunno del 2001 o 
nella primavera del 2002, avreste dovuto 
scegliere distanze e forma di allevamen- 
to fin dalla primavera e durante il perio- 
do primaverile-estivo avreste dovuto la- 
sciare i germogli ideali per la forma di 
allevamento impostata. Se per esempio 
avete optato per la forma di allevamento 
a vaso e se avete seguito tutti i consigli 
dati, ora vi dovreste trovare con delle 
piantine che hanno tre germogli semile- 
gnosi di uguale dimensione, o quasi, e 
della lunghezza di circa 60-100 cm. 

Settembre è il periodo ideale per pie- 
gare le branchette con l'inclinazione de- 
siderata e nella giusta direzione. La pie- 
gatura della branche in questo periodo 
risulta agevole non solo perché il legno 
è particolarmente morbido ma anche 
perché, se si verificassero delle leggere 
rotture o incrinature in questo periodo, 
si avrebbe una facile cicatrizzazione. 

Si possono inoltre ottenere delle pie- 
gature con un angolo di apertura molto 
aperto, evitando in futuro facili scoscia- 
ture. I germogli ora sono semilegnosi e 
il loro diametro nel mese di settembre 
cresce di molto; infatti nei mesi di mag- 
gio, giugno, luglio e parte di agosto i 



28 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 




Udo 



j 



germogli si allungano, mentre in agosto 
settembre e ottobre aumentano di spes- 
sore. E in questo periodo, prima che il 
legno ingrossi troppo, che devono esse- 
re effettuate le operazioni di piegatura. 

Non è consigliabile rimandare la lo- 
ro esecuzione in inverno, oppure a pri- 
mavera durante la fase di prefioritura o 
fioritura, perché, pur essendo il legno 
morbido, con i rami fortemente ingros- 
sati si formerebbero delle piegature ar- 
cuate verso l'alto, specie se le piantine 
al primo anno hanno ben vegetato. 

Le piegature si possono effettuare 
con dei divaricatori tipo canne o legni, 
cercando di inclinare meno le branche 
deboli e un po' più quelle vigorose, po- 
sizionandole nella giusta direzione. 
L'impiego dei divaricatori presenta pe- 
rò degli svantaggi poiché spesso le 
branche deboli, successivamente, ten- 
dono a cedere a vantaggio di quelle for- 
ti e spesso l'orientamento risulta al- 
quanto difficoltoso, inoltre nel punto di 
appoggio della canna o del legno si for- 
ma una lesione che potrebbe dar proble- 
mi di rotture nel prossimo anno. 

Il metodo ideale per piegare le giova- 
ni branchette è quello di impiantare dei 
picchetti nel terreno ai quali legare uno 
spago che piegherà ogni branca non so- 
lo nella giusta direzione ma anche con 
l'inclinazione desiderata. Lo spago inol- 
tre, opportunamente allungato, servirà 
anche per le prossime due annate. 
Perché il picchetto non si sollevi dal ter- 
reno è importante che sia della lunghez- 
za di una trentina di cm e che lo spago 
venga fissato all'estremità che affonda 
nel terreno. Inoltre, perché il picchetto 
possa esercitare la sua funzione di tra- 
zione per più anni è sufficiente che ven- 
ga posto a circa 40-50 cm dal fusto. 

- 2° anno. Sempre in settembre si devo- 
no piegare le branche delle piante di 
due anni utilizzando lo spesso picchetto 
impiantato l'anno precedente e allun- 
gando lo spago. Lo spago non deve av- 
volgere la branca ma essere fissato ad 
uno speronano per evitare di lesionare 
la branca stessa. 

L'inclinazione e l'orientamento saran- 
no quelli che avete scelto per la forma 
precedentemente impostata; per un va- 
so, ad esempio, dovrete piegare le bran- 
che di circa 35-40° rispetto alla vertica- 
le mentre l'apertura tra di esse dovrà es- 
sere di circa 120°. 

- 3° anno. In questa fase si possono ave- 
re due tipi di piante: piante deboli o me- 
diamente vigorose con branche di circa 
2 metri per portinnesti deboli o situazio- 
ni difficili, o piante vigorose con bran- 
che di oltre 3 m di lunghezza. Le bran- 
che deboli vanno piegate come indicato 
per le piante di due anni, mentre le bran- 




La piegatura delle branche può essere 
effettuata predisponendo un cavalletto 
di canne come illustrato nella foto; in 
questo modo non si causano lesioni co- 
me spesso accade se si usano le canne 
come divaricatori 

che vigorose in questo periodo possono 
essere cimate alla lunghezza desiderata. 
Se qualche divaricatore o spago si è 
rotto durante il periodo estivo, è facile 
che in questo periodo si rendano neces- 
sarie ulteriori aperture delle branche e 
in qualche caso potreste avere delle rot- 
ture (scosciature) nel punto di inserzio- 
ne della branca sul fusto. Se ciò avviene 
è necessario recuperarle con opportune 
legature o sostituirle con eventuali ger- 
mogli che facilmente nasceranno in 




Talvolta inclinando una branca se ne 
può provocare la scosciatura (rottura 
nel punto di inserzione sul tronco); in 
questo caso si può riportarla nella po- 
sizione originaria e legarla con plasti- 
ca robusta, disinfettando i tagli con ma- 
stice. In ogni caso sarà sempre una 
branca debole, soggetta a nuove rotture 
negli anni successivi 



prossimità del punto di rottura. 

Piante in piena produzione. 

Ultimate le operazioni di raccolta 
potete iniziare in settembre la potatura 
delle pesche e nettatine. 

Recentemente in molte zone peschi- 
cole si è affermala la pratica di iniziare 
le potature in questo periodo, anche 
perché negli ultimi anni la tendenza è 
quella di un infittimento delle piante 
per cui si rende sempre più necessario 
dare luce alle parti basse degli alberi, 
per favorire la lignificazione. 

La prima operazione da fare è quella 
di concentrare i tagli di potatura nella 
parte terminale delle branche (ad esem- 
pio l'ultimo metro) completando la po- 
tatura della parte basale subito dopo. 

La potatura delle parti terminali è 
necessaria per due motivi: bloccare 
l'ingrossamento dell'estremità della 
branca e dare luce alle parti basse del- 
l'albero. Terminata questa operazione 
si deve completare la potatura delle par- 
ti basse. Potete lasciare gli eventuali 
succhioni sottoposti a torsione durante 
il periodo estivo nel caso in cui servano 
a coprire spazi vuoti di vegetazione. 

L'intensità dei tagli non deve essere 
severa; dovete solo dare luce, quindi 
asportare quasi tutti i rami assurgenti 
inseriti lungo la branca e raccorciare o 
togliere i rami laterali e posti nelle parti 
alte o quelli che si stanno ingrossando 
troppo rispetto ai sottostanti. Vanno di- 
radati anche i rami che sorgono nella 
parte della branca rivolta verso il suolo 
se eccessivamente abbondanti. 

La potatura di questo periodo non 
deve essere definitiva ma riguardare so- 
lo il 70% dell'operazione che sarà com- 
pletata dopo l'inverno. 

A settembre potete ancora effettuare 
l'innesto a gemma e a scheggia (noto 
anche con il nome inglese di «chip bud- 
ding») su portinnesti vigorosi come il 
GF 677. 

Non ci soffermiamo ora a descrivere 
le modalità di esecuzione dei due inne- 
sti più volte trattati, ma ci limiteremo a 
dare alcuni suggerimenti importanti per 
far attecchire l'innesto: 

- prima di effettuare le operazioni di in- 
nesto il portinnesto non deve essere po- 
tato; si devono asportare solo pochi ra- 
metti per permettere di effettuare l'in- 
nesto nel punto desiderato; 

- se impiegate il portinnesto GF 677 ri- 
cordate che quest'ultimo, per poter esse- 
re innestato, deve avere gli apici vegeta- 
tivi in parte fermi: si eviteranno così 
eventuali ricacci degli innesti; tale epo- 
ca in alcune regioni del nord potrebbe 
spostarsi fin dopo la metà di settembre; 

- i rametti che devono fornire le gemme 
per l'innesto vanno tenuti con la parte 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



29 



V 




ulMc 



j 




A sinistra. Pesca di varietà Micheìinì, molto diffusa in Piemonte e Liguria dove ha 
avuto origine. È una vecchia varietà a polpa bianca di sapore squisito che si rac- 
coglie entro la metà del mese di settembre. A destra. Nettarina Caldesi 2020, a 
polpa bianca. Anche le nettarine che maturano in settembre in alcune aree hanno 
problemi di colore e di marciumi da montila 



basale immersa in qualche centimetro 
d'acqua; la durata dei rametti, che de- 
vono essere defogliati, è di 2-3 giorni; 
- l'eventuale protezione con carta sugli 
innesti va applicata subito dopo aver ef- 
fettuato l'innesto, solo così si eviteran- 
no danni di anarsia e cidia. 

Se gli innesti effettuati in agosto so- 
no stati legati con rafia (materiale ormai 
poco usato), dovete ora slegarli per non 
soffocare la gemma; se invece la legatu- 
ra è stata effettuata con fettuccine di pla- 
stica potrà essere eliminata a primavera. 

Le varietà che a settembre sono in 
fase di raccolta possono aver ancora bi- 
sogno di qualche irrigazione tra uno 
stacco e l'altro. 

Invece le varietà sulle quali la rac- 
colta è già terminata e per le quali è ini- 
ziata la potatura hanno bisogno di po- 



chissima acqua. Evitate comunque che 
le piante vadano in stress, con caduta di 
foglie più o meno abbondante. Ricorda- 
te che gli stress idrici nel periodo ago- 
sto-settembre possono portare alla for- 
mazione di fmtti gemellati nella prossi- 
ma primavera. 

Se si rende necessaria una irrigazio- 
ne questa dovrà essere abbondante e ba- 
gnare il terreno fino alla profondità di 
circa 30 cm. 

A settembre potete ancora effettuare 
\araccolta di alcune pesche gialle come 
Summer Lady (frutto di grossa pezzatu- 
ra di colore rosso cupo sul 70% della 
superficie, di buona consistenza e di 
buon sapore), Padana (frutto di pezza- 
tura molto grossa, con buccia di colore 
rosso sul 40% della superficie e con 
fondo giallo dorato, consistenza della 



polpa discreta, sapore buono), Calred 
(frutto di grossa pezzatura, colore rosso 
intenso con un fondo giallo oro molto 
attraente, consistenza discreta, sapore 
ottimo), Guglielmina (varietà di pezza- 
tura buona, colore discreto, consistenza 
buona, sapore e profumo ottimi). 

Tra le pesche a polpa bianca abbia- 
mo Maria Delizia, Tardivo Zuliani, 
Duchessa d'Este, Michelini, Douceur, 
tutte varietà di grossa pezzatura e di sa- 
pore ottimo. 

Tra le nettarine abbiamo Lady Erica, 
Angus Red. Fairlane. California, tutte 
di un colore rosso brillante esteso su 
poca superficie e con un fondo giallo 
oro, pezzatura buona e sapore discreto; 
tutte sono fortemente soggette, data l'e- 
poca, ai marciumi da monilia. 

Tra le nettarine bianche abbiamo 
Caldesi 2020, Silver Moon, Silver Star. 
Anche le nettarine bianche che matura- 
no in questa epoca in alcune aree hanno 
problemi di colore e di marciumi da 
monilia. 

Tra le percoche abbiamo Jungger- 
man, Baby gol 9, Merriam. 

Albicocco. Per la potatura delle piante 
in allevamento le operazioni da effet- 
tuare sono simili a quelle indicate per il 
pesco. 

Nelle piantine di albicocco di uno e 
due anni, spesso, sul dorso delle branche 
nascono dei germogli vigorosi che po- 
trebbero compromettere la pezzatura 
della branca su cui sono inseriti. Se nei 
mesi precedenti avete eseguito le potatu- 
re verdi suggerite, dovreste trovarvi ora 
con branche il cui asse domina in pezza- 
tura rispetto ai rami su di esso inseriti. Se 




Inclinazione delle branchette con l'impiego di picchetti. I-Picchetto con spago legato sulla punta, predisposto per essere infis- 
so nel terreno. I picchetti devono avere una lunghezza di circa 30 cm e possono essere realizzati con i materiali più diversi. 2-11 
picchetto, con la punta rivolta verso il basso, va piantato nel terreno leggermente inclinato: in questo modo offre più resistenza al- 
la trazione e non sarà facilmente divelto anche in caso di pioggia abbondante. 3-11 picchetto va infisso completamente nel terreno 
alla distanza di 40-50 cm dal fusto. 4-Per una pianta allevata a vaso con tre branche è necessario piantare tre picchetti nella giu- 



30 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 




ìuIMo 



j 



ciò non fosse avvenuto ed ora vi trovate, 
ad esempio nella forma di allevamento a 
vaso, con le branche principali biforcate 
o con rami assurgenti grossi come la 
branca, dovete asportarli in modo che 
sulla branca (che dovrà rimanere per tut- 
ta le vita dell'albero) non vi siano con- 
correnti, cioè rami più grossi o grossi co- 
me la branca stessa, o biforcazioni. Se i 
tagli da effettuare fossero troppo nume- 
rosi è conveniente ricorrere a delle tor- 
sioni, operazione però abbastanza diffi- 
coltosa se effettuata in questo periodo. 

L'apertura delle branche nella giusta 
direzione rimane anche per l'albicocco 
una operazione indispensabile, da effet- 
tuare con le modalità indicate per il pe- 
sco. 

Ai primi di settembre si può iniziare 
anche la potatura delle piante in pro- 
duzione. Concentrate i tagli nelle parti 
alte dell'albero, eliminando i rami che 
crescono sul dorso delle branche e alcu- 
ni di quelli presenti sotto le stesse. La 
punta delle branche deve risultare mol- 
to esile e i rami inseriti su di esse, a de- 
stra e a sinistra, devono avere pezzatura 
crescente verso l'interno della pianta. 

I tagli effettuati in questo periodo 
tendono a cicatrizzare abbastanza rapi- 
damente limitando le formazioni di 
gomma. 

Riguardo ali irrigazione , in questo 
periodo è opportuno sospendere gli ap- 
porti d'acqua ma occorre comunque 
evitare lo stress. Qualora si notassero 
degli alberi sofferenti con foglie piegate 
«a doccia» e arrossate, potrebbe trattar- 
si non di uno stress idrico, ma di una 
malattia vascolare (fitoplasmi) che por- 
terà l'albero rapidamente alla morte. 




Angeleno, buona varietà di susino del 
gruppo cinogiapponese a maturazione 
tardiva. Si raccoglie nella prima e se- 
conda decade del mese di settembre 

Susino. In questo mese è ancora possi- 
bile effettuare la raccolta di alcune va- 
rietà cino-giapponesi come Angeleno, 
October Sun, Autumn Giant o europee 
come Stanley, Empress, President. 

Sulle varietà per le quali è già termi- 
nata la raccolta potete iniziare le opera- 
zioni di potatura. Sia per le piante gio- 
vani in allevamento che per le piante in 
produzione valgono le regole esposte 
per il pesco e l'albicocco. 

La vegetazione del susino è meno 
veemente di quella dell'albicocco per 
cui i tagli da effettuare nella parte dor- 
sale o in quella sotto le branche risulta- 
no meno importanti; inoltre il susino 
produce bene anche su rametti medi o 
deboli per cui le asportazioni fatte in 
questo periodo dovranno essere limitate 
ed interessare il 50% dell'operazione di 
potatura. 



Per gli innesti vale quanto detto per 
il pesco e l'albicocco; i portinnesti più 
usati sono i seguenti. 

- Mirabolano da seme: questo portinne- 
sto non selezionato può dar origine a 
delle piante poco uniformi, ha però un 
grande apparato radicale che ben si 
adatta a differenti tipi di terreno. 

- Mirabolano B: è uno dei portinnesti di 
susino più vigorosi; affine con varietà 
di tipo europeo e cino-giapponesi, si 
adatta bene a molti tipi di terreno anche 
a quelli asfittici. 

- Mirabolano 29 C: è ritenuto uno dei 
portinnesti migliori per l'adattamento 
ai terreni più disparati, dai sabbiosi a 
quelli argillosi; ha uno sviluppo più ri- 
dotto del mirabolano B con una produt- 
tività superiore. 

In questo periodo sarà opportuno so- 
spendere le irrigazioni per favorire la 
maturazione del legno, ma senza man- 
dare le piante in stress. 

Ciliegio. Non richiede particolari lavori 
in questo bimestre. I primi giorni di set- 
tembre sono ancora adatti per eventuali 
innesti a gemma dormiente che, come 
già si disse per il periodo di agosto, si 
possono effettuare anche utilizzando i 
dardi fioriferi (mazzetti di maggio). 

Interventi fitosanitari 

Se soprattutto nel mese di settembre 
si verificano piogge frequenti, i frutti 
delle varietà tardive possono essere dan- 
neggiati dalle infezioni causate dalla 
monilia. Solo se si verificano le condi- 
zioni favorevoli a questi marciumi può 
essere opportuno proteggere la vegeta- 




sta posizione (ad esempio due a destra ed uno a sinistra e, per la pianta successiva, due a sinistra ed uno a destra, ecc.): in que- 
sto modo le branche non si incontreranno mai. 5-Fissate lo spago alla branca su di un piccolo sperone in modo da evitare lesioni 
durante l'accrescimento. 6-Mettendo poi in tensione lo spago la branca si piegherà nella posizione voluta; inoltre si potranno pie- 
gare di più quelle forti e meno quelle deboli, e sarà più facile posizionare nella giusta direzione le branche inserite in posizioni non 
perfette. Lo stesso spago opportunamente allungato potrà se n'ire anche per il secondo e, per piante più deboli, per il terzo anno 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



31 



zione con proteinato di zolfo-45 (bio, 
non classificato) alla dose di 500 gram- 
mi per 100 litri di acqua. Occorre rispet- 
tare un tempo di sicurezza di 5 giorni. 

Nelle zone del centro e del sud Italia 
prestate attenzione anche alla mosca 
della frutta; la presenza dell'insetto 
può essere verificata attraverso l'impie- 
go di trappole cromotropiche gialle. 

In presenza di catture si può interve- 
nire con soluzioni contenenti esche pro- 
teiche a base di proteine idrolizzate 
(esempio Buminal, Esca proteica Siapa, 
ecc.) alla dose di grammi 1 .000 per 100 
litri di acqua, avvelenate con piretro na- 
turale-4 (bio, irritante o non classifica- 
to) alla dose di grammi 100 per 100 litri 
di acqua. Il piretro naturale ha un tempo 
di sicurezza di 2 giorni. 

In alternativa si possono utilizzare 
miscele già pronte di prodotti a base di 
rotenone-2 e piretro-0,5 (bio, irritante) 
alla dose di mi 600-700 per 100 litri di 
acqua. Il tempo di sicurezza di questa 
miscela è di 10 giorni. Questi tratta- 
menti vanno effettuati preferibilmente 
la sera o nelle prime ore della mattina. 
I Tutti i trattamenti proposti in que- 
sta fase per le drupacee sono com- 
patibili con le tecniche previste per l'a- 
gricoltura biologica. 

Per quanto riguarda le piantine inne- 
state a gemma dormiente può essere op- 
portuno eseguire un trattamento con bi- 
tertanolo-25 (non classificato) alla dose 
di grammi 10 per 10 litri di acqua mi- 
scelato con clorpirifos etile-23 (non 
classificato, ad esempio Pyrinex) alla 
dose di mi 16-20 per proteggerle dagli 
attacchi di cidia ed anarsia e dalle prin- 
cipali malattie fungine. 



AGRUMI 



fè\ Come risparmiare e guadagnare. 

v 5/ La presenza di allevamenti zootec- 
nici in vicinanza del vostro agrumeto 
deve essere sfruttata come fonte impor- 
tante di sostanza organica a basso co- 
sto. Acquistate per tempo il letame dis- 
ponibile e lasciatelo perfettamente toni- 
ficare in un angolo per diversi mesi, 
prima di distribuirlo nei mesi autunnali 
sotto le piante. Vanno bene anche i pic- 
coli allevamenti di animali da cortile, 
spesso presenti negli appezzamenti fa- 
miliari. In questo caso, cercate di non 
disperdere la pollina o altro letame 
aziendale, una risorsa praticamente 
gratuita ma essenziale per la fertilità 
del terreno. 

• Il reperimento della sostanza or- 
ganica resta il primo problema in 
molti appezzamenti condotti con il si- 




Se nel mese di settembre si verificano 
piogge frequenti, i frutti delle varietà 
tardive delle drupacee possono essere 
danneggiati da infezioni di monilia 

sterna biologico. In certe zone esistono 
anche delle alternative al letame ani- 
male, spesso assai difficile da trovare, 
come ad esempio le vinacce nelle zone 
viticole, pur se di valore ammendante 
abbastanza basso, ed il compost per 
funghì nelle zone in cui ci sono coltiva- 
zioni specializzate. Un 'altra alternativa 
è quella del sovescio di piante legumi- 
nose, come il favino, con l' interramen- 
to della coltura negli interfilari all'epo- 
ca della fioritura. 

Il ricorso ai concimi organici insaccati 
di preparazione industriale, almeno 
una volta ogni due anni, è l 'ultima solu- 
zione da considerare in relazione all'e- 
levato costo di acquisto di questi pro- 
dotti industriali. 

Lavori 

La concimazione organica. I mesi au- 
tunnali rappresentano il periodo dell'an- 
no in cui è preferibile distribuire negli 
agrumeti la sostanza organica, soprattut- 
to dopo l'abbassamento della tempera- 
tura e le prime consistenti piogge. 




Cumulo di letame non ancora comple- 
tamente maturo posto ad umificare in 
un agrumeto. Ammassatelo con mag- 
giore cura in modo da ridurre al mini- 
mo la superficie esposta ali 'aria e al 
sole, ad evitare troppe perdite dì azoto 



Interrate superficialmente nel sotto- 
chioma circa 1-2 carriole di letame ma- 
turo (o altro materiale organico sempre 
ben umificato) per ogni pianta adulta, 
avendo cura di non sporcare il tronco per 
una certa cautela di ordine fitosanitario. 

Gli agrumi si avvantaggiano moltis- 
simo di questa concimazione per il mi- 
glioramento complessivo della fertilità 
del terreno che si riflette alla lunga sui 
risultati della coltivazione, in modo par- 
ticolare sugli aspetti qualitativi ed orga- 
nolettici della produzione. Gli apparati 
radicali, poi, si avvantaggiano degli ef- 
fetti positivi delle letamazioni nel senso 
di un arricchimento della flora microbi- 
ca del terreno e spesso di un migliora- 
mento della permeabilità dei primi stra- 
ti del suolo, che sono quelli dove si pro- 
paga il sottile capillizio radicale. 

In autunno potete anche far eseguire 
l'analisi chimica delle foglie, presso labo- 
ratori agrari specializzati, per evidenziare 
il grado di nutrizione delle vostre piante. 
Esaminando i risultati delle analisi è pos- 
sibile scoprire eccessi e carenze dei prin- 
cipali elementi della fertilità (azoto, fo- 
sforo, potassio, magnesio) ed anche di 
quegli elementi che, pur essendo necessa- 
ri in piccolissime quantità (ad esempio lo 
zinco), sono comunque essenziali per il 
buon andamento delle colture. 

Il piano di concimazione della pros- 
sima annata, che include sia concima- 
zioni organiche che minerali, nonché 
eventuali apporti di concimi fogliari, 
sarà quindi preparato in funzione dei ri- 
sultati delle analisi. 

Altri lavori. Per garantire lo sviluppo 
dei frutti presenti sulle piante, nel mese 
di settembre, ma talora anche in otto- 
bre, nelle zone più siccitose del sud e 
delle isole, sono quasi sempre necessa- 
rie ulteriori irrigazioni fino alle prime 
consistenti piogge. I turni sono però più 
distanziati (anche ogni 15 giorni circa). 

Si può effettuare a settembre anche 
Vuhima fresatura in relazione al livello 
di infestazione raggiunto a fine estate 
dalle malerbe, specie negli impianti 
giovani ed in quelli dove la bagnatura 
degli spruzzatori «a baffo» riguarda an- 
che gli interfilari. 

Preparate, oppure risistemate al me- 
glio, in autunno le fasce frangivento 
prima della brutta stagione, in modo 
particolare a salvaguardia dei nuovi im- 
pianti, nei comprensori più esposti ai 
venti settentrionali e nelle zone litora- 
nee sottoposte alle brezze di mare. 

Tra gli altri lavori di questo periodo, 
segnaliamo pure la potatura «chirurgi- 
ca» del limone nelle varietà sensibili al 
mal secco (ad esempio Femminello co- 
mune) che deve concludersi prima delle 



32 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 




uMete 



j 



^*V Agrumeto. Operazioni colturali in corso (•) 


H nel mese di settembre 








'5 


'S 




#— 


'& 


,_ 




Agrumi 


o e 

•B *> 

|s 


o o 

i s 

II 

•il 


o 

'l'B 

.a "Ex 


M 

fi 

OS 
«3 


s 



1 

OD 


s 
E 


si 

Ss 

ss ai 


3 

"o 
3 
Q 




N-l"" 


§13 
U 


e* 
o 


a. 


t- 


k 


J .i 


X 


Arancio 


• 








• 


• 


• 




Clementina 


• 








• 


• 


• 




Limone 


• 






• P) 


• 




• 




Mandarino 


• 








• 




• 




Altri agitimi (') 


• 








• 




• 




(') Cedro, pompelmo, ecc. (-) Eventuale potatura chirurgica 


per il taglio 


dei rametti coìpiti da) mal secco 







^*V Agrumeto. Operazioni colturali in corso (•) 


B nel mese di ottobre 




'Fi * 


*5 ìT" 


•3 






••2 






Agrumi 


e 

1 B 

•3-3 


o — 
"fi © 

« a 

■ig 


o 

'a "e 

S .S 

.5 "Sé 

o 
U 


S 

© 
CU 


e 
_© 

"(8 

« 

Sii 

"E 

— * 


B 
3 

1 


3i 

ss 


2 


Arancio 




• 


• 






• 




• 


Clementina 




• 


• 






• 




• 


Limone 




• 


• 


• n 








• 


Mandarino 




• 


• 












Altri agrumi (') 




• 


• 










• O 


(') Cedro, pompelmo, ecc. (?) Concimazione organica, f) Eventuale taglio 


dei rametti colpiti dal mal secco. C) Raccolta di satsuma e tangelo Mapo 



piogge. Asportate tutti i rametti secchi 
ed infettati dal fungo e poi bruciate su- 
bito il materiale di risulta. 

Si avvia ora la campagna di com- 
mercializzazione degli agrumi a partire 
dalle varietà più precoci e del pregiato 
frutto primofiore del limone. 

Interventi fitosanitari 

Per quanto riguarda gli attacchi della 
mosca della frutta sulle diverse specie 
e varietà che portano a maturazione il 
frutto già nel periodo autunnale (ad 
esempio arancio, clementina), collocate 
prima dell' invaiatila almeno 1-2 trap- 
pole per ogni appezzamento e verificate 
settimanalmente le eventuali catture, 
considerando che con catture di più di 
20 adulti per settimana e per trappola 
occorre passare al controllo dell'infe- 
stazione sui frutti. 

Le esche proteiche si possono impie- 
gare solamente in aziende molto estese, 
irrorando ogni 20 giorni un lato della 
chioma degli alberi con una quantità li- 
mitata di soluzione (circa 100 litri per et- 
taro) a base di esche alla dose di 1 litro 
per 100 litri e dimetoato-38 (nocivo) alla 
dose di 150 millilitri sempre per 100 litri. 

I trattamenti curativi sono spesso l'u- 
nica alternativa nei piccoli appezzamenti 
e nei frutteti familiari e si effettuano a 
base di dimetoato-38 (nocivo) alla dose 
100-150 millilitri per 100 litri quando 
l'infestazione sui frutti arriva al 2-3%. 

In agricoltura biologica, invece, adot- 
tate il metodo delle tavolette-trappola 
(una per ogni pianta), innescate con 
esche proteiche ed avvelenate con pro- 
dotti a base di deltametrina-2,8 (nocivo). 

L'acaro dell'argentatura è dannoso 
soprattutto al limone. Praticamente in- 
visibile ad occhio nudo, questo ragnetto 
si sviluppa essenzialmente sui verdelli 
del limone, determinando sull'epider- 
mide uno strano colorito bianco seguito 




In autunno preparate o risistemate le 
reti frangivento poste a salvaguardici 
dei nuovi impianti nelle zone più sog- 
gette ai venti settentrionali e nelle zone 
litoranee sottoposte alle brezze di mare 




Foglie di agrume infestate dalla mosca 
bianca fioccosa (gli stadi giovanili di 
questo aleirode sono molto piccoli e 
misurano meno di 1 mm) 



da una screpolatura. Per limitare le sue 
infestazioni, potate bene le piante per 
arieggiare la chioma ed evitate pesanti 
trattamenti insetticidi. 

La mosca bianca fioccosa è un in- 
setto capace di ricoprire la pagina infe- 
riore delle foglie di cera biancastra a 
forma di filamenti e fiocchi, soprattutto 
in assenza di piogge nel periodo autun- 
nale e mancando un efficace controllo 
da parte del nemico naturale Cales 
noacki efficace nella lotta biologica. La 
melata originata dalla mosca fioccosa 
sporca gli alberi e porta alla formazione 
della fumaggine che finisce per imbrat- 
tare anche il frutto pendente. 

In caso di eccezionali infestazioni, 
provvedete ad introdurre il Cales noac- 
ki nel vostro appezzamento e cercate di 
combattere le formiche che stabiliscono 
una pericolosa simbiosi con questo in- 
setto dannoso, lavorando il terreno sot- 
to le piante per distruggere i formicai. 

Per limitare l'infestazione e contra- 
stare la fumaggine, potete irrorare con 
olio minerale-80 (bio, non classificato) 
alla dose di 1 chilogrammo per 100 litri 
d'acqua. 

Un altro insetto che si può rinvenire 
soprattutto negli aranceti (ma anche su 
mandarino e clementine) è una piccola 
cicalina verde, Empoasca decedens. In 
questo periodo, può passare dai campi e 
dagli orti negli agrumeti per pungere ed 
alimentarsi sui frutti, sia verdi che già 
invaiati, procurando delle macchie assai 
tipiche e riconoscibili, dette fetola, di 
colore giallastro e forma di solito ton- 
deggiante che deprezzano il raccolto. 

Negli appezzamenti arancicoli sog- 
getti alle infestazioni, per tutto l'autun- 
no occorre effettuare un monitoraggio 
con trappole gialle. Ricordate che even- 
tuali trattamenti con poltiglia bordole- 
se, grazie alla calce idrata contenuta 
nella poltiglia, funzionano da repellenti 
per queste cicaline. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



33 



V 




utMù 



j 



CASTAGNO 



Lavori 

La raccolta. Durante il bimestre l'atti- 
vità più impegnativa riguarda la raccol- 
ta dei frutti. Le operazioni di raccolta 
per ogni singola varietà hanno una du- 
rata di circa 15-20 giorni, iniziano dalla 
prima settimana di settembre con le va- 
rietà più precoci e si prolungano fino al- 
la prima-seconda decade di novembre 
con quelle più tardive. 

Nelle zone castanicole del nostro 
Paese sono presenti numerose varietà di 
castagne ed ecotipi di marrone con di- 
versa epoca di maturazione e di cascola 
dei frutti cosicché il produttore è spesso 
impegnato per tutto il bimestre. 

Negli ultimi decenni, cioè a partire 
dagli anni '80, si sono diffuse alcune va- 
rietà di castagno giapponese e, soprattut- 
to, alcune varietà di ibrido euro-giappo- 
nese le quali, grazie alla precocità di ma- 
turazione, rendono possibile la concen- 
trazione delle attività di raccolta nel me- 
se di settembre. Nei riquadri qui sotto so- 
no indicati i periodi di raccolta delle va- 
rietà più rappresentative di ibrido euro- 
giapponese e varietà di castagno europeo 
durante i mesi di settembre e di ottobre. 

Per le varietà di marroni e castagne a 
maturazione tardiva la raccolta si con- 
clude entro la prima-seconda decade di 
novembre. 

La maggior parte della produzione 
viene raccolta manualmente; solo pochi 
produttori utilizzano la raccolta mecca- 
nica. Per facilitare ed accelerare la rac- 
colta manuale dovete svolgere preventi- 
vamente le seguenti operazioni: 

- taglio rasente al terreno degli arbusti 
legnosi sviluppatisi sotto le piante e lo- 
ro asportazione dal castagneto: 

- falciatura delle erbe spontanee; 

- rastrellatura e asportazione delle erbe 




Raccolta manuale dei frutti di castagno 

falciate ed essiccate, e del fogliame sec- 
co presente sul terreno. 

Nei castagneti da frutto e nei frutte- 
ti di castagno ripulite tutto il terreno 
dell'appezzamento coperto dalle pian- 
te. Sotto le piante isolate invece, per far 
sì che i frutti caduti siano più visibili, 
dovete ripulire il terreno per un raggio 
attorno al ceppo superiore di 1 ,5-2 me- 
tri rispetto alla proiezione della chioma. 

Nei frutteti specializzati di castagno 
situati su terreno pianeggiante o con 
pendenza limitata, oltre alla falciatura e 
rastrellatura delle erbe e del fogliame, è 
consigliabile anche la rullatura del ter- 
reno. 

Raccolta manuale. Per questo tipo di 
raccolta attrezzatevi con cassette di legno 
o di materiale plastico della capienza di 
10-15 kg, identiche a quelle impiegate 
per la raccolta di pere, mele, ecc. e con 
uno o due cesti di vimini o di materiale 
plastico muniti di manico entro i quali 
vanno riposti i frutti durante la raccolta. 

Nei terreni dove la pendenza risulta 
elevata, in sostituzione dei cesti, potete 
impiegare una sacca di tela da portare 



appesa ed allacciata al corpo, una pic- 
cola mazza di legno dotata di un mani- 
co lungo 100-120 cm, che viene utiliz- 
zata per liberare i frutti presenti dentro 
ai ricci caduti sul terreno, e un piccolo 
rastrello di legno che si utilizza durante 
le passate per rastrellare i ricci vuoti ed 
il fogliame presente sotto la pianta. 

Dotatevi inoltre di un cappello di 
materiale consistente allo scopo di pro- 
teggere il capo dalla caduta dei ricci 
pieni di castagne. 

Il rastrello impiegato per rastrellare le 
foglie, i ricci vuoti e le piccole ramaglie, 
deve essere completamente di legno e 
deve avere i denti lunghi 15 cm con la 
punta arrotondata per evitare che la den- 
tatura si riempia ripetutamente di foglie, 
cosa che si verifica regolarmente se si 
impiega un rastrello con denti di ferro. 

Raccolta meccanica. La raccolta mec- 
canica può essere effettuata solo nei ca- 
stagneti da frutto e nei frutteti di casta- 
gno accessibili al mezzo meccanico, 
cioè al trattore a ruote o cingolato che fa 
funzionare l'attrezzatura per la raccolta 
(in commercio ne esistono diversi mo- 
delli), consistente in un tubo aspirante 
che ha la possibilità di operare per un 
raggio di 15-20 metri. 

I ricci pieni di frutti ed i fratti caduti 
liberamente sul terreno devono essere 
rastrellati in andane, cioè in strisce di- 
sposte sul terreno precedentemente pu- 
lito dalle piante infestanti e dal foglia- 
me e resi accessibili al tubo aspirante. I 
frutti aspirati vengono poi liberati dai 
ricci e dal materiale inerte i quali infine 
vengono a loro volta aspirati e raccolti 
dentro sacchi di juta. 

Nelle zone castanicole dove vengo- 
no prodotti frutti pregiati, tipo ibridi e 
maiToni, durante la cascola si verificano 
spesso dei furti di prodotto. Come dife- 
sa il produttore ha la possibilità di ap- 



Castagno. Calendario di maturazione di alcune 
varietà che si raccolgono a settembre 


Varietà 


l a decade 


2" decade 


3 a decade 


Primato (I) 

Tanzawa (G) 

Giniose (G) 

Tempurive (C) 

Precoce Migoule (I) 

Pistoiese (C) 

Bouche Betizac (I) 

Boumette (I) 

Castagna della Madonna (C) 

Marsol (I) 
















































Legenda: C = castagna di castagno europeo; I = ibrido eurogiap- 
ponese; G = castagno Giapponese. 



Castagno. Calendario di maturazione di alcune 
varietà che si raccolgono a ottobre 


Varietà 


1" decade 


2" decade 


3" decade 


Pastinese (C) 
Garrone Rosso (C) 
Boche Rouge (M) 
Belle Epine (M) 
Marrone Chiusa Pesio (M) 
Altri Marroni (M) 
Vignols (1) 
Bracalla (C) 
Nzerta (C) 
Riggiola (C) 


















































Legenda: C = castagna di castagno europeo; I = ibrido eurogiap- 
ponese; M = marrone 



34 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 




iM/t 



i 



pendere sul tronco delle piante che cir- 
condano il castagneto dei manifesti ri- 
portanti il divieto di raccolta, iniziativa 
che in molti casi viene presa diretta- 
mente dalle Amministrazioni comunali 
e dai Consorzi di produttori. 

I frutti di ogni varietà appena raccol- 
ti presentano una pezzatura poco uni- 
forme, risultano sovente sporchi di terra 
con una percentuale variabile di casta- 
gne che manifestano attacchi di Cyclìa 
splendano e di balanino unitamente ad 
infezioni del cosiddetto nerume. 

Ultimata la raccolta giornaliera i 
frutti vanno immersi dentro un serba- 
toio di acqua fresca. Con questa opera- 
zione vengono eliminate le particelle 
teiTose; inoltre i frutti colpiti dai paras- 
siti, essendo più leggeri, galleggiano in 
superficie cosicché l'operatore può rac- 
coglierli e distruggerli con il fuoco. 
Dopo il lavaggio i frutti vanno sottopo- 
sti all'asciugatura. 

Le castagne destinate alla commer- 
cializzazione, dopo queste operazioni, 
devono essere selezionate in base alla 
pezzatura, suddivise per varietà e con- 
fezionate in sacchetti da kg 1, kg 5 e kg 
25. 1 produttori soci di cooperative pos- 
sono consegnare il prodotto, dopo il la- 
vaggio e l'asciugatura, a magazzini do- 
tati di macchinari per la selezione, il 
confezionamento e la conservazione 
temporanea del prodotto in frigorifero. 

II prodotto può essere venduto, an- 
che alla rinfusa e non selezionato, diret- 
tamente agli operatori commerciali che 
operano presso i numerosi mercati al- 
l'origine nelle zone castanicole. 

La conservazione dei frutti. I sistemi 
di conservazione più diffusi che con- 
sentono di prolungare il consumo e la 
commercializzazione delle castagne 
fresche sono la «ricciaia» e la «curatu- 
ra» in acqua o «novena». Il primo meto- 
do consiste nell' ammucchiare le casta- 
gne ancora dentro il riccio ai piedi del 
tronco del castagno e nel coprire il 
mucchio con fogliame e terriccio per al- 
cuni giorni; il secondo comporta l'im- 
mersione in acqua dei frutti per la dura- 
ta di 8-9 giorni. 

Questi due sistemi, che risultano di 
facile applicazione da parte dei produt- 
tori, sono stati descritti ne «i Lavori» di 
settembre-ottobre 2000 a pag. 36. 

Una conservazione più prolungata si 
può effettuare con la surgelazione, adat- 
ta per i modesti quantitativi destinati al 
consumo familiare. 

In frigorifero, alla temperatura di 2- 
3 gradi, il prodotto confezionato può 
essere conservato per un periodo abba- 
stanza breve, una ventina di giorni, in 
quanto è soggetto al calo di peso che 




La raccolta meccanica delle castagne 
avviene per mezzo di una macchina 
azionata dalla presa di potenza di un 
trattore, sistemata in prossimità del ca- 
stagnaio e dotata dì un tubo flessibile 
lungo fino a 50 metri che aspira i frutti 



ti Castagneto. Operazioni col- 
^^k turali in corso (*) nei mesi 
^1^ di settembre e ottobre 


Operazioni 


Settembre 


Ottobre 


Potatura 






Taglio dei 
polloni 


• 




Concimazione 
organica 






Concimazione 
chimica 






Lavorazioni 
del terreno 






Falciatura erba 


• 




Irrigazioni 
di soccorso 






Trattamenti 
antiparassiatri 






Raccolta 


• 


• 


Rastrellatura di 
foglie e ricci 
(per facilitare 
la raccolta) 


• 


• 



comporta l'appassimento dei frutti. Per 
una conservazione più prolungata in fri- 
gorifero è indispensabile mantenere a 
livello dell' 85-90% l'umidità relativa 
nell'interno della cella. 

Nuovi impianti. Il castagno di qualsiasi 
specie (europeo, giapponese, cinese ed 
ibrido) esige un terreno da poco acido 
ad acido, cioè con un pH inferiore a 7, 
con valori ottimali da 5,5 a 6,5. Per ve- 
getare normalmente e per evidenziare 
una produzione qualitativamente pre- 
giata, necessita di terreni ricchi anche di 
fosforo e potassio. Il terreno da destina- 
re al castagno deve essere fresco, pro- 
fondo, permeabile, di medio impasto 
tendente allo sciolto e, soprattutto, non 
soggetto ad eccessi di umidità o a pro- 
lungati ristagni di acqua. Nei terreni in 
pendenza le esposizioni da preferire nel- 
le regioni del centro-nord, del nord e del 
nord-ovest sono quelle a sud-est, sud, 
sud-ovest e anche ovest. Sono da evita- 
re, quando è possibile, le esposizioni a 
nord, nord-ovest, nord-est, e anche est. 

Per la costituzione di frutteti di ca- 
stagno lo scasso del terreno deve essere 
totale ad una profondità di cm 55-65 nei 
terreni sciolti o ghiaiosi e di cm 75-80 
nei terreni di medio impasto e compatti. 
Eseguite questa operazione con il terre- 
no abbastanza asciutto, utilizzando un 
trattore cingolato e dopo aver effettuato 
una concimazione di arricchimento 
che prevede la distribuzione dei seguen- 
ti fertilizzanti per una superficie di 
1.000 metri quadrati: letame bovino op- 
pure compost organico, 30-40 quintali; 
perfosfato minerale- 19, 50-60 kg; sol- 
fato di potassio-50, 30-40 kg. 

Quando l'impianto interessa un nu- 
mero limitato di piante o viene effettua- 
to su un terreno non accessibile alle 
macchine, effettuate lo scasso a buche, 
le quali devono essere di forma quadra- 
ta, profonde da 55 a 75 cm e larghe 70- 
80 cm. 

Per ogni buca, al momento del riem- 




Castagne raccolte durante la giornata, immerse nell'acqua (a sinistra) allo scopo di 
ripulirle ed eliminare per galleggiamento quelle colpite da parassiti, e successiva- 
mente poste ad asciugare dentro una cassa di legno (a destra) 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



35 



- ^ (^flftuMd» j 



pimento, distribuite 15-20 kg di letame 
bovino o compost alla profondità di 50 
cm, 0,5 kg di solfato di potassio-50 e 1 
kg di perfosfato minerale- 19 alla profon- 
dità di 35-40 cm. La distribuzione dei 
fertilizzanti va effettuata quando si riem- 
pie la buca e il riempimento della stessa, 
per consentire un regolare assestamento 
del terreno, dovrebbe essere eseguito al- 
meno 25-30 giorni prima del trapianto. 

Lo scasso o la preparazione delle bu- 
che vanno effettuati durante il bimestre 
anche nel caso in cui il trapianto venga 
eseguito alla fine dell'inverno. 

Interventi fìtosanitari. Nessuno. 



OLIVO 

Lavori 

Durante questo bimestre le piante di 
olivo non richiedono interventi coltura- 
li di particolare impegno, salvo la defi- 
nitiva eliminazione dei succhioni nel 
caso che questa operazione sia stata fi- 
nora trascurata, sia sulle piante giovani, 
sia su quelle adulte. 

Se settembre decorre molto asciutto, 
e non si dispone di irrigazione, sarà be- 
ne non trascurare quanto serve a limita- 
re la perdita di umidità da parte del ter- 
reno: lavorazioni periodiche superfi- 
ciali o taglio frequente dell'erba del- 
l'eventuale prato stabile. 

Se avete programmato la piantagio- 
ne di nuovi olivi, e se non l'avete già 
fatto, preparate presto il terreno per ap- 
profittare del sole almeno di settembre 
(vedi anche l'articolo pubblicato su Vita 
in Campagna n. 5/2002, a pag. 33). 




Olive da tavola. In questo periodo si 
effettua la raccolta delle olive da tavo- 
la, raccolta che di solito conviene sia 
compiuta in diverse passate in modo da 
di-staccare le drupe nello stadio ideale. 

Si tratta in genere di una raccolta 
piuttosto delicata, che occorre compiere 
stando in posizione comoda e sicura e 
ponendo la massima attenzione a che le 
drupe non subiscano danni, magari 
semplicemente rappresentati da strie 
sull'epidermide (particolarmente per 
quelle verdi). 

Se il lavoro non può essere compiu- 
to tutto da terra, bisogna avere scale si- 
cure, ben piazzate ed appoggiate, stac- 
care possibilmente le olive con i guanti 
per evitare unghiate anche involontarie, 
usare recipienti a pareti rigide, da vuo- 
tare spesso, per evitare ammaccature 
dovute anche semplicemente al peso 
della massa. 

Per quelle da consumare verdi il dis- 
tacco dall'albero deve avvenire quando, 
pur essendo la polpa ancora molto con- 
sistente, l'epidermide ha perso il colore 
verde intenso virando verso un verde 
pallido che tende al giallastro. Le olive 
da consumare nere devono invece esse- 
re raccolte quasi a maturazione fisiolo- 
gica, cioè quando, oltre all'epidermide, 
anche la polpa è divenuta nera, con la 
colorazione tipica della varietà. 

Olive da olio. Per la raccolta delle oli- 
ve da olio si tratta di compiere i prepa- 
rativi necessari per rendere rapida e co- 
moda la raccolta; queste condizioni so- 
no infatti la premessa per ricavare un 
olio extravergine di prima qualità. 

Le olive da olio devono infatti essere 
raccolte durante il periodo dell' invaia- 




A sinistra. Dalle piante di olivo entro la 
prima metà di settembre vanno aspor- 
tati i succhioni (nella foto un succhione 
è indicato dalla freccia) e i polloni. So- 
pra. In questo periodo preparate le at- 
trezzature e i materiali necessari per 
l'ormai imminente raccolta delle olive 



tura, cioè durante quel periodo in cui la 
loro epidermide passa dal verde gialla- 
stro al viola-rosso-nero tipico della va- 
rietà. Estraendo l'olio durante questa 
fase dell'evoluzione del frutto si ottiene 
un prodotto ricco di aromi, di sapori ti- 
pici, come il mercato moderno richiede, 
e quindi lo si valorizza al massimo. 

Il periodo dell' invaiatura è però un 
periodo che per alcune varietà è relati- 
vamente breve e quindi occorre essere 
in grado di effettuare il lavoro con la 
massima rapidità possibile, anche te- 
nendo presente che esso deve svolgersi 
in un'epoca dell'anno in cui non sono 
rare le interruzioni causate dal tempo 
inclemente. Occorre dunque evitare di 
aggiungere cause di ritardo dovute a 
trascuratezza o imprevidenza. Inoltre 
un'interruzione delle operazioni può 
costringere a ritardare la consegna del 
raccolto al frantoio; bisogna pertanto 
preoccuparsi di predisporre le cose in 
modo che un'eventuale, inevitabile 
conservazione delle olive avvenga nelle 
condizioni più razionali per evitare una 
perdita di qualità dell'olio. 

Eccovi dunque una specie di decalo- 
go da seguire per non trovarvi imprepa- 
rati nel momento critico: 
I-controllate la solidità delle scale e, se 
dovete procurarvene di nuove, date la 
preferenza a quelle a tre piedi che per- 
mettono di operare con tranquillità e sicu- 
rezza anche a una certa altezza da terra; 
2-se, a causa della pendenza del terre- 
no, dovete invece procurarvi le cosid- 
dette scale tirolesi (costituite da un lun- 
go palo provvisto di pioli) date la prefe- 
renza a quei tipi che rispettano le prin- 
cipali norme di sicurezza (vedi indirizzi 
a fine rubrica); 
3-nello spostare le scale, state attenti a 

A non toccare eventuali cavi elettri- 
ci che passano sull' olivete; 
4-se non li avete controllati da tempo, 
assicuratevi che gli olivi meno giovani 
non abbiano tronco o branche cariati; la 
loro resistenza meccanica potrebbe ri- 
sultare ridotta, con grave pericolo per 
chi vi sale sopra o vi appoggia la scala; 
5-se effettuerete il distacco delle olive 
direttamente con le mani, preparate i re- 
cipienti adatti (sacchetti o cesti da tene- 
re a tracolla) per questo tipo di lavoro; 
6-se invece impiegherete pinze o pettini 
o attrezzi vibratori ad aria compressa o 
azionati da batteria, oltre a verificarne 
per tempo l'efficienza, guardate che 
siano in numero sufficiente rispetto alle 
persone che eseguiranno la raccolta; 
7-accordatevi per tempo con coloro che 
dovranno eventualmente aiutarvi nel- 
l'operazione; 

8-verificate che le reti e i teli da stende- 
re a terra per una raccolta con pinze, 



36 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/200:2 




pettini eccetera siano in buono stato, 
senza strappi o fori, e siano di misura 
complessiva sufficiente a coprire la su- 
perficie di terreno proporzionata all'or- 
ganizzazione del lavoro; 
9-controllate che la superficie stessa sia 
libera da ostacoli che potrebbero rendere 
complicato lo stendimento di reti e teli; 
10-preparate ambiente e attrezzature 
adatti per una eventuale conservazione 
delle olive appena raccolte (locale ven- 
tilato, asciutto, fresco; stuoie e/o casset- 
te ove deporre le olive in strato di 8-10 
cm) e controllate di avere in numero 
sufficiente e ben puliti i recipienti nei 
quali dovrete conservare l'olio. 

Interventi fìtosanitari 

Il principio dell'autunno è di norma 
il momento di maggior pericolo per 
quanto riguarda la mosca delle olive. 
Nel caso in cui non abbiate fatto ricorso 
dall'estate alle esche proteiche avvele- 
nate oppure al metodo biologico delle 
tavolette-trappola per ridurre la popola- 
zione di questo insetto dannoso, è spes- 
so necessario cominciare adesso i con- 
sueti trattamenti curativi a base di di- 
metoato-38 (nocivo) ma solo se l'infe- 
stazione arriva a superare una certa so- 
glia di dannosità. 

Per le olive da mensa, la lotta contro 
la mosca si comincia quando 1' 1-2% di 
olive risultano infestate, mentre le olive 
da olio si difendono con oltre il 10% di 
olive infestate ma anche meno se il vo- 
stro obiettivo è quello di ottenere un olio 
di grande qualità, in relazione al basso 
contenuto di acidità, e alle caratteristi- 
che organolettiche e di serbevolezza. 

In tutti i casi, è davvero importante 
anticipare il più possibile la raccolta per 
riuscire a sfuggire agli attacchi tardivi e 
maggiormente pericolosi della mosca. 
Cercate di abbreviare al massimo anche 
i tempi di trasporto al frantoio. 

Le olive già ingrossate ed in via di 
maturazione possono essere colpite da 
un fungo, il marciume delle drupe, che 
provoca in genere una piccola tacca ro- 
tonda, rinsecchita ed infossata, di colo- 
rito scuro, mentre in altri casi si presen- 
ta come marciume molle bruno che in- 
vade per intero la drupa. Il fungo pene- 
tra nell'oliva per varie lesioni traumati- 
che (dovute ad esempio al vento) ma 
soprattutto per le punture di un piccolo 
dittero, la cecidomia delle olive. Di nor- 
ma, l'incidenza di questo fungo si può 
considerare irrisoria. 

Tra gli altri funghi, la lebbra colpi- 
sce rametti, foglie ma pure i frutti nei 
quali si formano macchie dapprima de- 
presse poi molto rugose che arrivano ta- 
lora ad invadere tutta la drupa, che alla 



_j^^01iveto. Operazioni coltu- 

4Mk^ rali in corso (*) nei mesi di 

settembre e ottobre 


Operazioni 


Nord 


Centro-sud 


Sett. 


Ott. 


Sett. 


Ott. 


Lavorazioni 
terreno (') 








• 


Trinciatura 
erba (') 








• 


Potatura ( 2 ) 










Irrigazioni 










Trattamenti 
antiparassitari 




• 




• 


Raccolta (') 




• 




• 


Preparazione 
terreno nuovi 
impianti 










(') Contro perdite umidità. ( 2 ) Eliminazio- 
ne succhioni. Olive da tavola 



fine mummifica. Se le olive colpite pas- 
sano al frantoio si hanno conseguenze 
pesanti sull'olio che tende a rimanere 
torbido e rossastro. Le infezioni di 
piombatura determinano la caduta 
massiccia delle foglie, così come quelle 
del più diffuso cicloconio, detto anche 
occhio di pavone. In comprensori sog- 
getti a queste malattie, è utile trattare 
preventivamente dopo la raccolta con 
prodotti rameici a base di ossicloruro di 
rame-50 (bio, irritante) alla dose di 500 
grammi per 100 litri d'acqua. Per il ci- 
cloconio, è possibile a fine estate la dia- 
gnosi precoce delle infezioni nascoste, 
previa immersione di un campione di 
foglie giovani in soluzione a base di so- 
da caustica al 5%. 

La lotta all' oziorrinco è davvero im- 
portante nei giovani impianti. Questo 
coleottero si nasconde nel terreno e risa- 
le di notte ed al crepuscolo lungo il tron- 




Foro di sfarfallamento della mosca del- 
le olive 



co, oppure lungo il paletto tutore, nu- 
trendosi poi soprattutto del fogliame 
con erosioni sul margine a forma di 
mezzaluna, assai facilmente riconosci- 
bili. Per la lotta preventiva all' oziorrinco 
applicate sul tronco fasce di resinato di 
lana, in grado di bloccare la risalita del- 
l'insetto, immobilizzando le zampette 
degli adulti e catturandoli in massa. 



SPECIE DA FRUTTO «MINORI» 

Lavori 

Actinidia. In settembre si devono effet- 
tuare l' ultima potatura verde, delle cor- 
rette irrigazioni ed un eventuale ulterio- 
re diradamento. In ottobre potrete rac- 
cogliere i frutti delle vostre fatiche. 

Potatura verde del 1 ° anno. Le pian- 
te di un anno poste a dimora nell'autun- 
no 2001 o nella primavera 2002, acqui- 
state in vaso o a radice nuda, hanno in 
questo periodo, se sono state corretta- 
mente condotte, un germoglio lungo 
circa 2 metri; ora è conveniente sospen- 
dere qualsiasi taglio in verde. 

Le piante poste a dimora nello stesso 
periodo, ma con radici di due anni, po- 
trebbero avere un germoglio di 4 metri 
e più. Questo, che deve essere stato op- 
portunamente legato lungo il filo por- 
tante del filare durante i precedenti me- 
si estivi, formerà il futuro cordone per- 
manente. 

Alcuni agricoltori, in possesso di re- 
ti antigrandine e che hanno adottato co- 
me forma di allevamento la pergoletta 
doppia con un unico cordone perma- 
nente, hanno messo a punto una tecnica 
molto interessante e che consiste nel far 
salire, con uno spago, il germoglio fin 
sotto la rete. Ai primi di settembre ta- 
gliano lo spago e piegano il germoglio 
sul filo di sostegno del cordone perma- 
nente, ottenendo così una pianta che 
avrà un fusto molto uniforme. 

Potatura verde del 2° e 3° anno. Con 
la potatura verde si devono mantenere 
puliti i fusti da eventuali germogli ta- 
gliandoli con le forbici. 

Effettuate pochissimi tagli sulla 
chioma per non ritardare l'entrata in 
produzione; spuntate solamente quelli 
che impediscono il passaggio. 

Potatura verde delle piante in produ- 
zione. In settembre cimate i germogli 
che intralciano il passaggio dei mezzi o 
quelli che tendono a toccare terra e ta- 
gliate con le forbici i germogli nati lun- 
go il fusto. Si possono accorciare di po- 
co i tralci che salgono lungo i pali di so- 
stegno, o che si aggrovigliano, in modo 
da agevolare le future operazioni di po- 
tatura secca. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA W2002 



37 




Allevamento dell' actinìdìa. A sinistra. Mettendo a dimora piantine a radice nuda 
di due anni e in impianti dotati di rete antigrandine, durante l'estate, con l'impie- 
go di uno spago, è possibile far salire il tralcio fin sotto il colmo della rete. In set- 
tembre si taglia lo spago alla sommità e sì piega il cordone sul filo di sostegno, ot- 
tenendo così un cordone uniforme. A destra. Se non vi è la possibilità di allevare i 
tralci verticalmente, si possono ottenere cordoni uniformi allevandoli inclinati, 
evitando così che curvandoli ad angolo retto si sviluppino pericolosi ricacci nel 
punto della curvatura 

In questo periodo la potatura non de- 
ve essere eccessiva poiché i frutti hanno 
sì bisogno di luce, per avere poi una lun- 
ga conservazione ed un alto grado zuc- 
cherino, ma anche di foglie. Mai quindi 
tagliare troppo nel mese di settembre. 

Se il diradamento dei frutti è stato 
ben condotto in precedenza in questo pe- 
riodo non dovrebbe rendersi necessario; 
tuttavia potete ancora migliorare la quali- 
tà dei frutti togliendo quelli piccoli e 
malformati. 

Se in questo periodo nei punti di ta- 
glio i ricacci sono gialli questo è un se- 
gnale della pianta per avvisare che nel- 
la prossima primavera la sua vegetazio- 
ne soffrirà di clorosi. E in questa epo- 
ca, quindi, che vanno somministrati i 
chelati di ferro al terreno in ragione di 
20-30 grammi per pianta da distribuire 
alla distanza di circa 50 cm dal fusto 
con l'ausilio di un palo iniettore o in un 
un piccolo solco da ricoprire poi di ter- 
ra. Potremmo usare anche del solfato di 
ferro in ragione di 2 kg per pianta in 
piena produzione e da distribuire in su- 
perficie in due mucchietti posti ai lati 
della pianta a 50 cm dal fusto. 

Per quanto riguarda Y irrigazione , te- 
nete presente che nei mesi di settembre 
e ottobre i frutti possono crescere anco- 
ra del 20-30%. Se durante il periodo 
estivo l'acqua non è stata abbondante, in 
questo periodo possono recuperare 
quello che in precedenza hanno perso. 

In questi mesi oltre all'ingrossamen- 
to dei frutti si ha anche un buon allun- 
gamento dei germogli, quindi la som- 
ministrazione di abbondanti quantità di 
acqua risulta quanto mai necessaria. 

La giusta quantità di acqua va verifi- 




In questo perìodo si devono tagliare i 
germogli sviluppatisi sul fusto delle 
piante di actinìdìa in produzione 




La muffa grigia (Botrytis cinerea) si 
manifesta sui frutti di actinìdìa dopo la 
raccolta; spesso l 'alterazione interessa 
anche la zona peduncolare 



cata per ogni singolo terreno. La cosa 
migliore rimane sempre quella di con- 
trollare con l'uso di una vanga la pro- 
fondità della bagnatura: una buona irri- 
gazione deve bagnare il terreno per cir- 
ca 30 cm di profondità. 

Dovrete inoltre tenere conto anche 
delle piogge: nei terreni di medio impa- 
sto una pioggia di 1 cm bagna il terreno 
per circa 7 cm di profondità. 

Nel mese di ottobre le irrigazioni 
vanno fortemente ridotte specialmente 
in prossimità della raccolta. L'eccesso 
di acqua provocherà nei frutti scarsa 
conservabilità e renderà le piante più 
soggette ai danni da gelo. 

La raccolta si effettua di solito quan- 
do il grado zuccherino dei frutti è di 
6,5° Brix (questo per legge), ma per 
avere frutti di lunga conservazione e 
con un alto tenore di zucchero al consu- 
mo sarà conveniente effettuare la rac- 
colta quando si superano gli 8° Brix. I 
frutti poi al consumo raggiungeranno 
facilmente i 16° zuccherini, al pari di 
una buona uva da tavola. 

Le raccolte precoci che alcuni agri- 
coltori poco accorti fanno solo per 
spuntare qualcosa sul prezzo, portano 
poi dei frutti che al consumo hanno un 
basso grado zuccherino ed uno scarso 
sapore, disabituando il consumatore. 

Raccogliete i frutti con molta cura, 
staccateli senza picciolo, non incideteli 
con le unghie (durante la raccolta sareb- 
be conveniente portare i guanti), siste- 
mateli nei contenitori senza farli cadere 
dall'alto, non asportate la peluria e po- 
nete in recipienti a parte i frutti che ca- 
dono a terra. Tutto questo per avere una 
lunga conservazione. 

Va ricordato che un frutto quando di- 
venta tenero per uno dei motivi sopra 
citati, emette etilene, un gas che farà 
prima ammorbidire e poi marcire anzi- 
tempo gli altri. 

Per allungare il periodo di conserva- 
zione sarà opportuno lasciare i frutti per 
24 o 48 ore sotto un porticato per far 
asciugare il punto di stacco del picciolo. 

La conservazione viene fatta in celle 
frigorifere a -0,5° C oppure, per chi 
non ha questa possibilità, in cantine a 
temperatura costante e al buio. 
Interventi fitosanitari. Sui frutti di ac- 
tinidia in prossimità della raccolta verso 
la fine del mese di ottobre piogge fre- 
quenti o nebbie possono creare le con- 
dizioni favorevoli allo sviluppo di infe- 
zioni di muffa grìgia. E bene ricordare 
che l'eccessivo rigoglio vegetativo e le 
eccessive concimazioni azotate favori- 
scono l'insediamento della malattia. I 
sintomi si evidenziano in casi molto ra- 
ri in campo, la manifestazione della 
malattia avviene infatti principalmente 



38 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



■ ^ Q/tfiiikù) j 



nella fase di conservazione. 

Il controllo di questa malattia si può 
ottenere arieggiando i frutti attraverso 
un'oculata defogliazione. Solo ed 
esclusivamente nel caso in cui si preve- 
da di conservare a lungo i frutti e si ve- 
rifichino le condizioni favorevoli alla 
malattia può essere giustificato un trat- 
tamento con procimidone-50 (non clas- 
sificato) alla dose di grammi 150 per 
100 litri di acqua. Attenzione al tempo 
di sicurezza che è di 14 giorni. 

Azzeruolo. È il momento della raccolta 
dei frutti, la cui maturazione scalare ri- 
chiede due o tre passate. Diverso tuttavia 
è il modo di procedere a seconda che si 
tratti di azzeruolo a frutto rosso o azze- 
ruolo a frutto bianco. I frutti del primo 
vanno raccolti quando presentano un co- 
lore rosso vivo (in genere 6-8 giorni pri- 
ma dei bianchi) altrimenti cadono. 
Tuttavia, poiché i loro rami ricchi di spi- 
ne rendono non facile la raccolta manua- 
le, se il terreno è inerbito si può approfit- 
tare della cascola naturale, specialmente 
per un consumo casalingo, stendendo un 
telo o una rete sull'erba e dando leggere 
scosse alle ramificazioni maggiori. 

I frutti dell 'azzeruolo bianco invece 
non vanno soggetti a cascola e, d'altra 
parte, le piante sono prive di spine. La 
raccolta va effettuata quando il colore 
della buccia diventa giallo chiaro, con 
una leggera sfumatura rosa dalla parte 
esposta al sole. 
Interventi fitosanitari. Nessuno. 

Carrubo. Continua a settembre la rac- 
colta dei caratteristici frutti. I legumi 
pendono generosamente a gruppi sotto la 
chioma e sono di colore scuro, lunghi 
circa 12-15 centimetri, ricchi di polpa 
zuccherina e con diversi semi molto duri. 

Potete effettuare la raccolta sempli- 
cemente aspettando la cascola naturale 
sul terreno, o meglio sulle reti distese 
sotto la chioma. Oppure potete interve- 
nire manualmente con l'aiuto di bastoni 
che battono i frutti pendenti già maturi, 
facendo però molta attenzione perché si 
corre il rischio di rovinare qualche in- 
fiorescenza. 

Essiccate i frutti in modo tradiziona- 
le disponendoli per pochi giorni su 
grandi superfici piane esposte al sole. 
La conservazione avviene facilmente in 
locali asciutti e ben aerati. 

In autunno, può essere utile una nuo- 
va sarchiatura superficiale del terreno. 
Interventi fitosanitari. Nessuno. 

Fico. Ha inizio la raccolta dei forniti, 

cioè dei fichi che si sono formati sui ra- 
mi dell'anno; la maturazione è scalare e 
quindi impone diverse passate. Per ogni 




Raccogliete i frutti del fico al giusto 
grado di maturazione e con particolare 
attenzione per evitare di schiacciarli 

varietà occorre fare esperienza diretta e 
riconoscere, dall'aspetto della buccia e 
dell' ostiolo (la caratteristica apertura al- 
la base del fico), spesso provvisto di 
goccia zuccherina, il momento ideale di 
distacco per godere della massima sapi- 
di tà dei fichi. Se dovete conservarli per 
qualche giorno o magali farne omaggio 
agli amici, fate attenzione a non lacerare 
la buccia presso il peduncolo; con alcu- 
ne varietà è quasi indispensabile stac- 
carli con le forbici. 

Per difendersi da vespe e calabroni, 
che con le loro mandibole riescono a 
rompere la buccia predisponendo i fichi 
a deterioramento, si possono disporre 
bottiglie-trappola con acqua zucchera- 
ta, sciogliendo 3-4 cucchiai di zucchero 
in 2-3 bicchieri d'acqua. 
Interventi fitosanitari. Nessuno. 

Giuggiolo. In questo periodo si effettua 
la raccolta, la maturazione scalare im- 
pone più d'una passata per distaccare i 
frutti quando hanno colore bruno-rossa- 
stro e la polpa, quasi croccante, presenta 
sapore dolce-acidulo. Il numero delle 
passate si può ridurre lasciando procede- 
re la maUirazione; in questo caso la pol- 
pa diviene tenera e il sapore dolciastro. 

Attenti alle spine dei rami durante le 
operazioni di raccolta. 
Interventi fitosanitari. Nessuno. 

Kaki. Può essere ancora necessaria 
qualche irrigazione di soccorso se per 
caso settembre è molto asciutto. 

In ottobre, quando la buccia dei frut- 
ti è divenuta di colore giallo o giallo 
arancio, si comincia la raccolta, che de- 
ve terminare prima che sopraggiunga 
qualche giornata di freddo. Se però il 
freddo non si teme, si può anche lascia- 
re almeno una parte dei frutti a matura- 
re sull'albero. 

I frutti delle varietà di tipo «mela» 
(come per esempio Hana Fuyu, O' 
Gosho, Fuyu, Jiro), se tra fine settembre 
ed ottobre le temperature sono state 
piuttosto elevate, possono essere consu- 



mati subito. 

Quelli delle altre varietà devono, co- 
me noto, subire l'ammezzimento; van- 
no pertanto disposti su stuoie o in pla- 
teau ad uno strato, con il calice in basso, 
possibilmente separati l'uno dall'altro, 
e posti in un ambiente fresco e asciutto 
il più possibile. Può essere conveniente 
utilizzare contenitori alveolati, ma gli 
alveoli devono avere misura sufficiente 
ad evitare che i singoli frutti si tocchi- 
no. L'ideale è staccarli dall'albero ta- 
gliando molto corto il peduncolo con le 
forbici, in modo che si possano appog- 
giare bene sul calice. 

Nell'ambiente di conservazione non 
devono essere presenti mele, a meno 
che non desideriate accelerare la matu- 
razione dei kaki. Le mele infatti emetto- 
no etilene, gas che accelera la precipita- 
zione delle sostanze tanniche che ren- 
dono i frutti immangiabili. 
Interventi fitosanitari. Sul kaki qualo- 
ra negli anni precedenti si fossero os- 
servati danni causati dalla mosca della 
frutta è opportuno verificare la presen- 
za dell'insetto mediante l'impiego di 
trappole cromotropiche gialle. Se si os- 
servano catture si può intervenire con 
soluzioni contenenti esche proteiche a 




Anche i frutti del giuggiolo maturano e 
si raccolgono nel mese di settembre 




I frutti del kaki mela vanno raccolti 
quando hanno acquisito il colore giallo 
e possono essere consumati immediata- 
mente (non è necessario aspettare 
1 ' ammezzimento della polpa) 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



39 



V 




uIM- 



j 



base di proteine idrolizzate (esempio 
Burnirmi, Esca proteica Siapa, ecc.) alla 
dose di grammi 1.000 per 100 litri di 
acqua, avvelenate con piretro naturale- 
4 (bio, irritante o non classificato) alla 
dose di grammi 100 per 100 litri di ac- 
qua. Il piretro naturale ha un tempo di 
sicurezza di 2 giorni. 

In alternativa si possono utilizzare 
miscele pronte di prodotti a base di ro- 
tenone-2 e piretro-0,5 (bio, irritante) al- 
la dose di mi 600-700 per 100 litri di ac- 
qua. Il tempo di sicurezza di questa mi- 
scela è di 10 giorni. Questi trattamenti 
vanno effettuati preferibilmente la sera 
o nelle prime ore della mattina. 

Mandorlo. Durante la fase di raccolta, 

è molto importante che il clima si man- 
tenga asciutto, anche per favorire la 
successiva essiccazione dei frutti smal- 
lati meccanicamente (cioè privati del 
mallo che in parte resta aderente al gu- 
scio anche dopo la maturazione). 

Nelle zone più umide del centro e 
del nord, i temporali di fine estate ed 
inizio autunno finiscono quindi per ren- 
dere più difficili le fasi di raccolta e di 
lavorazione del prodotto, in special mo- 
do per le varietà a maturazione tardiva. 
Infatti, l'essiccazione dei frutti è un'o- 
perazione essenziale prima della sgu- 
sciatura per ridurre l'umidità ancora 
elevata dei semi. 

Per piccole partite familiari potete 
effettuare l'essiccazione per circa una 
settimana in ampi spazi puliti e soleg- 
giati (anche terrazzi o ripiani cementa- 
ti). Ponete le mandorle in guscio in uni- 
co strato, rivoltatele diverse volte al 
giorno e copritele la notte con ampi te- 
loni per proteggerle dall'umidità not- 
turna. La successiva sgusciatura si ese- 
gue di norma presso i centri di lavora- 
zione dei commercianti che incettano la 
maggior parte della produzione. 

Anche se il mandorlo è una coltura 
assai rustica, a fine ottobre può essere 
occasionalmente conveniente sommini- 
strare una concimazione organica. 
Distribuite sulle piante adulte almeno 
una carriola di letame maturo a distanza 
dal tronco ed interrate con leggera zap- 
pettatura. 
Interventi fitosanitari. Nessuno. 

Nespolo comune. Non richiede parti- 
colari interventi; eccezionalmente può 
essere necessario qualche soccorso irri- 
guo; i frutti si raccoglieranno a partire 
da fine ottobre-inizio di novembre. 
Interventi fitosanitari. Nessuno. 

Nespolo del Giappone. In questo bime- 
stre non richiede interventi particolari. 
Interventi fitosanitari. Nessuno. 




Nocciòlo. Solo a completa maturazione 
le brattee che avvolgono le nocciole si 
aprono naturalmente provocando la ca- 
scola dei frutti. Per la raccolta non ser- 
ve quindi ricorrere alla bacchiatura 




Nocciole poste ad essiccare. Appena 
raccolti, i frutti presentano un'umidità 
del 15-20% che, per favorire la conser- 
vazione, dovete portare all' 8- 10% sul 
guscio e al 5% sul seme 

Nocciòlo. Per le piante in fase di alleva- 
mento (da 1 a 4 anni) coltivate su terreni 
molto sciolti o ghiaiosi, in caso di pro- 
lungata siccità durante il mese di set- 
tembre è necessario intervenire con una 
irrigazione localizzata per la quale sono 
sufficienti 8-10 litri di acqua a pianta. 

In settembre l'attività prevalente ri- 
guarda la raccolta dei frutti che si pro- 
lunga per circa due settimane. Sul noc- 
ciòlo non è possibile accelerare l'opera- 
zione ricorrendo alla bacchiatura dei ra- 
mi per provocare la caduta dei frutti, co- 
me si effettua sul noce e sul mandorlo; 
le nocciole cadono naturalmente sul ter- 
reno solo quando, di scatto, si aprono le 
brattee che avvolgono il frutto, fenome- 
no che non si può favorire percuotendo 
i rami della pianta. 

La raccolta meccanica delle nocciole 
può essere effettuata solo nei noccioleti 
di notevoli dimensioni coltivati su un ter- 
reno che presenta una pendenza limitata 
e che consente l'impiego della macchi- 
na. Nei piccoli impianti e nei noccioleti 
situati su teiTeni in forte pendenza la rac- 



colta dei frutti viene eseguita manual- 
mente in diverse passate. Per limitare la 
fatica della raccolta manuale e per ridur- 
re l'impiego di una manodopera che ri- 
sulta sovente introvabile e costosa rispet- 
to al prezzo di mercato delle nocciole, 
molti ricorrono all'uso di reti identiche a 
quelle che vengono impiegate per la rac- 
colta delle olive. Le reti distese sul terre- 
no, oppure sollevate nei terreni in pen- 
denza, consentono una sensibile riduzio- 
ne delle spese di raccolta ma il loro uti- 
lizzo risulta possibile solo se il terreno è 
stato ripulito dalle erbe infestanti. 

Le passate di raccolta o di svuota- 
mento delle reti devono risultare fre- 
quenti, ogni 3-4 giorni, allo scopo di 
evitare il furto dei frutti caduti dentro le 
reti, e la loro perdita causata, sui terreni 
in pendenza, dai temporali di fine estate 
o dai roditori, tipo scoiattoli, sempre 
presenti nei noccioleti situati in prossi- 
mità dei boschi. 

Dopo la raccolta è necessario effet- 
tuare la pulizia dei frutti. Tra le noccio- 
le raccolte manualmente o meccanica- 
mente sono presenti infatti piccole zolle 
di terreno, brattee secche, frutti leggeri 
senza il seme, frutti danneggiati dai 
parassiti tipo quelli che presentano il ti- 
pico foro di uscita del balanino, ecc. Per 
eliminare le scorie e le impurità potete 
far passare le nocciole dentro un vec- 
chio ventilatore del tipo di quelli che un 
tempo venivano impiegati per ripulire i 
cereali trebbiati sull'aia. Le nocciole, 
dopo la pulizia, devono essere sottopo- 
ste all' essiccazione che si effettua sten- 
dendo i frutti per uno spessore di 8-10 
cm su un pavimento in legno, in cotto o 
in cemento con esposizione a sud-est, 
sud, sud-ovest. Per accelerare l'essicca- 
zione provvedete a mescolare i frutti 
con il rastrello almeno una volta al gior- 
no. Conservate le nocciole essiccate in 
un ambiente asciutto, ventilato, dentro 
sacchi di juta o di tela evitando l'impie- 
go di sacchi di materiale plastico. 

Per quanto riguarda i nuovi impianti 
ricordiamo che questa specie si adatta fa- 
cilmente ai diversi tipi di terreno. La 
pianta è presente in forma spontanea in 
terreni con un pH che varia da 5 fino ad 8 
e vegeta bene in terreni sciolti, ghiaiosi e 
anche compatti. Naturalmente la buona 
fertilità favorisce un regolare sviluppo e 
una produzione elevata. Non sono consi- 
gliabili per il nocciòlo i terreni umidi e 
soggetti a prolungati ristagni di acqua. 

Per quanto riguarda la preparazione 
del terreno e la concimazione vale quanto 
è stato riportato per il castagno (vedi pag. 
35); in pratica la profondità dello scasso 
totale, l'ampiezza delle buche e la distri- 
buzione di fertilizzanti sono identici. 
Interventi fitosanitari. Nessuno. 



40 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2CX12 



V 




dleb 



j 



Noce. In settembre, quando il mallo co- 
mincia a spaccarsi, è il momento della 
raccolta delle noci. La raccolta può es- 
sere fatta a mano, direttamente dalla 
pianta, con varie passate; è preferibile 
effettuarla con i guanti per evitare le 
macchie prodotte dal mallo. 

Oppure si può procedere alla bac- 
chiatura dei rami dopo l'inizio della ca- 
scola naturale e in questo caso è neces- 
sario avere preparato il terreno ben pu- 
lito oppure coperto con reti o teli. Si 
può infine approfittare della stessa ca- 
scola naturale aspettando che le noci 
cadano a terra, ma in questo caso biso- 
gna raccoglierle spesso per evitare che 
siano preda di animali vari. 

I frutti coperti ancora dal mallo de- 
vono esserne liberati al più presto. Se 
però il mallo è annerito e/o si presenta 
marcito, anche se parzialmente, quei 
frutti vanno scartati perché attaccati dai 
vermi. 

Tolto il mallo, le noci vanno lavate 
ripetutamente con acqua e poi fatte 
asciugare su un piano in strato singolo o 
ammassate per uno spessore di 8-10 
centimetri al massimo; in questo caso 
devono essere ogni tanto rimescolate. 

Per le piante allevate soprattutto per 
il legno conviene effettuare la potatura 
subito dopo la raccolta, tenendo presen- 
te che il tronco deve rimanere privo di 
rami fino a circa 4 metri da terra. 
Qualunque sia la destinazione dell'al- 
bero, i tagli devono essere effettuati ben 
rasenti al fusto e le ferite disinfettate 
con Bayleton o con ossicloruro di rame- 
50 (bio, irritante) alla dose di 120 gram- 
mi per 10 litri. 

Nel caso dei noci da frutto la potatu- 
ra dovrà riguardare uno sfoltimento del- 
la chioma; in tutti i casi si provvedere 
ad eliminare i rami secchi o deperiti o 
colpiti da malattie o parassiti, interve- 
nendo con maggiore energia e tagli di 




La raccolta delle noci .si effettua duran- 
te il mese di settembre alla cascola dei 
frutti, che si verifica dopo la spaccatu- 
ra del mallo a seguito delle piogge di fi- 
ne estate 

ritorno sulle piante vecchie. 
Interventi fitosanitari. Nessuno. 



PICCOLI FRUTTI 

Lavori 

Lampone (Varietà bifere o rifiorenti). 
Per evitare la cascola dei frutti, effettua- 
te le passate di raccolta ogni 2-3 giorni. 
La raccolta, se l'andamento stagionale 
lo consente, si effettua solo sulle varie- 
tà di lampone bifero che producono i 
frutti nella parte terminale dei tralci svi- 
luppatisi dal ceppo all'inizio della pri- 
mavera. La maturazione dei frutti di 
queste varietà inizia a partire dalla fine 
di agosto-primi di settembre e si pro- 
lunga per alcuni mesi; ad esempio la va- 
rietà bifera Rossana se viene protetta 
con un tunnel di polietilene a partire dal 
mese di novembre consente di racco- 
gliere dei frutti freschi fino a Natale. 
Nei lamponeti dove continua la raccolta 





Dopo aver tolto il mallo lavate ripetutamente le noci con acqua fresca (a sinistra) 
e ponetele ad asciugare (a destra) 



dovete mantenere pulito il terreno dalle 
erbe infestanti mediante periodiche er- 
picature o con la falciatura dell'erba 
negli impianti inerbiti. Nei lamponeti 
costituiti da varietà unifere, ultimata la 
raccolta, potete iniziare la potatura eli- 
minando i tralci vecchi che hanno pro- 
dotto e sfoltendo i nuovi tralci se risul- 
tano in eccesso. 

Mirtillo. Con l'arrivo dell'autunno le 
foglie delle piante assumono un vivace 
colore rosso che conferisce a questa 
pianta un piacevole aspetto ornamenta- 
le. In ottobre potete tagliare i rami di un 
anno sviluppatisi a livello del ceppo al 
fine di realizzare delle talee nel periodo 
primaverile. I rami vanno defogliati, le- 
gati in mazzi e conservati all'aperto, 
con esposizione a nord, nord-est o 
nord-ovest, protetti da uno strato di sab- 
bia umida dello spessore di 40-50 cm. 

Mora giapponese. Durante il bimestre 
può essere eseguita la potatura con il 
taglio dei vecchi tralci che hanno pro- 
dotto nei mesi di giugno-luglio. 

Se vi interessa ottenere delle nuove 
piantine potete farlo con il metodo del 
«capogatto»; è sufficiente piegare i tral- 
ci di un anno in modo che la punta ven- 
ga a contatto con il terreno; se quest'ul- 
timo risulta abbastanza fresco, nel pun- 
to di contatto il tralcio emette delle radi- 
ci e forma una nuova pianta che può es- 
sere trapiantata la prossima primavera. 

Ribes (rosso, rosa, bianco, nero). 

Anche per queste specie avete la possi- 
bilità di tagliare i rami di un anno svi- 
luppatisi dal ceppo per realizzare delle 
talee destinate a produrre nuove pianti- 
ne. I rami vanno conservati come quelli 
del mirtillo. 

Rovo senza spine. Per questa specie 
continuano le operazioni di raccolta 
che si prolungano per l'intero bimestre. 
Per facilitare la raccolta e per favorire la 
maturazione dei frutti dovete mantene- 
re pulito il terreno mediante falciatura 
dell'erba o erpicatura del terreno. Se 
si rende necessario un intervento irri- 
guo è opportuno effettuarlo per scorri- 
mento e non a pioggia. 

Il rovo si può moltiplicare con il me- 
todo del «capogatto» come indicato per 
la mora giapponese. 

Uva spina. Vedi ribes. 



Per i nuovi impianti di tutte le spe- 
cie di piccoli frutti, escluso il mirtillo, 
ricordate che questi vegetano bene su 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



41 



V 




'iltde 



j 



Jy&0 : Piccoli frutti. Operazioni colturali in corso (•) 


jé^s 




nel mese di settembre 






M 


fi 2 


« « 


•a 

o o 


■a 

e 


'e 


•a 
e 


« 


Piccoli frutti 


S. 

3 

© 

Oh 




'3 a 

3* 


•la 

§73 
U 


N l-c 

os es 

.E wo 

|l 

e 
U 


o 
cs 

OH 

'E 


S 

2 

-te» 

m 


e 

u 


Lampone bifero 




• 


• 






• 




• 


Lampone nero unif . 


• 
















Mirtillo 


















Mora giapponese 


• 
















Ribes 


















Rovo senza spine 




• 


• 






• 




• 


Uva spina 



















e Piccoli frutti. Opera/ioni colturali in corso (•) 
J&f^ nel mese di ottobre 


Piccoli frutti 


s 

1 


fi 2 
o e 

2 t 

© ■"- 
""■ Ti 


- 2 

.2 - 1 " 
'3 s 


"3 

a 

1 S 

co g 

5 E 
._ « 
u «- 

fi -a 
u 


■a 

e 
"B 'C 

es ss 

.S M 

I 1 

U 


'5 
© 

"E 


•e 

B 

E 

2 
« 

fi 


49 

Q 
5 

a 
0. 


Lampone bifero 
Lampone nero unif. 
Mirtillo 


• 














• 


Mora giapponese 
Ribes 


• 
















Rovo senza spine 
















• 


Uva spina 




















A sinistra. Lampone giallo; le varietà appartenenti a questo gruppo varietale sono 
bifere e la loro raccolta continua in questo bimestre. A destra. Lampone rosso; le va- 
rietà bìfere producono ali 'estremità dei rami di un anno 

terreni da poco acidi ad acidi, cioè con 
un pH da 5,5 a 6,5. Per il mirtillo il ter- 
reno deve invece risultare molto acido, 
cioè con un pH oscillante da 4,5 a 5,1. 

Per queste specie bene si prestano i 
terreni sciolti, ghiaiosi e i terreni di me- 
dio impasto tendenti allo sciolto, dotati 
di buona permeabilità, non soggetti a 
prolungati ristagni di acqua e abbastan- 
za ricchi di sostanza organica. 

La profondità dello scasso varia tra i 
45 e i 55 cm e la concimazione di fondo 
per tutte le specie, escluso il mirtillo, 
prevede la distribuzione, per una super- 
ficie di 1.000 metri quadrati, di 45-50 
quintali di letame ben maturo, kg 55-65 
di perfosfato minerale- 19 e kg 40-45 di 
solfato di potasso-50. 

Se il terreno ha un pH superiore a 
6, 1 si consiglia la distribuzione di 50 kg 
di solfato di ferro sempre per 1 .000 me- 
tri quadrati. 

Con la messa a dimora di un numero 
limitato di piante si effettua lo scasso a 
buche profonde cm 50-55 e larghe cm 
40-50. Sul fondo di ogni buca vanno 
distribuiti i seguenti fertilizzanti: kg 5-6 
di letame, grammi 200 di perfosfato mi- 




Mirtillo gigante americano. Nel perìodo 
autunnale le foglie presentano un colore 
rosso intenso che conferisce alle piante 
un interessante aspetto ornamentale 

nerale-19, 100 grammi di solfato di po- 
tassio-50. I fertilizzanti poi vanno co- 
perti da 30 cm di terra. 

Per quanto riguarda il mirtillo gigan- 
te che verrà trapiantato in aprile e mag- 
gio, lo scasso totale e le buche devono 
avere la stessa profondità degli altri pic- 



coli frutti ma la concimazione di arric- 
chimento deve essere eseguita solo con 
fertilizzanti fisiologicamente acidi. 
Pertanto nei terreni con un pH che si av- 
vicina a 6, oltre alla distribuzione di kg 
50 di perfosfato minerale- 19, kg 40 di 
solfato di potassio-50 e di kg 50 di sol- 
fato di ferro si consiglia la distribuzione 
di torba russa in ragione di kg 400 per 
1 .000 metri quadrati in sostituzione del 
letame bovino o del compost. 

Interventi fitosanitari 

Nessun intervento è richiesto in que- 
sto periodo. 

A cura di: Giovanni Comerlati (Lavori: 
Pomacee); Giovanni Rigo (Lavori: Dru- 
pacee-Actinidia); Raffaele Bassi (La- 
vori: Castagno-Nocciòlo-Piccoli frutti); 
Giorgio Bargioni (Lavori: Olivo- 
Ciliegio- Azzeruolo-Fico-Giuggiolo- 
Kaki-Nespolo comune-Nespolo del 
Giappone-Noce); Floriano Mazzini (In- 
terventi fitosanitari: Pomacee-Drupacee- 
Castagno-Specie da frutto minori-Picco- 
li frutti); Salvo Manzella (Lavori e 
Interventi fitosanitari: Agrumi-Carrubo- 
Mandorlo; Interventi fitosanitari: Olivo). 

INDIRIZZI 
PER ACQUISTI/INFORMAZIONI 

*» Scale per la raccolta delle olive: 

- Florsilva Ansaloni - ViaAndreoli, 8 - Loc. 
Idice - 40068 San Lazzaro di Savena 
(Bologna) - Tel. 0516255218; 

- Gianfausto Orio - Via Chiesa, 30 - 25080 
Tignale (Brescia) - Tel 036573055. 

Ricordiamo le classi di tossicità attribuite 
agli antiparassitari, nell'ordine dal massimo 
al minimo: molto tossico - tossico - nocivo - 
irritante - non classificato. L'aggiunta di bio, 
significa che l'antiparassitario è ammesso 
nell'agricoltura biologica. 

CONTROLLO INDIRIZZI A LL 8-7-2001 



42 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



CEREALI VERNINI 

(farro, frumento tenero, grano 
duro, orzo) 

Lavori 



Ultimata la raccolta del farro e 
di tutti i cereali anche nelle zone più al- 
te di montagna, dovete preparare il ter- 
reno per la coltura successiva. Come 
descritto ne «i Lavori» di luglio-agosto, 
l'operazione di base è V aratura, la cui 
buona esecuzione influirà sulla riuscita 
della futura coltivazione. 

L'aratura deve essere più o meno 
profonda a seconda della coltura che 
seguirà e delle caratteristiche del terre- 
no. Deve essere profonda, oltre i 35 cm, 
se al cereale raccolto seguirà nel prossi- 
mo anno il girasole o un'altra coltura a 
semina primaverile e se ci troviamo in 
ambiente molto asciutto ed in presenza 
di terreni argillosi. In queste condizioni 
l'aratura profonda consentirà al terreno 
di costituire una preziosa riserva d'ac- 
qua durante il periodo invernale. 

Se al cereale invece seguirà una col- 
tura a semina autunnale (colza, fava, 
veccia, ecc.) potete effettuare un'aratu- 
ra più superficiale in quanto la pianta 
utilizzerà, per il suo sviluppo, l'acqua 
che cadrà in autunno ed in inverno. È 
buona norma inoltre, ritardare le aratu- 
re verso la fine di agosto-inizio di set- 
tembre per lasciare il minor tempo pos- 
sibile il terreno privo di vegetazione e 
quindi soggetto alle erosioni ed al dila- 
vamento dei nitrati. Ritardare l'aratura 
significa inoltre poter interrare le pian- 
te infestanti presenti sul terreno, nate 
dai semi caduti con la raccolta e germi- 
nate con le prime piogge. 

Nelle zone collinari a forte penden- 
za, per le colture a semina primaverile 
lasciate il terreno con una certa zollosi- 
tà. Le zolle sono infatti in grado di di- 
minuire la velocità dell'acqua e con- 
sentono l'imbibizione del terreno evi- 
tando il dilavamento superficiale. 





Inoltre durante l'inverno l'acqua e le 
gelate favoriranno l'affinamento del 
terreno lasciandolo a primavera ben 
drenato ed aerato. 

Per i cereali, ultimata l'aratura, in 
settembre non sono necessari interven- 
ti, mentre in ottobre potete iniziare le 
operazioni di ripasso del terreno per la 
preparazione di un adeguato letto di se- 
mina, operazioni che variano in funzio- 
ne delle caratteristiche del suolo e della 
meccanizzazione disponibile. 

Le aziende che dispongono di mac- 
chine con minore potenza, in presenza di 
terreni compatti e argillosi, possono uti- 
lizzare attrezzi come l'estirpatore, me- 
glio se a molle. Questo deve essere muni- 
to di ancore alate in grado di eliminare le 
erbe eventualmente nate dopo l'aratura. 

Le aziende che invece dispongono 
di trattrici di maggiore potenza possono 
utilizzare l'erpice a dischi. Questo at- 
trezzo permette un notevole affinamen- 
to del terreno anche in presenza di forte 
inerbimento, ma ha un costo di acquisto 



superiore rispetto all'estirpatore e 
si adatta meno all'impiego su ter- 
reni argillosi, specie se bagnati, in 
quanto tende a costiparli. 

L'estirpatore è comunque l'at- 
trezzo più utilizzato nelle piccole e 
medie aziende; esso offre il vantag- 
gio di un basso costo di acquisto e di 
esercizio, ed ha la capacità di portare in 
superficie le erbe infestanti. 

Prima di iniziare il ripasso potrebbe 
essere utile effettuare una concimazio- 
ne con fosforo e potassio (dove neces- 
sario) per consentire il successivo inter- 
ramento dei concimi, ma per motivi di 
ordine pratico si tende in genere a po- 
sticipare l'intervento, rimandandolo al 
periodo che precede la semina. 

Le operazioni di ripasso sono uguali 
per il frumento tenero, il grano duro e il 
farro. 

Nel caso del grano duro vi consi- 
gliamo di scegliere e prenotare in que- 
sto periodo le varietà che andrete ad ac- 
quistare, in quanto, per poter accedere 
ai contributi comunitari previsti per 
questa coltura, è necessario dimostrare 
l'acquisto di almeno 180 kg per ettaro 
di semente certificata. 

Per orientarvi sulle molte varietà che 
meglio si adattano alla vostra zona di 
coltivazione potete far riferimento ai 



m 

■Hi 

• 


Pi 1 


- : 
— - \ 


1 



La preparazione 
del terreno 
inizia con 
un 'aratura più 
o meno profonda 
a seconda della 
coltura che verrà 
attuata e delle 
caratteristiche 
del terreno 



Per le 
operazioni 
di ripasso 
del terreno 
si può 

impiegare un 
estirpatore 
(a sinistra) 
o un erpice 
a dischi 
(a destra) 




SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



43 



V 



eam 



itw r 



Tre esempi di rotazione quadriennale per il nord, il centro e il sud Italia 

a cura di Silvio Caltran 

In questo progetto grafico sono riportati tre esempi di rotazione (uno per il nord, uno per il centro e uno per il sud Italia) con 
1' avvicendamento quadriennale - dal 1999 al 2002 - di alcune fra le colture erbacee più diffuse. In questi esempi si suppone 
che la superfìcie dell'azienda sia suddivisa in quattro appezzamenti di uguali dimensioni (negli schemi qui sotto sono eviden- 
ziati con i numeri 1, 2, 3 e 4). I due riquadri più grandi, a colori, riportano la situazione nei mesi di quest'anno 2002; i riqua- 
dri più piccoli, a sinistra, riportano la disposizione in campo delle colture nei quattro appezzamenti negli anni precedenti. Per 
i criteri fondamentali da seguire nelle rotazioni si veda il n. 1/1 997 di Vita in Campagna a pagina 46. 



u 
e 



1999 



2000 



2001 



Mais 



Soia 



Mais 



4 Frumento t. 



Soia 



Mais 



3 Frumento t. 



Mais 



1 



Mais 



2 Frumento t. 



Mais 



Soia 



La situazione nel settembre 2002 

1 Frumento tenero , 



2 Mais 



La situazione nell'ottobre 2002 

ì r 



Note. Il frumento tenero può essere sostituito 
con l'orzo. Dopo frumento o orzo possono es- 
sere utilmente praticate delle colture interca- 
lari da sovescio (ad esempio trifogli). Se si di- 
spone di letame, questo deve essere distribui- 
to dopo il frumento e prima dell 'aratura per il 
mais 



per mais (raccolto 2003) 

I 




3 Soia 



4 Mais 



per mais (raccolto 2003) 

i 

1 4 Frumento tenero (raccolto 2003)' 



pre-emcrgi-iì/.i 



8 

U 



1999 



1 Girasole 



2 Orzo rL/trifog. 



3 Trifoglio 



Farro 





2000 


1 Orzo n./trifog. 


: 


Trifoglio 


3 


Farro 


4 


Girasole 



2001 



1 Trifoglio 



Farro 



3 Girasole 



4 Orzo n./trifog. 



La situazione nel settembre 2002 
1 Farro 



2 Girasole 



Note. Il girasole può essere sostituito con il 
mais nelle zone irrìgue o con il sorgo. Al po- 
sto del farro si può coltivare grano tenero o 
duro. Tra la raccolta del farro (luglio) e la se- 
mina del girasole (marzo) può essere inserito 
il grano saraceno. Al posto del trifoglio pos- 
sono essere coltivati in coltura pura fava, fa- 
vino o veccia 




3 Trifoglio pratense 

(traseminato all'orzo 

nel febbraio 2002) 



4 Trifoglio pratense 

ato all'orzo 



La situazione nell'ottobre 2002 

: per girasole (raccolto 2003) 



2 per orzo nudp/trifoglio pratense 
(raccolto 2003) 




-a 

3 

CO 



1999 



1 Colza 



2 Grano duro 
'i Fava 



Farro 





2000 


1 Grano duro 


2 


Fava 


3 


Farro 


4 


Colza 



2001 



La situazione nel settembre 2002 La situazione nell'ottobre 2002 



Fava 



Farro 



Colza 



4 Grano duro 



Note. Il colza può essere sostituito con il gira- 
sole, il miglio o il sorgo. Il grano duro e/o il 
farro possono essere sostituiti con il grano te- 
nero, l'orzo o l'avena. La fava può essere so- 
stituita con il pisello, la veccia, la sulla, la 
lenticchia o il cece 




4 Fava 



■ 



per farro (raccolto 2003) 



Principali operazioni colturali, 

aS? = aratura; 



terreno m attesa 
di essere seminato; 




preparazione 
letto di semina; 



concimazione 
presemina; 



concimazione 
azotata in copertura; 



<ff.,„ t = sarchiatura; " T 



irrigazione 




coltura in atto; 



raccolta; 




letamazione; 

^». ^diserbo; 

_ sfalcio e 
~ fienagione 



44 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 



(^(team/m 



j 



confronti varietali pubblicati da L'Infor- 
matore Agrario (') o alle liste di orienta- 
mento varietale che vengono stampate 
dalle varie Agenzie di sviluppo agricolo 
regionale. 

(2*) Il premio Pac rappresenta una 
5/ grossa componente del reddito 
colturale in quanto, nelle zone di tradi- 
zionale coltivazione, è maggiorato di 
un aiuto supplementare pari a 344,5 eu- 
ro per ettaro. Per poter percepire questo 
premio è necessario che scegliate se- 
menti selezionate di varietà ammesse a 
contributo e che conserviate la fattura 
di acquisto ed i cartellini varietali del- 
l'Ense (Ente nazionale sementi elette) 
cuciti o incollati al sacco. Tale docu- 
mentazione è indispensabile per effet- 
tuare, in aprile, la domanda di premio. 
Il frumento tenero invece non fruisce 
dell'aiuto supplementare previsto per il 
grano duro, ma solo dei normali contri- 
buti per i cereali che variano da zona a 
zona e a seconda della resa produttiva 
della coltura. Comunque, anche per il 
frumento tenero, è opportuno che vi 
orientiate verso sementi certificate e 



Al nord 

la semina dei 

cereali inizia 

nella seconda 

metà di ottobre 




varietà che meglio si adattano al vostro 
areale di coltivazione (')• 

In base alla capacità di lievitazione, 
e quindi alla loro destinazione, i fru- 
menti teneri si dividono in quattro 
gruppi, di cui segnaliamo le varietà più 
note e diffuse. 

1) Frumenti di forza: Pandas, Golia, 
Brasilia, Sagittario, Colfiorito. 

2) Frumenti direttamente panificatili: 



wmfì3&< 



Centauro, Bolero, Eridano, Francia, 
Nobel, Stroika, Serio, Genio. 

3) Frumenti comuni: Aurelio, Mirtos, 
Leopardo, Santerno. 

4) Frumenti da biscotti: Eureka, Pascal, 
Trarrne, 

I grani del primo e secondo gruppo 
si adattano più facilmente ad una maci- 
nazione integrale e ad un riutilizzo 
aziendale delle farine. 



I lavori di settembre e ottobre 
nel campo seminato in primavera a mais o soia 

Settembre. Già nei primi giorni di questo mese le varietà precoci di mais e quelle tardive seminate all'inizio della pri- 
mavera raggiungono la maturazione. La raccolta va comunque effettuata quando l'umidità della granella è pari o infe- 
riore al 25%. Il prodotto può essere venduto umido, altrimenti si deve procedere all'essiccazione per ridurre l'umidità al 
15%, così da consentirne la conservazione. Per l'essiccazione è possibile far ricorso ad impianti mobili, reperibili pres- 
so un contoterzista, oppure conferire il prodotto ad un centro di raccolta di cereali (gestiti da consorzi agrari, cooperati- 
ve agricole o ditte private) che provvede all'essiccazione e allo stoccaggio del prodotto, in attesa del momento più favo- 
revole per la vendita. Piccoli quantitativi di mais per uso aziendale o familiare si possono essiccare esponendo il prodotto 
al sole sull'aia per qualche giorno; una volta essiccato il mais va posto in un locale asciutto, pulito e provvisto di reti sul- 
le aperture verso l'esterno (finestre, tombini, ecc.) per impedire l'ingresso di insetti, roditori e uccelli. Nel caso di svi- 
luppo di muffe il prodotto non va utilizzato né per l'alimentazione umana né per quella animale, perché le muffe produ- 
cono sostanze molto tossiche (micotossine). 

In questo mese anche \asoia inizia la fase di maturazione che si manifesta con l'ingiallimento delle foglie e l'imbrunimen- 
to dei baccelli. La raccolta va eseguita quando le piante risultano completamente defogliate e la granella ha raggiunto una 
umidità così bassa (16-18%) da non lasciarsi scalfire con l'unghia; dopo la trebbiatura perde ulteriormente umidità rag- 
giungendo il valore ottimale per la conservazione e la commercializzazione (14%). Anche la soia, come il mais, va conse- 
gnata ad un centro di raccolta. Si ricorda che la soia non può essere utilizzata cruda nell'alimentazione umana e del bestia- 
me, perché contiene alcune sostanze nocive (fattori antinutrizionali) che vengono eliminate con le alte temperature nei pro- 
cessi di lavorazione (tostatura) a cui il prodotto viene sottoposto. 

Ottobre. Prosegue nel mese di ottobre la raccolta del mais e 
della soia. I residui colturali del mais possono essere asportati 
dal campo ed utilizzati come lettiera per il bestiame. In alter- 
nativa vanno sfibrati con un trinciastocchi ed interrati con le la- 
vorazioni autunnali o invernali, a beneficio della fertilità del 
terreno. Diversamente da quanto si sosteneva in passato, l'in- 
terramento dei residui colturali del mais non richiede l'apporto 
di un concime azotato (urea) che ne favorisca la decomposi- 
zione. Anche i residui colturali della soia vanno sfibrati con un 
trinciastocchi ed interrati con le lavorazioni autunnali o inver- 
nali. Essi costituiscono una importante fonte di sostanza orga- 
nica e di azoto a vantaggio delle colture che seguono la soia 
nella rotazione, in particolare dei cereali. (Umberto Grigolo) 




iietitrebbiatura del mais 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



45 



V 



tanti 



P f 




Ottenere del 
buon fieno 
in settembre è 
abbastanza 
difficile a causa 
dell'instabilità 
del tempo 



Nelle zone centrali e meridionali la 
semina di questi cereali inizia in no- 
vembre, mentre nelle zone settentriona- 
li viene anticipata di circa 15 giorni. 

Anche per l'orzo vale quanto detto 
per gli altri cereali. Potete iniziare a sce- 
gliere la varietà da coltivare ('), conside- 
rando che l'orzo è una coltura che si 
adatta moltissimo alle diverse situazioni 
climatiche, altimetriche e di terreno. 

A seconda del numero di file di ca- 
riossidi di cui è formata la spiga, l'orzo 
si dice distico (due file) o polistico (4-6 
file). Le cariossidi dell'orzo sono di 
norma vestite (cioè ricoperte dalle glu- 
melle), ma esistono varietà con carios- 
sidi nude, conosciute col nome di orzo 
mondo o orzo nudo. Mentre l'orzo ve- 
stito si utilizza essenzialmente per l'ali- 
mentazione del bestiame e per la pro- 
duzione della bina, l'orzo mondo viene 
utilizzato per la produzione di orzo to- 
stato e per le minestre. 

Tra gli orzi vestiti i distici hanno nor- 
malmente caratteristiche qualitative del- 
la granella superiori a quelle dei polisti- 
ci. L'orzo mondo non presenta caratteri- 
stiche diverse dall'orzo coltivato nor- 
malmente. Ha un culmo poco resistente 
e la spiga si presenta aristata (le glume 
terminano cioè con appendici filiformi). 

La tecnica e le caratteristiche di la- 
vorazione non sono differenti da quelle 
dell'orzo normale. 



LEGUMINOSE FORAGGERE 

Lavori 

Veccia. In questo periodo si effettua il 
ripasso del terreno che era stato arato in 
precedenza. L'esecuzione di questa ope- 
razione non differisce da quella che si 
effettua per i cereali, pertanto tenete pre- 
sente quanto indicato per queste colture. 

Erba medica. Nel mese di settembre si 
effettua il terzo sfalcio di foraggio. Il 



periodo ottimale è quello in cui com- 
paiono i fiori in quanto nella pianta si 
ha il miglior rapporto tra quantità e 
qualità del prodotto. La quantità di pro- 
dotto dipende naturalmente dall'anda- 
mento climatico e quindi dalla disponi- 
bilità di acqua per la coltura. 

Per ottenere un buon foraggio biso- 
gna tener presente innanzitutto l'anda- 
mento climatico in quanto saranno ne- 
cessari, per completare le operazioni, 
dai 4 ai 7 giorni di bel tempo. 

Si provvede innanzitutto alla falcia- 
tura che può essere effettuata con fal- 
ciatrici a lama o a dischi. Dopo una pri- 
ma fase di appassimento si provvede a 
rovesciare l'erba con apposite macchi- 
ne ranghinatrici o andanatrici e quindi 
si realizzano le andane. Terminata l'es- 
siccazione (con un umidità del 16- 
18%) si procede ad imballare il fieno 
utilizzando macchine che formano bal- 
le cilindriche o prismatiche. 




La «fasciatura » delle balle di fieno 
permette la conservazione dell'erba 
con umidità molto elevata in quanto la 
pellicola protettiva la conserva in as- 
senza di aria. Ciò consente di ridurre a 
2-3 giorni il tempo necessario per la 
fienagione eliminando i rischi derivan- 
ti dal maltempo. Consente inoltre di 
conservare le balle ali 'aperto 



Ottenere del buon fieno con il terzo 
taglio è un operazione abbastanza diffi- 
cile a causa dell'instabilità meteorica 
del periodo. Per questo motivo si stan- 
no diffondendo ovunque tecniche che 
consentono la conservazione dell'erba 
con tenori di umidità molto alti: consi- 
stono nel fasciare la balla di erba con 
una pellicola protettiva che la conserva 
in assenza di aria. Esse permettono di 
ridurre i tempi per le operazioni di rac- 
colta a 2-3 giorni eliminando i rischi di 
maltempo. 

Se il ricaccio è uniforme e abbastan- 
za rado, e il decorso stagionale è poco 
piovoso, il terzo taglio può essere la- 
sciato per la produzione di seme. Il se- 
me viene raccolto con una normale 
mietitrebbiatrice provvista di appositi 
crivelli quando la maggior parte dei le- 
gumi è secca, cioè di norma tra la fine 
di settembre ed i primi di ottobre. 

La produzione varia molto in rela- 
zione all'allegagione e va dai 2 ai 4 
quintali per ettaro. 

Nelle zone più asciutte, se le preci- 
pitazioni estive sono state scarse e la 
quantità di foraggio presente è vera- 
mente esigua, è opportuno riservare 
questo sfalcio al solo pascolamento in 
quanto il fieno ottenuto non coprirebbe 
i costi di produzione. 

Attenzione però al meteorismo che 
può causare, quando la medica è ab- 
bondante e pura, gravi pericoli per ri- 
gonfiamenti in particolare nelle bovine. 

Trifoglio pratense (violetto). Normal- 
mente dalla coltura non si ottengono al- 
tri sfalci. L'erba presente può comun- 
que essere utilizzata per il pascolamen- 
to e risulterà estremamente appetibile 
per tutto il periodo invernale. 

Nelle zone più calde e provviste di 
irrigazione potete effettuare la semina 
della coltura anche alla fine di settem- 
bre. Sul terreno precedentemente arato 
distribuite circa 3-4 quintali per ettaro 
di perfosfato minerale- 19 e, nei terreni 
che ne sono carenti, 1 quintale per etta- 
ro di solfato di potassio-50. 

Procedete poi a ripassare il terreno 
fino ad ottenere un letto di semina mol- 
to minuto. Quindi effettuate la semina 
utilizzando circa 30-40 kg di seme per 
ettaro, avendo cura che il seme venga 
depositato a circa 2-3 cm di profondità. 
Infine effettuate la rullatura. Se nel giro 
di 4-6 giorni non intervengono precipi- 
tazioni provvedete ad irrigare la colti- 
vazione. 

Per la scelta delle varietà si rimanda 
a quanto già indicato ne «i Lavori» di 
gennaio-febbraio. Nelle zone fredde è 
consigliabile rimandare l'impianto alla 
successiva primavera. 



46 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/20(1: 










Allo scopo di evitare possibili danni da 
parte di qualche animale allo stato li- 
bero particolarmente aggressivo, è op- 
portuno effettuare la decornazione. 
Essa si pratica sulla vitellina all'età di 
30-40 giorni premendo sulla radice dei 
cornetti per un paio di minuti con le 
apposite candelette caustiche acqui- 
state in farmacia, o, meglio ancora, 
premendo per pochi secondi con il de- 
cornatore elettrico (nella foto) 

PRATI STABILI E PASCOLI 

Lavori 

Nel mese di settembre o entro la pri- 
ma metà di ottobre sui prati di pianura e 
di collina si effettua il terzo taglio. 

Giunti a questo punto, dovete Uittavia 
chiedervi se non sia il caso di rinunciare 
al terzo sfalcio per sostituirlo con un pa- 
scolo, specie se la stagione decorre mol- 
to piovosa. Spesso infatti questo ultimo 
taglio è scarso come quantità e riesce 
scadente nella qualità quando prende ri- 
petutamente pioggia o viene bagnato da 
abbondanti rugiade, frequenti nei mesi 
autunnali. In queste condizioni occorro- 
no varie giornate di lavoro per ottenere 
una sufficiente essiccazione e le perdite 
di principi attivi sono gravi. 

Con il pascolo, invece, si evitano 
questi danni perché il bestiame utilizza 
pienamente, senza alcuna perdita, le 
proprietà alimentari dell'erba anche se 
bagnata da pioggia o rugiada. Dovrete 
però immettere il bestiame al pascolo 
con netto anticipo (ad esempio di un 
mese circa) rispetto alla data sotto la 
quale avreste dovuto effettuare lo sfal- 
cio e contenere il bestiame stesso su su- 
perfici ridotte entro adatte recinzioni, 
meglio sotto filo elettrizzato (come 
consigliato ne «i Lavori» di maggio- 
giugno, n. 5 a pag. 57). Ciò per ridurre 
al minimo i danni da calpestio che il be- 
stiame arrecherebbe all'erba già alta 
con troppi spostamenti. 

Sostituendo l'ultimo sfalcio con un 




Ecco alcune tra le più diffuse e dannose erbe infestanti dei prati e pascoli. La 
gramigna (1) con la sua altissima resistenza alla siccità elimina dai prati 
asciutti le altre specie ma fornisce pochissimo foraggio per la ridotta vegeta- 
zione e per il portamento strisciante. La piantaggine (2) con le foglie adagia- 
te a terra sfugge alla falciatrice e rende difficile l 'assunzione anche da parte 
degli animali al pascolo. 1 romici (3), sgraditi al bestiame che se ne ciba sol- 
tanto quando è ridotto alla fame, con le loro radici fitt onoriti sottraggono ac- 
qua e alimenti alle altre specie e rovinano l 'estetica dei prati 



pascolo anticipato, potrete effettuare 
molto probabilmente un pascolo in più 
nel corso dell'anno. 

Concimazioni per la formazione di 
nuovi prati. Nel caso di costituzione di 
nuovi prati procedete a spargere sul ter- 
reno quintali 6 di perfosfato minerale- 1 9 
e quintali 2 di cloruro potassico-60, ad 
ettaro; dopo di che distribuite 400-500 
quintali di letame bovino maturo (non 
meno di 6 mesi di maturazione in conci- 




Allo stato libero quasi tutte le bovine 
manifestano vistosamente i calori - co- 
me appare nella foto -facilitando quin- 
di la scelta del momento più opportuno 
per la fecondazione artificiale. Nel ca- 
so, invece, della presenza del toro nella 
mandria al pascolo non ci sarà alcun 
problema: il toro coprirà via via tutte le 
femmine che verranno in calore. 
Ricordiamo che è questa la stagione più 
adatta alla fecondazione sìa artificiale 
che naturale: autunno o inizio inverno 



maia) e sotterrate subito il tutto median- 
te aratura. Nel caso che il nuovo prato 
succeda a prato preesistente riducete il 
letame a 200-300 quintali per ettaro 

Effettuate quindi accurate lavorazio- 
ni superficiali in modo da costituire un 
buon «letto di semina» e procedete allo 
spargimento delle miscele di sementi 
consigliate nel numero 1/2002 pag. 45, 
con le varianti che possono essere util- 
mente apportate dalle esperienze locali 
vostre o di vostri vicini. 

A fine settembre termina general- 
mente l'alpeggio sulle Prealpi e sugli 
Appennini. Le autorità preposte con- 
sentono spesso il proseguimento del 
pascolo in forma ridotta limitatamente 
a determinati animali (cavalli ed altri). 

A Evitate comunque sfruttamenti 
eccessivi che si ripercuoterebbero 
dannosamente sulla produzione del- 
l'annata successiva. 

A cura di: Pietro Fiore (Lavori: Cereali 
vernini - Leguminose foraggere); Umber- 
to Grigolo (Lavori: Mais e Soia); Alberto 
Rizzotti (Lavori: Prati stabili e pascoli). 

(') I fascicoli «Scelta delle varietà di grano 
tenero» (supplemento a L 'Informatore Agra- 
rio n. 33/2002) e «Scelta delle varietà di gra- 
no duro» (supplemento a L'Informatore 
Agrario n. 35/2002) possono essere richiesti 
all'Ufficio Abbonamenti, tei. 0458057511, 
al costo di euro 2,58 cadauno. L'Informatore 
Agrario n. 32/2002 («Speciale orzo») può 
essere richiesto allo stesso ufficio al costo di 
euro 3, 1 0. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA M/2002 



47 



IL VIGNETO 

PER LA PRODUZIONE 

DI UVA DA VINO 



Lavori 

Nella tradizione agricola i mesi 
di settembre e ottobre sono quelli dedi- 
cati alla vendemmia, ma in molte zone 
viticole le operazioni di raccolta sono 
già iniziate nel mese di agosto per le va- 
rietà precoci o per le basi spumante. 
Prima di iniziare la raccolta, però, è ne- 
cessario provvedere allo sfalcio del co- 
tico, al controllo delle infestanti sulla fi- 
la e ad una eventuale ultima regolazione 
della chioma. 

Non vanno trascurati, infine, i vigne- 
ti in allevamento, che continuano a svi- 
luppare la vegetazione e che dunque ri- 
chiedono costanti interventi di legatura 
e di difesa. 

La potatura verde. Le alte temperatu- 
re estive, il ridotto apporto d'acqua, ma 
soprattutto l'avvio del processo di ma- 
turazione delle uve hanno comportato il 
blocco dello sviluppo della chioma, che 
è stata regolata con i precedenti inter- 
venti di potatura verde. 

Nei vigneti con forte vigoria, in cui la 
chioma provoca la copertura dei grap- 
poli e il loro mancato arieggiamento, 
potete intervenire con una sfogliatura 
meccanica o manuale o con interventi 
più importanti di cimatura, allo scopo 
di portare in evidenza i grappoli e di mi- 
gliorare le operazioni di raccolta se que- 
sta avviene manualmente; tali ope- 
razioni, però, devono essere avviate solo 
a ridosso della raccolta (2-3 giorni pri- 
ma), poiché dopo le cimature la pianta 
tende a ricostituire l'apparato fogliare 
perduto, sviluppando nuove femminel- 
le, e di conseguenza blocca la matura- 
zione dei grappoli. Curate anche la lun- 
ghezza e il tipo dei tagli, per evitare di 
asportare tralci necessari alla produzio- 
ne dell'anno successivo. 






Le ultime operazioni di potatura verde 
mirano a favorire l'arieggiamento e 
l 'esposizione dei grappoli 

II controllo delle erbe infestanti. Con 

le prime piogge di fine estate e con il 
primo parziale abbassamento delle tem- 
perature riprendono vigore le infestanti, 
che dovete opportunamente controllare 
al fine di rendere più agevoli le opera- 
zioni di vendemmia. 

Alcuni giorni prima della raccolta 
delle uve sfalciate il cotico evitando di 
lavorare il terreno, che altrimenti si pre- 
senterebbe impercorribile in caso di 
pioggia. Nei suoli siccitosi si può evitare 
la lavorazione del terreno effettuando il 
taglio molto vicino al livello del terreno 
stesso. 

L'irrigazione. Ogni apporto di acqua in 
questo periodo può comportare l'ecces- 
sivo ingrossamento e la conseguente 
spaccatura degli acini e un possibile ab- 
bassamento del tenore zuccherino, per- 



La vendemmia e 
il trasporto in 
cantina devono 
essere effettuati 
con il massimo 
riguardo. Specie 
per i grappoli 
da destinare 
all'appassimento, 
occorre attuare 
una buona 
selezione sulla 
pianta e poi 
depositarli con 
cautela nei 
contenitori 



tanto un intervento irriguo a ridos- 
so della vendemmia deve essere 
preso in considerazione solo in ca- 
so di emergenza idrica in ambienti 
aridi o in terreni molto permeabili. 
In caso di intervento utilizzate 
volumi di acqua ridotti, sufficienti 
solo a superare il periodo di emergenza 
delle piante. 

La difesa delle uve dagli uccelli. Pur- 
troppo, nel periodo di maturazione del- 
le uve, soprattutto in prossimità di zone 
boscose, gli uccelli possono causare il 
danneggiamento e l'asportazione di 
quantità di uva anche importanti. 

Per limitare i danni, che sono con- 
centrati per lo più sui filari di bordo, po- 
tete mettere in opera alcuni accorgi- 
menti utili ad allontanare gli uccelli dal 
vostro vigneto o ad impedire il raggiun- 
gimento dell'uva da parte degli stessi: 

- nastri di carta argentata posizionati 
sui filari che, muovendosi al vento, spa- 
ventano gli uccelli (è un rimedio di effi- 
cacia limitata e temporanea); 

- cannoncini a gas che a cadenza prefis- 
sata sparano a salve; gli spari (meglio 
se piuttosto distanziati, di una ventina 
di minuti e più) spaventano gli uccelli 
che tuttavia col tempo si abituano alla 
presenza del cannoncino o dei cannon- 
cini; 

- reti di materiale plastico a maglie suf- 
ficientemente fìtte che vanno poste so- 
pra la vegetazione, ma che sono facil- 
mente spostabili per consentire le ope- 
razioni di vendemmia; sono una vera e 
propria barriera per gli uccelli, ma ri- 
chiedono il lavoro di stesura e il succes- 
sivo ritiro. 

La vendemmia. Come indicato ne «i 
Lavori» di luglio e agosto, è già iniziato 
il prelievo dei campioni per valutare 
l'andamento della maturazione delle 
vostre uve. Per quasi tutte le varietà so- 
no ormai disponibili i dati per tracciare 
una «curva di maturazione»: quando si 
stabilizza il tenore zuccherino e rallenta 
la caduta dell'acidità si considera rag- 
giunta la maturazione teorica e, in ac- 
cordo con la cantina che riceve il pro- 
dotto, potete avviare le operazioni di 
raccolta. 

I metodi empirici per la valutazione 
del grado di maturazione sono assoluta- 
mente inaffidabili. Pertanto, per avere 
delle indicazioni precise, è necessario 
ricorrere alle analisi del grado zuccheri- 
no, del pH e dell'acidità totale eseguite 
nel laboratorio di cantina o presso un 
laboratorio enologico di fiducia. 

La vendemmia manuale tradiziona- 
le, che utilizza vari tipi di contenitori 
per il trasporto dell'uva a seconda delle 



48 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 




J 



Due esempi di vigneto familiare di 1.500 metri quadrati 
per la produzione di uva da vino 



a cura di Silvio Caltran 



Nord, Centro e Sud Italia 

in ambiente temperato su terreno inerbito e con irrigazione 




I lavori da eseguire in settembre 



I lavori da eseguire in ottobre 




ni 50 



/ due grafici riportano la situazione mensile di un vigneto inerbito che si trova in condizioni «normali» di coltivazione e 
che è dotato di irrigazione di soccorso 



Sud Italia, Nord Africa e altri Paesi del Mediterraneo 

in ambiente caldo-arido su terreno lavorato e senza irrigazione 



I lavori da eseguire in settembre 



I lavori da eseguire in ottobre 





)** 




/^ 




"*& 


~~~f 


ff \?VN> 






(\.<r- 


v w\, 


j^jT'*^ TURCHIA 






T*,^ N 


J*^>*^i-^v^ 


i — ■- 






f ^ t ■•KALT* 


^?Z£& 


■l 


(Z> 




V^W 


X. ISRAELE) 


. :*■ 


S-tCj /(LGefilA 




1 V 


, 


rx 




1 LIBIA 
\ 




v\ 








X > 




/ due grafici riportano la situazione mensile di un vigneto allevato ad alberello basso che sì trova in condizioni di clima 
caldo-arido, su terreno lavorato e senza irrigazione (zone del Sud Italia, Nord Africa e altri Paesi situati nel bacino del 
Mediterraneo). 




_ potatura 
^l/n ~ invernale 






concimazione 
' con azoto 



lavorazioni superficiali 

del terreno if>ttói& 



Principali operazioni colturali 



concimazione con 
fosforo e potassio 



trattamenti 
antiparassitari 





impianto 





= falciatura dell 'erba 




. m = concimazione 
^V fogliare 



= irrigazione 





= potatura 
verde 




vendemmia 



f. 



vendita e trasporto 
' dell'uva alla cantina 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



49 



V 




I 



esigenze di lavorazione e dell'organiz- 
zazione aziendale, è ancora la più diffu- 
sa in Italia, anche se a grandi passi si sta 
affermando nella viticoltura professio- 
nale la vendemmia meccanica; que- 
st'ultima, grazie all'innovazione tecno- 
logica, consente di effettuare la raccolta 
di uve perfettamente integre e che si 
prestano alla produzione di vini di alta 
qualità; nelle forme di allevamento a 
pergola o a tendone, però, sono utilizza- 
bili solo macchine agevolatrici. 

La meccanizzazione della raccolta 
assicura la rapidità della vendemmia (3- 
4 ettari al giorno), consentendo di atten- 
dere la completa maturazione del pro- 
dotto, ma richiede l'adeguamento delle 
strutture del vigneto, per consentire la 
percorribilità da parte delle macchine. 

Sia che la vendemmia venga effet- 
tuata manualmente sia che la stessa sia 
meccanizzata, curate attentamente l'or- 
ganizzazione della raccolta per miglio- 
rare l'efficienza delle operazioni: 

- sistemate la viabilità poderale per ga- 
rantire un buon accesso al vigneto da 
parte delle macchine che operano in 
vendemmia; 

- garantite un buon afflusso dei conte- 
nitori necessari alla raccolta e al tra- 
sporto delle uve (plateau, cassette, ce- 
sti), ma anche di trattori con carri, ben- 
ne o tramogge. 

In ogni caso coordinate strettamente 
le operazioni di raccolta con la cantina 
che riceve le uve, al fine di garantire la 
rapida lavorazione delle uve vendem- 
miate e la programmazione delle fer- 
mentazioni con l'obiettivo di ottimizza- 
re il risultato qualitativo. 

Nel caso in cui siate soci conferitori 
di cantine sociali, verificate attenta- 
mente le modalità di trasporto e confe- 
rimento delle uve previste dalla cantina 
stessa (tipologia e dimensioni dei mezzi 
di trasporto delle uve, lato e tipo di sca- 
rico, ecc.). 




Nei giovani vigneti è necessario prose- 
guire il lavoro di legatura dei germogli 
e il controllo delle infestanti, nell'inter- 
fila e sulla fila, con mezzi meccanici 

Per ottenere un buon grado di matu- 
razione, in alcuni casi si preferisce inter- 
venire con la vendemmia in due tempi, 
cioè con una prima raccolta dei grappo- 
li più maturi, destinando ad una succes- 
siva vendemmia quelli più acerbi. 

Particolari esigenze aziendali posso- 
no anticipare la data di venndemmia, 
come succede per i vini spumanti, op- 
pure possono ritardarla leggermente, 
come succede spesso per i vini da in- 
vecchiamento. Se tale ritardo si protrae 
ben oltre la maturazione fisiologica fino 
a raggiungere un leggero appassimento 
in pianta si parla comunemente di ven- 
demmia tardiva. Questa tecnica viene 
utilizzata per la produzione di vini par- 
ticolari, spesso dolci o amabili: l'uva 
viene lasciata sulla pianta fino a quan- 
do, cominciando a disidratarsi, aumenta 
notevolmente il tenore zuccherino. In 
alcuni casi si agevola il processo ta- 
gliando e lasciando sulla pianta il tral- 
cio che porta i grappoli. Tale pratica 



viene utilizzata solo nelle zone asciutte 
e ventilate nelle quali è ridotto il rischio 
di sviluppo di muffe o marciumi che 
potrebbero compromettere il risultato. 

In alcune zone viticole, dove è pre- 
sente la tradizionale produzione di vini 
passiti o di vin santo, l'uva, raccolta a 
maturazione, viene destinata all'appas- 
simento per essere pigiata dopo 2-3 me- 
si. In questi casi effettuate una raccolta 
molto accurata, per evitare rotture e 
schiacciamento degli acini. Successiva- 
mente vagliate l'uva prescelta per eli- 
minare gli acini danneggiati e ponetela 
su graticci in ambienti aerati fino al rag- 
giungimento della concentrazione desi- 
derata. 

Vigneti in allevamento. L'accresci- 
mento dei tralci negli impianti in alleva- 
mento è ripreso grazie alle piogge di fi- 
ne estate e all'abbassamento delle tem- 
perature, pertanto si rende necessario 
proseguire il lavoro di legatura. Poiché 
anche le malerbe hanno ripreso vigore è 
necessario proseguire anche il control- 
lo delle infestanti, soprattutto con mez- 
zi meccanici, nell'interina e sulla fila se 
necessario. 

Nuovi impianti. In questo periodo qua- 
si tutti i terreni sono nelle condizioni 
ideali per avviare, se già non è stato fat- 
to nei mesi precedenti, i lavori di prepa- 
razione del terreno in vista della messa 
a dimora di nuovi impianti. Potete ese- 
guire in questo periodo i lavori di ripun- 
tatura e aratura, mentre quelli di affina- 
mento possono essere posticipati all'in- 
verno, dopo i freddi più intensi. 

Interventi fitosanitari 

In questo periodo di vendemmia non 
si eseguono trattamenti fitosanitari. 

L' unica avversità che potrebbe anco- 
ra arrecare danni ai grappoli è la muffa 




Per ì nuovi impianti potete eseguire in questo periodo i lavori di preparazione del terreno con l'utilizzo del ripuntatore (& si- 
nistra) e la successiva aratura (a destra) 



50 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



y^ \yn wjpm j 



grigia. In condizioni di elevata umidità 
conseguente a frequenti piogge questa 
avversità può sia arrecare danni diretti 
alla produzione che interferire negati- 
vamente nei successivi processi di vini- 
ficazione; la presenza di questa muffa 
può infatti conferire al vino caratteristi- 
che qualitative negative. 

Per i vitigni sensibili la lotta contro 
questa avversità è principalmente agro- 
nomica in quanto soprattutto l'arieggia- 
mento dei grappoli mediante la sfoglia- 
tuta e la potatura verde, e secondaria- 
mente la contenuta somministrazione di 
azoto contribuiscono a mantenere entro 
livelli accettabili la muffa grigia. 

Anche la difesa nei confronti di altre 
avversità contribuisce a contenere la 
malattia; evitando per esempio danni da 
parte della tignoletta o della tignola del- 
l'uva ed utilizzando prodotti rameici 
contro la peronospora si contribuisce da 
un lato a limitare la presenza di lesioni 
sui grappoli (le lesioni favoriscono in- 
fatti l'insediamento della muffa) e dal- 
l'altro ad aumentare la resistenza della 
cuticola degli acini (l'ispessimento dei 
tessuti esterni degli acini rende più dif- 
ficoltosa la penetrazione del fungo). 

Sulle varietà più tardive e sensibili, 
se l'andamento stagionale è particolar- 
mente piovoso, potrebbe essere giustifi- 
cato un trattamento con procimidone - 
50 (non classificato) alla dose di gram- 
mi 150 per 100 litri di acqua. Attenzio- 
ne al tempo di sicurezza di 14 giorni. 



LA VITICOLTURA IN 
AMBIENTE CALDO-ARIDO 

Lavori 

All'avvicinarsi della vendemmia, an- 
che in ambiente caldo-arido, si devono 
adottare tutti gli accorgimenti che con- 
sentono di perfezionare la maturazione 
dei grappoli, di contenere i tempi per la 
vendemmia, di limitare l'esposizione al 
sole dei grappoli raccolti e di trasportare 
l'uva in cantina nelle migliori condizio- 
ni. Vediamoli in particolare. 

La potatura verde. A partire da 12-15 
giorni prima della vendemmia, quindi 
con grappoli completi, perfettamente 
colorati e ormai poco sensibili alle scot- 
tature solari, potete intervenire cimando 
i tralci principali (lasciando almeno 9- 
10 foglie dopo i grappoli) e, ancor di 
più, cimando le eventuali femminelle 
presenti su di essi. 

Inoltre, tempo permettendo e sempre 
con l'intento di porre in luce i grappoli 
per facilitarne la raccolta, potete elimi- 
nare, almeno dal lato meno esposto al 




In condizioni di elevata umidità conse- 
guente a frequenti piogge la muffa gri- 
gia può arrecare danni alla produzione 
ed influire negativamente sulla succes- 
siva vinificazione 

sole, le foglie attorno ai grappoli, quin- 
di quelle più vecchie e ormai inutili, fa- 
vorendo un miglior arieggiamento dei 
frutti, importante per poter vendemmia- 
re con maggiore tranquillità e con meno 
perdite di prodotto. 



La lavorazione del terreno. In man- 
canza quasi totale di erbe infestanti, in 
questo periodo non sono necessarie le 
lavorazioni meccaniche del terreno. Più 
utile, invece, può risultare la sistema- 
zione superficiale del terreno per mezzo 
di un leggera erpicatura oppure di una 
soffice rullatura dell' interfilarc allo 
scopo di facilitare il passaggio di uomi- 
ni e mezzi per la vendemmia. 

La vendemmia. Anche in ambiente 
caldo-arido è anzitutto fondamentale 
avere ben chiara la destinazione enolo- 
gica dell'uva. Pertanto, dopo aver con- 
trollato il grado zuccherino, ed even- 
tualmente l'acidità totale e il pH, sem- 
pre in stretto contatto col responsabile 
della cantina, provvedete alla vendem- 
mia con qualche giorno di anticipo per 
le produzioni di vini da bersi più giova- 
ni, o con qualche giorno di ritardo se vi 
è richiesto di ottenere vini più robusti, 
adatti all'invecchiamento. 

Per le produzioni di vini passiti, ri- 
cercate invece i grappoli più sani, ben 
colorati e maturi, e riponeteli in casse o 




A sinistra. Anche in ambiente caldo-arido, sulle piante più vigorose, quindi più 
ricche di vegetazione, conviene operare una buona defogliazione in vicinanza del- 
la vendemmia, allo scopo dì ricercare un buon arieggiamento dei grappoli, alme- 
no dal lato meno esposto al sole. A destra. Sulle piante più deboli o su quelle dan- 
neggiate dalla siccità, non e 'è bisogno di operare alcuna defogliazione 



Operazioni di 

vendemmia in 

un vigneto del 

sud Italia. 

La vendemmia 

manuale 

rappresenta 

tuttora la 

migliore soluzione 

per il piccolo 

vigneto familiare 

o per la piccola 

azienda 

diretto-coltivatrice 




SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



51 



v \yft tigiieb r 



in plateau in un unico strato con la mas- 
sima cura. Successivamente, ponete la 
massima attenzione al loro trasporto e 
riponeteli su graticci oppure lasciateli 
nei plateau, ma sempre in locali asciutti 
e puliti, ben arieggiati, con possibilità di 
chiusura nei periodi con elevata umidità 
dell'aria e che, in caso di capienze sen- 
sibili, dispongano anche dell'autorizza- 
zione da parte dell'unità sanitaria locale. 

Per la produzione dei vini passiti in 
ambienti mediterranei, è possibile an- 
che sistemare i grappoli su stuoie diret- 
tamente sull'aia all'aperto, avendo però 
cura di coprirli di notte, quando s'innal- 
za l'umidità dell'aria. 

Per qualsiasi destinazione enologica 
è comunque fondamentale eseguire la 
vendemmia nelle ore più fresche della 
giornata, limitando il tempo di perma- 
nenza in campagna dei grappoli raccol- 
ti e provvedendo al loro rapido traspor- 
to in cantina; ponete anche la massima 
attenzione ad evitare eccessivo amino- 
stamento o, peggio, ribaltamenti di cas- 
se od altri contenitori. 

Riguardo alle modalità di vendem- 
mia, per piccoli appezzamenti o per 
partite molto selezionate, la vendemmia 
manuale resta la più indicata. Nelle 
aziende più grandi, per i vini più comu- 
ni e con la necessità di concludere l'o- 
perazione al più presto, la vendemmia 
meccanica, effettuata con moderne 
macchine vendemmiatrici, rappresenta 
certamente la soluzione più adatta. 

Altri lavori. Se avete in programma un 
reimpianto di vigneto e non siete riusci- 
ti ad arare il terreno nei mesi preceden- 
ti, approfittate delle eventuali piogge 
autunnali, cioè di un periodo in cui i ter- 
reni abbiano una sufficiente umidità, 
per effettuare una buona aratura a 50-60 
centimetri di profondità, rimandando 
poi ai mesi successivi i lavori di rifinitu- 
ra o di sminuzzamento delle zolle. 

Utile in prearatura, e possibilmente 
in caso di accertata necessità (tramite 
un'analisi del terreno), resta la conci- 
mazione con 400-500 quintali per ettaro 
di buon letame o di altri ammendanti 
organici facilmente disponibili in loco. 
Unitamente ad essi, conviene di solito 
distribuire anche fertilizzanti fosfatici e 
potassici, in ragione di 10 quintali per 
ettaro di perfosfato triplo-46 e 8-9 quin- 
tali per ettaro di solfato di potassio-50), 
cogliendo l'occasione dell'aratura per 
portarli in profondità assieme al letame. 

Nei giovani vigneti non ancora in 
produzione fate attenzione a garantire 
una buona lignificazione dei tralci. Per 
questo può rendersi necessario prose- 
guire con i trattamenti per la difesa dal- 
l'oidio ed eventualmente dalla perono- 



In vista di un 

nuovo impianto, 

trascorsi alcuni 

mesi dall 'eventuale 

distribuzione 

di concimi e 

ammendanti 

organici, o meglio 

prima delia loro 

distribuzione, 

conviene prelevare 

un campione 

di terreno e 

sottoporlo ad 

una buona analisi 

fisico-chimica 



spora anche in questo periodo. 

Ultimati i trattamenti antiparassitari, 
potete riporre le attrezzature (atomizza- 
tori, impolveratrici, pompe a spalla, 
ecc.) negli appositi magazzini, dopo 
averle accuratamente lavate ed even- 
tualmente ingrassate; inoltre cercate di 
coprirle perfettamente nel caso in cui vi 
siano rischi di polvere. 



IL VIGNETO 

PER LA PRODUZIONE 

DI UVA DA TAVOLA 

Lavori 

Anche per l'uva da tavola si vanno 
concludendo le operazioni di potatura 
verde, così come l'irrigazione e il con- 
trollo delle erbe infestanti; in particola- 





Afine agosto-inizio settembre, nelle zo- 
ne ad altitudine più elevata, si può an- 
cora intervenire con l'innesto in campo 
delle barbatelle messe a dimora nel 
corso dell'inverno precedente 



re, si va ultimando la vendemmia, fatta 
eccezione per i vigneti coperti con Pvc 
in agosto, allo scopo di ritardare la rac- 
colta. 

La potatura verde. Riguardo agli in- 
terventi in verde, anche per l'uva da ta- 
vola, due-tre settimane prima della rac- 
colta, è necessario perfezionare le defo- 
gliazioni attorno ai grappoli e provve- 
dere alla definitiva pulizia dei grappoli 
stessi con l'eliminazione di acini o di 
parti di grappolo danneggiate o defor- 
mate (ma quest'ultima operazione può 
essere convenientemente rimandata a 
dopo la raccolta, in appositi locali e con 
clima più gradevole). 

Inoltre, è necessario provvedere alla 
eliminazione - o meglio alla cimatura - 
delle femminelle, che si deve eseguire 
in modo molto accurato allo scopo di 
arieggiare e soleggiare adeguatamente i 
grappoli migliorandone la colorazione 
finale e la sanità. 

L'irrigazione. Nei vigneti di uva da ta- 
vola l'irrigazione è uno strumento indi- 
spensabile per mantenere il turgore negli 
acini fino alla vendemmia. Anche in que- 
sti mesi è però necessario un buon con- 
trollo della quantità d'acqua distribuita 
A per evitare che i grappoli divenga- 
no troppo compatti, aumentando 
così il rischio di danni da marciumi. Di 
regola, la quantità di acqua da apporta- 
re risulta mediamente inferiore del 30- 
50 % rispetto ai mesi precedenti, noto- 
riamente più caldi e con attività vegeta- 
tiva ancora in essere. 

La vendemmia. Quanto alla vendem- 
mia, anche per l'uva da tavola si richie- 
de la miglior maturazione, riconoscibile 
da una sufficiente colorazione degli aci- 
ni (anche se questo dato non è sempre 
indicativo), da un sufficiente grado zuc- 
cherino (almeno 14 gradi Babo, deter- 
minati col rifrattometro) e da un buon 
aspetto sanitario. 



52 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 



K^liiatmto 



j 




Riguardo alle modalità di raccolta, è 
noto come l'uva da tavola richieda la 
massima cautela, sia per quanto riguar- 
da il taglio - il quale si dovrà effettuare 
tenendo il peduncolo con una mano e la 
forbice con l'altra - sia per la deposi- 
zione del grappolo nella cassa o diretta- 
mente nel plateau. Con uva perfetta- 
mente matura si vendemmia in un solo 
passaggio, ma è abbastanza diffusa an- 
che la raccolta in due o tre passate di- 
verse. 

Per l'uva destinata al mercato segui- 
ranno la pulizia del grappolo, cioè la se- 
lezione e l'eliminazione degli acini im- 
perfetti, e il successivo confezionamen- 
to in appositi contenitori, di dimensioni 
variabili in rapporto al tipo di mercato 
cui viene diretta. 

In base alle distanze dei vari mercati 
dal luogo di produzione o di confezio- 
namento, si deciderà poi il trasporto su 
mezzi muniti o meno del sistema di re- 
frigerazione. 

Diverse, naturalmente, sono le mo- 
dalità di raccolta per l'uva da tavola de- 
stinata ad uso domestico e agli amici, 
per la quale la vendemmia è molto sca- 
lare e si richiede una perfetta matura- 
zione. 

In questo caso è necessario anche di- 
fendere l'uva dai danni che possono 



Raccolta dell 'uva 
da tavola. 
Per garantire 
l'integrità del 
prodotto occorre 
usare la massima 
cautela sìa 
nel taglio del 
peduncolo, 
sia nella 
deposizione 
dei grappoli 
nei contenitori 



provocare uccelli, vespe e calabroni. 
Per le modalità di difesa si consiglia 
l'utilizzo di reti resistenti, a maglia 
molto stretta contro vespe e calabroni. 

Se volete conservare a lungo anche 
l'uva da tavola disponetela su graticci 
in locali arieggiati e puliti; cercate inol- 
tre di anticipare la raccolta di alcuni 
giorni rispetto al normale, preferendo i 
grappoli meno compatti e quelli perfet- 
tamente sani. 

Interventi fitosanitari 

Per l'uva Italia allevata a tendone 
sotto copertura di plastica per la raccol- 
ta tardiva, la lotta fitosanitaria si con- 
centra adesso su oidio e botrìte. Mentre 
per quest'ultima avversità fungina, po- 
tete impiegare lo stesso trattamento già 
indicato per la difesa dell'uva da vino, 
per l'oidio effettuate trattamenti pre- 
ventivi a base di zolfo bagnabile-80 
(bio, non classificato) alla dose di 200 
grammi per 100 litri. Le infezioni fun- 
gine sono esaltate dall'andamento sta- 
gionale umido ma soprattutto dalla li- 
mitata esposizione solare e dalla ridotta 
circolazione d'aria sotto i tendoni. 

Per la prevenzione del marciume 
acido è essenziale evitare preventiva- 
mente le lesioni alle bacche durante tut- 




Anche per l'uva 
fragola o Isabella 
conviene 
favorire 
un buon 
arieggiamento 
dei grappoli 
con adeguati 
interventi di 
potatura verde 



ta l'estate e contrastare l'azione dell'oi- 
dio e della tignoletta. 



L'UVA FRAGOLA 

Lavori 

L'uva fragola bianca è più precoce di 
15-20 giorni rispetto all'uva fragola ne- 
ra. Pertanto nei vigneti con una buona 
esposizione la raccolta può iniziare già 
dall'ultima settimana di agosto nel cen- 
tro-sud e ai primi di settembre nelle zo- 
ne meglio esposte del centro-nord e del 
nord. 

Le varietà di uva fragola evidenzia- 
no una elevata resistenza nei confronti 
del marciume degli acini provocato dal- 
la muffa grigia; questa caratteristica 
consente di effettuare la raccolta dei 
grappoli in forma scalare prolungando 
il consumo fresco dell'uva per circa 2-3 
settimane a partire dalla fase di piena 
maturazione. 

La maturazione dell'uva fragola ne- 
ra avviene a partire dalla seconda metà 
di settembre e la raccolta si può protrar- 
re fino alla seconda decade di ottobre. 

Anche per l'uva fragola è possibile 
conservare i grappoli in locali asciutti e 
arieggiati. 

Per la conservazione potete appen- 
dere i grappoli, legati in successione 
lungo un cordino, a robusti chiodi infis- 
si nel muro oppure sistemarli sopra dei 
graticci di cannuccia che terrete solle- 
vati dal pavimento per una migliore 
ventilazione e, soprattutto, per proteg- 
gerli dai topi. Nei locali destinati alla 
conservazione dovete pertanto provve- 
dere ad effettuare una radicale difesa 
contro questi roditori sistemando negli 
angoli e nelle zone di passaggio le ap- 
posite esche topicide. 

Interventi fitosanitari 

©Per l'uva fragola non sono neces- 
sari trattamenti antiparassitari. 

A cura di: Filippo Giurinone (Lavori: Il 
vigneto per la produzione di uva da vi- 
no); Enzo Corazzino (Lavori: La viticol- 
tura per la produzione di uva da vino in 
ambiente caldo-arido - Il vigneto per la 
produzione di uva da tavola - L'uva fra- 
gola); Floriano Mazzini (Interventi fito- 
sanitari: Uva da vino); Salvo Manzella 
(Interventi fitosanitari: Uva da tavola). 

Ricordiamo le classi di tossicità attribuite 
agli antiparassitari, nell'ordine dal massimo 
al minimo: molto tossico - tossico - nocivo - 
irritante - non classificato. L'aggiunta di bio, 
significa che l'antiparassitario è ammesso 
nell'agricoltura biologica. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



53 



I mesi di settembre e ottobre 
sono dedicati alla vendemmia. In 
questa fase tre sono le cose su cui 
concentrare l'attenzione: la tipo- 
logia di vino che si vuole e si può 
produrre, l'epoca di maturazione 
e raccolta dell'uva e la tecnica di 
vinificazione da adottare. 



OPERAZIONI DA EFFETTUARE 
PRIMA DELLA VENDEMMIA 

Per seguire correttamente la matura- 
zione dell'uva è essenziale effettuare 
una campionatura nel vigneto, prele- 
vando pezzi di grappoli o acini e dal 
succo ottenuto determinare la gradazio- 
ne zuccherina con il classico mostime- 
tro Babo o con un rifrattometro, analisi 
che si può eseguire facilmente a casa. 

Presso un laboratorio attrezzato 
esterno è invece consigliabile far deter- 
minare l'acidità totale, e anche il pH, 
l'acido tartarico e l'acido malico. 

Eseguendo settimanalmente questi 
controlli ad iniziare dall' invaiatura (ter- 
mine che identifica il momento in cui il 
colore dell'acino passa dal verde al 
giallo, per le varietà bianche, e al rosso 
per le varietà a bacca rossa), si possono 
vedere l'aumento costante della grada- 
zione zuccherina e la diminuzione del 
valore di acidità totale. 



I PRODOTTI ENOLOGICI 
PER LA VINIFICAZIONE 

I prodotti che si impiegano durante la 
vinificazione hanno la funzione di preve- 
nire le alterazioni al mosto (selezionan- 
do i lieviti della fermentazione), accele- 
rare i processi di decantazione ed estra- 
zione, che altrimenti sarebbero troppo 
lenti, e supportare la fermentazione. 

II prodotto classico utilizzato nella 
vinificazione è Y anidride solforosa con 
i suoi derivati, come il metabisolfito di 
potassio (in polvere) e il bisolfito am- 
monio (liquido); è l'unica sostanza che 




a-edmim 



Tabella di comparazione tra grado 


zuccherino, misurato con le scale 


più diffuse, e 


gradazione alcolica 


probabile 






Gradazione zuccherina 


Gradazione 
alcolica 


Gradi 


Gradi 


Gradi 


Brix (') 


Babo 


Oechsle ( 2 ) 


probabile 


16,40 


14,20 


67,20 


9,00 


16,70 


14,40 


68,50 


9,20 


17,00 


14,70 


69,80 


9,40 


17,30 


14,90 


71,10 


9,60 


17,60 


15,20 


72,40 


9,80 


17,90 


15,40 


73,70 


10,00 


18,20 


15,70 


75,00 


10,20 


18,50 


16,00 


76.30 


10,40 


18,80 


16,20 


77,70 


10,60 


19.10 


16,50 


79.00 


10,80 


19,40 


16,70 


80,30 


11,00 


19,70 


17,00 


81,70 


11,20 


20,00 


17,30 


83,00 


11,40 


20,30 


17,50 


84,30 


11,60 


20,50 


17,70 


85,20 


11,80 


20,80 


17,90 


86,60 


12,00 


21,10 


18,20 


87,90 


12,20 


21,40 


18.50 


89,30 


12,40 


21,70 


18,70 


90,60 


12,60 


22,00 


19,00 


92,00 


12,80 


22,30 


19,20 


93,30 


13,00 


22,60 


19,50 


94,70 


13,20 


22,90 


19,60 


96,00 


13,40 


23,20 


20,00 


97,40 


13,60 


23,50 


20,30 


98,80 


13,80 


23.80 


20,40 


99.20 


14,00 


24,00 


20,70 


101,10 


14,20 


24,30 


20,90 


102,40 


14,40 


24,60 


21,20 


103,80 


14,60 


24,90 


21,50 


105,20 


14,80 


25,20 


21,70 


106,60 


15,00 


(') Misu 


ali con 


1 rifrattomet 


ro. ( : ) Scala in 


uso nei F 


aesi del 


nord Europa 


; in Alto Adige 




obbligatoriamente (anche se quest'ob- 
bligo è molto contestato) dovete utiliz- 
zare perché seleziona i lieviti favorendo 



Impiego del rifrattometro per la determinazione del grado zuccherino. I-Pre- 
levate un acino nella parte mediana di un grappolo. 2-Aphte il coperchio del ri- 
frattometro e, schiacciando l'acino, versate alcune gocce di mosto sul vetro. 3- 
Chiudete e leggete la gradazione 



quelli con caratteristiche fermen- 
tative migliori, previene alterazio- 
ni batteriche quando si vinificano 
uve guaste ed evita ossidazioni in- 
desiderate dei mosti nelle prime 
fasi di vinificazione. 
Altri prodotti usati in vendem- 
mia sono: i lieviti selezionati secchi, gli 
enzimi per i mosti bianchi, gli enzimi 
per i mosti rossi, i tannini, gli attivanti 
di fermentazione. Le caratteristiche e le 
modalità di impiego di questi prodotti 
sono descritte nella tabella di pag. 55. 



LA VINIFICAZIONE IN BIANCO 

Lo schema classico della tecnica di 
vinificazione in bianco consiste nel sol- 
fitare l'uva o il mosto ottenuto utiliz- 
zando da 10 a 15 grammi per quintale di 
metabisolfito di potassio e nel separare 
velocemente il mosto dalle bucce per 
evitare l'estrazione di «tannini» che, es- 
sendo molto sensibili all'aria, causano 
un precoce invecchiamento del vino, ol- 
tre a conferire una sensazione gustativa 
amara. Solamente se si è adeguatamen- 
te attrezzati o in alcune lavorazioni di 
uve aromatiche è possibile eseguire una 
breve macerazione. Nel caso di vinifi- 
cazione in bianco di uve a bacca rossa si 
raccomanda di non pigiarla ma di cari- 
care la pressa o il torchio con uva intera 
e di sospendere la pressatura quando il 
mosto inizia a diventare rosato. 

Il mosto così ottenuto, separato dal- 
l' ultima frazione della pressatura ricca di 
tannini, denominata «torchiato», se vole- 
te ottenere un vino di qualità migliore 
deve essere raffreddato ed illimpidito. 

Per facilitare la chiarifica (illimpidi- 
mento), che consiste nel separare la parte 
solida composta da pezzi di buccia e so- 
stanze della polpa che formeranno un de- 
posito chiamato feccia, vi consigliamo di 
usare l'enzima per la chiarifica dei mosti 
bianchi (sostanza presente naturalmente 
nel mosto ma in una quantità insufficien- 
te a svolgere in poche ore la chiarifica). 
Impiegate questo prodotto in dosi di 2-5 
grammi per ettolitro: scioglietelo in una 
piccola frazione di mosto o d'acqua, e 
aggiungetelo a tutta la massa da illimpi- 
dire effettuando un rimontaggio; oppure 
aggiungetelo direttamente all'uva prima 
della fase di pressatura o all'ottenimento 
del mosto nella vasca di raccolta. Se il 
mosto ottenuto da uve a bacca rossa è 
troppo colorato si consiglia di aggiunge- 
re del carbone decolorante alla dose di 
20-40 grammi per ettolitro. L'azione è ra- 
pida e dopo 1 2, o al massimo 36 ore, po- 
tete separare la frazione limpida dalla 
feccia eseguendo un travaso. 

Dopo la chiarifica il mosto si presen- 



54 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 



} a mulina 



J 



ta limpido o leggermente velato, ed è 
pronto alla fermentazione; questa può 
avvenire spontaneamente o potete favo- 
rirla utilizzando 20-30 grammi per etto- 
litro di lievito selezionato e 10-30 
grammi per ettolitro di attivante di fer- 
mentazione che agevola la moltiplica- 
zione e lo sviluppo dei lieviti. L'impie- 
go del lievito consente di ottenere una 
fermentazione regolare. 

Durante lo svolgimento della fer- 
mentazione è importante controllare la 
temperatura del mosto, che deve oscil- 
lare tra i 17 e 20° C. Per abbassare la 
temperatura del mosto o per controllare 
la temperatura di fermentazione, nelle 
piccole aziende che non possiedono va- 
sche refrigerate, si può procedere fa- 
cendo scorrere dell'acqua fredda sulle 
pareti dei serbatoi in acciaio inossidabi- 



le o in vetroresina; oppure si possono 
immergere nel mosto da raffreddare o 
nel vino in fermentazione, dopo averle 
congelate, delle bottiglie o taniche ad 
uso alimentare riempite d'acqua, legate 
ad uno spago per facilitarne il recupero. 

Terminata la fermentazione potete 
verificare la presenza di zuccheri resi- 
dui con l'uso del mostimetro Babo 
(quando la scala di lettura ha raggiunto 
lo zero significa che il vino è secco); a 
questo punto eseguite il travaso di fine 
fermentazione aggiungendo 4-5 gram- 
mi di potassio metabisolfito. 

Se il vino è molto «sporco», o se 
presenta odore di feccia (odore che ri- 
corda quello delle uova marce), racco- 
mandiamo di ripetere un secondo trava- 
so dopo 10 giorni e di non lasciare mai 
i contenitori scolmi. 



VINIFICAZIONE IN ROSSO 

La vinificazione in rosso consiste nel 
sottoporre l'uva a bacca rossa a diraspa- 
tura (operazione che separa l'acino dal 
raspo), aggiungendo al pigiato (costitui- 
to dagli acini schiacciati e dal mosto) 
una dose di metabisolfito di potassio di 
circa 10-15 grammi per quintale di uva. 

Riempite la vasca o il vinificatore la- 
sciando circa il 25% di spazio libero tra la 
superficie del mosto e la sommità del 
contenitore, in modo che quando inizia la 
fermentazione il cappello di vinaccia, 
spinto in alto per lo sviluppo dell'anidride 
carbonica che si forma dalla trasforma- 
zione dello zucchero in alcol, non esca. 

Una volta riempita la vasca aggiun- 
gete 20-30 grammi per ettolitro di lievi- 
to selezionato e 10-30 grammi per etto- 



I prodotti usati per la vinificazione 


Prodotti 


Caratteristiche 


Impieghi nella vinificazione 


Modalità d'uso 


Anidride 
solforosa 


In bombole da 58 kg op- 
pure da 1 kg. Il prodotto 
è liquido sotto pressione 
ed evapora a contatto con 
l'aria sprigionando un 
gas irritante e pericoloso 


Aggiunto al mosto, prima della fermenta- 
zione, seleziona i lieviti con caraneristiche 
enologiche migliori bloccando i batteri ed 
ha una forte azione antiossidante del mosto 


Dosare con un tubo iniettore nella vasca. Dose 
consigliata da 2,5 a 7 grammi per ettolitro 


Potassio 
metabisolfito 


Polvere bianca con carat- 
teristico odore pungente. 
Contiene circa il 50% di 
anidride solforosa 


Idem 


Sciogliere in 10 parti di mosto o di acqua. Dose 
consigliata da 5 a 15 grammi per ettolitro 


Bisolfito 
d'ammonio 


Liquido di colore giallo 
paglierino con odore pun- 
gente. Soluzioni al 40 o 
25% di anidride solforosa 


Idem 


Aggiungere direttamente nella massa. Per il pro- 
dotto al 40% la dose consigliata è da 7 a 20 gram- 
mi per ettolitro, mentre per il prodotto al 25% la 
dose consigliata è da 10 a 30 grammi per ettolitro 


Lieviti 
selezionati 

secchi 


Microgranuli di colore 
beige 


Servono per gestire la fermentazione garan- 
tendo avvìi rapidi, decorsi regolari ed esau- 
rimento totale degli zuccheri 


Sciogliere in 10 parti di acqua calda a 38-40° 
C contenente il 3-5% di zuccheri; dopo mez- 
z'ora aggiungere al mosto da fermentare. Dose 
consigliata da 10 a 30 grammi per ettolitro 


Enzimi per 
la chiarifica 
dei mosti 
bianchi 


Polvere giallo-grigia- 
stra oppure soluzione li- 
quida 


Facilitano la chiarifica del mosto e sedi- 
mentano velocemente le particelle solide, 
formando una feccia compatta 


La soluzione liquida viene aggiunta diretta- 
mente all'uva o al mosto, mentre la polvere 
dev'essere diluita in 10 parti d'acqua. Dose 
consigliata da 1 a 5 grammi per quintale 


Enzimi per 
l'estrazione 
del colore 


Polvere o granuli di co- 
lore giallo-grigiastro op- 
pure soluzione liquida 


Facilitano l'estrazione del colore e dei tan- 
nini buoni dalle uve rosse 


La soluzione liquida viene aggiunta diretta- 
mente al pigiato o durante le prime fasi della 
macerazione, mentre la polvere dev'essere di- 
luita in 10 parti d'acqua. Dose consigliata da 
1 a 5 grammi per ettolitro 


Tannini 


Polvere di colore compre- 
so tra il beige e il marrone 
scuro tendente al rosso 


Aggiunti nella vinificazione in rosso dopo 
gli enzimi, completano e stabilizzano il co- 
lore 


Sciogliere in 10 parti d'acqua tiepida alla do- 
se da 1 a 30 grammi per ettolitro 


Attivanti di 
fermentazione 


Polvere e cristalli di co- 
lore bianco o marrone 
chiaro quando conten- 
gono sostanze azotate 
derivate da cellule mor- 
te di lievito 


Nutrimento azotato per il lievito per evitare 
rallentamenti o arresti della fermentazione 
e diminuire la produzione di acido acetico e 
di odori di feccia 


Sciogliere in poca acqua e aggiungere al pro- 
dotto da fermentare. Considerata la vasta 
gamma di formulati consigliamo di seguire le 
indicazioni riportate in etichetta 


Controllare sempre le modalità d'uso e le compatibilità riportate sulle etichette 



Sl'I'l'I.KMKNTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



55 



V 



tJia wiiMm 



j 



litro di attivante di fermentazione, per 
agevolare la moltiplicazione del lievito 
stesso e lo sviluppo della fermentazione. 
In questa fase è possibile aggiungere 
dell'enzima da estrazione, alla dose di 
2-4 grammi per ettolitro, che consente 
di abbreviare il tempo di macerazione e 
di ottenere vini molto colorati (se l'uva è 
idonea) e con pochi tannini aggressivi, 
che normalmente vengono estratti pro- 
gressivamente durante la vinificazione. 
Durante la fermentazione consiglia- 
mo di immergere il cappello di vinaccia 
mediante follature o rimontaggi almeno 
due volte al giorno, meglio tre, ripartiti 
durante l'arco della giornata, per riuscire 
ad estrane il colore dalle bucce ed evita- 



re che la vinaccia a contatto con l'aria 
inacidisca. Inoltre è importante control- 
lare la temperatura di fermentazione che 
non deve superare i 30-32° C: tempera- 
ture elevate possono causare rallenta- 
menti o arresti di fermentazione con 
conseguente possibile aumento del valo- 
re di acidità volatile. Al raggiungimento 
del colore desiderato o al termine della 
fermentazione svinate pressando la vi- 
naccia e separando l'ultima frazione, che 
varia dal 5 al 10%, molto ricca di tannini 
amari e, in certe varietà, di metanolo. 

Terminata la fermentazione (cioè 
quando non si ha più la presenza di resi- 
duo zuccherino) eseguite un travaso al- 
l'aria e separare il vino rosso dalla fec- 



cia, aggiungendo 4-5 grammi di potassio 
metabisolfito prima di riempire la vasca. 
Se il vino è molto «sporco» o presenta 
odore di feccia (odore che ricorda quello 
delle uova marce) raccomandiamo di ri- 
petere un altro travaso dopo 10 giorni e di 
non lasciare mai i contenitori scolmi. 





PROBLEMI LEGATI 
ALLA MATURITÀ DELL'UVA 

Le tecniche di vinificazione da adot- 
tare, seguendo l'evoluzione dei dati 
analitici dell'uva, vengono raggruppate 
in funzione di tre tipologie di matura- 
zione: quella con gradazione zuccheri- 
na bassa e acidità elevata, tipica dei cli- 
mi freddi o di uve immature; quella ti- 
pica dei climi caldi o di uve sovramatu- 
re con gradazione zuccherina elevata e 
acidità bassa; quella con gradazione 
zuccherina e acidità totale nella norma. 

Uva con gradazione zuccherina bas- 
sa e acidità elevata. Il mosto ha una gra- 
dazione alcolica teorica inferiore ai 10° % 
voi. (cioè 10 mi di alcool in 100 mi di vi- 
no) e un valore di acidità totale superiore 
a 8 grammi per litro. Si ottengono vini 
leggeri, facili da bere, aspri, idonei alla 
produzione di vino bianco base spumante 
e nel caso dei vini rossi con poco colore. 

Il problema da affrontare con mosti 
che presentano queste caratteristiche è 
quello di aumentare la gradazione alco- 
lica e di abbassare il valore di acidità to- 
tale per rendere il vino meno aspro. 

Per alzare la gradazione alcolica di 
un grado si possono aggiungere, a fer- 
mentazione iniziata, 3-3,5 litri per ettoli- 
tro di mosto concentrato o 2-2,2 litri per 
ettolitro di mosto concentrato rettificato 
(zucchero d'uva ottenuto togliendo con 
una tecnica particolare tutte le sostanze 
coloranti e acide e concentrando solo gli 
zuccheri e l'acqua del mosto). 

Solo per i piccoli produttori che 
producono vini destinati all'autocon- 
sumo è possibile l'impiego di 1,6-1,7 
chilogrammi di zucchero per ettolitro. 

La diminuzione dell'acidità totale 
può avvenire spontaneamente a fine fer- 
mentazione o in primavera; oppure si 

Preparazione e impiego del lievito secco attivo. I-Preparate l'occorrente alla reidra- 
tazione (termine che indica il rigonfiamento di liquidi della cellula e l'inizio dell'attivi- 
tà): il lievito, lo zucchero, l'attivante di fermentazione, il termometro, il secchio e la ca- 
raffa puliti e delle dimensione idonea. 2-AW acqua a 38-40° C aggiungete il 3-5% di 
zucchero. 3-Aggiungete il lievito, mescolando lentamente, ad un volume di acqua nel 
rapporto: 100 grammi di prodotto in un litro d'acqua. 4-Dopo 20-25 minuti il lievito ha 
formato una schiuma spessa ed è pronto per l 'uso. 5-Per non «stressare» il lievito prele- 
vate con il secchio il 5-10% dell 'intera massa di mosto. 6- Versate lentamente nel secchio 
il contenuto della caraffa facendo attenzione a che la differenza di temperatura tra il lie- 
vito reidratato e il mosto non superi i 5-10° C. 1-Dopo 12-24 ore, quando la fermenta- 
zione è ben avviata, potete aggiungere alla massa finale del mosto a cui precedente- 
mente avrete aggiunto un attivante di fermentazione alla dose di 10-30 grammi/ettolitro 



56 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2(102 



V 



y&a eanlim 



j 



Vinificazione in rosso .#•*"■ —«-,,. 




a-©-» 




!]«►' 




!IIM^ 






l-Diraspapigiatura. 2-Fermentazione alcolica con follature giornaliere. 3-Svinatura. ^-Torchiatura. 5-Fine fermentazio- 
ne e illimpidimento 




Vinificazione in bianco .-. - - ~ — «* ^ 




fx 



i^fe 



® 



•■,*■ 




I-Pigiatura o diraspapigìatura. 2-Torchiatura. 'i-Aggiunta di enzimi e metabìsolftto di potassio. 4-Illimpidimento statico 
per 12-36 ore, possibilmente a freddo. 5-Separazione del mosto limpido dalla feccia. ^-Filtrazione della feccia o fermen- 
tazione nel mosto torchiato (vino di seconda qualità). 7 -Fermentazione die mosto fiore a temperatura controllata 



può ottenere aggiungendo i batteri della 
fermentazione malolattica (trasforma- 
zione di un acido forte malico in una 
acido lattico, più debole) o disacidifi- 
cando con appositi prodotti chimici. 

Uva con gradazione zuccherina 
elevata e acidità bassa. Il mosto ha una 
gradazione alcolica teorica superiore ai 
13° % voi. e un valore di acidità totale 
inferiori a 5 grammi per litro. Si otten- 
gono vini di struttura, alcolici, idonei al- 
l' invecchiamento che a volte sono pe- 
santi e grassi alla degustazione. 

I problemi dei mosti ottenuti da uve 
molto zuccherine sono legati essenzial- 
mente al valore di acidità totale basso, 
che si deve aumentare aggiungendo da 
50 a 150 grammi per ettolitro di acido 
tartarico, e al controllo della temperatu- 
ra di fermentazione; infatti, il problema 
maggiore è costituito dagli arresti di 
fermentazione (e quindi dalla presenza 
di zuccheri a vino finito) che si verifica- 
no quando la temperatura supera i 35- 
38° C, situazione che inattiva il lievito e 
può causare anche un attacco batterico 
con conseguente inacidimento del vino. 

Uva con gradazione zuccherina e 
acidità totale nella norma. Il mosto ha 
una gradazione alcolica teorica tra 10,5° 
e 12,5 % voi. e un valore di acidità totale 
tra 5,5 e 7 grammi per litro. Si ottengono 
vini piacevoli, profumati, con un giusto 
equilibrio acido. In genere si eseguono 
correzioni alla gradazione alcolica per 
avere vini più alcolici o al valore di aci- 
dità totale per avere vini con un equili- 
brio acido maggiore; si procede seguen- 
do le procedure indicate in precedenza. 




Sopra. Anello di tubo d'acciaio munito 
di fori usato per far scorrere acqua 
fredda fungo le pareti dei serbatoi alfi- 
ne di abbassare la temperatura di fer- 
mentazione. A destra. Allo stesso sco- 
po, per piccoli volumi, si possono im- 
mergere nel mosto delle bottiglie riem- 
pite d'acqua e congelate 

PROBLEMI LEGATI 
ALLA SANITÀ DELL'UVA 

Durante il periodo della vendemmia 
per grandinate, errori tecnici di gestione 
del vigneto e piogge copiose con forte 
umidità, c'è la possibilità di dover vinifi- 
care dell'uva ammuffita o guasta. 
Questo provoca un forte aumento dei lie- 
viti negativi e dei batteri che potrà causa- 
re l'inacidimento del vino, fermentazio- 
ni stentate e anche produrre, per la pre- 
senza di attacchi di muffa grigia, sostan- 
ze dal forte carattere ossidativo che de- 
termineranno un precoce invecchiamen- 
to del vino e il formarsi di «casse» (vedi 
«i Lavori» di marzo-aprile 2002). 

Al ricevimento dell'uva bianca ag- 
giungete 15-20 grammi per ettolitro di 
metabisolfito di potassio; dopo la pres- 
satura che deve essere soffice, raffred- 
date e chiarificate il mosto con 5 gram- 




mi per ettolitro di enzima. 

Entro 24 ore, come spiegato prece- 
dentemente, separate il mosto limpido 
dalla feccia, aggiungete 30 grammi per 
ettolitro di lievito e 30 grammi per etto- 
litro di attivante azotato. 

Quando si vinifica uva rossa guasta, 
oltre ai prodotti elencati per l'uva bian- 
ca, consigliamo di aggiungere al mo- 
mento della diraspatura 20 grammi per 
ettolitro di tannino di castagno, e di ab- 
breviare a pochi giorni la fermentazione 
con le vinacce. 

Terminata la fermentazione travasa- 
te o svinate, nel caso del vino rosso, ag- 
giungendo 6 grammi per ettolitro di 
metabisolfito di potassio. Prima di ripe- 
tere un altro travaso raccomandiamo di 
eseguire, dopo 10 giorni, un test all'aria 
per verificare la stabilità del prodotto. 

A cura di: Giuseppe Career eri de Prati, 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



57 



BOSCO NATURALE 



Lavori 



La conversione del bosco ceduo V^ 
in fustaia. Capita spesso che un 
tratto di bosco ceduo, nel passato 
sottoposto a periodici tagli di utilizzazio- 
ne e in seguito abbandonato per un lungo 
periodo, si presenti ora in una forma in- 
termedia tra un ceduo ed una fustaia. 

Ora che in tutt'Italia l'interesse per la 
legna da ardere sta aumentando, prima 
di ceduare nuovamente quel tratto di bo- 
sco vale sempre la pena di porsi la do- 
manda: «conviene tenere il bosco ceduo 
o non sarebbe meglio trasformarlo in un 
bosco d'alto fusto?». L'operazione 
prende il nome di «conversione» e, tec- 
nicamente, consiste nel cambiare forma 
di governo del bosco: da un bosco che si 
rinnova per via agamica (attraverso l'e- 
missione di polloni dalle vecchie cep- 
pale) si passa ad un bosco che si rinnova 
per via gamica (attraverso la nascita di 
nuovi alberi originati da semi). 

Da un punto di vista ecologico le fu- 
staie sono indubbiamente migliori dei 
cedui: sono più ricche di specie, proteg- 
gono meglio il suolo, ecc. Da un punto 
di vista economico invece le cose sono 
un po' più complicate. Se è vero che i 




CONVERSIONE di un bosco ceduo in fustaia 
prima J J 




Selezione degli individui da rilasciare in una conversione (vedi le modalità in- 
dicate nel testo). 

^ = individui da rilasciare, destinati ad alto fusto; 
m = matricine (alberi nati da seme e mai sottoposti al taglio dì ceduazione) 



grossi tronchi da lavoro che si ritraggo- 
no dalle fustaie valgono più della legna 
da ardere, è anche vero che i tempi di at- 
tesa per la produzione del legname da la- 
voro sono molto lunghi, spesso al di fuo- 
ri dell'orizzonte economico di un pro- 
prietario privato. Non a caso la maggior 
parte delle fustaie in Italia si trova nei 
boschi pubblici mentre il bosco privato è 
prevalentemente costituito da cedui. 

Vi sono comunque delle condizioni 
particolari per cui risulta vantaggioso 
anche per il proprietario privato conver- 
tire un ceduo in fustaia: 

- il ceduo deve essere «invecchiato»: 
concretamente ciò significa che esso ha 
superato abbondantemente il turno con- 
suetudinario di utilizzazione (15-30 an- 
ni) e che oggi si presenta già ricco di bei 
polloni di grosso diametro che hanno su- 
perato la concorrenza con gli altri pollo- 
ni e tendono a prendere il sopravvento; 

- le specie che dominano nel bosco de- 
vono essere a legname pregiato: querce 
(quali la farnia e la rovere), faggio, casta- 



gno; non ha invece senso, da un 
punto di vista economico, converti- 
re un ceduo di leccio, cerro, carpi- 
ni, robinia, ecc.; 

- la stazione dev'essere fertile per 
permettere alla fustaia di accre- 
scersi rapidamente; in stazioni po- 
vere vale la pena di accontentarsi della 
legna da ardere; 

- il bosco deve essere facilmente acces- 
sibile e l'esbosco dei grossi tronchi de- 
v'essere agevole perché altrimenti i co- 
sti di utilizzazione rischiano di superare 
il valore del legname prodotto. 

Tenete comunque presente che con- 
vertire un bosco ceduo in fustaia non 
vuol dire rinunciare alla sua produzione 
di legna da ardere: per parecchi decen- 
ni, durante la fase di selezione dei pol- 
loni migliori, il bosco vi darà ancora re- 
golari ed abbondanti produzioni di le- 
gna la cui destinazione non potrà che 
essere la produzione di energia. 

Dopo aver verificato che sussistono le 
condizioni sopra menzionate potete co- 
minciare a pianificare le diverse opera- 
zioni che portano alla conversione del 
bosco. Di fatto, con una serie di interven- 
ti di diradamento eliminate progressiva- 
mente i polloni più deboli, malformati, 
che fanno concorrenza ai soggetti mi- 
gliori e più vigorosi, per ottenere nel giro 
di alcuni decenni una «fustaia transito- 
ria», vale a dire un bosco che assomiglia 
nell'aspetto ad una fustaia ma che è stato 
originato da polloni e che quindi non può 
avere la longevità ed il vigore di un bosco 
costituito da alberi nati da seme. In una 
fase successiva della conversione il bo- 
sco verrà messo nella condizione di rin- 
novarsi per seme (tagli di sementazione) 
e di dare così finalmente origine ad una 
vera e propria fustaia. 

L'operazione che dà avvio alla con- 
versione è la marcatura dei polloni da 
rilasciare. Potete avviarla già in autun- 
no, per dar poi corso ai tagli a partire 
dal mese di novembre (parleremo di 
quest'operazione ne «i Lavori» del 
prossimo bimestre) e dovete condurla 
nel modo seguente: 

- marcate gli alberi con dei segni colo- 
rati (punti, fasce) a petto d'uomo (m 1 ,3 
d'altezza), utilizzando degli appositi 
spray acquistabili nei negozi che ven- 
dono attrezzature e materiali per l'agri- 
coltura e la selvicoltura; 

- se nel bosco ceduo sono presenti ma- 
tricine (alberi nati da seme e mai cedua- 
ti) e se queste sono di bella conforma- 
zione, preferitele ad ogni pollone, dan- 
do loro sufficiente spazio; 

- individuate poi i polloni meglio con- 
formati, vigorosi, con ampia chioma in- 
serita nel piano dominante (lo strato più 
alto del bosco); eliminate i polloni che 



58 



SUPPI.l'iMF.NTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



V 



0B* 



>Mm 






fanno loro maggiormente concorrenza 
(vedi figura a pag. 58) per dar modo alla 
chioma dei polloni lasciati in piedi di po- 
tersi espandere; lasciate in piedi almeno 
un pollone vigoroso per ogni ceppaia; 

- non isolate bruscamente le chiome 
delle matricine e dei polloni selezionati, 
in modo che continuino a coprire bene 
il terreno e non sia così favorito il ri- 
scoppio delle ceppaie; a titolo indicati- 
vo andranno lasciati in piedi almeno 
800-1.000 soggetti per ettaro, di più se 
inizialmente il bosco era molto fitto; 

- la distribuzione degli individui lascia- 
ti in piedi dev'essere regolare su tutta la 
superficie: a titolo indicativo si deve in- 
travvedere a fine operazione circa il 
30% di cielo; 

- se sono presenti individui di specie 
particolarmente rare o di grande valore 
per la fauna selvatica e per il paesaggio 
(produzione di frutti, di fioriture, ecc.), 
riservate loro una percentuale della fu- 
tura fustaia transitoria. 

L'arte e la difficoltà della conversio- 
ne sta proprio nel dosaggio del primo di- 
radamento dei polloni: se troppo pru- 
dente, l'effetto sull'accrescimento dei 
polloni rilasciati sarà poco significativo; 
se troppo pesante, si provocherà il ri- 
scoppio delle ceppaie e, di fatto, si riav- 
vierà il processo di rinnovazione del bo- 
sco ceduo. E per questo che vale sempre 
la pena di affidare la delicata operazione 
di marcatura dei soggetti da rilasciare ad 
una persona preparata e con una grande 
esperienza pratica. Ad essa si potrà affi- 
dare al limite la realizzazione del lavoro 
in alcune aree dimostrative per poi por- 
tarla a termine da soli. 

La preparazione del terreno per gli 
interventi di rinfoltimento e di arric- 
chimento. Ne «i Lavori» di quest'anno 
abbiamo visto come produrre giovani 
piante forestali «forti», adatte ad essere 
trapiantate nei tratti di bosco che hanno 
bisogno di essere rinfoltiti (cioè dove 
bisogna assicurare una buona copertura 
del suolo con specie di valore) o arric- 
chiti (cioè dove occorre migliorare la 
composizione del bosco). Con l'arrivo 
dell'autunno è il caso di iniziare a pre- 
parare le aree dove, a partire da novem- 
bre, metterete a dimora le giovani pian- 
te che state coltivando o che intendete 
acquistare da un vivaista forestale. 

In tutti i casi si tratta di impianti che 
richiedono una preparazione localizzata 
della superficie e del terreno e che av- 
vengono in contesti in cui esiste già una 
certa copertura di vegetazione arborea 
ed arbustiva (aree in rinnovazione natu- 
i-zAfe, imboschimenti mal riusciti, imbo- 
schimenti di specie di scarso valore). 

L'operazione principale da eseguire 



RINFOLTIMENTO di superfìci coperte da una vegetazione 
forestale troppo rada 

prima dopo fascia 




ék-M*ÌL. 




jimm^mM 



, Yll linìUlì'iVi'THii-frriuii i n If - 1 lini i-i 



:<buca>: 



00f J 




orlo 




Criteri di preparazione localizzata della superficie del terreno per effettuare dei 
hnfoi timenti (vedi le modalità indicate nel testo). 1-a fasce; 2-a buche; 3-ad orlo 



f 



alberi di 
specie pregiate 



arbusti 



aree da rimboschire nella 
prossima stagione invernale 



in questa stagione è la ripulitura delle 
superfici di impianto dalla vegetazione 
erbacea ed arbustiva infestante. Per la 
sua esecuzione si potranno utilizzare 
tanto decespugliatoli a spalla dotati di 
organi di taglio adatti per intervenire 
sulla vegetazione legnosa, quanto trin- 
ciasarmenti forestali. Vediamo di segui- 
to come ci si deve comportare nel caso 
si operi in un'area interessata da feno- 
meni di rinnovazione naturale (vedi an- 
che la figura in alto in questa pagina): 
- se la rinnovazione naturale delle specie 
di pregio è molto rada e se la copertura 
vegetale è costituita principalmente da 




In moltissime zone la raccolta dei fun- 
ghi è regolamentata; informatevi pres- 
so le Comunità montane o le stazioni 
del Corpo forestale dello Stato o delle 
Regioni e Province autonome 



specie arbustive che hanno colonizzato il 
terreno dopo l'abbandono, vale la pena 
di aprire, con un trinciasarmenti foresta- 
le, delle fasce della larghezza di 2 metri e 
distanziate tra loro 4-6 metri , lasciando 
il resto della vegetazione indisturbato 
(fungerà da accompagnamento); 

- se la rinnovazione naturale presenta 
dei gruppi di elementi di pregio ed è 
discontinua, effettuate la preparazione 
della superficie «a buche», operando 
nelle aree più scoperte e prive di specie 
di pregio e creando delle piazzole nude 
di alcune decine di metri quadrati, dove 
verranno successivamente introdotti 
gruppi di rinnovazione artificiale; 

- se infine la copertura delle specie sel- 
vatiche di pregio è già ben affermata, 
intervenite soprattutto lungo l'orlo dei 
nuclei di rinnovazione naturale, ripu- 
lendo delle fasce periferiche della pro- 
fondità di alcuni metri. 

Prodotti del bosco 
(funghi, piccoli frutti, erbe officinali) 

Per tante persone l'andar per boschi 
diviene attraente soprattutto tra la fine 
dell'estate e l'inizio dell'autunno vista 
l'abbondanza di frutti e di funghi che es- 
si dispensano in questa stagione. 

Tra i funghi ricordiamo le numerose 
specie di tartufi e di porcini, i chiodini 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



59 



V 



01 k 



Meo 



j 



ed il gallinaccio per citare solo alcune 
delle decine e decine di specie che in tut- 
ti gli angoli della penisola sono raccolte 
da numerose schiere di appassionati. 

Nei boschi in questa stagione matura- 
no anche le castagne, i frutti del nespo- 
lo selvatico, dei sorbi, degli olivelli, del 
tasso e di tante altre specie. Anche le 
more dei rovi sono in molte zone abbon- 
danti e si possono raccogliere per pro- 
durre ottime marmellate. 

Interventi fìtosanitari. Nessuno. 



ARBORETO DA LEGNO 

Lavori 

Nei giovani arboreti da legno in que- 
sto bimestre completate le manutenzioni 
delle superfici (sfalci e sarchiature). A 
partire dal terzo-quarto anno, se l'im- 
pianto è stato correttamente eseguito, 
prevedendo fin dall'inizio la presenza 
della vegetazione di accompagnamento, 
non è più necessario tenere pulita l'inte- 
ra superficie. Le operazioni di sarchiatu- 



L'esecuzione di piccole opere di difesa del suolo: 
la costruzione di un muro a secco 







La possibilità di 
valorizzare la pro- 
prietà forestale di- 
pende spesso dal- 
l 'esistenza di un 'a- 
deguata rete via- 
ria. L'allargamen- 
to di vecchi sentie- 
ri e mulattiere o 
l 'apertura di una 
nuova strada può 
porre però il pro- 
blema dell'innesco 
di fenomeni erosivi 
che, se non con- 
trollati fin dall'inizio, possono causare gravi danni al suolo, fino ad arrivare ad 
innescare vere e proprie frane. 

La costruzione di muri in calcestruzzo o di gabbioni è onerosa e si giustifica 
solo nel caso si debbano difendere opere stradali di rilevante valore. Nel caso 
della piccola viabilità forestale interpoderale ed aziendale si può invece adot- 
tare l 'antichissima tecnica dei muri a secco. I materiali costruttivi richiesti so- 
no semplici e normalmente reperibili sul posto o nei loccdi magazzini di mate- 
riali per l 'edilizia (ghiaia grossa o breccia, pietrame di 20-40 cm massimo di 
lato, tubi in plastica per scarichi idraulici). 

L'esecuzione del lavoro è semplice e può essere realizzata anche senza l'ausi- 
lio di particolari macchinari ed attrezzature, anche se la disponibilità di uno 
scavatore agevola il lavoro. Di seguito se ne descrivono le tappe essenziali. 
I-Preparate la sede sterrando uno scavo largo almeno 150 cm e lungo quanto 
il futuro muro. Approfondite lo scavo per 40-50 cm sotto il livello viario. 
2-Stendete un sottofondo di 20-30 cm di ghiaia grossa o breccia e costipatelo, 
dando una contropendenza di 10-15°. 

3-Iniziate la costruzione del muro con uno strato di pietre (scelte tra le più 
grandi) per una larghezza di 80-100 cm. Affiancate le pietre con attenzione. 
4-Riempite le fughe con brecce e terreno minerale (privo dì sostanza organica). 
5-Riempite progressivamente lo spazio a monte con piccole pietre per formare 
uno strato drenante. 

6-Iniziate il secondo strato cercando di interrompere le fughe dello strato sot- 
tostante. 

7-Proseguite con la sistemazione degli strati successivi, mantenendo la contro 
pendenza del manufatto (10-15°) e riducendone progressivamente lo spessore. 
8- Ogni 1-2 metri quadrati predisponete nella muratura lo spazio per un dreno, 
lasciando discoste le pietre e posizionando un apposito tubo di circa 80 cm di 
lunghezza e di 6-8 cm di diametro, con pendenza verso l'esterno, e terminante 
a circa 10 cm dalla superficie del paramento esterno. 
9-Terminate l'erezione del muro con pietre di testa appiattite e di maggiori di- 



mensioni. 



Disegno tratto da: «Schede di gestione ambientale» - Comunità Montana Agno-Chiampo 



ra vanno del tutto sospese e le operazio- 
ni di trinciatura dell'erba e dei residui di 
potatura si possono concentrare solo lun- 
go un reticolo di sentieri di manutenzio- 
ne (distanziati 10-20 metri tra loro). 

Se vi accingete ad eseguire un nuovo 
impianto nel prossimo inverno, questa è 
la stagione migliore per una buona pre- 
parazione del terreno. Le operazioni da 
eseguire sono analoghe a quelle necessa- 
rie all'impianto di un frutteto: 

- ripuntatura ad 80-100 cm di profondità 
in modo da rompere la soletta di lavora- 
zione o eventuali strati che impediscono 
agli apparati radicali di esplorare il terre- 
no in profondità; 

- distribuzione di concimi organici e mi- 
nerali (concimazione di fondo): i quanti- 
tativi vanno sempre definiti attraverso 
una attenta analisi del terreno; di norma, 
in terreni agrari dotati di buona fertilità, 
non è necessario effettuare concimazioni 
di fondo con fosforo e potassio; per 
quanto riguarda l'azoto è sempre consi- 
gliabile una concimazione con letame 
maturo (almeno 400 quintali per ettaro); 

- aratura a 30-40 cm per incorporare 
stoppie, cotico e per interrare i concimi; 

- poco prima dell'impianto provvedere - 
te a rifinire il terreno superficialmente. 

Ponete sempre grande attenzione alla 
regimazione delle acque ed alla difesa 
del suolo dall'erosione: verificate che le 
superfici siano ben drenate e all'occor- 
renza scavate o riaprite i fossi aziendali. 
Nelle aree collinari e montane adottate 
tecniche di lavorazione del terreno che 
evitino i ruscellamenti e l'erosione su- 
perficiale (lavorazione a girapoggio, cioè 
lungo le linee di livello) e riparate i muri 
a secco dei terrazzamenti. Infine provve- 
dete per tempo ad ordinare le piante che 
vi serviranno per i prossimi impianti, po- 
nendo grande attenzione sia alla loro 
qualità tecnica (vigore, forma, dimensio- 
ni) sia alla qualità genetica (origine, va- 
rietà). Al riguardo si veda quanto riporta- 
to nella «Guida illustrata alla coltivazio- 
ne del bosco», supplemento al n. 4/2001 . 

Interventi fìtosanitari. Nessuno. 



SIEPE CAMPESTRE 

Lavori 

Per quanto riguarda la preparazione 
del terreno per l'impianto delle siepi 
campestri si veda quanto consigliato 
per l'arboreto. Nel caso di impianti li- 
neari la fascia di terreno da preparare 
accuratamente deve avere una larghez- 
za di almeno 2 metri. 

A cura di: Giustino Mezzalira. 



60 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA W2002 



POLLAIO 



Anatre 

Come risparmiare e guada- 
' gnare. Per l 'ultimo ciclo del- 
l'anno vi consigliamo di allevare 
anatre mute. Data la loro ottima attitu- 
dine al pascolo, infatti, consentono di 
produrre buone carni con poca spesa. 
Un buon ambiente d'allevamento favo- 
risce la crescita degli animali. 

Lavori. E il momento per procedere al- 
l"ultimo ciclo di allevamento dell'anno. 
In questo periodo è possibile reperire 
con facilità anatre mute; vi consigliamo 
quindi di allevare queste anatre dato che 
sono molto adatte per la produzione di 
carne di eccellente qualità. Gli anatroc- 
coli sono assai precoci. A 2 mesi i ma- 
schi raggiungono il peso di 2 kg e le 
femmine di 1 kg. Verso i 75-90 giorni le 
ali degli anatroccoli si incrociano sul 
groppone: ciò che indica giunto il mo- 
mento favorevole del loro sacrificio. A 
quest'età non è raro constatare che rag- 
giungono il peso di 2,5-3 kg. 





Vi consigliamo di allevare in questi 
mesi anatre mute 

Dopo l'acquisto gli animali devono 
essere ospitati in un ambiente protetto, 
ma già a poche settimane di vita posso- 
no essere liberati al pascolo. Per una 
buona igiene di allevamento il pavi- 
mento del ricovero deve essere ricoper- 
to di un abbondante strato di paglia 
asciutta che evita inutili stress e consen- 
te un accrescimento migliore. 

Interventi sanitari. Le anatre possono 
essere interessate dalla colibacillosi, 
infezione causata dall' Escherìchia coli, 
un batterio che in caso di sovraffolla- 
mento e di scarsa igiene ambientale può 
proliferare nell'intestino delle anatre 







Nella scelta degli animali preferite 
quelli allevati in ambienti ampi 
con parchetto esterno. Prima di 
acquistare gli animali abbiate cura 
di realizzare un ambiente idoneo 
dove ospitarli; questo deve dispor- 



Orari di accensione e spegnimento 

della luce (integrazione luminosa) 

negli ambienti chiusi destinati a pollaio 


„ . . Accendere 
Periodo alle ore 


Spegnere 
alle ore 


Dal Tal 10/9 4,30 
Dall' 1 1 al 20/9 4 
Dal 21/9 al 10/10 4 
Dall'll al 20/10 3,30 
Dal 21 al 31/10 3,30 


5,30 
5,30 

6 

6 
6,30 



per poi passare con rapidità a peritoneo, 
ovaio, polmoni e sacchi aerei. Nei gio- 
vani e negli adulti si notano diarrea, di- 
magrimento rapido e sintomi respirato- 
ri con alta mortalità. 

La diagnosi di colibacillosi viene 
confermata facilmente con gli esami di 
laboratorio (rivolgetevi all'Istituto zoo- 
profilattico di zona o al vetrinario di fi- 
ducia, che possono anche indicarvi 
l'antibiotico da impiegare per cercare di 
contrastare l'infezione). 

Faraone 

fèy Come risparmiare e guadagna- 



le. Realizzate un ambiente idoneo 
dove ospitare il nuovo gruppo di farao- 
ne. In questo modo potrete mantenere 
alto lo stato di benessere degli animali 
che cresceranno di più utilizzando me- 
no alimenti. 

Lavori. E ancora possibile acquistare 
un gruppo di faraone di poche settima- 
ne di vita da destinare all'ingrasso. 




Nelle anatre colpite da 

colibacillosi si notano diarrea, 

dimagrimento rapido e 

sintomi respiratori con alta 

mortalità (vedi testo) 




È ancora possibile acquistare un 
gruppo di faraone di poche settima- 
ne di vita da destinare ali 'ingrasso 




Alcune forme di colera aviare con 

meningite causano nelle 

faraone tipici sintomi nervosi 

con «torcicollo» della 

testa (vedi testo) 



re di una zona posatoio con cassone 
raccogli-feci che occupi almeno 2/3 del 
ricovero. La parte rimanente va ricoper- 
ta di truciolo di legno che consente agli 
animali di razzolare quando non posso- 
no utilizzare il pascolo. La concentra- 
zione dei capi non deve superare le 10 
faraone per metro quadrato. Gli animali 
vanno tenuti 5-7 giorni all'interno del 
nuovo ambiente, dopo di che avranno la 
possibilità di accedere al pascolo (in 
questo modo viene garantito il loro ri- 
torno serale nel ricovero). 

Interventi sanitari. All'inizio dell'au- 
tunno può fare la sua comparsa negli al- 
levamenti di faraone il colera aviare 
che si manifesta con morte improvvisa 
di soggetti apparentemente sani, oppure 
con febbre alta, abbattimento, mancan- 
za di appetito. Alcune forme con me- 
ningite causano tipici sintomi nervosi 
con portamento anomalo della testa (il 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA W2002 



61 



"VjCT (Jhmmmtij 



Progetto di piccolo allevamento familiare di avicoli, colombi, 
conigli, maiali, capre, pecore e cavalli 



a cura di Giuseppe Cipriani 



L'allevamento è condotto in prevalenza al chiuso 
(pollaio, colombaia, conigliera, porcilaia) e in 
una piccola stalla (capre, pecore e cavalli). Il pre- 
sente progetto costituisce soltanto un esempio; nel 
testo sono descritte possibili alternative. 
© Pollaio. Nell'edificio a sinistra è stata ricavata 
la pulcinaia per l'allevamento di tutti gli avicoli 
da carne. Neil 'edificio a destra è stato ricavato il 
pollaio che ospita 15 galline ovcdole e due galli. 
© Colombaia. Ospita 15 coppie in un ambiente 
chiuso dì circa 8 metri quadrati con adiacente vo- 
liera esterna con pavimento in terra. 
® Conigliera. È ricavata in due ambienti, uno per 
i riproduttori (9 femmine e 3 maschi), in gabbie, e 
uno per i soggetti cdl 'ingrasso, in box a terra. 
® Porcilaia. Ospita 3 maiali all'ingrasso in un lo- 
cale chiuso di circa 16 metri quadrati con adiacen- 
te parchetto esterno. 

© Stalla. Ospita 3 capre più 1 becco, 5 pecore più 
1 ariete, 2 cavalli da lavoro e diletto, e prevede un 
pascolo di 2.000 m 2 almeno. 





s 

E 

T 
T 
E 

M 
B 
R 
E 



raccolta 
uova 



pulizia 



pulizia riproduzione riproduzione . ingrasso mungitura pascolo 



pascolo 



acquisto 
animali 



acquisto pascolo acquisto acquisto allevamento ingrasso 

animali animali animali rimonta 






T 
T 
O 
B 
R 
E 



■ .- '■ 



. 



pascolo 



pascolo riproduzione riproduzione ingrasso mungitura 



pascolo 




allevamento ingrasso 

rimonta 



R 

accoppiamenti 



pascolo 




pascolo 



pascolo 



62 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 




cosiddetto «torcicollo»). La mortalità è 
altissima. Il colera aviare si può com- 
battere con antibiotici, preferibilmente 
iniettati singolarmente a ciascun sog- 
getto (rivolgetevi al veterinario). 

Galline ovaiole 

^\ Come risparmiare e guadagna- 

V*~yre. Sostituite le vecchie galline 
con pollastre giovani e abituatele a de- 
porre nei nidi. Utilizzando buone mi- 
scele aziendali manterrete elevato lo 
stato di benessere degli animali e ri- 
sparmerete nei consumi. 

Lavori. Al raggiungimento dei quattro 
mesi di età le pollastre si avvicinano al- 
la maturità sessuale e di lì a poco inizia- 
no a deporre le uova. Per facilitare la 
successiva raccolta delle uova è indi- 
spensabile che le galline si abituino a 
deporre all'interno del nido messo loro 
a disposizione. Il nido deve essere im- 
bottito di paglia tritata o truciolo di le- 
gno. In questo modo le uova si presen- 
tano sempre pulite e integre. 

Per ottenere questo risultato si consi- 
glia di chiudere le galline all'interno del 
pollaio sino al pomeriggio inoltrato per 
evitare che vadano a scegliersi un ce- 
spuglio per la deposizione delle uova. 
Se qualche gallina depone l'uovo sulla 
lettiera si consiglia di toglierlo tempe- 
stivamente e sistemare, al posto del- 
l'uovo, un sasso, un vaso capovolto o 
qualsiasi altro materiale che impedisca 
la deposizione di un altro uovo in quel 
punto. 

Quando in un gruppo di galline la 
deposizione raggiunge circa il 30% del- 
la potenzialità produttiva di quel grup- 
po, è possibile consentire il pascolo agli 
animali per tutta la giornata. Le galline 
che ancora non sono in deposizione ini- 
zieranno la loro attività da lì a poco e 
per imitazione andranno a deporre l'uo- 
vo dove lo depongono le galline più 
precoci che già da alcune settimane en- 
trano ed escono dal nido collettivo. 

Prestate attenzione poi all'alimenta- 
zione. Si consiglia di distribuire una mi- 
scela aziendale utilizzando grani spez- 
zati oltre a somministrare erbe e verdu- 
re in apposite rastrelliere. 

Interventi sanitari. Può fare la sua 
comparsa nel pollaio una malattia vira- 
le tipica del pollo (e del tacchino), la 
malattìa di Marek, che si manifesta con 
barcollamento, paralisi con arti divari- 
cati «a spaccata», oppure con noduli tu- 
morali multipli a livello cutaneo o dei 
visceri. La malattia è incurabile e l'uni- 
co modo per prevenirla è il vaccino spe- 
cifico prescritto dal veterinario. 




Per facilitare la successiva raccolta 
delle uova è indispensabile che 
le giovani galline si abituino a 

deporre all'interno dei nidi (freccia) 
messi loro a disposizione 




Può fare la sua comparsa nel 

pollaio una malattia virale tipica 

del pollo, la malattìa di Marek, 

che si manifesta con 

barcollamento e paralisi con 

arti divaricati «a spaccata» 

(vedi testo) 




Oche 

Come risparmiare e guadagna- 
re. Somministrate un 'idonea ali- 
mentazione razionando le miscele a 
partire dalla quarta settimana. Distri- 
buite inoltre abbondanti razioni di erbe 
e foraggi. 

Lavori. Acquistate le ultime oche della 
stagione e apprestatevi a un nuovo ciclo 
di allevamento. Già alla seconda-terza 
settimana possono essere allevate all'a- 
perto sfruttando così il pascolo disponi- 
bile. E pertanto possibile utilizzare inte- 
grazioni minime di mangime. 

Nelle prime tre settimane di vita, da- 
to il notevole accrescimento degli ani- 
mali, la razione deve contenere almeno 
il 20-22 % di proteine. Questo livello è 
destinato a scendere (16%) dalla quarta 
settimana. 

La scelta dovrà cadere su un mangi- 
me preferibilmente sbriciolato per faci- 
litare la digestione da parte delle ochet- 
te. E anche possibile, per aumentare la 
digeribilità, bagnare la miscela con ac- 
qua calda sino a ottenere un pastone. In 
questo caso è necessario pulire con una 
certa frequenza le mangiatoie liberando- 
le da eventuali scarti non mangiati che 
possono provocare muffe e fermentazio- 
ni dannose agli animali. 

Sino alla terza settimana l'alimenta- 
zione viene somministrata a volontà. In 
seguito si consiglia di somministrare la 
razione due volte al giorno. 

Per evitare gli sprechi si consiglia di 
non distribuire abbondanti dosi di man- 
gime ma solo la quantità che gli animali 
consumano in poco tempo. Dalla secon- 
da settimana di vita in poi è inoltre pos- 
sibile mettere a disposizione delle 
ochette del foraggio da collocare in una 
rastrelliera. 



Già alla seconda-terza settimana le 

oche di nuovo acquisto possono 

essere allevate all'aperto 




Al termine della stagione di 

pascolo è consigliabile 

sverminare le oche con un 

preparato vermifugo 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



63 




Un'ochetta di due settimane consu- 
ma circa 100 grammi di mangime e 150 
grammi di foraggio fresco; a un mese di 
vita i consumi sono di 200 grammi di 
miscela e 400 grammi di foraggio; in se- 
guito il consumo arriva a 250 grammi di 
mangime e 700 di foraggio. 

Interventi sanitari. Provvedete a sver- 
minare le oche entro il mese di ottobre 
con un preparato attivo contro i vermi e 
le tenie (occorre la prescrizione del ve- 
terinario). 

Polli da carne 

©Come risparmiare e guadagna- 
re. Per risparmiare nelle spese 
alimentari realizzate delle idonee ra- 
strelliere per la distribuzione di erbe e 
verdure. Abituate gli animali gradual- 
mente alle temperature esterne per evi- 
tare stress e indebolimento. 

Lavori. Per allevare un ultimo ciclo di 
polli da destinare alla mensa durante le 
festività di Natale si consiglia di acqui- 
stare un gruppo di 20-30 polli di poche 
settimane. Questi animali sono già ab- 
bastanza cresciuti e hanno già fatto le 
vaccinazioni, obbligatorie per legge, 




-V-VV'^'tV^ 



Per allevare un ultimo ciclo dì 
polli attrezzate un idoneo locale 
per il loro ricovero (vedi testo) 




Piccole chiazze giallastre 
tondeggianti sul fegato dei polli 
macellati possono essere dovute 

a salmonella (vedi testo) 



Una rastrelliera autocostruita 

Quella qui illustrata 
è solo un esempio di 
rastrelliera autoco- 
struita (bastano del- 
le assi e una griglia 
metallica) utile per 
tutti gli avicoli nelle 
prime settimane di 
allevamento nei ri- 
coveri chiusi. L'an- 
coraggio al muro 
consente di evitare 
la costruzione di una 
rastrelliera autopor- 
tante, senz'altro di 
più complicata rea- 
lizzazione. Per le mi- 
sure potete regolarvi 
come meglio credete 
considerando un mi- 
nimo di 80 cm di 

larghezza e 70-80 cm di altezza. Con l'utilizzo di rastrelliere gli animali si 
abituano ali 'alimentazione verde e preparano il loro intestino alla futura at- 
tività di pascolo. I foraggi devono essere somministrati quotidianamente e 
rimossi al massimo dopo due giorni in modo da evitare possibili fermenta- 
zioni che possono rivelarsi dannose. 




contro le principali malattie (Marek e 
pseudopeste), pertanto risultano facili 
da allevare. E necessario però disporre 
di un idoneo locale per il loro ricovero. 
Questo deve disporre di un pavimento 
coperto per 2/3 da posatoi e per 1/3 da 
truciolo di legno. 

Devono poi essere disponibili abbe- 
veratoi e mangiatoie oltre a una rastrel- 
liera per le erbe e le verdure che devono 
essere somministrate già dalla terza set- 
timana di vita. 

Quando i pollastri sono ben impiu- 
mati (a 6-10 settimane) possono essere 
lasciati pascolare, avendo cura di abi- 
tuarli gradualmente alle temperature or- 
mai fresche di inizio autunno. 

Interventi sanitari. Macellando i polli 
per il consumo familiare potreste osser- 
vare particolari anomalie nelle carcas- 
se: problemi sanitari possono essere in- 
dicati dalla presenza di piccole chiazze 
giallastre tondeggianti sul fegato (pos- 
sibile presenza di salmonella), mentre 
sovente un intestino marcatamente ros- 
so, anche solo in alcuni tratti, è segno 
della presenza di cocciài (Eimeria varie 
specie). 

A In caso di alterazioni del fegato 
non destinate le carni al consumo 
alimentare e sottoponete gli eventuali 
organi alterati all'esame del veterinario 
o portateli all'Istituto zooprofilattico 
della vostra zona. 



Tacchini 

Come risparmiare e guadagna- 



aziendale con grani spezzati si riesce a 
diminuire le spese di alimentazione. 
Inoltre se la miscela viene distribuita 
nel tardo pomeriggio si diminuiscono 
anche ì consumi. 
Lavori. È ancora possibile acquistare, 




Tacchini rustici che non superano 

i 10 kg a 4 mesi di età sono ideali per 

l 'allevamento in questo periodo 

dell'anno (nella foto tacchini 

rustici pascolatori) 



64 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



dh 



Vfu/ a ^ mmm ^J" 



all'inizio di settembre, un piccolo grup- 
po di tacchini di 3-4 settimane, da desti- 
nare all'allevamento per ottenere buone 
produzioni nel periodo natalizio. Nella 
scelta degli animali da acquistare date 
la preferenza a razze rustiche che non 
superano i 10 kg a 4 mesi di età. Dopo 
un breve periodo di ambientamento si 
possono liberare al pascolo. 

La somministrazione di una miscela 
aziendale viene consigliata nel pome- 
riggio in modo da favorire la ricerca di 
erbe e insetti durante tutta la mattinata. 
In questo modo inoltre gli ammali verso 
sera sono già nei pressi del ricovero e il 
loro controllo è più facile. 

Per quanto riguarda la miscela 
aziendale, si consiglia l'acquisto di glu- 
tine di mais pellettato o sbriciolato per 
la realizzazione della seguente miscela: 
mais 60%, soia 20%, pisello proteico 
8%, glutine di mais 8%, riso grana ver- 
de 4%. Questa miscela deve essere 
somministrata ai tacchini acquistati fi- 
no ai due mesi di vita e i grani devono 
essere distribuiti spezzati. 

Interventi sanitari. Durante l'estate al 
pascolo i tacchini possono aver assunto 
vari parassiti intestinali; è bene dunque 
sottoporli a un trattamento vermifugo 
per un paio di giorni (per esempio con 
Tetramisole polvere aggiunto all'ali- 
mento solido o all'acqua di bevanda) 
previa consultazione del veterinario. 

COLOMBAIA 

Come risparmiare e guadagna- 



re. Per aumentare la produzione 
della piccionaia sostituite le vecchie 
coppie con animali giovani accoppian- 
do soggetti di razze diverse in modo da 
ottenere piccioncini più rustici. 

Lavori. Il periodo estivo sta volgendo al 
termine e si consiglia di approfittarne 
per introdurre le nuove coppie che van- 
no a sostituire quelle poco produttive e 
quelle che hanno ormai raggiunto il 5° o 
6° anno di deposizione. 

Per ottenere buoni risultati è possibi- 
le formare coppie con soggetti apparte- 
nenti a razze diverse ottenendo così dei 
piccioncini di incrocio da destinare alla 
mensa. Questa è sicuramente una prati- 
ca zootecnica da preferire nella produ- 
zione di colombi a scopo alimentare. 
L'incrocio consente infatti di ottenere 
soggetti (incrocio di prima generazione) 
più rustici e produttivi. 

Si consiglia di accoppiare un ma- 
schio pesante con una femmina leggera. 
In questo caso si sommano le caratteri- 
stiche legate alla produzione di carne 
determinate dal padre e la prolificità e le 




Un incrocio consigliato per 

ottenere ottimi piccioni è quello 

Sottobanca maschio (sopra) 

x Viaggiatore femmina (sotto) 




caratteristiche materne legate alla fem- 
mina. In linea generale comunque gli in- 
croci si possono realizzare tra le seguen- 
ti razze: King, Texano, Homer gigante e 
Carneaux. Un incrocio consigliato è il 
seguente: Sottobanca (maschio) x 
Viaggiatore (femmina). 

Non trascurate in questo periodo l'a- 
limentazione. Se possibile distribuite le 
granaglie in apposite mangiatoie con 4 o 
6 scomparti («a cafeteria») favorendo la 
scelta volontaria dei semi più graditi. In 
caso contrario somministrate un miscu- 
glio in parti uguali di mais giallo, pisel- 
li, canapa, miglio, che aiuta le coppie in 
riproduzione. 

Interventi sanitari. Nessuno. 

CONIGLIERA 

fé\ Come risparmiare e guadagna- 

^y re. Nell'acquisto di nuovi ripro- 
duttori scegliete soggetti dì razza pura 
da desinare ali 'incrocio. Per migliorare 
le rese della conigliera adottate il siste- 
ma del «cambio gabbia» nella fase ri- 
produttiva. 

Lavori. L'inizio del periodo autunnale 
coincide con l'ingresso in conigliera dei 
nuovi riproduttori. Per l'acquisto vi 
consigliamo di preferire razze pure da 
incrociare tra loro. In particolare gli in- 
croci mostrano un maggiore sviluppo 
dell'arto posteriore, un migliore rappor- 
to carne/ossa, un maggior peso alla ma- 
cellazione e una migliore qualità orga- 
nolettica delle carni. Accertatevi che i 



nuovi capi siano provvisti di riconosci- 
mento, altrimenti applicate loro una 
marca auricolare. 

Le nuove coniglie vengono feconda- 
te per la prima volta quando hanno rag- 
giunto il 75-80% del peso che raggiun- 
geranno da adulte (2,8-3,3 kg), in gene- 
re verso la 16 a -20 a settimana. Una setti- 
mana prima dell'accoppiamento le pri- 
mipare vengono spostate di gabbia: 
questo cambiamento di situazione favo- 
risce l'accettazione del maschio. 

Nei maschi invece il primo accop- 
piamento avviene al 5°-6° mese. I primi 
accoppiamenti devono essere fatti con 
femmine non primipare. 

Se dopo l'accoppiamento la femmi- 
na viene lasciata con il maschio per al- 
meno 10-15 minuti si ottiene un miglio- 
ramento della fertilità. Dopo 10-15 gior- 
ni dall'accoppiamento si consiglia di ac- 
certare la gravidanza tramite palpazione 
del ventre per sentire la presenza dei co- 
niglietti che si presentano al tatto come 
delle piccole masse dure. 

Dopo circa un mese dall'accoppia- 




te dopo V accoppiamento la femmina 

viene lasciata con il maschio per 

almeno 10-15 minuti si ottiene un 

miglioramento della fertilità 






Soprattutto se si verifica un brusco 

passaggio dall'alimentazione 

secca a quella verde i 

giovani conigli possono presentare 

addome gonfio e teso 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



65 




à 



utmmnm 



miir 




Una settimana prima della data presunta del parto è bene sistemare la scrofa nel 
box-parto o, se è allevata ali 'aperto, mettere a sua disposizione un 'arca 



mento la femmina partorisce e inizia lo 
svezzamento. Per allevare i conigli con 
metodo naturale si consiglia di non rife- 
condare la femmina durante l'allatta- 
mento ma di procedere in questo modo: 
la femmina rimane con la nidiata per 32 
giorni dopo di che viene spostata in 
un'altra gabbia e dopo 3 giorni (a 35 
giorni dal parto precedente) viene rife- 
condata. Questo metodo consente di ot- 
tenere una buona percentuale di fertilità, 
elevato numero di nati vivi e di svezzati 
per nidiata. Inoltre si ha un minore sfrut- 
tamento della coniglia con un allunga- 
mento della sua carriera riproduttiva. 

Interventi sanitari. I giovani conigli 
possono accusare indigestione, soprat- 
tutto se si verifica un brusco passaggio 
dall'alimentazione secca a quella ver- 
de: presentano in questo caso addome 
gonfio e teso, smettono di mangiare e 
respirano con difficoltà. La cura consi- 
ste nel massaggiare il ventre dell'ani- 
male o nel praticargli enteroclismi (cli- 
steri) di acqua tiepida con glicerina e 
solfato di magnesio (rivolgetevi al vete- 
rinario). 



PORCILAIA 

fé\ Come risparmiare e guadagna- 

^y re. Curate con attenzione il parto 
per garantire la sopravvivenza di tutti i 
nati. Per i suini all'ingrasso utilizzate 
una razione costituita da cereali azien- 
dali che hanno un costo limitato. Anche 
il razionamento contribuisce a diminui- 
re i consumi. 

Lavori. Chi alleva il maiale in modo 
naturale a fine settembre deve predi- 
sporre quanto necessario per il secondo 
parto dell'anno. Di norma la scrofa dà 



alla luce 8-10 suinetti. Il parto non ri- 
chiede una particolare sorveglianza, an- 
che perché la partoriente non accetta di 
buon grado la presenza dell'allevatore. 

Una settimana prima della data pre- 
sunta del parto è bene sistemare la scro- 
fa nel box-parto o, se è allevata all'aper- 
to, mettere a sua disposizione un'arca 
per il parto. La scrofa ha quindi tutto il 
tempo per abituarsi al nuovo ambiente e 
prepararsi tranquillamente all'evento. 

Avvicinandosi il momento del parto 
si può notare che la scrofa cerca di farsi 
il nido utilizzando la lettiera. Anche il 
netto sviluppo delle mammelle è un 
evidente sintomo che siamo ormai vici- 
ni al momento finale. Quando la scrofa 




All'inizio dell' autunno la ripresa 

vegetativa dei pascoli dopo 
il secco estivo potrà fornire ottimo 

nutrimento per i vostri animali, 
adatto anche alle caprette giovani 



ha terminato di farsi il nido, mancano 
uno o due giorni al parto. 

In genere nella giornata seguente al 
parto la scrofa non ha fame ma sete ed è 
pertanto necessario fornirle acqua fre- 
sca a sufficienza. 

Chi invece alleva suini da ingrasso 
ha ormai animali che hanno superato i 
100 kg di peso; in quest'ultima fase il 
maiale continua a essere allevato all'a- 
perto, ma se possibile è bene razionare 
l'alimentazione. Si consiglia la distri- 
buzione di circa 3 kg al dì di una misce- 
la aziendale costituita da un nucleo 
commerciale (23-25% proteine) per 
suini miscelato a prodotti aziendali nel 
seguente modo: cereali aziendali 60%; 
nucleo per suini 30%; cruschello di gra- 
no 10%. 

Interventi sanitari. Nessuno. 



STALLA 

Capre 

Come risparmiare e guadagna- 
re. L'utilizzo dì pascolo consente 
di garantire agli animali un ottimo ali- 
mento a costo contenuto. Questo perio- 
do coincide con il progressivo decre- 
mento della produzione dì latte che si fa 
sempre più evidente, specialmente du- 
rante i calori. Non è conveniente in que- 
sto momento fare troppa economia, in- 
fatti le capre, che spontaneamente dimi- 
nuiscono la produzione dì latte, se mal 
alimentate anticiperebbero notevolmen- 
te l'entrata in asciutta (periodo di so- 
spensione della lattazione). 

Lavori. Siamo a fine lattazione, anche 
se di norma sono necessarie ancora due 
mungiture al giorno, almeno per tutto il 
mese di settembre. Soltanto a partire da 
ottobre potrete cominciare a mungere 
una volta sola. 

All'inizio dell'autunno la ripresa ve- 
getativa dei pascoli dopo il secco estivo 
potrà fornire ottimo nutrimento per i 
vostri animali, adatto anche alle capret- 
te giovani. Queste potranno stare insie- 
me alle adulte durante il pascolo, ma 
dovranno ancora ricevere la loro ali- 
mentazione costituita da appositi pro- 
dotti per animali in crescita. Dovrete 
quindi continuare a tenerle separate in 
stalla per garantire loro la possibilità di 
accedere con tranquillità agli alimenti, 
che distribuirete come al solito due vol- 
te al giorno. 

Il periodo dei calori iniziato in ago- 
sto raggiunge il suo culmine, per gli 
animali adulti, nella prima metà del me- 
se di settembre. 



66 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 




Cani, gatti e canarini in settembre e ottobre 




Al rientro dalle vacanze è buona abitudine sot- 
toporre il cane a un controllo veterinario, so- 
prattutto se lo si è portato con la famiglia in 
-i/\^2/ — zone P a rti co ' armente a rischio dal punto di vi- 
sta sanitario. 
Per esempio, in Italia le zone costiere (in particolare al 
sud) possono essere infestate da insetti pungitori portatori 
di Leishmaniosi; attorno al lago di Garda e in molte zone 
del meridione è presente la malattia di Lyme trasmessa 
dalle zecche, in Sardegna i cani possono contrarre la tenia 
Echinococco. Si tratta di tre malattie parassitarie che pos- 
sono costituire un grave rischio pure per l'uomo e anche se 
si sono prese tutte le precauzioni per salvaguardare il cane 
(repellenti e antiparassitari vari) è bene escluderne la pre- 
senza tramite semplici test che può eseguire qualsiasi vete- 
rinario. 

Assicuratevi anche della copertura vaccinale contro la lep- 
tospirosi, con particolare riguardo per i cani da caccia, i 
quali spaziando ora all'aperto nella loro attività venatoria 
sono maggiormente a rischio di infezione per contatto con 
roditori o ambienti infetti. 

Con il rinfrescarsi del clima si assiste in genere a un au- 
mento dell'appetito e si possono quindi incrementare un 
poco le razioni dei cani senza problemi di sovrappeso: i 
soggetti che lavorano (cani da pastore o da caccia in attivi- 
tà) hanno bisogno di un supplemento energetico per soste- 
nere un buon rendimento fisico, che può semplicemente es- 
sere rappresentato dall'aggiunta di un cucchiaio di olio di 
mais alla razione quotidiana. 




All'inizio dell'autunno la stagione riprodutti- 
va dei gatti volge al termine e le gravidanze 
sono un evento raro, mentre i giovani gattini, 
-ormai cresciuti, se vivono liberi all'aperto ten- 
dono ad allontanarsi dal territorio natale, in 
particolare i maschi. 

Consigliamo di sottoporre a un trattamento vermifugo tut- 
ti i gatti di casa e di procedere quindi alla vaccinazione dei 
giovani contro le principali malattie infettive (leucemia, 
panleucopenia, herpesvirosi, clamidiosi e calicivirosi), 
controllando con l'occasione anche le scadenze vaccinali 
degli adulti (consultate in proposito il vostro veterinario di 
fiducia). 

Abituate sin d'ora i gattini a pelo lungo e semilungo a esse- 
re quotidianamente pettinati, perché fra breve il loro man- 
tello si infittirà notevolmente in vista dell'inverno e, se non 
costantemente toelettato, si aggroviglierà in nodi la cui ri- 
mozione, oltre che difficile, risulterà il più delle volte una 
vera sofferenza per la bestiola. 

In questo periodo i canarini dovrebbero essere 
in piena forma, a riposo e con il piumaggio or- 
mai completo dopo la muta estiva. 
Se sono collocati all'aperto dovete decidere 
ora se ritirarli al coperto per l'inverno o man- 
tenerli fuori: in quest'ultimo caso, ai primi freddi appronta- 
te delle coperture protettive con dei teli plastici provvisti di 
qualche forellino da applicare sulle gabbie almeno nelle ore 
notturne. 




Un modo naturale per favorire la 
sincronizzazione degli estri (calori) è 
agire sull'alimentazione e sulla presen- 
za del maschio. Un improvviso miglio- 
ramento alimentare simula una naturale 
abbondanza di cibo e quindi le condi- 
zioni favorevoli per la riproduzione. 
L'aggiunta alla dieta di una certa quan- 
tità di mangime o il trasferimento su un 
pascolo migliore indurranno nel giro di 
un paio di settimane la comparsa dei ca- 
lori. Anche il maschio con il suo odore 
e il suo comportamento determina nella 
femmina un rilascio di ormoni che fa- 
voriscono la comparsa dell'estro più ra- 
pidamente. 

Gli accoppiamenti delle giovani ca- 
prette potranno cominciare verso la fine 
del mese di ottobre e comunque non 
prima che esse abbiano raggiunto una 
mole adeguata che corrisponde ad al- 
meno il 60% del peso che avranno da 
adulte. Le caprette poco sviluppate non 
saranno accoppiate, in quanto nel corso 
della gravidanza l'organismo della ma- 
dre, impegnato per la crescita del feto, 
potrebbe essere inibito nello sviluppo. 

Interventi sanitari. All'inizio dell'au- 
tunno potrebbe essere utile praticare un 
trattamento antielmintico (vermifugo). 
Il veterinario potrà fornirvi informazio- 



ni anche in relazione a problemi paras- 
sitari locali, inoltre vi potrà indicare i 
prodotti più adatti. 

Ponete anche attenzione alle malat- 
tie cutanee da parassiti esterni (rogne) 
che possono manifestarsi in questo pe- 
riodo. Lesioni a carico delle labbra o 
delle orecchie dovranno mettervi subito 
in allarme e richiederanno un'immedia- 
ta consultazione del veterinario per sta- 
bilire eventuali e opportune terapie. 




In ottobre partoriscono te pecore 
accoppiate in maggio 



Pecore 

//~\ Come risparmiare e guadagna- 

^y re. Anche per le pecore potrà es- 
sere vantaggioso l'utilizzo di pascolo 
per l'alimentazione collettiva. Consi- 
gliamo inoltre la somministrazione ra- 
zionale e personalizzata degli alimenti 
soltanto agli animali che ne hanno bi- 
sogno. Potrete separare in stalla le pe- 
core gravide a cui distribuire alimenti 
concentrati, escludendo invece quelle 
che non ne hanno bisogno. 

Lavori. Nel mese di ottobre partoriran- 
no le pecore accoppiate in maggio. 
L'alimentazione dovrà pertanto essere 
adeguata alle esigenze degli animali che 
si preparano alla futura lattazione; è 
consigliabile in questo periodo aumen- 
tare l'uso di alimenti concentrati (man- 
gimi o granaglie) data la ridotta capacità 
ingestiva nelle ultime fasi della gravi- 
danza. 

La stagione consente ancora di far 
trascorrere agli animali lunghi periodi 
all'aria aperta e c'è la possibilità che an- 
che i parti possano avvenire al pascolo. 
In questo caso ponete molta attenzione 
alle pecore al pascolo e non lasciatele 
fuori durante la notte. Ricoveratele pre- 
sto la sera in modo da avere qualche ora 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



67 



\rjfà allamuìimlir 



di luce per cercare eventuali agnelli di- 
spersi. Qualche volta infatti la puerpera 
si isola dal gregge e rimane fuori dalla 
stalla; oppure, specialmente qualche 
giovane, potrebbe, dopo avere partorito, 
ricongiungersi al resto delle pecore ab- 
bandonando il neonato nei campi. In en- 
trambi i casi la permanenza all'aperto di 
un piccolo si può rivelare molto perico- 
losa. 

La stalla dovrà essere pulita e confor- 
tevole per accogliere i nuovi nati. Cu- 
rate l'igiene dei locali e predisponete 
prima dei parti alcuni angolini in cui 
isolare le pecore che partoriscono con i 
loro piccoli. Le madri con i loro piccoli 
dovranno stare isolate per un paio di 
giorni, affinché si stabilisca un legame 
sicuro e indissolubile che scongiurerà in 
futuro la perdita di agnelli per abbando- 
no. Dovrete inoltre accertarvi che il pic- 
colo sia sveglio e vivace, che poppi atti- 
vamente e che la madre produca suffi- 
ciente latte. 

Interventi sanitari. Controllate gli ani- 
mali in gravidanza e intervenite tempe- 
stivamente nel caso si verifichino abor- 
ti; consigliamo la massima igiene in 
questa fase per evitare il propagarsi di 
eventuali problemi. Potete rivolgervi al 
veterinario per un'eventuale vaccina- 
zione contro le clostridiosi nell'ultima 
fase della gravidanza. 

Altri interventi possono essere legati 
al momento del parto e a qualche parti- 
colare difficoltà. Anche in questo caso 
consigliamo di seguire le indicazioni 
del veterinario. Spesso infatti piccole 
difficoltà possono essere brillantemente 
risolte con l'uso di ormoni o con una 
esperta manipolazione che soltanto il 
medico preparato può effettuare. 




Ai cavalli in scuderia si può 

fornire una discreta quantità 

di cibo verde sotto forma 

di carote, mele e pere, 

spezzettate grossolanamente 

per facilitarne l 'ingestione 




Nelle zone in cui si effettua il terzo 

taglio del fieno si può prendere in 

considerazione l 'idea di non 

effettuarlo (visto anche che in genere 

dà una scarsa resa) e di immettere 

invece i cavalli a pascolare nelle aree 

prative, delimitandole se occorre con 

una recinzione provvisoria come 

per esempio quelle a filo o nastro 

elettrico alimentato a batteria 

Cavalli 

/2^\ Come risparmiare e guadagna- 
va' re. Trasferite granaglie e mangi- 
mi dalle confezioni originali entro bi- 
doni di plastica muniti di coperchio, 
per salvaguardarli il più possibile dal- 
l 'umidità e dai roditori nocivi. 

Lavori. Si avvia alla conclusione la sta- 
gione del pascolo e i cavalli che ne han- 




Le fessurazioni verticali dello 

zoccolo («setole») vanno 
sistemate accorciando l'unghia 

e trattando la scheggiatura, 

se profonda, con apposite paste 

cicatrizzanti (vedi testo) 



no beneficiato a volontà durante il pe- 
riodo estivo, come per esempio le fattri- 
ci con i puledri o i cavalli anziani in ri- 
poso, tornano alla vita di scuderia. 

Prima del ritiro in scuderia per i lun- 
ghi mesi invernali è una buona idea pro- 
cedere a una energica pulizia di fondo e 
risanamento dei ricoveri, con asporta- 
zione e sostituzione totale della lettiera, 
eventuali riparazioni di muri, pavimenti 
e strutture annesse e infine una bella 
imbiancatura delle pareti con una mano 
di calce. 

Non bisogna dimenticare di pulire e 
risanare con eguale cura anche i locali 
nei quali vengono depositati il fieno e 
gli altri alimenti, provvedendo poi a si- 
stemarli sollevati dal suolo mediante 
pedane o bancali. 

Nelle zone in cui si effettua il terzo 
taglio del fieno si può prendere in con- 
siderazione l'idea di non effettuarlo (vi- 
sto anche che in genere dà una scarsa 
resa) e di immettere invece i cavalli a 
pascolare nelle aree prative, delimitan- 
dole se occorre con una recinzione 
provvisoria come per esempio quelle a 
filo o nastro elettrico alimentato a batte- 
ria, facili e rapide da installare e alle 
quali gli equini si abituano subito. 

Ai cavalli nel box si può fornire 
egualmente una discreta quantità di ci- 
bo verde sotto forma di carote, mele e 
pere, molto gradite anche se difettate. 
Sarà opportuno offrire questi alimenti 
spezzettandoli grossolanamente: interi 
potrebbero infatti bloccarsi nella gola e 
nell'esofago di qualche soggetto parti- 
colarmente ingordo. 

Interventi sanitari. Al rientro dai pa- 
scoli estivi quasi tutti i cavalli vanno vi- 
sti dal maniscalco perché l'unghia dello 
zoccolo, in particolare se sferrato, tende 
a presentarsi esageratamente cresciuta e 
sovente anche fessurata per l'usura sul 
suolo naturale. 

Le fessurazioni verticali dello zoc- 
colo si chiamano «setole» e general- 
mente non sono lesioni particolarmente 
serie, ma vanno sistemate accorciando 
l'unghia e trattando la scheggiatura, se 
profonda, con apposite paste cicatriz- 
zanti prima che si estenda in lunghezza 
e in profondità fino ai tessuti germinati- 
vi dello zoccolo. 

A cura di: Maurizio Arduin (Lavori 
Pollaio - Colombaia - Conigliera - 
Porcilaia - Interventi sanitari Porcilaia); 
Ro berto e Delia Di Natale (Lavori e 
Interventi sanitari Capre - Pecore); 
Daniela Perniceni (Lavori Cavalli - 
Interventi sanitari Cavalli - Pollaio - 
Colombaia - Conigliera - Lavori Cani - 
Gatti - Canarini). 



68 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/21X12 



LAVORI 



Come risparmiare e guada- 



' gnare. Per tutto settembre 
collocate il nutritore circolare sul V 
foro del coprifavo, somministran- 
do per circa tre settimane, ogni 
sera dopo il tramonto, dai 200 ai 300 
grammi di sciroppo zuccherino tiepido 
(in 1 litro di acqua si scioglie circa 1 kg 
di zucchero). Tale nutrimento, special- 
mente nelle zone con scarse fonti netta- 
rifere, incentiva l'ovideposizione della 
regina, con il vantaggio dì avere molte 
api giovani che passano l 'inverno e che 
nella prossima primavera consentiran- 
no la formazione di colonie forti e otti- 
me produttrici di miele con maggiori 
soddisfazioni economiche. 

La visita per il preinvernamento 
degli alveari. I controlli sono finalizza- 
ti ad accertare lo stato di sviluppo della 
colonia, la presenza e lo stato di effi- 
cienza della regina, la quantità di scorte 
presenti, la sanità dell'alveare. In parti- 
colare dovete controllare: la forza della 
colonia (per individuare quelle famiglie 
che necessitano di essere riunite o rin- 




forzate); la presenza della regina e la 
sua vitalità (che si rileva facilmente 
osservando la covata presente sui favi); 
le scorte a disposizione della colonia; lo 
stato sanitario. 

La forza degli alveari può essere 
equilibrata scambiando telaini di covata 
tra una famiglia forte a una debole (il 
tempo ancora favorevole potrà permet- 
tere la crescita della colonia). Qualora 
le scorte siano scarse, si potrà scambia- 
re anche qualche telaino di miele; oppu- 
re si potrà procedere all'alimentazione 
con sciroppo zuccherino che stimolerà 
la regina a deporre uova, aumentando 
gli individui della colonia. 

Verso la fine di settembre in molte 
zone i fuchi sono quasi del tutto scom- 
parsi dalle colonie, in quanto con l'ap- 
prossimarsi dell'inverno vengono cac- 
ciati dalle api operaie. Qualora in qual- 
che colonia fossero ancora numerosi, 



occorre verificare se la famiglia è 
orfana di regina o se la stessa è 
vecchia e quindi fucaiola (depone 
uova dalle quali nascono fuchi). In 
entrambi i casi, in settembre si è 
ancora in tempo per provvedere 
all'introduzione di una regina, 
oppure di un telaino contenente covata 
giovane per consentire l'allevamento di 
una nuova regina partendo dalle uova o 
dalle larve giovanissime presenti nel 
favo introdotto. Se invece la stagione 
fosse troppo avanti (ottobre), conviene 
riunire la famiglia orfana con un'altra 
provvista di regina. 

Nel corso della visita di preinverna- 
mento occorre poi procedere allo spo- 
stamento verso i lati dell'alveare dei 
telaini con favo vecchio per prepararli 
alla successiva eliminazione quando 
saranno vuoti o abbandonati dalle api. 

L'invernamento degli alveari. Già 
all'inizio di settembre nelle zone fred- 
de, oppure più tardi dove il clima è 
mite, si dovrà iniziare l'invernamento 
delle famiglie dando la priorità a quelle 
più deboli. Il lavoro si può riassumere 
in queste operazioni: 
- prelievo dei telaini liberi situati in 



Progetto di apiario costituito da 3 arnie e annesso laboratorio 

a cura di Giuseppe Cipriani 



Siepe di nocciolo 



Meli e peri 
a palmetta 



APIARIO 




Siepe di biancospino 



More e fragole 



Nei mesi di SETTEMBRE e OTTOBRE ì lavori princi- 
pali rimangono la visita di preinvernamento (1) e il suc- 
cessivo ìnvernamento delle colonie che deve essere com- 
pletato prima della stagione fredda. 
Per quanto riguarda la difesa del- 
l' apiario dalle avversità, l'interven- 
to acaricida autunno- invernale 
contro la varroa (2) rappresenta il 
presupposto inderogabile per un 
ottimale svernamento e la successi- 
va ripresa primaverile dell 'attività 
delle colonie. In laboratorio l'ìnva- 
settamento del miele (3) deve com- 
pletarsi prima che inizi la cristalliz- 
zazione, altrimenti l 'invasettamento 
stesso diventa più lento o addirittu- 
ra impossibile senza ricorrere al 
riscaldamento. Per quanto riguarda 
le fioriture del periodo, riferendoci 
al nostro esempio concreto, sono 
molto scarse ed eventualmente limi- 
tate al trifoglio ladino nano che con- 
tinua a fiorire anche fino ali 'autun- 
no. Le api non mancheranno co- 
munque di visitare la frutta caduta a 
terra per nutrirsi della polpa e del 
succo zuccherino sparso al suolo; 
inoltre, in zone con presenza di colo- 
nie di afidi o metcalfa pruinosa, vi 
sarà raccolta anche di melata. 




SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



69 



"v bo afwtòiù r 



2000 2001 2002 2003 2004 



O 




La marcatura delle api regine è una pratica importante per stabilire 

con certezza la loro età (di solito viene fatta dagli apicoltori 

professionisti). Il modo più semplice per farlo è quello di immobilizzare 

l'animale sopra tifavo mediante una gabbietta apposita e, utilizzando 

un pennarello atossico, colorarne il torace con il colore specifico 

dell 'annata, previsto dal/ 'accordo intemazionale. Esistono in commercio 

anche dei bollini colorati che si collocano sempre sul torace dell'ape 

mediante della colla apposita non tossica per l 'insetto. Neil ' ullustrazione 

sono evidenziati i colori che ciclicamente (ogni 5 anni) si ripetono 




A sinistra: se possibile, l'apiario va protetto dalle correnti fredde del nord, orien- 
tato a sud oppure a sud-est, posto in ambiente asciutto, meglio ancora se non si 
verificano nebbie durante l'inverno. A destra: Vinvernamento delle famiglie va 
fatto in arnie ben coibentate 





















3 •• * ^?. <!1* -■- 






T" *^^ 






. 






/^pi ^ ' - _ ■ 


-^ 


-it"~'^9 




•' 


w 




■ 




Importante è controllare la presenza e 
l 'efficienza dell 'ape regina (indicata dal- 
la freccia): se l'addome presenta aspetto 
vellutato, significa che si tratta di una 
regina ancora giovane. L'età viene evi- 
denziata anche dalla marcatura (vedi 
riquadro in alto). Nella foto, la regina è 
dell 'annata e non è stata ancora marcata 



Celle reali (indicate dalla freccia) co- 
struite da una colonia orfana: in questo 
periodo, l'inserimento di telaini con 
covata fresca proveniente da una colo- 
nia forte può servire a risolvere casi di 
orfanità solamente quando ci si accorge 
presto della situazione e la stagione lo 
permette 



posizione laterale all'interno dell'al- 
veare; 

- spostamento verso l'esterno di quei 
telaini che devono essere eliminati in 
quanto sono vecchi oppure difettosi o 
malformati. Si tratta di telaini con favo 
contenente scorte di miele; spostandoli 
lateralmente si ottiene il graduale 
abbandono da parte delle api e una par- 
ziale o totale asportazione delle scorte 
presenti, che vengono ricollocate negli 
altri favi più centrali. Una volta svuota- 
ti i favi, sarà possibile procedere alla 
loro eliminazione nel corso delle visite 
successive o nella prossima primavera; 

- spostamento nella zona occupata dal- 
le api di qualche telaino carico di scorte 
presente nella zona laterale dell'alveare 
per consentire un agevole consumo del 
miele durante l'inverno; 

- le colonie da cui si sono asportati 
almeno due telaini possono essere siste- 
mate al centro dell'alveare ponendo un 
diaframma a ogni estremità; in questo 
modo si mantiene la colonia lontana 
dalle zone di maggiore condensazione 
dell'umidità, adiacenti alle pareti ester- 
ne dell'alveare, dove in genere i favi 
ammuffiscono più frequentemente. 

Continuano i controlli periodici dei 
fondi antivarroa per seguire l'andamen- 
to delle cadute di acari varroa e in ogni 
caso per ripulire i fondi dai detriti che vi 
si depositano. 

Dove se ne riscontrasse la necessità, 
è importante porre dei materiali coi- 
benti (stracci di lana, polistirolo, paglia, 
ecc.) sotto il tetto di ogni alveare per 
proteggere la colonia dal freddo, limi- 
tando così la dispersione termica dalla 
parte alta dell'alveare stesso. 



INTERVENTI SANITARI 

In questo periodo la consistenza 
delle colonie è minore e quindi anche il 
principiante riesce più agevolmente ad 
osservare i singoli favi. Occorre fare 
attenzione a eventuali cellette isolate 
contenenti covata opercolata: potrebbe- 
ro essere segno di peste americana 
(Bacillus larvae). Basta prendere uno 
stecchino di legno, immergerlo ed 
estrarlo da ogni celletta per verificare 
se avviene la formazione di un filamen- 
to color marrone: in caso affermativo si 
è in presenza di peste americana. Sia in 
questo caso che in caso di dubbi è 
importante non arrangiarsi da soli ma 
seguire la prassi ufficiale in quanto la 
peste americana sta sempre più diven- 
tando il nemico numero uno dell'api- 
coltura (chiedete lumi alle locali asso- 
ciazioni di apicoltori). 

Continuate il controllo periodico 



70 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/201)2 



\^ àJb a/ùatofi f 




II trattamento antivarroa con la soluzione di acido ossalico spruzzata (anziché gocciolata) è più laboriosa, ma ha un 'azione 
più immediata e capillare. A-Si procede sollevando ogni telaio del nido e si va a spruzzare la soluzione sulle api adulte. B-Le 
api vanno appena nebulizzate in maniera che appaiano coperte da una leggera rugiada. C-Occorre controllare sul vassoio, 
già dopo qualche ora dal trattamento, l'entità della caduta degli acari varroa 



della caduta di acari varroa sui fondi 
antivarroa. Durante questi mesi, nelle 
zone con clima più freddo, a causa del- 
le basse temperature, si verifica un'in- 
terruzione dell' ovideposizione autun- 
no-invernale; questo fenomeno viene 
sfruttato ai fini del controllo della var- 
roa in quanto gli acari non sono protetti 
all'interno delle celle opercolate ma si 
trovano sul corpo delle api adulte e 
risultano esposti all'azione degli acari- 
cidi. L'intervento deve essere effettuato 
preferibilmente all'inizio del periodo 
autunno-invernale, quando le giornate 
sono più frequentemente adatte all'a- 
pertura degli alveari e alla esecuzione 
dei trattamenti. L'intervento acaricida 
autunno-invernale rappresenta il pre- 
supposto inderogabile per il buon sver- 
namento e la successiva ripresa prima- 
verile dell'attività delle colonie. 

Il trattamento autunnale può essere 
effettuato con: acido ossalico nel perio- 
do autunno- inverno, con temperatura 
superiore a +10° C, in assenza di cova- 
ta, in presenza di volo. Il dosaggio per il 
trattamento spruzzato è di 2,5-3 mi di 
soluzione acquosa al 2% (28 grammi di 
acido ossalico diidrato in 1 litro di 
acqua) per favo popolato. Si aspergono 
le api con uno spruzzatore. Il dosaggio 
per il trattamento gocciolato è di 5 mi di 
una soluzione zucchero-acqua al 4-5% 
di acido ossalico (100 grammi di acido 
ossalico +1 litro di acqua +1 kg zucche- 
ro) per interfavo popolato da api con 
una siringa. Non somministrate più di 
50 mi per alveare. Ripetete la sommini- 
strazione dopo una settimana. 

I telaini immagazzinati devono esse- 
re protetti dagli attacchi delle tignole 
della cera come indicato ne «i Lavori» 
di luglio-agosto 2002 a pag. 77. È pos- 
sibile evitare l'impiego di queste fumi- 



gazioni mediante l'uso di un prodotto 
biologico a base di Bacillus thuringien- 
sis (B 401) (') come indicato nello scor- 
so bimestre. 



LAVORI IN LABORATORIO 

fè\ Come risparmiare e guadagnare. 

V^y Invasettare miele maturo con bas- 
so tenore di acqua (inferiore al 1 7%) e 
conservarlo a temperatura fresca co- 
stante, o anche effettuare la cristalliz- 
zazione guidata, significa evitare il 
deprezzamento del prodotto per anoma- 
la e antiestetica cristallizzazione. 

L'operazione di invasettamento 
deve completarsi prima che il miele ini- 
zi a cristallizzare, altrimenti l'operazio- 
ne diventa più lenta e, aspettando anco- 
ra, impossibile senza fare ricorso al 
riscaldamento. Poiché riscaldare un 
maturatore anche di 50 kg può essere 
difficoltoso per mancanza di adeguate 
attrezzature (per non rovinare il miele, 
il processo di riscaldamento deve avve- 
nire a bagnomaria in contenitori con- 
trollati da termostati), al piccolo apicol- 
tore conviene confezionare subito tutta 
la sua produzione e conservare il miele 
nei vasetti sugli scaffali, pronto per il 
consumo. In questo modo l'unico 
accorgimento rimane quello di assicu- 
rare un ambiente fresco a temperatura 
costante per uniformare il processo di 
cristallizzazione. Il miele di acacia 
(Robinia pseudoacacia) cristallizza 
solo raramente per il fatto che contiene 
molto fruttosio. 

La temperatura ideale per il proces- 
so di cristallizzazione è intorno ai 14° 
C; al di sotto di 5° C ed al di sopra di 
25° C viene rallentato. Una volta inizia- 



to il processo di cristallizzazione il 
fenomeno procede sempre attorno ai 
cristalli iniziali, creando una trama tra le 
cui maglie rimane una fase liquida più 
ricca d'acqua e di fruttosio rispetto alla 
composizione di partenza. In tal caso si 
possono osservare mieli che nel vasetto 
presentano in superficie una fase liquida 
separata dal resto del prodotto; colloca- 
re sul mercato del miele che si presenta 
in questo modo non è funzionale alla 
valorizzazione del prodotto. 

La cristallizzazione guidata. Sono 
pochi i mieli che lasciati a se stessi cri- 
stallizzano in maniera uniforme e con 
cristalli piccoli (caratteristiche gradite 
al consumatore). Una maniera per otte- 
nere tale cristallizzazione è quella di 
«inseminare» il miele liquido con un 
10% di miele finemente cristallizzato 
(per esempio del miele di colza). Per 
velocizzare la cristallizzazione e mante- 
nere fini i cristalli occorre, dopo la 
miscelazione, porre il miele in ambien- 
te climatizzato a 14° C. (in questo modo 
la cristallizzazione avviene nel giro di 
una decina di giorni). Questa è una tec- 
nica che si può applicare a tutti i mieli 
che cristallizzano e va realizzata quan- 
do il miele è perfettamente liquido e 
quindi privo di cristralli. 

A cura di: Alessandro Pistoia. 

(') Reperibile presso Savorelli Gianni - Via 
Nannini, 30 - 48020 S. Alberto (Ravenna) - 
Tel. 0544529804 - 0544529907 - Fax 
0544529907. 

Prodotti e attrezzature citati nell'articolo 
sono reperibili presso i negozi specializzati 
in articoli per l'apicoltura. 

I CONTROLLO INDIRIZZI AL 10-7-2002 : 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



71 



Tutte le volte che in un 'azienda in- 
tervengono fatti economici si deve 
farne una trascrizione sintetica nel 
registro della «Prima nota». Per 
ogni sìngola operazione verranno 
precisate: la data; la descrizione 
sintetica dell'operazione effettuata; 
la quantità; il prezzo unitario; l'importo 
delle entrate (A), compresi gli autocon- 
sumi, tenendo distinto l'imponibile dal- 
l' Iva; l'importo delle uscite (B), sempre 
tenendo distinto l'imponibile dall' iva; 
l'acquisto di beni o investimenti am- 
mortizzabili in più anni, oppure le spese 
per manutenzioni o ristrutturazioni 
straordinarie (C); le ore di lavoro. 
Alla fine di ogni mese si procede al calco- 
lo dei totali delle colonne A, B, C, sia per 
quanto riguarda gli imponibili, sia per 
quanto riguarda l'Iva. Successivamente 
si effettuano il saldo degli imponibili (A - 
B) e il saldo dell'Iva (A - B - C). 



SETTEMBRE 

Azienda agraria. Nell'imminenza della 
vendemmia, il sig. Verdi, al fine di sem- 
plificare ed agevolare questa fase di la- 
voro particolarmente impegnativa, deci- 
de di acquistare un nuovo carro per la 
raccolta dell'uva. Nei locali adibiti a 
cantina sono già sistemate le varie attrez- 
zature necessarie per la vinificazione. 
L'angolo di fienile riservato a provviso- 
rio essiccatoio è pronto a ricevere le cas- 
sette di uva destinata all'appassimento. 

Nel vigneto l'uva è entrata nella fase 
finale della maturazione. Quest'anno il 
prodotto è in quantità un po' inferiore 
rispetto alle stagioni normali, ma do- 
vrebbe essere di buona qualità. 

Il sig. Verdi si affida ad un contoter- 
zista per la raccolta e l'imballo del terzo 
taglio del fieno. La stessa cosa succede 
per la mietitrebbiatura del mais da gra- 
nella. Dopo l'essiccazione solo una pic- 
cola parte del prodotto viene reimpiega- 
ta in azienda per alimentare i polli, il re- 
sto viene collocato sul mercato. 

Negli ultimi giorni di settembre inizia 
la raccolta delle uve destinate all'appas- 
simento: nelle cassette di plastica si col- 
locano delicatamente uve sane, in grap- 
poli spargoli onde evitare marcescenze. 

Nel piccolo allevamento rurale stan- 
no nascendo le ultime nidiate di coni- 
glietti. Ciò consentirà di portarli al peso 
adatto alla macellazione prima dei rigo- 
ri dell'inverno. 

In questo mese le entrate superano 
le uscite di € 2.972,90. 

Riguardo all'Iva il saldo è negativo 
per € 609,48 in quanto viene ad avere 
una notevole incidenza l'Iva versata 
con gli acquisti di beni strumentali. 




€&itaj)ilttà 




OTTOBRE 



Le uve sono mature e la vendemmia è in 
questo periodo l'attività più impegnati- 
va per l'azienda del sig. Verdi 

Il quadro riassuntivo dell'Iva nel 3° 
trimestre è il seguente : 

- saldo Iva di luglio: € -527, 1 2 

- saldo Iva di agosto: € 118,19 

- saldo Iva di settembre: . € -609,48 
Totale: €-1.018,41 

La somma di € 1.018,41, a credito, 
verrà portata in detrazione nel successi- 
vo trimestre. 

Agriturismo. Fino alla metà del mese 
l'arrivo di ospiti in azienda si mantiene 
su livelli normali. Successivamente si 
registra invece un calo sensibile di pre- 
senze. Per il sig. Verdi, che pure aveva 
preventivato un certo ridimensionamen- 
to nei mesi autunnali, ciò costituisce una 
sorpresa. La scadenza di una tradiziona- 
le festa paesana conosciuta in ambito re- 
gionale, il fervore di alcune attività 
aziendali particolari come la vendem- 
mia e la vinificazione, il cambiamento 
del paesaggio con nuovi colori e nuovo 
fascino, lo inducevano ad ipotizzare un 
flusso di persone certamente inferiore a 
quello dei mesi estivi, ma non così bas- 
so come si va verificando. 

In settembre le entrate dell'agrituri- 
smo ammontano ad € 2.380, le uscite 
ad € 425 con un saldo netto di € 1 .955. 
L'Iva incassata con i pernottamenti am- 
monta ad € 238; il 50 % di tale somma 
verrà riportato nel riepilogo trimestrale 
per la relativa liquidazione al fisco. 

Il riepilogo trimestrale è il seguente : 

- saldo Iva di luglio: € 229 

- saldo Iva di agosto: € 296 

- saldo Iva di settembre: € 119 

Totale: € 644 

Tale importo dovrà essere versato, 
con il mod. F 24, entro il 30 novembre. 



Azienda agraria. Il mese inizia 
con le operazioni di vendemmia 
delle uve da consegnare ad una 
cantina della zona. Il sig. Verdi, 
anche in considerazione della 
quantità di uva relativamente modesta 
da consegnare, si attiene in pieno alle 
indicazioni del tecnico della cantina sul 
momento e sulle modalità delle opera- 
zioni di vendemmia. 

Successivamente il sig. Verdi inizia 
la raccolta delle uve da vinificare in 
proprio. Vengono eliminati i grappoli 
marcescenti o immaturi e le operazioni 
di vinificazione vengono eseguite scru- 
polosamente nel rispetto delle indica- 
zioni tecniche. 

Il mese di ottobre si chiude con una 
netta prevalenza delle entrate sulle usci- 
te per € 5.654,65; anche l'Iva incassata 
per conto dello Stato con le vendite è 
superiore di € 234,42 rispetto a quella 
versata con gli acquisti. 

Agriturismo. La presenza di ospiti in 
questo mese ha lo stesso andamento 
fiacco registrato nella seconda quindici- 
na di settembre: è la riprova che in que- 
sti periodi dell'anno un po' deboli è 
molto utile cercare, attraverso iniziative 
e promozioni di vario tipo, di suscitare 
il desiderio, per chi vive in un contesto 
cittadino, di usufruire di qualche giorno 
di relax in un ambiente tranquillo in cui 
si possa assaporare il gusto di antiche 
tradizioni. 

Il sig. Verdi ha già qualche idea che, 
approfondita nelle sue modalità attuati- 
ve, potrebbe portare a risultati migliori 
nei prossimi anni. Così, ad esempio, il 
coinvolgimento degli ospiti nelle opera- 
zioni di vendemmia e nelle successive 
fasi di vinificazione, oppure una sensi- 
bilizzazione sugli aspetti salutistici del- 
le uve e dell'olio appena estratto dal 
frantoio o, ancora, altre proposte di na- 
tura gastronomico-culturale come la la- 
vorazione in concreto delle carni suine 
per ricavarne salumi genuini potrebbero 
essere alcune delle iniziative fattibili, 
con investimenti minimi ed in grado di 
apportare una giusta vivacità in azien- 
da, in periodi un po' morti. 

Il mese di ottobre si chiude con un 
volume di entrate pari a € 1.820; le 
uscite ammontano ad € 675 con un sal- 
do di € 1.145. 

L'Iva incassata per conto dello Stato 
ammonta ad € 1 82. Allo Stato verranno 
versati forfettariamente, nel consueto 
riepilogo trimestrale, € 91 (pari al 50% 
di €182). 

A cura di: Francesco Giliolì. 



72 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



SETTEMBRE 



\ 



6* ee/t 



tiakklà 



j 



AZIENDA AGRARIA-PRIMA NÒTA: MESE DI SETTEMBRE 2002 (relativa all'azienda-tipo di ettari 7.70.00, vedi pag. 64 del n. 1/2000) 



Data 



Descrizione 
operazioni 



Unità 
di 



Quantità 



Prezzo 
unitario 



imponibile Iva 



Entrate (A) 



imponibile 



Uscite (B) 



Iva 



imponibile 



Beni 
ammortizzabili (C) 



Iva 



02-09 
02-09 
05-09 
05-09 
07-09 
07-09 
11-09 
14-09 
14-09 
14-09 
14-09 
16-09 
19-09 
20-09 
21-09 
21-09 
23-09 
25-09 
26-09 

26-09 
27-09 
28-09 
28-09 
28-09 
28-09 
28-09 
30-09 

30-09 
30-09 
30-09 
30-09 
30-09 



vendita conigli vivi 

acquisto carro raccolta per uva 

acquisto mangime per polli 

acquisto mangime per conigli 

vendita bottiglie vino Recioto 

vendita bottiglie vino classico 

falciatura prato 3° taglio (contotErzista) 

vendita conigli vivi 

vendita olio d'oliva 

vendita vino sfuso 

vendita bottiglie vino classico 

pressatura fieno (contoterzista) 

trebbiatura mais (contoterzista) 

essiccazione mais 

vendita bottiglie vino classico 

vendita bottiglie vino Recioto 

vendita fieno 

raccolta uva in cassette per vino Recioto 

acquisto cassette in plastica 

per appassimento uva 

raccolta uva in cassette per vino Recioto 

raccolta uva in cassette per vino Recioto 

raccolta uva in cassette per vino Recioto 

vendita mais granella (parte) 

acquisto filtro enologico 

vendita bottiglie vino classico 

vendita bottiglie vino Recioto 

vendemmia con conferimento 

alla cantina 

autoconsumo polli 

autoconsumo vino 

autoconsumo conigli 

autoconsumo olio d'oliva 

autoconsumo frutta ed ortaggi 



kg 

kg 
kg 
n. 
n. 

kg 

kg 

1 

n. 



n. 
n. 
kg 



n. 
kg 
kg 
kg 
kg 

n. 
n. 

kg 

n. 

1 

n. 

kg 



34 

500 

200 

10 

24 

20 
10 
54 
12 



20 

8 

5.100 

340 

40 

420 

395 

360 

17.800 

14 
10 

1.450 

1 

12 

2 

2 



1,65 
6,70 



2 
5 


5 
1 
6 
6, 



42, 

44 

459, 



00 



54, 



40 



54. 
50 

33. 
67, 
70 
25, 



00 
00 

00 



2|492 

29 
54, 

725, 
5 
15 
13 

12, 



00 

40 

00 

00 
4P 
6P 
8P 

5 

00 



5,44 



10 
10,0 



3,30 

2,68 

14,04 

5,04 



170,00 



45 



99 

! 5, 

[IP 

29, 


! 3 

1 






68 

88 
80 

00 

54 
12 
3 

50 
84 



00 



60, 



52,00 



98, 
95, 
40, 



80, 



6,8:0 
2,40 



20 



9, 

29, 
54, 



00 



200 



00 



00 



560, 



640,00 



oo 



112, 



00 



Totali 



4267 



'Hi 



166,12 



1295,00 



123J7P 



3760,00 



752, QO 



Saldo imponibili (A - B) = 4267,90 - 1295,00 = 2972,90 euro 
Saldo I v a (A - B - C ) = 2 66,22 - 12 3,70 - 752, 00 = - 609, 48 euro 



Ore di lavoro. Sfrondatura e pulizia viti: oreló; trinciatura erba e residui di potatura negli interfilari piante arboree, con completamento 
decespugliatore a filo: ore 14; raccolta uva in cassette, compresa la sitetnazione in granaio: ore 36; vendemmia e conferimento in cantina: 
ore 10; allevamento polli e conìgli (compresa la commercializzazione): ore 30; lavori in orto: ore 6; lavori di pulizia in cantina, lavaggio 
vasi vinari, ecc.: ore 8; vendita olio, vino, ecc.: óre 45; adempimenti vari: ore 5. Totale ore 170. 
i - = scadenze fiscali o di altra natura nel mese in corso: 



ATTIVITÀ AGRITURISTICA (incassi e spese sostenute nel mese di settembre) 


Data 


Descrizione operazioni 


Numero 


Numero 




Entrate (A) 


Uscite (B) a 


Beni 
mmortizzabili (C) 


persone 


pernottamenti 


il 


nponibile 


Iva ù 


nponibile 


Iva i 


nponibile 


Iva 


08-09 


ospitalità 


6 


5 


2|0, 


00 


600, 


00 


60, 


00 






l'I 










15-09 


ospitalità 


8 


5 


20, 


00 


800, 


00 


80, 


00 


















20-09 


spese telefoniche 




















95, 


0:0 


19,00 












21-09 


acquisto detersivi, disinfettanti 




















35, 


00 


7J00 












22-09 


ospitalità 


5 


5 


|20, 


00 


5p0, 


00 


5 


0, 


00 




















25-09 


saldo ditta incaricata per creazione 
marchio ed opuscolo 




























35 





00 


130, 


00 


29-09 


ospitalità 


6 


4 


20, 


00 


4;80, 


00 


4 


8, 


00 


















30-09 


spese di lavanderia 












! 






35, 


00 


7, 


00 










30-09 


spese agenzia turistica (intermediazione) 










■ 








260, 


00 


52.00 










Totali 


1. 




2380, 


00 


23|8, 


00 


425, 


Òlìf 85, 


00 


550, 


00 


130, 


00 


Saldo imponibili (A - B) = 2380,00 - 425,00 = 1955,00 euro. 


Saldo Iva (A - B - C) = 238,00 - 85,00 - 130,00 = 23,00 euro 


Ore di lavoro per attività agrituristica: 46 ore. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002 



73 



OTTOBRE 



V 



a emtaOL 



ar 



AZIENDA AGRARIA - PRIMA NOTA MESE DI OTTOBRE 2002 (relativa all' azienda-tipo di ettari 7,70.00, vedi pag. 64 del n. 1/2000) 



Data 



Descrizione 
operazioni 



Unità 

di 
misura 



Quantità 



Prezzo 
unitario 



imponibile Iva 



Entrate (A) 



imponibile 



Uscite (B) 



Iva 



imponibile 



Beni 
ammortizzabili (C) 



Iva 



m- 



01-10 
02-10 
03-10 
03-10 
04-10 
05-10 
05-10 
05-10 
07-10 
08-10 
09-10 
10-10 
11-10 
12-10 
12-10 

12-10 
12-10 
12-10 
14-10 
18-10 
19-10 
19-10 
25-10 
26-10 
26-10 
26-10 
31-10 
31-10 
31-10 

31-10 



vendemmia con confer. cantina 
vendemmia con confer. cantina 
vendemmia con confer. cantina 
acquisto materiale enologico 
vendemmia con confer. cantina 
vendemmia con confer. cantina 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita conigli vivi 
vendemmia con confer. cantina 
vendemmia con confer. cantina 
vendemmia con confer. cantina 
vendem. uve da trasf. in azienda 
vendem. uve da trasf. in azienda 
vendem. uve da trasf. in azienda 
pagamento bolletta ENEL 
aziendale 
vendita vino sfuso 
vendita conigli vivi 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendem. uve da trasf. in azienda 
acquisto mangime per polli 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita conigli vivi 
analisi e consulenze enologiche 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita bottiglie vino classico 
vendita conigli vivi 
autoconsumo vino 
autoconsumo olio d'oliva 
autoconsumo bottiglie vino 
Recioto 
autoconsumo verdura e frutta 



kg 
kg 



kg 
kg 
n. 
kg 
kg 
kg 
kg 
kg 
kg 
kg 



1 

kg 
n. 

kg 
kg 
n. 

kg 

n. 
n. 

kg 
1 

kg 



1.560 
1.450 
1.380 

1.240 

1.150 

12 

34 

1.150 

1.200 

950 

650 

460 

430 



54 

24 

8 

430 

200 

8 

24 

12 
15 
30 
14 

2 



0.155 



0,55 
0,56 



0,B8 
0,58 
0,58 



1,130 

1,60 
5,50 



780,00 
754, DO 
759,00 

682,00 
644, DO 

64,^0 

51 
667,00 
596,00 
55|1 ,00 



1,55 



70, 



38,40 



44, 



42, 
37, 



64 

31, 

46, 

18 

12 

4, 
13 



20 



00 



31,20 
30,16 
30,36 



27, 
25. 
12 

5, 



26,68 



27 



84 



22,04 



14, 
3, 



8,80 



8,48 
3,72 



12, 
6 
4 
3, 
0, 

0, 

0, 



70,00 



164 



64 



120 



00 



00 



00 



14,00 



32, 



8.0 



2. 



24 



00 



Totali 



ti072,6f 



307,7.8 



418,00 



73,3fi 



Saldo imponibili (A - B) = 6072,65 - 418,00 = 5654,65 euro. Saldo Iva (A - B - C) = 307,78 - 73,36 = 234,42 euro 

Ore di lavoro. Vendemmia e conferimento uve in cantina: ore 132; irrigazione di soccorso (viti e piante da frutto): ore 15; allevamento 
polli e conigli (compresa la commercializzazione): ore 28; lavori in cantina per vinificazione: ore 32; vendita olio e vino, ecc.: ore 16; 
adempimenti vari: ore 4. Totale ore 227. 

= scadenze fiscali o di altra natura nel mese in corso. 





ATTIVITÀ AGRITURISTICA (incassi e spese sostenute nel mese di ottobre) 




Data 


Descrizione operazioni 


Numero 
persone 


Numero 
pernottamenti 


Tariffa 


Entrate (A) 


Uscite (B) 


Beni 
mmortizzabili (C) 




mponibile 


Iva 


imponibile 


Iva i 


mponibi 


e Iva 




06-10 


ospitalità 


6 


5 


2 





00 




600, 


00 


60, 


00 






















13-10 


ospitalità 


4 


4 


2 





00 




320, 


00 


32, 


00 




















mr 


15-10 
20-10 


pagata bolletta Enel agriturismo 
ospitalità 


5 


5 


2 





00 




500, 


00 


50, 


00 






180, 


00 


36 


00 








isr 


25-10 


pagata bolletta gas agriturismo 


























160, 


00 


32, 


00 








« i 


25-10 
27-10 
30-10 
31-10 


pagata bolletta acqua agriturismo 

ospitalità 

spese lavanderia 

spese intermediazione agenzia 


5 


4 


2 





00 




400, 


00 


40, 


00 






70, 

35, 


00 
00 


7, 

7. 


00 
00 














turistica 
























230 


00 


46 


00 










Totali 






1 


820, 


00 


182, 


00 






675, 


00 


128 


00 










Saldo imponibili (A - B) = 1820,00 - 675,00 = 1145,00 euro. 


Saldo Iva (A - B - C) = 182,00 - 128,00 = 54,00 euro 




Ore di lavoro per attività agrituristica: 30 ore. 



74 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 9/2002